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Posts Tagged ‘Marcella Ràiola’

ImmagineSoddisfatto?
Sì, pienamente soddisfatto. Di questi tempi nessuno riempie le piazze oltre una certa misura e noi ci siamo tenuti molto vicini al limite massimo. C’è un punto, poi, che vale la pena di sottolineare: un presidio non è una manifestazione e il dato che conta, quindi, non è quello numerico dei presenti, che andava comunque ben oltre le più rosee aspettative; conta e conforta un dato più squisitamente politico: all’appello di DemA hanno risposto numerosi e consapevoli, gli attivisti. Conta soprattutto – e per dir meglio conforta – il segnale forte venuto dalle numerose adesioni all’appello lanciato da DemA.

Quanta gente era rappresentata oggi in Piazza Plebiscito?
Tanta, davvero tanta gente.  Voglio citare per tutte l’adesione della scuola che lotta. Oggi Marcella Raiola l’ha rappresentata in maniera superlativa. E la Scuola – ricordiamolo – è stata decisiva al momento del Referendum di dicembre.  Oggi c’erano Sindacati, c’era la Scuola militante, c’erano Partiti, Associazioni e Comitati. Se domando a me stesso, perciò, quanto sono soddisfatto, mi dico che sono indubbiamente molto contento. Aggiungo, perché non mi piace di nascondermi dietro un dito, che sì, lo so, qualcuno mancava, ma aveva evidentemente torto. Un torto che si è toccato con mano dopo l’intervento di Gennaro Di Paola, uno degli ultimi partigiani combattenti delle Quattro Giornate. Mentre reggevo il megafono e lo ascoltavo, orgoglioso di essere lì con lui, ho capito che oggi in piazza c’erano le tre dimensioni della storia e della vita: il passato, senza del quale non esiste presente, il momento  che viviamo e che ci impegna di fronte alle generazioni che verranno. Non mancava, quindi, il futuro. Quello che in politica si costruisce assieme agli altri. In questo senso – lo dico senza intenti polemici – chi non ci ha creduto, farà bene a riflettere.

Numerosi, d’accordo, e rappresentativi, ma alla fine dove pensate di andare? Diciamocelo chiaro: se la legge passa, avete perso tempo.
Questa conclusione mi pare sinceramente frettolosa e sarei più prudente. Che la legge passi nessuno può dirlo sin da ora con sufficiente certezza e il compito di tutti i cittadini decisi a difendere la democrazia è lottare perché non passi. Noi la democrazia non l’abbiamo trovata per strada, l’abbiamo ereditata dal sacrificio di uomini e donne come Gennaro Di Paola, sacrificio che per molti è giunto al limite estremo della vita. Il compito che abbiamo oggi è quello di lottare per difenderla, perché un sussulto di coscienza pentita induca qualcuno dei “nominati” accampati nel Senato a farla cadere. Non staremo però con le mani in mano ad aspettare. Un movimento che ha come sua ragione fondante la Costituzione, non può accettare che sia calpestata senza reagire.

Che significa questo in concreto?
Significa che il fuoco che si accese nel Paese alla vigilia del Referendum del 4 dicembre scorso non si è spento, cova sotto la cenere e aspetta solo un vento forte che lo ravvivi. Bene. Noi saremo quel vento e cercheremo di riaccendere l’incendio. Poi si vedrà. Chi è caduto sul Referendum, quando riteneva di essere fortissimo, non è imbattibile come pensa. Probabilmente è molto più debole di quanto creda. Imporranno l’ammucchiata? Ripeteranno l’imbroglio del Nazzareno? Tenteranno di portare al governo il razzismo di Salvini? Se ci proveranno ragioneremo sulla sfida e cercheremo una risposta politica.

Che intende per risposta politica?
E’ presto per dirlo, ma ci sono dati di fatto da cui partire. Esiste una bandiera, la Costituzione, e c’è un programma che nessuno deve scrivere, è già scritto nella Costituzione stessa e nella coscienza della stragrande maggioranza delle popolazione. Aggiungo, ma è una mia posizione personale, che, qualora la battaglia diventasse quella che si combatte sull’ultima spiaggia, una battaglia “pro aris et focis”, noi abbiamo anche un leader.

