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Posts Tagged ‘marò’

Nessun commento. E’ tutto così eloquente, che il silenzio per ora è l’unica possibile reazione. E’ il silenzio che precede la tempesta. Ormai lo sappiamo tutti, no? La burrasca si scatenerà e non venite a farmi la lezione sulla violenza. C’è un diritto universale che si impone solo con la forza. Si chiama legittima difesa.

I mercenari a scuola!

imageIn un momento di crisi economica il più grande pericolo è la crisi di valori. La storia del Novecento ci insegna che senza riferimenti etici forti la povertà e la miseria producono tragedie. La scuola è uno degli ultimi baluardi rimasti su molti territori per educare alla cittadinanza e alla legalità, soprattutto se poi parliamo di luoghi come la provincia napoletana tormentati dalla guerra della camorra.
Eppure, in questo momento così delicato, ed in un liceo come il Brunelleschi di Afragola, da sempre impegnato nella educazione alla legalità e alla pace, oggi 15 marzo 2014 si è tenuto un vero e proprio consiglio di guerra.
Con toni da propaganda mercenaria, dirigenti di imprese militari private impiegati nelle navi in funzioni anti-pirateria sono intervenuti al fianco di funzionari incredibilmente cooptati per la pericolosa carnevalata (ex ministro Giulio Terzi ed il procuratore militare di Napoli).
Due i temi improbabili per un pubblico di studenti minorenni: “il caso dei Leoni della Brigata Marina San Marco” (la nota vicenda di due militari indagati per omicidio volontario plurimo dalla procura di Roma e trattenuti dall’ India per un discutibile conflitto di competenza che certo non fa di loro eroi positivi da proporre a modello ai liceali) ed il problema della “difesa armata delle navi commerciali” tema affidato per la discussione ai due capi delle discusse organizzazioni che reclutano contractors.
Tutto questo mentre le Nazioni Unite, l’Unione Europea e l’Italia sono impegnate per la prevenzione della pirateria con le autorità giudiziarie, diplomatiche e della difesa istituzionale ma la discussione, suggestiva per ragazzi della provincia difficile di Napoli, e’ stata affidata ad ex legionari e mercenari, reclutatori, i cui metodi sono stati molto discussi per quanto a violenza e liceità delle procedure adottate. Organismi internazionali ed autorità giudiziarie di vari paesi indagano infatti sugli abusi dell’antipirateria considerati gravi quanto la pirateria quando si concretizzano in uso illegale di armi da guerra su navi italiane e nel tiro al bersaglio contro i ragazzini somali utilizzati dai pirati come esploratori. La pirateria marittima resta un problema grave affrontato da autorità istituzionali (la procura della repubblica di Roma ha portato a giudizio ed ha ottenuto le condanne dei pirati arrestati dalla marina militare) ma la conferenza preferisce invitare in un liceo come speaker i privati ed utilizzare toni da propaganda mercenaria e paramilitare. Il possibile intento di reclutamento illegale di minori nelle scuole napoletane deve essere stigmatizzato per la assoluta gravità della propaganda realizzata. Fornendo così gravi esempi di violenza.
Per la prima volta in una scuola italiana si dà spazio e voce ai “mercenari” gente che non ha certo fatto scelte etiche.
Tutto questo con un gran rammarico: se fosse successo in un qualunque liceo del centro studenti e genitori sarebbero inorriditi e si sarebbero mobilitati. Ma si è pensato che in un liceo della periferia il tutto potesse passare inosservato. Magari facendolo passare come un dibattito di approfondimento su un tema internazionale.
Che vergogna!

Sottoscritto

Alex Zanotelli, padre comboniano
Angelica Romano, Ass. Un ponte per…
Margherita Dini Ciacci, Unicef Campania
Peppe De Cristoforo, Senatore della Repubblica
Luisa Morgantini, già vice Presidente del Parlamento Europeo,
Francesco Ruotolo, Comitato Claudio Miccoli, consigliere
Antonio Lombardi, Pax Christi
Pino de Stasio, Consigliere Comunale di Napoli
Corrado Maffia, Scuola di Pace
Rocco Altieri, Centro Ghandi
Eminia Romano, Donne in Nero
Simona Ricciardelli, Donne in Nero
Ciro Arancini, Associazione pegaso onlus
Daniela Caramadre, Teatro dell’oppresso
Marinella Pomarici, A Voce Alta
Ermes Ferrero, VAS
Aristide Donadio, Amnesty International
Silvana Giannotta,
Ciro Arancini, Associazione Pegaso onlus
Daniela Caramadre, Teatro dell’Oppresso
Massimo Del Prete, Nuovo Teatro Sanità
Maria Speranza Perna, docente

Locandina:

