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Posts Tagged ‘Minniti’

Pomigliano 2Ricordiamocelo bene, perché non si scherza: Lavinia Flavia Cassaro, l’insegnante che contestò le forze dell’ordine schierate a protezione dei fascisti del terzo millennio, è stata licenziata. Come capitò a tutti i docenti che si azzardarono a contestare la polizia fascista e com’è capitato in questi giorni maledetti a Mimmo Mignano e ai suoi quattro compagni, licenziati perché hanno osato contestare Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat.
Ora lo sappiamo: come accadeva negli anni più bui della reazione padronale, un reato d’opinione ti condanna alla fame e niente è più efficace, quando si tratta di imbavagliare il dissenso. Prima di aprire bocca, perciò, teniamolo a mente: criticare i padroni o la polizia, costretta dalla politica a difendere i fascisti dei Casapound, vuol dire rovinare se stessi e la propria famiglia.
Prima di proseguire, però, spegniamo l’entusiasmo dei sostenitori dell’Alleanza per la difesa della “democrazia” minacciata dal Governo Conte. I fatti risalgono agli anni dei ministri del PD, il campione della vicenda Casapound è Minniti e Salvini non c’entra. Il PD, quindi, taccia e si tolga dai piedi.
Ciò che purtroppo colpisce di più in questa brutta faccenda non è l’intento apertamente repressivo. Sono anni che andiamo avanti così e non è vero che Salvini ha aggravato la situazione. Salvini, in realtà, ha molto da imparare da Minniti, che a sua volta potrebbe dare lezioni ad Arturo Bocchini e Guido Leto. Per quanto mi riguarda, ciò che veramente colpisce è la solitudine delle vittime, pari solo all’assordante silenzio della debolissima opposizione politica e sociale a questo governo né più, né meno reazionario degli ultimi governi della Repubblica. Un’opposizione che, tranne Potere al Popolo, è attenta a sfruttare tutte le occasioni possibili per parlare di migranti, ma osserva un religioso silenzio, quando di tratta di lavoro e diritti dei lavoratori. Ieri a Pomigliano i lavoratori che hanno manifestato per l’insegnante e gli operai licenziati- non a caso auto organizzati – inutilmente hanno aspettato gli intellettuali e i politici che ogni giorno parlano di pericolo fascista.
Quando capiremo che la democrazia non si difende con accordi elettorali e comunicati stampa contro i fascioleghisti, ma stando nelle piazze e a fianco delle vittime, nei luoghi materiali della sofferenza e dell’ingiustizia sociale, sarà troppo tardi. Chi aspetta, o finge di aspettare il manganello e l’olio di ricino, stia tranquillo comunque: la reazione governa da tempo e non ha certo bisogno di camicie nere.