Vuole essere più chiaro?
Non ho la sfera di cristallo e non prevedo il futuro. Dico solo che di fronte all’estrema arroganza, di fronte a questa autentica violenza golpista, quella bandiera non aspetta altro se non una mano che la sollevi. Mi dica lei – e mi perdoni se stavolta la domanda la faccio io – cosa potrebbe accadere se il popolo del Referendum intuisse la possibilità di un voto contro l’ammucchiata Renzi Berlusconi, un voto alternativo su  pochi punti nodali: via la “Buona scuola”, ritorno all’articolo 18, abolizione del pareggio di bilancio e del fiscal compact inseriti a tradimento nella Costituzione, niente patto di stabilità e una politica estera ispirata a un solo principio: nessun rifiuto di sottostare alle “regole” di Bruxelles a condizione che esse non siano in contrasto con la Costituzione delle Repubblica italiana.

E la Merkell accetterebbe?
Non avrebbe scelta, perché la Costituzione tedesca su questo punto è tassativa: nessuna regola europea si può imporre ai tedeschi contro la loro Costituzione. E allora è evidente: nemmeno la Merkell può chiedere all’Italia ciò che la Merkell stessa non oserebbe mai chiedere alla Germania.

Prossime tappe?
Le ho disegnato un percorso. Lo seguiremo. Lei segua noi.

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Ecco, nelle parole della mia amica Marcella Raiola, l’Italia ipocrita dei benpensanti, che condanna scandalizzata i “violenti” e assolve i violentatori:

ego te absolvo«Ora, dunque, i giudici non solo pretendono, a quanto leggo, di stabilire quanto il comportamento della vittima abbia “giustificato” lo stupro, ma anche di fissare e riscontrare oggettivamente una fenomenologia stereotipata e standardizzata della reazione all’atroce offesa: senso di sporco, grida avvertibili da almeno 500 metri, pianto dirotto e via imponendo, azzerando la personalità delle singole donne, negandone l’individualità, la storia personale, il carattere, il grado di sensibilità; facendoci, insomma, “tutte uguali”, come prescritto dalla peggiore istanza e formula del maschilismo più brutale.
Capisco che la legge abbia bisogno di contrassegni e di evidenze, per mandare in galera qualcuno, anche se mi pare che solo per i casi di stupro venga tirata fuori e applicata tutta la più cavillosa e garantista casistica di giudizio, in un paese dove solitamente la giustizia fa acqua da tutte le parti e va in prescrizione di tutto, ma giudico quest’altra incredibile sentenza come uno stupro giudiziario a tutte noi e alla dettagliata, stratificata narrazione delle violenze patite, alla riflessione, cioè, sul vissuto violento, che ha spesso individuato nella rimozione e nell’ostentazione ostinata e fiera di autocontrollo alcune delle forme del rigetto di un atto devastante, e di recupero del sé perduto. Il bipede che l’ha fatta franca ha violentato una donna già vittima di abuso da parte del padre, il che imponeva ai giudici ben altro percorso ricostruttivo e analitico. Auguro a chi ha fatto della legge la copertura “civile” della peggiore sopraffazione di incorrere nello stesso giudizio e di sperimentare sulla propria pelle la perversione del diritto».

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Centro Studi per cesp_medium_mediumla Scuola Pubblica
Viale Manzoni, 55 – 00185 Roma
tel. 06/70452452 fax 06/772060600
sede di Napoli:
Vico della Quercia, 22 – 80134 Napoli
tel./fax 081/5519852 – mail: cespnapoli@libero.it

 

Corso nazionale di Formazione per il personale DOCENTE ed ATA della Scuola pubblica statale

Scuola e Costituzione. La legge di revisione costituzionale del 15 aprile 2016

MARTEDI’ 22 NOVEMBRE 2016
Ore 9,00 – 18,30
Sala Nugnes del Consiglio comunale di Napoli – via Verdi, 35 – Napoli
Ore 9.00 – 13.30

Educazione alla Costituzione e leggi di revisione costituzionale
Coordina i lavori Francesco AMODIO, Vicepresidente CESP.
Ore 9.00 – Registrazione dei partecipanti

Ore 9.15 – Ludovico CHIANESE. Docente di Storia e filosofia: Storia della Repubblica e revisioni della Carta costituzionale.
Ore 10,00 – Elena CIOTOLA, Ferdinando GOGLIA. Docenti di Lettere nella Scuola Media: Insegnare la Costituzione alla Scuola Media. Dalla Carta del 1947 alla revisione del 2016.
Ore 10,45 – Camilla AIELLO, Insegnante di Scuola Elementare (a cura di):
Cittadinanza e Costituzione nella Scuola primaria: Come affrontare il tema della revisione
costituzionale.
Ore 11,30 – Marcella RAIOLA, Docente precaria di Lettere classiche, dottoranda presso l’Università
Parthenope di Napoli: La legge 107 e la “Scuola della Costituzione”.