“La Pirateria Marittima al largo della Somalia: difesa armata delle navi commerciali e vicenda marò”

Nel corso del convegno interverranno numerosi e qualificati studiosi, esperti ed operatori dei settori della difesa e della sicurezza.
Un’occasione di confronto e di approfondimento su un argomento di grande attualità, che condiziona fortemente attività economiche nazionali e internazionali anche di importanza strategica.
Il convegno è imperniato su temi quali la visione globale della situazione legata alla pirateria marittima, il quadro giuridico e giudiziario, e gli studi comparativi delle migliori pratiche regionali e internazionali nel contrasto al fenomeno e nella difesa armata navi commerciali.
Nel corso dei lavori verrà tratta anche lavicenda che vede protagonisti, loro malgrado, i due fucilieri del Reggimento San Marco trattenuti in India, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone.
I lavori saranno introdotti e coordinati dal giornalista Claudio Filippini.

Organizzazione e Ufficio Stampa Ferdinando Pelliccia.

Interverranno:

Dott Ferdinando Pelliccia giornalista esperto del fenomeno e autore di numerose pubblicazioni
Dott. Giulio Maria Terzi Diplomatico già Ministro degli Esteri governo Monti
Dott Lucio Molinari Procuratore capo Procura Militare Tribunale di Napoli
On Maurizio Turco Parlamentare autore di numerose interrogazioni legate al fenomeno
Dott Giorgio Carta avvocato Esperto di Diritto Militare
Luca Marco Comellini segretario PDM
Carlo Biffani Direttore Generale Security Consulting Group
Antonio de Felice Defense Tecnology Group
Alessio Mascherana Security Contractor (Team di sicurezza nave Montecristo)
Daniela Russo Direttore Editoriale Liberoreporter
Gaetano Baldi Direttore Responsabile Liberoreporter
Sergio Jacuzzi Veterano San Marco 

