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Posts Tagged ‘Maurizio Valenzi’

Senza i ricordi e i documenti in possesso della scrittrice Yvonne Carbonaro, che completano le notizie ricavate dagli archivi, quest’articolo non l’avrei scritto e non conosceremmo l’avventurosa e significativa storia di un uomo, che ci aiuta a far luce sulla dimensione politica organizzata di una rivolta di cui purtroppo conosciamo ancora troppo poco.
Fino a pochi mesi fa, infatti, Biagio Carbonaro era un nome in un elenco di combattenti o, se si vuole, un insieme di domande senza risposte. Comunista schedato, pareva lontano dal mondo di Lenin e non era chiaro come avesse beffato la sorveglianza fascista e per quali vie fosse giunto all’appuntamento con la rivolta napoletana. Di lui si sapeva solo che, nel 1936, poco più che ventenne, seguendo la profetica intuizione di Carlo Rosselli – «oggi in Spagna, domani in Italia» –  era sparito con l’anarchico Vincenzo Mazzone, per riapparire a Barcellona tra i difensori della Repubblica assalita dai nazifascisti.
Chi è in realtà Carbonaro? Nato a Tunisi da genitori siciliani il 23 maggio 1915, Biagio frequenta Maurizio Valenzi, protagonista della Resistenza antifascista in Europa e futuro sindaco della nostra città e si forma alla politica nella comunità italiana. Non è comunista, ma anarchico libertario e non violento ed è così ostile al fascismo, da attirare l’attenzione dell’Ambasciata sicché a Roma, il Casellario Politico Centrale si arricchisce di un dossier che porta il suo nome e si riempie di note di polizia e «soffiate» di «confidenti», Come spesso accade, sono le carte dell’onnipresente polizia fascista e quelle custodite nell’Archivio Generale della Guerra Civile, a Salamanca, a raccontarci la vita di un «sovversivo» che, in un tempo come il nostro, fatto di muri eretti contro i disperati e ponti caduti come simboli di separazione, diventa un esempio prezioso di quella nobiltà della politica che ai nostri giovani si presenta purtroppo come trama d’interessi per lo più inconfessabili.
Grazie ai verbali trimestrali, allegati all’ordine di arrestarlo appena metta piede in Italia, possiamo seguire passo dopo passo la vita avventurosa del giovane antifascista, guidata da sentimenti ormai rari da trovare: dignità, amore per la libertà e consapevolezza che la legalità che non si accompagna alla giustizia sociale diventa prepotenza.
A novembre del 1936, quando giunge a Barcellona, Carbonaro è assegnato ai carri armati della Colonna Ascaso, milizia internazionale che accoglie i libertari della «Centuria Malatesta» e i volontari di «Giustizia e Libertá». Benché ferito sul fronte di Huesca, il giovane combatte fino al 1939, quando i franchisti dilagano. Fuggito a Marsiglia con l’intento di raggiungere l’Italia, si presenta al Consolato per rinnovare il passaporto, ma scopre di essere nella «lista nera» fascista e sfugge abilmente all’arresto, rientrando a Tunisi clandestinamente. Lì, nell’estate del 1943, come mostrano i documenti in possesso dalla figlia, lo trova il capitano Andre Pacatte, responsabile dei servizi segreti Alleati, che, in vista della campagna d’Italia, cerca uomini fidati per stabilire contatti con gli antifascisti. Carbonaro, reduce della guerra di Spagna e uomo di provata fede antifascista, è particolarmente adatto alla rischiosa missione. Pacatte lo contatta e il giovane accetta.
Giunto clandestinamente in Italia prima dello sbarco a Salerno, l’antifascista passa per Amalfi e Maiori, arriva a Napoli, entra in contatto con comunisti e anarchici, li spinge a preparare la rivolta, formando gruppi armati e partecipa all’insurrezione. Un’attività che cancella il mito degli scugnizzi e fa degli antifascisti i protagonisti di una rivolta che assume così i suoi reali connotati: quelli di uno scontro organizzato, che ha un’identità politica e si svolge in una città eroica e consapevole.