Ore 12.15 Dibattito – Ore 13.30 – 15.30 Pausa
Ore 15.30 – 18.30

La Costituzione repubblicana e il referendum del 4 dicembre. Le ragioni del NO: discussione pubblica

INTERVENTI:
Luigi DE MAGISTRIS, Sindaco di Napoli
Massimo VILLONE, Costituzionalista
Sandro FUCITO, Presidente del Consiglio comunale di Napoli
Giuseppe ARAGNO, Storico
Piero BERNOCCHI, Portavoce nazionale COBAS

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento di tutto il Personale della scuola (D.M. 25/07/06 prot.869 e CIRC. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06).La partecipazione ai Convegni e seminari organizzati dall’associazione dà diritto, ai sensi degli artt. 63 e 64 del CCNL 2006/2009, all’ESONERO DAL SERVIZIO.

Sarà rilasciato ATTESTATO

Info: 0815519852 Iscrizione: cespnapoli@libero.it

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Due giorni di confronti sui temi più attuali e scottanti nel magico contesto del Cortile di Santa Chiara.

DEMOS
le radici della politica

confronti:
#LaScuolaBuona
pubblica, laica e.. sfiduciata?

mercoledì 8 luglio ore 18.30

Intervengono:
Maurizio Tiritticco / ispettore tecnico
Giuseppe Bagni / Presidente Cidi
Salvatore Pace / dirigente scolastico
Marcella Raiola / rete scuole Lip
Tiziana Mazzeo / precari terza fascia

modera:
Annamaria Palmieri / Assessore all’ Istruzione del Comune di Napoli
 

La sfida di Atene, l’Europa nasce con i suoi popoli
così può nascere l’Europa
giovedì 9 luglio ore 18.30

intervengono:
Dimitri Deliolanes / giornalista autore de “La sfida di Atene”
Argiris Panagopoulos / Syriza
Geppino Aragno / storico e attivista politico
Marco Sarracino / segretario Giovani Democrtici – Napoli
Pippo Civati / Possibile
Luigi de Magistris / Sindaco di Napoli

modera:
Emiliana Cirillo / giornalista

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Omaggio a chi lotta

Pochi o molti, ci siamo, Marcella. Tu, soprattutto, che vali per mille. Pochi o molti ci siamo, come un dito puntato contro chi non c’è, ma ci critica. Pochi o molti ci siamo e chi è andato per mare di notte, quando c’è burrasca e non sai come tener ferma la Copia di 020420154646barra, sa che la piccola luce lontana di un porto è un grandissimo faro e nessuno si permette di dire che è un lumicino.
Pochi o molti siamo e senza parlare noi poniamo domande agli assenti.

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Marcella Raiola. Mi rinfacciano…

