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Posts Tagged ‘nazisti’

Se il punto vero fossero i diritti, tre morti al giorno in un anno, uccisi sul lavoro, e il dolore senza rimedio delle famiglie distrutte sarebbero il biglietto da visita più serio e più eloquente dell’ultima crociata all’italiana. Un oltraggio al pudore che le parole e la figura dell’onnipresente Larussa incarnano a meraviglia nei “salotti buoni“, dove i diritti spariscono e compaiono gli interessi. Al confronto Gheddafi non esce poi male e, non a caso, tra i due regimi vigeva, e in parte sopravvive, un trattato d’amicizia.

Del libico si dirà ch’è un delinquente, ma non c’è dubbio: l’associazione a delinquere ha funzionato bene fino al mistero glorioso d’una armata Brancaleone nata alla “rivoluzione” dalla sera al mattino, sostenuta e alimentata nell’ombra da qualche “zero sette” occidentale, il tempo utile a montare il “caso umanitario“, come anni fa le fantomatiche armi di “distruzione di massa“, e consentire alle armate della “democrazia” di macellare popoli indifesi. Dei mille scempi dei diritti umani di cui s’è macchiato Gheddafi, il peggiore l’ha compiuto senza ombra di dubbio su mandato italiano, tra il Mar Mediterraneo e il deserto del Sahara. Quanti siano stati i morti d’una strage premeditata, non sapremo mai, ma il dato è questo: l’Italia ha pagato Gheddafi perché massacrasse la disperazione africana. Quella disperazione che la nostra tragica storia di “potenza” coloniale ha contribuito a fa nascere. Se il mondo ce ne avesse chiesto conto, come avrebbe dovuto, la “guerra umanitaria” l’avrebbe fatta alla ferocia fascioleghista che ci governa e al silenzio complice di un Paese che lascia fare.

Si vive di miseria morale e questo è il capitale. D’altra parte, tra bandiere tricolori e becera retorica patriottarda, la nobile diplomazia italiana ha compiuto il suo ennesimo capolavoro. Dopo Sarajevo, tra il 1914 e il 1915, con una penosa capriola, dichiarammo guerra agli alleati austriaci e tedeschi; nel 1940, cominciammo la guerra al fianco dei tedeschi, pugnalando alla schiena la Francia messa in ginocchio dai nazisti, ma tre anni dopo, per salvare la pelle, passammo al nemico e finì che sparammo ai tedeschi, sicché dal disonore ci salvò la guerra partigiana che ora processiamo. Oggi, a conferma dell’infame solidità della tradizione, facciamo guerra all’alleato Gheddafi per “difendere” quei diritti umani che l’abbiamo spinto a violare per conto del razzismo della futura Padania, in cambio dei quattrini dei lavoratori, sottratti alle giovani generazioni, alla ricerca e alla salute degli italiani.
Questo è. Pane al pane e vino al vino, senza girarci attorno: guerra alla povera gente. La solita, ignobile guerra italiana.

Uscito su “Fuoriregistro” il 23 marzo 2011

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Che furba la Gelmini!

Il delirio di Pontida è al parossismo e Alberto da Giussano, scudo, elmo, celata, spadone e lancia in resta, ha minacciato: “nessuna festa per l’Unità d’Italia, sennò mandiamo a casa le mezze calzette del Parlamento di Roma ladrona!.
Se questo ritorno al Medio Evo non celasse un pericoloso progetto separatista e il germe d’una tragedia, ci sarebbe da ridere. L’avvocato Gelmini lo sa e ha paura. Il destino di Berlusconi non dipende dalla Procura di Milano. Decide Bossi, filosofo del celodurismo, e l’avvocato tenta di mediare: il prossimo 17 marzo, piuttosto che festeggiare a casa, è «meglio stare in classe e parlare dei 150 anni dell’Unità d’Italia». A ben vedere, l’idea non è malvagia. Articolando meglio l’argomento, la proposta è molto interessante. Fermo restando il tema dell’Unità, bisognerebbe occuparsi dei pericoli che corre l’Italia e spiegare in classe cos’è la Lega, partendo dall’articolo 1 dello statuto che s’è dato: “Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania […] ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania“. La Gelmini sarebbe così accontentata, la “festa” utilmente celebrata e, come chiede l’avarizia avida della Marcegaglia, con poca spesa, faremmo un gran guadagno.

In quanto alla discussione in classe, un insegnante avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.
La Costituzione della Repubblica afferma che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. Borghezio, europarlamentare leghista ci spiega che la Padania, si distingue dall’Italia perché è “bianca e cristiana“.
La Costituzione della Repubblica dichiara solennemente che tutti “hanno pari dignità sociale davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Gentilini, dirigente leghista di primo piano, ci informa che la Padania la pensa diversamente. Obiettivi della Lega sono “la rivoluzione contro gli extracomunitari” e “l’eliminazione di tutti i bambini degli zingari“.
La Costituzione della Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo“. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, (Roma ladrona gli paga lo stipendio) s’è inventato un reato incostituzionale e ha messo in piedi vergognosi campi di internamento che richiamano alla mente i lager del nazisti. All’annientamento pensa il dittatore Gheddafi, grande amico del governo che vive solo dei voti della sedicente Padania.

L’Italia, potrà dire senza tema di smentita qualunque docente, è una repubblica democratica nata dalla guerra di liberazione dal nazifascismo. La Lega, al contrario, rinnegati i valori della lotta partigiana, conduce da tempo una sua nuova e vergognosa guerra di “liberazione”. Vuol liberare la sua deliriante Padania dall’Italia Meridionale, da Roma ladrona, dai rom, dai maomettani e da tutti gli stranieri poveri che la ferocia capitalista produce su scala planetaria. Insomma, la Lega Nord, alleata della Gelmini, sogna uno Stato teocratico e razzista.

Ringraziando l’avvocato, festeggiamola a scuola l’Unità d’Italia e spieghiamo bene chi sono e che vogliono Bossi, i crociati leghisti, il delirio di Pontida e il ministro Gelmini, che, nel nostro silenzio complice, il razzismo e la violenza li ha portati a scuola.
Facciamo festa così, poi scendiamo in piazza coi nostri studenti, occupiamole e rimaniamoci finché non avremo sconfitto questa pericolosa pazzia criminale.

Uscito su “Fuoriregistro” il 13 febbraio 2011

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