Dopo le Quattro Giornate, da ottobre del ‘43 a febbraio del ’45, in via Crispi 106, sede dei servizi segreti alleati, Carbonaro incontra periodicamente il capitano Pacatte.  Fornito di un lasciapassare che gli consente di circolare liberamente nei territori occupati e di un documento che, in caso di arresto da parte tedesca, gli riconosce il grado di sergente maggiore dell’esercito USA, l’antifascista compie numerose operazioni concordate con l’ORI, l’Organizzazione della Resistenza Italiana, guidata da Raimondo Craveri, e porta in salvo a Napoli perseguitati politici ed ebrei rifugiati nel Vaticano e in chiese e conventi romani.
Finita la guerra, Carbonaro, che ha dato  un notevole contributo alla causa della Resistenza, esce di scena con la discrezione di chi lotta per grandi ideali: senza chiedere onori e riconoscimenti. E’ giusto perciò che la figlia si accinga a ricordarlo con una biografia significativamente intitolata Mio padre, un eroe rimasto nell’ombra.

Repubblica, 28 settembre 2018

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Sandro-Pertini-810x380La rete di tubi Innocenti che da giovani ci soffocò, i muri puntellati che accecavano l’imbocco dei vicoli bui, i palazzi traballanti faticosamente rinsaldati, furono davvero pagati dalla solidarietà del Paese o ci siamo illusi e tutto si fece a spese della città ferita? Di fronte al debito che vogliono imporci, il dubbio è legittimo e tornano in mente le domande accorate di Sandro Pertini: «Chi è che ha speculato su questa disgrazia? E se vi è qualcuno che ha speculato, […] costui è in carcere, come dovrebbe essere?».
Cosa sia e a chi appartenga il CR8, il Consorzio Ricostruzione 8, spuntato Dio sa come dal secolo scorso, non è chiaro a nessuno. Pretende soldi a palate per imprecisati lavori di ricostruzione che avrebbe eseguito per conto dei napoletani, ma noi sappiamo solo che è un’impresa di costruzioni edili inserita nel Registro delle Imprese dal 19 febbraio 1996. Sembrerà strano ma è vero: il CR8 vanta un credito che minaccia di annegarci in un mare di guai, ma noi non conosciamo il suo Statuto, i suoi amministratori, i suoi titolari, la sua storia, le sue attività, i suoi soci e i suoi dati fiscali, amministrativi e patrimoniali.
Chi prova a saperne di più trova solo brandelli di notizie. Scopre, per esempio, che il 31 luglio 1991, quasi undici anni dopo il terremoto, il socialista Nello Polese, nei panni di Commissario Straordinario di Governo, affidò in concessione al Consorzio lavori di edilizia residenziale. A noi piacerebbe sapere perché si fecero lavori tanto tempo dopo il sisma, se c’erano fondi destinati a coprire le spese e a quali costi pattuiti si chiuse l’accordo. Purtroppo, però, nessuno ci dice nulla. La stampa, va a capire perché, è tutta concentrata sulle ipotetiche responsabilità della Giunta chiamata a pagare il debito misterioso e pare quasi che il passato non interessi l’informazione. Eppure questa triste faccenda viene da lontano. Da qualche parte c’è scritto che nove anni dopo l’assegnazione di Polese, il 22 febbraio del 2000, il CR8 avviò nei confronti del Comune di Napoli un procedimento arbitrale. A Palazzo San Giacomo stavolta c’era Bassolino, il debito aveva assunto dimensioni serie e per giunta c’era un ulteriore credito per interessi in via di determinazione.
Chi tenta di capire si accorge che Bassolino contestò il diritto vantato dai creditori e ricusò un lodo arbitrale, ma non può capire se il Comune rifiutò perché qualcosa non era andato come previsto. Sarebbe interessante e utile saperlo, ma non te lo dice nessuno. Di certo c’è che iniziò così, diciotto anni fa, la battaglia legale sul pagamento di spese maturate fuori bilancio, che oggi gravano sui napoletani e silurano un’Amministrazione che con i fatti del 1981, le scelte del 1991 e lo scontro del 2000 non ha nulla da spartire.
Scavando ostinatamente si accerta che il 22 ottobre 2004 si giunse a un lodo e si registra un altro dato certo: a Palazzo San Giacomo c’era Rosa Russo Iervolino, ex democristiana passata poi alla Margherita e infine al PD, e se ne ricava una spiacevole sensazione: per decenni, mentre il sisma dell’80 diventava un evento lontano, consegnato alla storia di Napoli, un altro terremoto acquistava giorno dopo giorno una forza distruttiva. Il disastro covava silenzioso, come tutti i movimenti tellurici e sembrava muoversi su due binari. Da un lato un Consorzio di ignoti creditori, deciso a riscuotere crediti che oggi, possono essere soddisfatti solo cancellando diritti costituzionalmente garantiti, dall’altro Enti Pubblici più o meno assenti.