Fuoriregistro, 24 giugno 2018; Agoravox 25 giugno 2108

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downloadDopo anni di propaganda battente, becera e strumentale, la pianta dell’odio razziale, coltivata con feroce incoscienza al solo, bieco scopo di conquistare voti nella competizione elettorale, dà ormai i suoi frutti velenosi. Com’era facile prevedere, infatti, il raid di Macerata non è stato purtroppo – e non poteva esserlo – un caso isolato. Dopo San Calogero e l’assassinio di Sacko Soumali, lo sventurato sindacalista del Mali ucciso a fucilate, dopo Padova e un richiedente asilo trascinato sull’asfalto per le vie della città veneta da un’auto guidata un giovane razzista, la furia razzista si è scatenata a Sarno, in Campania, terra di emigrazione, tradizionalmente ospitale e tollerante. Nelle vie della cittadina, la “punizione” è toccata stavolta a Mvomo Dang, un giovane del Camerun che ha un regolare permesso di soggiorno, lavora ed è perfettamente integrato nella realtà in cui vive, come dimostra la sua esperienza di calciatore nell’Intercampania, squadra di calcio di Prima categoria.
Anche stavolta un agguato di stampo squadrista. L’hanno atteso per strada in due, giovani come lui e accecati da un odio irrazionale; armati con mazze da baseball, moderno sostituto del manganello, l’hanno preso alle spalle, mentre tornava tranquillamente a casa in bicicletta e non gli hanno dato nessuna possibilità di difendersi o scansarsi: colpivano ferocemente ed esultavano, picchiavano con violenza e festeggiavano.
Questa è l’Italia oggi e a garantire la sua sicurezza – quella di quanti ci vivono, immigrati compresi – c’è un uomo che ha costruito sull’odio la sua carriera politica, aizzando la sua gente prima contro i meridionali e poi gli immigrati, diventati responsabili della crisi e nemici da colpire. E’ amaro dirlo, ma bisogna prenderne atto: con Salvini al Viminale, il rischio di un nuovo “razzismo di Stato” è diventato concreto e le conseguenze potrebbero essere devastanti.
In un Paese in cui la crisi economica e le politiche di austerity, colpendo con inaudita violenza la scuola, l’università, il lavoro e il ruolo formativo della famiglia, hanno prodotto ignoranza, rabbia e disoccupazione, Salvini ha creato il brodo di cultura in cui storicamente si sono sviluppati guerre tra i poveri, intolleranza e fascismi. La sua presenza al Viminale perciò non solo preoccupa, ma è minacciosa per la tenuta democratica del Paese e chiama tutti noi alla più attenta e rigorosa vigilanza in difesa della Costituzione nata dall’antifascismo e dalla Resistenza.
Lo stupore addolorato e la solidarietà per le vittime innocenti non bastano più. Tutto va in una direzione inquietante e tutto annuncia tempesta. E’ venuto il momento di puntare il dito su chi ci ha condotti al punto in cui siamo. Il PD e Minniti, anzitutto, i suoi disumani accordi con la Libia e quei provvedimenti sul “decoro urbano”, oscena fotocopia di provvedimenti fascisti. Occorre una reazione collettiva del corpo sociale, una risposta forte e intransigente, di natura etica, culturale e politica. E’ necessario individuare il terreno comune sul quale sfidare il nuovo ministro dell’Interno, che minaccia di essere ministro di polizia. Un terreno che non è difficile individuare; quello della legalità costituzionale e della giustizia sociale. L’unico sul quale si possa costruire da subito un’alternativa di democrazia per dire forte e chiaro a Salvini e alla Lega che il razzismo non passerà.

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matteo-renzi-3379364_0x410L’ho scritto: un governo pericoloso. E lo ripeto.
Per gli smemorati, però, è meglio precisare.
Salvini dovrà sudare le proverbiali camicie per superare in disumana ferocia Marco Minniti. In quanto al Presidente del Consiglio una certezza c’è: nessuno può valere meno di chi ha definito inutile il Senato, ha fatto di tutto per abolirlo, poi si è fatto eleggere nell’inutile Camera che inutilmente ha tentato di sopprimere. Inutile a tutti, tranne che a se stesso.

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labirinto-3-300x165Basta chiacchiere su Di Maio che come lavoro fa il ministro del lavoro. Paoletti che lo ha preceduto non ha mai lavorato. Basta parlare del vanesio curriculum di Conte. La Fedeli da ministro dell’università aveva solo la terza media anche se aveva detto di essere laureata. 
Non dimentichiamoci dei conflitti di Boschi e Renzi. 

Di certo la composizione dei governi precedenti non era migliore e Renzi era un non-eletto proprio come Conte.
Vorrei valutare l’operato del governo appena eletto in base a ciò che effettivamente farà. Non è l’inesperienza e l’approssimatività che mi preoccupa ma è la cultura fascista della Lega, sono i proclami xenofobi e omofobi di alcuni ministri che mi danno il voltastomaco, ma anche su questo aspetterò di valutare i fatti.
C
redo che la gabbia sia stretta e anche i più protervi boriosi non riusciranno a fare molti danni come non riusciranno a fare cose buone.
In ogni caso sono pronto ad oppormi, per quel che posso, ad ogni azione che vada contro gli interessi della collettività…. e so che saremo in tanti a farlo”.

Sono le poche, rare e perciò preziose parole intelligenti e intellettualmente oneste che ho letto in questi giorni. Per quanto mi riguarda, a Boschi e Renzi aggiungo Minniti, che pare svanito nel nulla, come non avesse mai firmato il decreto fascista sul decoro urbano. Tra poco lo troverò tra i santi protettori della democrazia.
Ci sono molte cose terribili e nauseanti che mi preoccupano in questi giorni cupi. Tra queste, non ultima, l’orgia di resistenzialismo messa in campo in due giorni e i rischi che corriamo andando all’assalto di pericolosi fantasmi, senza preparazione e ancora senza ragioni più serie di quelle che avremmo avuto negli ultimi anni, quando non suonava l’allarme rosso. La metà dell’odio che vedo montare dalla “mia” parte e che si contrappone con pari intensità e – temo – irresponsabilità a quello generato dal capo leghista, avrebbe spazzato via il PD in tempo per impedire a Salvini e Di Maio di avere una maggioranza in Parlamento…
Forse la cosa più grave è questa, ma noi non ce lo diciamo: milioni e milioni di persone li hanno votati. E non veniamo da olio di ricino e manganellate. No, veniamo dai morti ammazzati da Minniti e dai lavoratori suicidati da Monti e Fornero.
Ho visto molto più fascismo in quegli anni, che in questi tre giorni, ma pare che la storia si sia fermata e la memoria rattrappita. Ormai alle spalle abbiamo solo tre mesi. Il resto è stato solo un mio incubo notturno.

