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Posts Tagged ‘Meloni’


D’accordo, viene dall’Accademia. E tu che fai, lo condanni per questo?  Ti direbbero che non sono molti, ma ce ne sono anche di quelli non compromessi con l’andazzo dei concorsi pilotati, dei posti ereditati e delle cattedre moltiplicate come i pani e i pesci.
Tu che ne sai di Manfredi?  
E’ vero, diventò ministro, accettando di governare l’Università dopo il rifiuto di Lorenzo Fioramonti, giustamente indignato per il trattamento da Cenerentola riservato alla formazione. Manfredi non s’indignò.
Sì, non è bello, ma non è un reato…
Hai ragione, come ministro è stato un fantasma, però poi, per fare il sindaco, ha chiesto garanzie: voglio i fondi che avete negato a De Magistris. Insomma, per non tornare a fare il fantasma, ha dovuto riconoscere che contro il sindaco uscente si sono fatte scelte scorrette e vergognose.
E’ un punto a suo favore o la dimostrazione di una sconcertante pochezza?
I soldi li avrà?
Se gli consentiranno di battere moneta, probabilmente sì. Il fatto è che non solo è un neoliberista, ma a sostenerlo c’è soprattutto il neoliberista PD, che, come tutti sanno, vuole ciecamente la cosiddetta «autonomia differenziata». Hai capito bene, sì, la scelta feroce che unisce tutti i candidati contro Napoli e contro la Clemente, la sola che rifiuta di vendere Napoli al Nord, come sono pronti a fare il PD, la Meloni, i 5Stelle, l’innocente nullatenente e patetico Antonio Bassolino e naturalmente la Lega di Salvini per l’Indipendenza della Padania.
Proprio così, “indipendenza della Padania”…!!!!   
Stringi stringi, in questa situazione, due domande sono legittime e decisive:

  1. Quale credibilità può avere Manfredi, contraddittorio accusatore e allo stesso tempo avvocato d’ufficio di De Magistris?
  2. b. Quanti napoletani sono disponibili a votare un uomo pronto a pugnalarli nella schiena?   
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Quel giorno – recita la Bibbia – quando il Signore diede a Israele la vittoria sugli Amorrei, Giosué pregò […] e gridò alla presenza di tutti gli Israeliti: Sole, fermati su Gabaon! […] Un giorno come quello non c’è mai stato né prima né dopo di allora, quando il Signore ubbidì a un essere umano e combatté al fianco d’Israele“.
Ci vollero secoli e la rivoluzione copernicana per mettere in crisi la presunta verità geocentrica. A tutt’oggi, però, nulla cancella la biblica bestemmia che ci presenta il “Dio padre Onnipotente” schierato in guerra, macellaio dei suoi figli.
Un incidente esclusivamente “religioso”, che riguarda l’umana ingenuità? Tutt’altro. Non mancano infatti affermazioni che fanno dubitare anche delle “bibbie” laiche. Spiace per Marx, ma non è sempre vero che nella famiglia borghese “l’elemento connettivo sono la noia e il denaro“. Vero è invece che la noia affligge anche le famiglie proletarie dove purtroppo il denaro manca molto.
Da giovane, quando leggevo i sacri testi con compagne e compagni, ci fu chi trovò inesatta e terribilmente maschilista la convinzione di Marx sulla comunanza della donna. E non aveva torto. Non so se i comunisti sono davvero per tale comunanza (alla quale erano comunque meglio disposti gli anarchici seguaci della dottrina del libero amore), so che in età storica non è vero che essa sia esistita quasi sempre e troverei comunque più rivoluzionario e comunista che fossero le donne a propugnare la comunanza degli uomini.
Per quanto mi riguarda, non esistono pensatori in grado di spiegare tutti i tempi del storia in base a principi e intuizioni che possono segnare un mondo e fornire un metodo prezioso, ma saranno sostituite da dottrine adeguate ai tempi che cambiano.
Nella serie delle “verità bibliche” – religiose o laiche conta davvero poco – si colloca a mio modo di vedere la convinzione diffusa che i politici oggi siano tutti eguali tra loro: pensano esclusivamente ai propri affari, sono tutti ignoranti e malfidati. Più che l’abilità delle destre, è questa verità di fede che distrugge la democrazia. E’ necessario dirlo: la povera gente avrebbe pagato prezzi ben più salati se a governare la tragedia sociale che stiamo vivendo e a far fronte alla pandemia, si fossero trovati Salvini, Meloni e Berlusconi.
Di Conte si può dire tutto il male che si vuole, ma parla – o tenta di parlare – alla ragione. Salvini e i suoi camerati puntano allo sfascio e parlano alla pancia delle masse di disperati che hanno creato. Renzi, poi, è l’uomo della Confindustria e delle Banche. Lo sostengono con ogni mezzo e ha un compito preciso: destabilizzare il Paese e farne terra di conquista.

