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Qualcuno dice che il Governo ha deciso senza informarli ed è giusto chiederselo: le riaperture decise da Draghi in base a fantomatici dati scientifici, sono condivise dagli scienziati? Proviamo a capirlo, partendo da Gianni Rezza, capo della Prevenzione del ministero della Salute e membro del Comitato tecnico scientifico. Chiamato in causa, Rezza balbetta: «abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è». Bravo Rezza. Draghi quindi è un criminale? E’ probabile che Rezza lo pensi, ma si guarda bene dal dirlo e si lava la coscienza con una miserabile conclusione: «il rischio accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 10». L’intervista si chiude qui, ma non c’è dubbio: se fosse un epidemiologo che ha a cuore la salute della gente, mollerebbe il politico assassino e manifesterebbe apertamente il suo dissenso.
Per Matteo Bassetti,  dell’ospedale San Martino di Genova, la scelta di riaprire «è di buon senso e si attendeva, anche perché non viene detto che da domani si apre tutto indiscriminatamente». Pur essendo uno scienziato, Bassetti afferma che «è giusto iniziare dalle aree esterne dei ristoranti e dei bar», perché – assicura – «sappiamo che il contagio all’aria aperta è pari a zero». Una stupidaggine che non gli fa onore, perché gli assembramenti all’aria aperta hanno fatto strage.
Quanto al virologo Roberto Burioni, sia pure sommessamente, smentisce Draghi e il suo «rischio calcolato» figlio di inesistenti dati scientifici: «la decisione di riaprire» – afferma infatti – è «politica e non scientifica ». Non lo dice, ma è sottinteso: se il sistema collassa, sapete con chi prendervela.
Più deciso di Burioni, Roberto Crisanti, dell’Università di Padova, mette Draghi sul banco degli imputati: «l’espressione ‘rischio ragionato’ è vuota e decisamente politica e non scientifica. Il rischio è dato da due componenti: la probabilità e l’intensità del rischio. Per la prima sappiamo già che i contagi aumenteranno e non è una probabilità. […] Servirebbe un programma di vaccinazioni a tamburo battente per evitarlo. L’intensità è la gravità del fenomeno e i nostri dati sono ancora alti, con le aperture aumenteranno e dovremo chiudere proprio in estate, quando invece gli altri Paesi saranno fuori dal tunnel».
Per il virologo Fabrizio Pregliasco – Università Statale di Milano – che ha arbitrariamente sostituito al «rischio calcolato» un «rischio accettato» chissà da chi, «ci sarà un prezzo da pagare e […] i morti ci saranno».
Le parole di Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano, sono sassi. Dopo quanto ha detto lo scienziato, in un Paese normale Draghi avrebbe dovuto fare subito le valigie. La situazione, ha dichiarato infatti Galli, non consente dubbi: «Le riaperture sono un rischio calcolato male. Mi sembra scontato che invece di vedere la flessione» della curva di nuovi contagi, «che è appena accennata, finiremo per avere il processo opposto. A meno che non si riesca a vaccinare a tamburo battente tanta gente, ma non mi pare il caso». Galli smaschera Draghi e i suoi inesistenti dati: «abbiamo ancora più di 500 mila casi ufficiali di infezione in corso», ricorda su Adnkronos, e «questo significa averne il doppio. Quelli che ci sono sfuggiti sono sicuramente molti. Alla fine del lockdown dell’anno scorso ce n’erano 100 mila ufficiali, anche se non erano meno di 400 mila o 500 mila. Abbiamo fatto 23,5 dosi di vaccino ogni 100 abitanti e abbiamo ancora una parte rilevante di 70enni, 80enni e 90enni che non sono vaccinati».
Molto probabilmente è vero: Draghi ha fatto tutto da solo. Per l’uomo della finanza quello che conta è l’economia. La gente morirà? Tutti dobbiamo morire!
La domanda a questo punto è una e urgente: ci lasceremo uccidere senza reagire?

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