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notavPremessa
C’è da piangere, lo so, ma non so fare a meno di sorridere amaramente di fronte a chi si strappa i capelli perché – dice – “incombe il fascismo”. Un fascismo che si prepara a combattere costruendo un fronte unito che va da Grasso e Boldrini al PD.
A parte quelle coperte dalla foglia di fico del provvedimento “speciale”, dal 1946 a oggi la prima legge compiutamente fascista – sostanza e forma – l’ha firmata Marco Minniti, storico dirigente del PD. Grasso e Boldrini hanno applaudito, Mattarella ha firmato senza fiatare e nessuno si è strappato i capelli. De Magistris ha manifestato un aperto dissenso, annunciando un’ordinanza che ne avrebbe capovolto la logica, poi però non l’ha fatta.
La tragedia italiana oggi non vede sulla scena semplicemente un governo pericoloso, ma legalmente eletto. Recitano un ruolo anche il consenso per le scelte di Mattarella, altrettanto  pericolose, e il fatto che ad aprire la via a una possibile reazione siano stati sedicenti antifascisti come Grasso, Boldrini, il PD e soci, che hanno strozzato il dibattito alle Camere e hanno presentato, firmato o avallato leggi contro i lavoratori che la destra non avrebbe mai potuto far passare. Tragiche sono anche le valutazioni di cui si sono rese spesso responsabili forze politiche sedicenti di sinistra, ispirate all’antico costume dei due pesi delle due misure. Un costume per cui, se un’infamia viene da destra, l’hanno commessa i fascisti, se nasce a sinistra si tratta solo di compagni che sbagliano.
La verità è che un fronte di lotta democratica con Grasso, Boldrini e il PD è una tragicomica barzelletta.