Oggi, mentre il nuovo terremoto li assale, la mancanza di notizie precise insospettisce i napoletani c’è chi si chiede se non ci sia un qualche nesso tra gli interessi dei creditori e le forsennate campagne di organi di stampa che – sarà un caso? – appartengono a chi, costruendo e ricostruendo, ha accumulato una montagna di quattrini. Una risposta a queste domande non c’è, ma chi ha vissuto gli eventi successivi al terremoto, sa bene quale fiume di soldi sia passato per vie traverse dal pubblico al privato, finendo molto spesso in mano alla malavita organizzata e non manca nemmeno chi ricorda l’inspiegabile inerzia degli Enti Pubblici, spesso lontani dalle gare di appalto. Certezze ovviamente i napoletani non possono averne, ma quasi quarant’anni dopo la sensazione è che il debito sia un groviglio di buchi neri, in cui sono finiti milioni e milioni di euro che qualcuno – ma chi? – ha acquistato il diritto di riscuotere. A quale titolo? In conseguenza di quali scelte? Questo non si sa, ma chi avrebbe dovuto pagare – ecco una certezza – non l’ha mai fatto: né il Commissario, né le giunte comunali nate dopo la fine del commissariamento, avvenuto nell’aprile 1996.
Dagli Atti della Camera dei Deputati e dai testi allegati all’ordine del giorno della seduta dell’1 febbraio 2017, apprendiamo che le somme richieste al Comune di Napoli sono debiti maturati negli anni in cui il concedente era lo Stato e che l’odierna Amministrazione ha ripetutamente posto l’accento sulla necessità che il Governo si accollasse il debito per la quota di sua competenza, pari a qualcosa come il 90 per cento del totale. Il Governo però non l’ha fatto e non si capisce perché le somme richieste non siano state stanziate negli anni del disastro. Di certo c’è che, in questo dopo terremoto che non ha mai fine, a Luigi De Magistris si giunge solo dopo che 14 tra sindaci e commissari, da Maurizio Valenzi a Rosa Russo Iervolino, sono stati alla guida della città.
In questo guazzabuglio che avrebbe spinto una stampa più indipendente a tentare l’inchiesta, c’è un dato che colpisce: seguendo il percorso dei sindaci e delle parti politiche di cui sono stati espressione, si scopre che la senatrice Valeria Valente, che oggi guida la crociata per la «sana amministrazione», iniziò la sua carriera politica nel 1997, quando fu eletta consigliera comunale nelle liste dei DS e l’ha proseguita poi nel 2001 allorché, rieletta, divenne assessore. Erano i tempi di Rosa Russo Iervolino e dell’emergenza rifiuti, che «fa debito» come il terremoto. Come possa la senatrice Valente ignorare di aver approvato bilanci destinati ad aggravare la situazione debitoria del Comune è un mistero glorioso.
Davanti a questa oscura vicenda, a lei, però, alla parlamentare del PD, come a tutti i protagonisti di questa oscura vicenda, sarebbe il caso che qualcuno – una Commissione parlamentare d’inchiesta? – ponesse le domande che i napoletani onesti si fanno invano da tempo. Quali percorsi ha compiuto il debito in quasi quarant’anni di storia della città e del Paese? Chi sono i creditori? Come hanno ottenuto gli appalti? E’ giusto che per pagare oscure spettanze vantate da ignoti creditori, si cancellino diritti costituzionalmente garantiti, si neghi la refezione scolastica ai bambini, si svendano aziende e beni comuni e si riduca Napoli in condizioni di miseria più gravi di quelle in cui già vive? Si sono resi conto i dirigenti del PD napoletano, avanti a tutti Valeria Valente, che la loro «guerra santa» è guerra alla città e alla gente che li ha votati e – come tutte le guerre – si combatte soprattutto a danno dei ceti più poveri ed emarginati?
Si ha un bel dire, infatti, che pagherà la città; la verità è che il costo già iniquo di un debito misterioso non ricadrà in misura ugualmente grave su tutta la popolazione. A qualcuno – le minoranze agiate – costerà poco o nulla – ad altri – quella parte della popolazione che già soffre le pene dell’inferno, toglierà l’aria per respirare.

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