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C’è stata battaglia e non ce ne siamo accorti“, ripeteva negli ultimi e sconsolati anni della sua vita Gaetano Arfè, intellettuale militante tra i più lucidi del Novecento. Il tempo purtroppo gli ha dato pienamente ragione e ogni giorno che passa dimostra quanto premonitore fosse il suo inascoltato appello a scavar trincee sull’ultima spiaggia per tentare l’estrema difesa della Costituzione. 
Dal 2007, in un’avanguardistica Torino, un liceo intitolato all’antifascista Altiero Spinelli ha sciolto il nodo delle iscrizioni con una “selezione per test” che consente o vieta la frequenza dell’Istituto. La nostra “libera stampa“, mobilitata nella caccia all’uomo di parte avversa e nella promozione di “santini” e utili idioti con cui coprire le miserie morali del potere, non se n’era accorta: in linea con la religione del merito, dopo i rettori delle università, tra le basse gerarchie della chiesa liberista, anche alcuni dirigenti scolastici danno ormai di piglio al manganello e bastonano quanto sopravvive di democrazia in un Paese di sedicenti liberali che all’estero svendono il nostro onore, “portando a casa i marò” col tradimento – altro che Berlusconi e il sedere della Merkell – e in patria non riconoscono un ethos politico ai ceti subalterni e fanno la guerra santa ai diritti in nome del mercato. 
Dio lo vuole!“, è lo slogan, mentre i test d’ingresso, foglia di fico e preludio inaccettabile al numero chiuso, fanno l’ingresso trionfale nelle scuole medie. E’ un affannoso correre all’armi, che rinnova i nefasti delle Crociate in “Terra Santa“. Sono passati mesi di silenzio, prima che l’urlo di battaglia giungesse finalmente alle orecchie distratte di gazzettieri, tuttologi e lestofanti dell’informazione: nello scorso gennaio, regnante un traballante ma attivissimo Profumo, bande d’invasati chiamati a guidare convitti, licei e istituti tecnici, han giurato sui sacri testi, scatenando un’offensiva che potrebbe smantellare, nella complice indifferenza d’un Paese piegato col terrore del defualt, la pari dignità dei cittadini, il diritto al pieno sviluppo della persona umana e le norme generali sull’istruzione. Invece di istituire scuole statali, come vuole la Costituzione, la tecnocrazia lascia che i dirigenti scolastici risolvano l’annosa questione delle carenze strutturali, legalizzando un arbitrio. Inizia così la diaspora di studenti respinti dalle scuole che, non “avendo posto“, li costringono a contendersi il banco, la sedia e i “buoni docenti” a suon di quiz. Mentre presidi e Collegi dei docenti “aperti al nuovo” fingono d’ignorare che l’esito dei test, dissennatamente introdotti nella scuola dell’obbligo, apre la via a una selezione preventiva per le scuole superiori che è a dir poco inaccettabile in termini di democrazia, la valutazione sembra l’ago d’una bussola impazzita. E’ un groviglio inestricabile di opzioni deliranti. Qualcuno, per le classi terze della scuola media, s’è inventato indovinelli d’italiano o matematica, altri segnano il confine tra inclusi e esclusi ricorrendo a quiz d’inglese, tedesco, logica e musica, sicché i test decidono allo stesso tempo la scuola d’approdo o la tappa umiliante d’un rifiuto irrimediabile. Figli d’un’Italia malata, non “terra di provincie ma bordello“, i nostri ragazzi, esuli in patria, iniziano così il saliscendi per le “altrui scale” e sperimentano il “pan che sa di sale” e l’anima reazionaria della “cultura del merito“. 
Di fronte a questo sfascio, complici gli imbelli Collegi dei docenti, i dirigenti dell’avanguardismo fanno spallucce e fingono di ignorare il rapporto di causa-effetto che lega “posizioni di prestigio“, guadagnate grazie a scelte demagogiche, a discutibili certificazioni di “qualità” e penosi cedimenti alle più strampalate richieste dei genitori e si trincerano dietro le ragioni di forza maggiore create dall’incredibile aumento delle iscrizioni. Sottoposta a logiche di mercato, la scuola che non sta al gioco va incontro al disastro. Non importa che sia un’ottima scuola; importa che non stimola la domanda con un’offerta allettante per il consumatore, che non apre alle delizie del consumismo, non ragiona in termini di concorrenza, non si dedica al marketing, allo studio dei test e, dulcis in fundo, non “presta” locali ai privati, pronti a farle pubblicità coi loro corsi sfrenati di danza afrocubana così cari agli appetiti d’una clientela istupidita dal lavoro indefesso della televisione.
La mannaia dei tagli raccoglie così i frutti sperati e l’adozione del test fa da “setaccio tecnico” per la coscienza critica. E’ vero, c’è una logica nei quiz, ma essa punta soprattutto a soffocare in un confine puramente “quantitativo” l’accertamento della “qualità“, per mortificare nella scuola statale il valore insostituibile dell’autonomia di pensiero e del ragionamento critico. Presto, molto più presto di quanto si possa credere, anche la scuola migliore, quella che per sua natura non farebbe spazio ai test, sarà costretta ad alzare bandiera bianca. Mentre sparisce l’interlocutore politico – le Provincie saranno cancellate, i Comuni soffocano nei debiti e le regioni duplicano, se possibile in negativo, il triste “modello romano” – la scuola non sa a quale santo votarsi per chiedere spazi e si smarrisce nella lotta per la sopravvivenza, costretta a operare in strutture fatiscenti, a fare i conti con aule situate in condomini e col gelo burocratico di circolari che certificano una condizione di assoluta impotenza: “non esiste alcuna possibilità di assegnare nuove aule“. La legge del mercato non consente deroghe: mors tua, vita mea
Il degrado causato ad arte, partorisce così fatalmente barbarie e dalla barbarie nasce e si definisce con sempre maggior chiarezza il profilo di popoli formalmente “sovrani“, ma sostanzialmente ridotti a bestiame votante, servi di un potere che non ha nome, cognome e indirizzo, un’entità astratta che si chiama mercato e pretende obbedienza. Popoli cui poter dire, senza temerne la rabbia, che le banche possono impunemente chiudere gli sportellio senza preavviso e far sì che i risparmi d’una vita, per i pensionati e i lavoratori, cambino di padrone. 
Laura Boldrini, sedendo in Parlamento per la prima volta, deputata senza voti e subito presidente della Camera, ha promesso di portare a Montecitorio la voce degli ultimi. L’occasione le giunge purtroppo prima di quanto potesse immaginare. Eccoli gli ultimi: i nostri poveri figli, privi di colpe e pure più duramente di tutti chiamati a pagare. Perdono la scuola della repubblica che tanto sangue è costato ai martiri della Resistenza. Altiero Spinelli, cui la neopresidente della Camera ha fatto cenno nel suo primo discorso parlamentare, l’aveva previsto: il nemico più pericoloso per l’Europa delle libertà e dei diritti è la finanza. Se non s’è trattato solo di parole, se il cuore e la passione accompagnavano davvero il suo pensiero, bene, faccia sentire la sua voce, urli il suo sdegno. Poi, se questo non dovesse bastare, non deluda chi le ha creduto nonostante tutto. Dia il segnale promesso e alimenti se non altro una speranza: presenti le sue irrevocabili dimissioni. Bersani e soci forse capiranno che non è più tempo di alchimie parlamentari. Non si cambia il Paese, se non si difende col coltello tra i denti il suo sistema formativo.

Uscito su “Fuoriregistro” il 20 marzo 2013

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