Appunti
Abbiamo scarse forze.
Nessuna di esse può costruire da sola l’alternativa e organizzare una qualche resistenza.
Potere al Popolo è stata l’unica forza di sinistra così lucida, da capire che in vista delle elezioni di marzo non si poteva stare alla finestra, ma è stata lasciata sola e non ha potuto raggiungere l’obiettivo minimo immediato.
I “moderati” raccolti attorno a Montanari, dopo il tradimento della Falcone, si sono divisi e sono stati di fatto fuori dalla lotta, accusando Potere al Popolo di settarismo. Questo atteggiamento superficiale e per molti versi irresponsabile, ha aperto l’autostrada su cui corrono Salvini e Di Maio.
De Magistris, che avrebbe potuto prendere la testa del movimento nato al Brancaccio, impedire la nascita di Leu e raccogliere le forze della democrazia, ha sottovalutato i rischi e si è limitato a guardare.
Nel precipitare della crisi l’attendismo è stato una scelta superficiale e per molti versi irresponsabile, che ha agevolato la corsa di Salvini e Di Maio. Sia Montanari che De Magistris hanno dimostrato purtroppo seri limiti nella capacità di analisi del momento storico.
La difesa di Mattarella in funzione antifascista è di una impressionante cecità. Mirava forse a rimettere in gioco il PD, che di per sé è già destra, ha rafforzato invece l’estrema destra, già molto forte.
Oggi c’è un governo con Salvini ministro di polizia e in Parlamento manca una opposizione di sinistra che conti. La lotta sociale in piazza, già debolissima nella nostra società disgregata, si colloca al limite dell’impossibile.
Cresce la barbarie.
I centri sociali sono a rischio e i militanti faranno i conti con il codice Rocco.
La costruzione di un’alternativa in grado di organizzare una “resistenza” e muoversi tra le maglie di una deriva autoritaria non è solo un irrinunciabile obiettivo politico, ma una necessità storicamente fondata.
Potere al Popolo paga il prezzo di un prolungato scontro interno tra le sue anime; la scelta di risolvere i problemi organizzativi con riunioni di un gruppo ristretto –  un Coordinamento non eletto, che rappresenta per lo più le aree organizzate – rischia di snaturare la splendida intuizione iniziale di un reale lavoro dal basso. Le potenzialità sono ancora elevate, le adesioni significative e la base attiva, come si è visto alla recente assemblea nazionale. La democrazia interna è però ancora debole e sul gran lavoro della base pesa una struttura organizzativa che, al momento, è ancora di tipo verticistico. C’è – ed è serio – il rischio di costruire un “partito dei militanti”, che non saprà parlare alla gente.
Montanari ha una visibilità mediatica legata soprattutto al suo ruolo di intellettuale che, partito da intenti inclusivi, ormai più che unire, divide. Definendo settari i protagonisti dell’iniziativa di Potere al Popolo, ha dimostrato scarsa prudenza. A lui fa riferimento parte della sinistra moderata, che deve però dialogare con quella alternativa, se, come dice, intende unirsi a chi tenta di ricostruire la sinistra nel nostro Paese.
Il Congresso di demA non si è occupato di contenuti; ha fatto spazio a Laura Boldrini, Anna Falcone e al PD e non ha chiarito quale ruolo e con quali alleati intende svolgere De Magistris, che in questi ultimi anni, pur tra mille difficoltà, ha saputo creare a Napoli un modello di amministrazione alternativo a quello neoliberista. L’unico, in una grande città del nostro Paese. La sua organizzazione non ha ancora una identità precisa e sul tema dell’Europa è stata finora più vicina a Diemme25 che a Melenchon. De Magistris può parlare alla sinistra, moderati compresi, ma non deve dimenticare di esser nato fuori dal centro-sinistra. Un’origine che gli dovrebbe consigliare di non dare troppo spazio alle componenti di demA che lavorano per dividerlo da Potere al Popolo.
La sinistra da noi ha scritto la storia quando ha saputo tenere assieme in maniera equilibrata la sua anima autenticamente riformista e le avanguardie rivoluzionarie; questo dovrebbe indurre le sue componenti a una riflessione comune e a un dialogo costruttivo, avendo presente che le “dottrine” – anche quelle che hanno avuto una forte capacità propulsiva – non sono eterne e non sempre offrono soluzioni per i cambiamenti profondi della realtà sociale.
Leu è un prodotto di laboratorio, una parte del problema, non la soluzione, ma una base ce l’ha. Se, come pare, c’è il rischio di una deriva autoritaria, occorre che Potere al Popolo, De Magistris e tutte le forze in campo autenticamente antiliberiste trovino modo di parlarsi e di parlare alle realtà di base e ai singoli cittidini disorientati e privi di ogni riferimento. Su un punto è necessaria la massima intransigenza: il PD è oggi il partito del capitale finanziario ed è il vero responsabile di questo  sfascio. Porte chiuse per i suoi dirigenti, quindi, e capacità di parlare alla sua base, così come bisogna dialogare con la sinistra interna ai 5 Stelle.
Occorre il coraggio necessario a mettere da parte i pregiudizi.
Occorre la coerenza sufficiente a chiudere con il passato che non ha più una funzione storica.
Occorre un legame forte con quanto del nostro passato invece vive e ha ancora qualcosa da insegnarci.
Occorre il coraggio di mediare, e perciò non va spezzato il filo della memoria storica.
Occorre tempo, ma potrebbe anche darsi che non ce ne sia molto.
Per me certamente non basterà e in fondo non mi dispiace. Da troppo tempo mi sento straniero a casa mia. Straniero e solo.

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MaestraHai sentito che accade a Lavinia Flavia Cassaro? La vogliono licenziare solo perché è un’insegnante antifascista. Domani toccherà a te, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Ai precari che non si rassegnano, ai lavoratori ridotti in schiavitù, ai malati che non possono curarsi, ai vecchi imprigionati nei posti di lavoro, spremuti come limoni e poi abbandonati al loro destino. Non votare, se credi, però non lamentarti se domani se la prenderanno con tuo figlio senza una ragione, solo perché chiede un lavoro, difende un diritto o la dignità.

Hai deciso, lo so: non voterai. Politici e politica ormai ti fanno vomitare e hai ragione. L’ultima volta hai votato i 5 Stelle e quelli non solo ti hanno tradito, lasciando tutto com’era, ma oggi condividono con Renzi l’idea di scuola e con Salvini e i leghisti una colpevole indifferenza per i diritti fondamentali della democrazia, quelli civili e umanitari, come dimostrano la posizione su Trump e la scelta di stare al fianco di Israele, il comportamento in Parlamento, ogni volta che qualcosa si poteva fare: legge Fiano, “StepChildAdoption”, “Ius Soli” e persino la “non scelta” di fronte al fascismo rigenerato da Minniti, dopo la tragedia di Macerata.