Mi rinfacciano lo scarso numero di partecipanti alle iniziative del Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica, che è fatto da precari del Coordinamento Precari della Scuola di Napoli (CPS) e da docenti di varia provenienza e categoria, alcuni dei quali iscritti ai Cobas in quanto fermamente contrari agli INVALSI e scesi in piazza, le prime volte, contro questi test grazie agli scioperi indetti dal suddetto sindacato di base, rispetto al quale i precari della Scuola di Napoli sono assolutamente autonomi e che, d’altro canto, considerano amici carissimi, fieri e integerrimi, capaci di grandi e generosi sacrifici per il conseguimento dei comuni obiettivi. Mi dicono “Menomale che stai facendo questo dal 2008!”. Posso anche accettare la critica, anche se rispondo che è del tutto incongrua, perché la sottoscritta è una precaria scesa in piazza per necessità, non una “leader” con la missione di fondare movimenti o partiti di massa! Non posso accettare, però, il semplicismo sotteso a queste affermazioni, perché il semplicismo è la cifra dei nostri avversari, e se ci mettiamo sulla stessa linea, credo che abbiamo già perso! Anzitutto, direi che PROPRIO perché le lotte vanno avanti dal 2008 siamo logori e logorati, e la gente è disillusa; le adunate oceaniche le abbiamo fatte dal tempo di Berlusca, e nessuno ci crede più. In ogni dibattito politico serio, oggi, si parla della mancanza di quella “cerniera politica” che trasformi il grido di piazza in provvedimenti, in atteggiamenti, in ostruzionismi, in dialettica parlamentare, per chi ci crede. Abbiamo avuto i nostri momenti di gloria, per chi non lo sapesse perché ci vede solo ora che siamo ridotti a poca cosa… Il 30 ottobre del 2010 abbiamo portato a Napoli 8000 persone da tutta Italia, con il corteo “VOGLIAMO UN’ERUZIONE DI PUBBLICA ISTRUZIONE!”… Bei tempi, erano: tempi di speranza in un cambiamento imminente, di speranza nella costituzione di una Syriza italiana che potesse arginare la deriva neoliberista (come se il corpo sociale dovesse “naturalmente” arrivare ad esprimere, dal suo interno, una contromisura, così come un fungo spunta sul muschio e dall’umido). Sono passati, invece, senza che si riuscisse a riarticolare la dialettica politica. Non solo. Se anche, al posto mio, ci fosse stato un grande talento politico, una persona capace di aggregare, si sarebbe di certo arresa di fronte alle spaccature tra microcategorie di precari che il governo ha alimentato a suo vantaggio e che i precari hanno fomentato, da veri allocchi. Infine, il “gradimento” espresso online è pur sempre indice di una adesione (che purtroppo continua a mancare in piazza), e mi pare che le nostre iniziative siano apprezzate, al pari dei materiali che produce il gruppo, e che non sono meno utili, per diffondere le notizie e le idee, delle piazzate. Io, invece, voglio RINGRAZIARE DI TUTTO CUORE TUTTI QUELLI, MAGARI POCHI, MA SICURAMENTE BUONI, CHE SONO VENUTI FINORA E CHE VERRANNO DOMANI A RAGIONARE E PROTESTARE CON NOI, VECCHI E NUOVI, DI RUOLO E PRECARI, ATA E STUDENTI, perché non è facile prendersi gli sberleffi della gentaglia per strada, perché non è facile resistere dieci anni a un attacco senza precedenti, perché non è facile esserci sempre, con passione. Grazie!

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Scusate il disturbo, ma il tema è serio: si tratta di Oronzo… ma pare che non si possa dire. La notizia su oknotizie è stata censurata. Cominciava così: uno stronzo come o…ronzo, c’era una foto di Profumo  e proseguiva tranquillamente, come la leggete, senza la foto e col titolo cambiato:

 Dopo aver letto la domanda della mia cara amica Marcella Raiola, per favore, provate a dare una risposta anche a questo mio angosciante quesito: come hanno fatto i professori a non accorgerci che tra gli alunni avevano anche un o…ronzo come Profumo?

HO VISITATO IL SITO SUL QUALE E’ POSSIBILE SIMULARE IL TEST “PRESELETTIVO” DEL CONCORSO DESTINATO A DOCENTI GIA’ ABILITATI E IN SERVIZIO DA ANNI: ECCO UNO DEI QUIZ:ORONZO STA BEVENDO UNA BIRRA… DA QUESTA AFFERMAZIONE SI DEDUCE CHE:
a) ORONZO E’ COSTRETTO A BERE UNA BIRRA
b) A ORONZO PIACE IL VINO
c) A ORONDO NON PIACE LA BIRRA
d) ORONZO QUALCHE VOLTA BEVE BIRRA…

DIO MIO… COME ABBIAMO POTUTO INSEGNARE, FINORA, SENZA SAPERE COME SI ‘MBRIACA ‘STO STRONZO DI ORONZO??????