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Non è vero che il triste assalto a Capitol Hill colpisce il simbolo della democrazia nel mondo e il paragone con la «nuova Atene» non regge. Capitol Hill non è «la casa della partecipazione popolare alla politica», ma una delle sue case. Ce ne sono tante altre nel mondo – molte delle quali messe decisamente meglio – che, tuttavia, condividono una condizione di crisi profonda, di cui Trump e i suoi scalcagnati «golpisti» non sono la causa, ma la manifestazione visibile.
Gli Usa del capitalismo sfrenato, della Sanità privata, di Guantanamo, dell’embargo a Cuba, della tragedia cilena, delle innumerevoli violazioni dei diritti umani e della gente di colore soffocata o uccisa a pistolettate da forze dell’ordine, che ieri  si sono misteriosamente mostrate deboli e quasi complici degli assalitori, non sono la più grande democrazia del mondo. Non lo sono, ma questo non toglie che l’assalto a parlamentari legalmente eletti è una ferita che fa molto male, così come male fanno e destano serie preoccupazioni gli assalti ai giornalisti.
Ieri non c’è stato l’assalto alla Bastiglia e non si è provato a prendere il Palazzo d’inverno. Si è toccato con mano, però, sino a che punto sono discreditate le Istituzione democratiche, quale sia la distanza che divide i popoli da chi li governa e fin dove può condurci la forza di una narrazione surreale, velenosa, falsa e mille miglia lontana dai fatti e dai bisogni reali della gente. Soprattutto della povera gente.
Ciò che è accaduto ieri non ha nulla di rivoluzionario. E’ l’effetto di una crisi che non può avere sbocchi positivi perché non nasce dal basso, non contiene germi di rinnovamento, non apre spiragli che lascino intravedere un mondo migliore. Abbiamo assistito alle convulsioni di un sistema che si avvita su se stesso, crea un vortice e ci ruba l’aria. Ora sappiamo che la democrazia, anche la nostra, calpestata ogni giorno da Renzi, Salvini, Meloni, Di Maio, vive di stenti e non sa più essere come l’intesero i padri costituenti: ricerca di una sintesi tra visioni diverse della società, che si confrontavano in base a un insieme di regole che mettevano fuori legge la reazione e consentivano la convivenza tra conservatori e progressisti. Per un Paese come il nostro, dopo la tragedia fascista, non si trattava solo della prima Costituzione, ma di un evento a suo modo rivoluzionario.
Da decenni la lettura neoliberista della globalizzazione batte in breccia l’idea stessa di democrazia. Dove conduca l’assalto a Capitol Hill non è facile dire. Ieri, però, tra due presidenti degli Usa, uno uscente e pronto all’assalto, l’altro eletto e debolissimo nella difesa, è emersa chiara e terribile la sua pericolosa solitudine.
Per ciò che resta della sinistra – soprattutto per quei giovani che ancora credono nella politica – oggi la sfida è difficilissima, ma non impossibile: organizzarsi per entrare nelle Istituzioni democratiche, restituire loro l’originaria capacità di rendere compatibili politica e bisogni reali della gente. Se necessario, farlo eleggendo una nuova Assemblea Costituente. Un compito che da noi, come in nessuna parte dell’Occidente, a cominciare dagli USA, non possono affrontare né gli attaccanti, né i difensori di Capitol Hill, né i Salvini, né i Renzi, né gli esponenti di forze politiche che, ognuna per la sua parte, ci hanno condotti alla tragedia che viviamo.

Canto Libre, 7 gennaio 2021

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padroni potere

Confesso di avere sbagliato. La pandemia non è stata, come avevo creduto, il campanello di allarme che avrebbe risvegliato le coscienze intorpidite. Né la lunga reclusione, né il massacro della mia generazione, né lo spettro di un futuro agghiacciante sono bastati a produrre quella incontenibile insofferenza destinata a diventare sdegno, protesta, e ribellione.
Tutto ciò che aspettava la gente reclusa o mandata a morire inerme nei posti di lavoro era un fischio del padrone che restituisse la libera uscita. I giovani senza scuola, i precari ridotti alla fame, le famiglie segnate dal lutto, sciamano per le vie felici d’una libertà condizionata da guanti e mascherine e miseria. Nessun moto di orgoglio, nessun rifiuto spontaneo, nessun serio segnale di rivolta.
Le barche velenose tornano a mare, senza dar conto della ricchezza che hanno dietro, pronte ad ammazzare i rinati delfini che presto spariranno. Al loro posto vedremo un oceano di mascherine e guanti e lì ci tufferemo felici. Tutto tornerà com’era e sarà anche peggio. Come se il mondo non stesse andando a rotoli, noi ci perdiamo dietro chi chiede il linciaggio di una giovane donna rapita e liberata.
Confesso di avere sbagliato, perché se in questi giorni avessimo veramente pensato al futuro, le scimmie antropomorfe che esibiscono la loro miseria morale persino in Parlamento avrebbero pagato a caro prezzo le loro terribili colpe. Invece non accade nulla ed è ormai evidente: l’immunità di gregge l’abbiamo raggiunta da tempo. Non ci colpisce più nulla e tutto è consentito. Solo così si spiegano il voto dei meridionali per la Lega, la sicurezza ben pasciuta e sazia esibita da Salvini in mezzo agli affamati, la viperina e impunita malignità della Meloni, che a pancia piena mette l’uno contro l’altro chi non ha di che mangiare.
Bisogna cancellare l’idea che l’uomo d’oggi sia il prodotto di un processo evolutivo. Come si fa a crederlo, se ogni giorno si vedono all’opera Trump, Merkell e compagnia cantante?
Confesso di avere sbagliato e riconosco le ragioni di chi detiene il potere: non si può avere pietà dello schiavo che non si ribella.