Lo so. Hai mille ragioni, ma pensaci bene e comunque non lamentarti, se dopo il 4 marzo la destra, compresa quella più estrema, raggiungerà e forse riuscirà a superare il 50%. Non lamentarti e non fare affidamento sulla sedicente sinistra, perché ormai dovresti averlo capito: PD e LeU traccheggiano, fanno l’occhiolino ai 5Stelle, perché credono che tra loro ci siamo molti compagni che sbagliano e soprattutto perché sono anch’essi liberisti. Quella che tu chiami sinistra domani consegnerà il Paese alle destre.

Dici che anche questo in fondo non t’interessa? Pensi che alla fine non cambierà nulla e sarà tutto com’è? Qui ti sbagli, però, e l’errore è pernicioso perché il nuovo Parlamento grillini compresi, non solo lascerà tutto com’è, Jobs Act, Legge Fornero, articolo 18 e Buona Scuola, ma rimetterà mano alla Costituzione con il consenso di parte di quella sedicente sinistra – gli ex del PD passato nelle file di Liberi e Uguali – che in occasione del referendum erano per il sì.

Prima di decidere di non votare, ricorda: ormai sono tutti sullo stesso carro, tutti liberisti e pronti a massacrarti. E ora, per favore, non venirmi a dire che non hai alternative. Una via c’è e ti porta fuori da questa tragedia: Potere al Popolo. Basta che ti informi per capirlo: Potere al Popolo ha posizioni completamente opposte su tutto: lavoro, formazione, edilizia pubblica, evasione fiscale, Giustizia. Tutto. Dagli forza e fiducia, il 4 marzo va a votarlo. E’ un’occasione che non puoi perdere, perché probabilmente un’altra non l’avrai.

 

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giovanni-santone-il-giorno-della-morte-di-giorgiana-masi-897481Diciamolo chiaro, così ognuno si assume le sue responsabilità: i fascisti candidati a governare il Paese non ce li ha messi la mano di Dio e nemmeno quella del diavolo. E’ che da tempo le cosiddette classi dirigenti conoscono bene la situazione: la gente per lo più le odia e il Paese è una pentola a pressione. Che decide di fare in una simile condizione un ministro cresciuto alla scuola di Cossiga? La risposta è semplice e chiara: prepara la trappola, gioca lucidamente le sue carte e si affida alla sorte. In fondo non gioca d’azzardo e il rischio è calcolato: a pescare pazientemente nella rabbia cieca e disperata, vuoi che non si trovi qualcuno che abbocchi all’amo?
Figlio di buona scuola, Minniti lo sa, Cossiga l’ha ricordato urbi et orbi prima di salutare la compagnia ai tempi dell’Onda degli studenti, quando apertamente suggerì a Maroni la via migliore per chiudere i conti. Occorrerebbe fare, scrisse per l’occasione, senza mezze parole,

quel che feci io […]. Ritirare le forze di Polizia dalle strade […], infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio“.

Pensiamoci bene e con un po’ di calma mettiamo in ordine i fatti.
Nella palude della politica, mentre Di Maio normalizza i grillini, nasce d’un tratto, inatteso e immediatamente fastidioso, Potere al Popolo, un movimento di sinistra. Piacere non fa a nessuno, anche perché presto diventa chiaro che non è una bolla di sapone e non c’è tempo per cucirgli subito addosso il vestitino dell’estremismo becero e violento. Con una scelta grave e apparentemente inspiegabile, ecco allora che il ministro mette in gioco l’estrema destra e consente a forze dichiaratamente fasciste di presentarsi alle elezioni.
E’ a dir poco strano – la Costituzione lo proibirebbe – ma un senso la cosa ce l’ha e presto diventerà chiaro. A Macerata, infatti, un provvidenziale “squilibrato” fascioleghista compie indisturbato un attentato terroristico. Guarda caso, ferisce ma non uccide, si fa prendere senza colpo ferire e indossa una bandiera tricolore che i carabinieri non gli tolgono di dosso. Il gioco a questo punto è fatto. A Macerata però va male: si voleva ci andassero solo i centri sociali, ma la base della CGIL e membri dell’ANPI aderiscono nonostante la ritirata delle loro organizzazioni. E’ l’ora del coltello e dei pestaggi. Il clima giusto ora si è creato e basta restare alla finestra ad aspettare.
Vogliamo fare un regalo a chi ci sta massacrando? Vogliamo aiutare Minniti e i suoi amici fascisti? Abbocchiamo all’amo, facciamoci portare dove vogliono loro e la partita è persa.

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