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Posts Tagged ‘Murolo’

Un’amica mi inoltra questo incredibile  comunicato stampa:

«Riapre il caso Moro, ma la casta dei partigiani non si tocca.
Sulla vicenda dello statista assassinato dalle BR emergono scottanti verità dalla “Storia segreta del PCI” di Rocco Turi

Proprio qualche giorno prima della notizia della riapertura ufficiale del caso Moro, Rubbettino ha lanciato in libreria una “Storia segreta del PCI”. Un libro che va a indicare con precisione quali furono i fili segreti che spinsero le BR a commettere quell’omicidio politico destinato a cambiare per sempre la storia d’Italia.
Storia segreta del Pci” ha di fatto già riaperto il caso Moro coinvolgendo a pieno titolo la casta dei partigiani mediante la pubblicazione di decine di documenti inediti destinati a porre in grande imbarazzo anche esponenti di spicco della politica italiana. Si tratta di un filone di indagine ignorato dalla diplomazia, dalla ricerca, dalla stampa e da una miriade di pubblicazioni. “Storia segreta del Pci” parte dal fallimento della Commissione parlamentare d’inchiesta su via Fani per esibire “rivelazioni politiche per un pubblico italiano forse non ancora pronto a recepirle e per una lobby partigiana che teme la verità”, come dice l’autore, il sociologo Rocco Turi; “ne è sintomo il silenzio eloquente sul mondo dei partigiani devianti, utilizzato per moltissimi anni come oggetto di scambio e come elemento di ricatto nel dibattito politico”.

Fu proprio a seguito del fallimento della Commissione d’Inchiesta su via Fani che nel 1981 il Governo italiano bandì una borsa di studio per indagare sui nodi irrisolti del caso Moro e sulle connessioni con i partigiani devianti aiutati dal Partito comunista italiano a fuggire in Cecoslovacchia. Rocco Turi fu riconosciuto come unico studioso italiano idoneo a compiere l’indagine promossa e, attraverso documenti di archivio, riuscì a stabilire la connessione fra i partigiani e il caso Moro. I risultati delle sue analisi furono recepite e pubblicate il 26 aprile 2001 nell’elaborato conclusivo della COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL TERRORISMO IN ITALIA E SULLA CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI, presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino.
Ma molti partigiani comunisti, continua Rocco Turi, costruirono carriere lungimiranti in ogni attività “sensibile” e sulla conoscenza dei fatti fecero tutto il possibile (riuscendovi) per arginare, proteggere, deviare, canalizzare, occultare, minimizzare ogni riferimento al caso Moro e trasferire – tuttora – le responsabilità su altri scenari. Ne è sintomo il fatto che l’indagine sulla Gladio Rossa fu più volte archiviata dalla magistratura; che la Gladio Rossa non dovesse far parte di indagine della Commissione sul caso Mitrokhin, voluta dal Parlamento italiano; che la pubblicazione di un libro che dimostra scientificamente l’evidenza dei legami tra il caso Moro e la Cecoslovacchia, come “Storia segreta del Pci”, raccolga positivi riscontri di pubblico ma anche il silenzio imbarazzato di parte dell’opinione pubblica, nonostante siano trascorsi ben 35 anni da quei drammatici fatti.
Rocco Turi ha scritto “Storia segreta del Pci – Dai partigiani al caso Moro” a seguito di borse di studio assegnate dal Governo della Repubblica Socialista cecoslovacca e dal Governo italiano, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca, nell’ambito dell’Accordo di cooperazione scientifica. All’Università degli Studi di Cassino ha insegnato Sociologia della devianza, Sociologia del mutamento sociale, Metodi di ricerca nelle scienze sociali.
Da 30 anni analizza i mutamenti sociali e si occupa di devianza politica utilizzando i più sofisticati metodi della sociologia investigativa. In Ungheria è impegnato negli studi comparati sulla vita quotidiana ai tempi della guerra fredda».

Prima di precipitarmi nella chiesa più vicina per ringraziare domineddio che ha creato San Rubettino e la sociostoriografia, ho risposto alla lettera illuminante:

«Cara amica, mi fa piacere sapere che in questi tempi rivoluzionati di Paesi Nato che, dopo i fatti di Istanbul, non sanno più quale modello di democrazia esportare, tu lavori e studi da storica – non da sociologa prestata alla storia – e ti occupi di argomenti terreni, come i cinesi in Africa. Insomma, che tu non ti sia messa a ricostruire “storie segrete” di marziani, come i “partigiani deviati” e le loro “lobby”. Manderò la presentazione del libro di Turi a Renato Curcio e a Oreste Scalzone, che, ingenui e nulla sapendo di una Resistenza deviata e di sociostorici devianti, continuano a credere di aver tentato una qualche loro rivoluzione autonoma, mentre li tenevano in pugno e li manovrano a piacimento le lobby, li guidavano gli immancabili cecoslovacchi e dio sa quali altri “mutanti” scovati da Turi e Rubettino, grazie a innocenti borse di studio e democraticissimi governi come quello ungherese…
In quanto a me, che da un po’ mi sono messo in testa di studiare con metodi da ricercatore di storia le Quattro Giornate, il repubblicano Pansini, il socialista istriano Zvab, l’ex dannunziano Murolo e una manica di sedicenti partigiani, devo a tutti i costi contattare Turi. Ci metto le mani sul fuoco: appena mi avrà messo a parte dei suoi infallibili strumenti di ricerca sociale, scoprirò che, grazie a quel diavolo di Stalin e del togliattiano e deviato Pci, le Quattro Giornate, quelle vere, si sono combattute contro l’Armata Rossa, abilmente truccata da Divisone Goering.
E’ proprio vero: non c’è più limite all’indecenza.
Buon lavoro e stammi bene.
Giuseppe».

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