Agoravox, 14 maggio 2020

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Sul piano delle responsabilità per il tentato omicidio del Servizio Sanitario Nazionale, Conte e i 5Stelle giungono buon ultimi. I mandanti e gli esecutori vanno ricercati tra quanti prima di loro hanno governato il Paese negli ultimi anni; gli anni dei tagli feroci e delle privatizzazioni realizzate in tandem dalla due destre che sono state al governo nei ruoli intercambiabili di maggioranza, minoranza e maggiominoranza. Un elenco lungo, nel quale figurano sia Prodi, D’Alema e Bersani, per ricordare alcuni dei leader della sedicente defunta sinistra, che Salvini, Meloni, Berlusconi e compagnia cantante, che oggi, con incredibile faccia tosta, puntano il dito su Conte, sperando di trarre vantaggi persino dalla tragedia che hanno provocato.
Il Coronavirus ci aggredisce quando la nostra spesa sanitaria in rapporto al Pil è scesa al 6,5 %, il limite oltre il quale si riduce l’aspettativa di vita. Siamo al dodicesimo posto tra i Paesi europei, abbiamo privatizzato il 30 % del settore e ridotto il personale medico e paramedico in condizioni economiche e di carriera di gran lunga peggiori rispetto a quelle del secolo scorso. Migliaia di specialisti assunti con contratti annuali, ad 80 euro lordi al giorno e prospettive di stabilizzazione che nel migliore dei casi giunge dopo 15 anni.

A mano a mano che la crisi ha cancellato dal vocabolario dei giovani la parola lavoro  e tutto è diventato precario, sulla popolazione attiva ha preso a pesare un esercito di anziani non autosufficienti. Chi lavora ormai ha sempre più difficoltà a curarli e assisterli e intanto, come dimostra Taranto, in una ideale graduatoria di valori, la salute viene molto dopo gli interessi dell’economia.
Questo vuol dire che Conti è innocente e sta gestendo al meglio, con le scarse risorse che ha, la tragedia della pandemia? No. Le cose purtroppo non  stanno affatto così. Seguendo il principio aberrante che gli interessi economici – e i privilegi dei padroni – vengono prima di ogni altra cosa, Conte e il suo governo, così attenti ai comportamenti individuali, così pronti a disegnare zone rosse, a consigliarci di “cambiare stile di vita” e ridurre al minimo i contatti fisici, hanno lasciato fuori da ogni regola un’immensa, pericolosissima zona franca: quella del lavoro che non si ferma e non è sottoposto a regole di comportamento. Cedendo così alle logiche di sfruttamento di Confindustria e Confcommercio, il governo si assume una responsabilità terribile di fronte alla storia: quella della sempre più probabile catastrofe sanitaria, che potrebbe fare strage della popolazione.
Nelle condizioni terribili in cui versa il Paese, non c’è dubbio, le regole di comportamento sono fondamentali, ma possono fare argine al contagio solo se applicate anzitutto al mondo del lavoro, che, se necessario, deve fermarsi. Qualora questo non dovesse accadere, la situazione sfuggirà dalle mani del governo e il futuro si tingerà fatalmente di nero.

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sabrinaL’Italia neofascista,
l’italia razzista
l’Italia senza vergogna
l’Italia del Patto del Nazareno
l’Italia di Berlusconi e della Meloni
l’Italia di Renzi, Verdini, Alfano e Salvini
l’Italia di Boschi, di Guidi e degli affari loschi
l’Italia della Banca Etruria e di Bankitalia
l’Italia delle amebe “fedeli alla ditta”
l’Italia di Giorgio Napolitano
l’Italia che non va a votare
perché spera di poterti imbrogliare…
L’Italia

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