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L’esaltazione dei “giovani docenti” da assumere come rimedio all’inefficienza biologica dei vecchi ha le tinte fosche di un occulto razzismo. Forse per questo ho ascoltato con rabbia impotente le parole che desidero condividere con chi avrà voglia di leggere e ascoltare. E’ un messaggio che non giungerà certo ai “tecnici scienziati politici” cui sono rivolte, ma questo è il male minore. Monti, Profumo e compagni sono figli di una sorta di impalpabile sospensione della democrazia, realizata grazie a un ex comunista, ormai sacerdote del neoliberismo, e ad un patto scellerato tra maggioranza e opposizione, apertamente fuse in maggiominoranza nel tradimento del mandato elettorale. Condividendole, dirò fino in fondo ciò che penso: credo che un paese – e scrivo apposta con la minuscola – un paese che non sente la gravità dei colpi inferti alla scuola, estremo baluardo di civiltà contro la barbarie che incombe, meriti il peggio. Sì, credo proprio che meriti il peggio e lo scrivo a futura memoria. Credo anche che l’assenza dei mille movimenti che rappresentano poco più di se stessi dal terreno su cui i precari della scuola lottano da anni assuma, a questo punto, la dimensione sciagurata della diserzione o peggio ancora, della complicità. Attorno agli insegnanti cacciati dalla scuola con motivazioni che assumono toni da propaganda totalitaria, si sarebbe dovuto far quadrato subito. E’ accaduto il contrario, i docenti precari, come del resto gli studenti, hanno portato in ogni lotta la loro bandiera, ma sono stati sempre lasciati soli. Troppo borghesi, forse, per i rivoluzionarissimi che attendono le barricate per mostrare chi sono. Vorrei sbagliarmi, ma temo che quella dei docenti sia una solitudine che pagheremo tutti. Battuta la scuola, ogni partita sarà persa. Un popolo di ignoranti non solo si lascia ridurre in servitù, ma ringrazia i padroni.
Il messaggio di Marcella Raiola merita una rispettosa lettura e un attento ascolto. Chi è interessato, clicchi e leggerà:

Fuoriregistro” 29 agosto 2012

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 E’ cominciata così, con gli auguri di buone vacanze indirizzati dal Prof. Profumo al personale docente, a studenti, genitori, ricercatori, impiegati del personale amministrativo, tecnico e ausiliario e infine ai dirigenti. Al prof. Profumo è sfuggita evidentemente in questi mesi la portata, la qualità e lo spessore del dissenso che l’ha accompagnato passo dopo passo, errore dopo errore, imposizione dopo imposizione, in un’esperienza che si è segnalata soprattutto per i limiti culturali e l’autoritarismo.
Profumo stranamente non ha sentito il disagio insopportabile e l’inimicizia profonda di buona parte del mondo a cui ha rivolto gli auguri. Non così avventata è stata, andando in vacanza, la sua collega Fornero, che non si è azzardata a inviare i suoi auguri a pensionati e lavoratori massacrati. Profumo, invece sì. Dopo aver abbandonato al loro destino studenti, genitori e docenti, smantellando quel tanto che ancora si teneva in piedi della scuola e dell’università, il ministro ha avuto la malaccorta arroganza di firmare i suoi auguri di buone vacanze.
Val la pena leggere la sua lettera e poi dare dare uno sguardo alle reazioni che ha scatenato.

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Cari studenti, cari insegnanti e professori, cari ricercatori, cari genitori, cari impiegati del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, cari dirigenti.

Prima della breve pausa estiva desidero condividere con voi alcune riflessioni su questi mesi passati, così densi di impegno e di duro lavoro quotidiano per la salute e l’ammodernamento del nostro sistema formativo e della ricerca, così come su quelli che ci aspettano alla ripresa autunnale, che saranno senz’altro intensi ma che possono nondimeno, se tutto il nostro sforzo sarà collettivo, rivelarsi perfino entusiasmanti.
In questi mesi ho infatti potuto toccare con mano la forza di questa grande comunità, il suo grande giacimento di risorse interiori fatte di generose disponibilità e di grandi slanci, la sua capacità di contribuire in modo determinante alla formazione dell’identità nazionale. Ricordo in particolare due momenti tra i tanti importanti: il centocinquantenario dell’unità nazionale, dove la scuola italiana ha mostrato la sua centralità anche nelle celebrazioni, e i tragici fatti dell’attentato alla scuola Falcone-Morvillo di Brindisi, dove la giovane vita di Melissa è stata innaturalmente stroncata e altre fra le sue compagne hanno sofferto e stanno ancora soffrendo. L’unità che il Paese ha potuto sperimentare in quei momenti costituisce al contempo un monito per i suoi detrattori e una ricchezza per tutti noi, anche se il mio pensiero non cessa di andare a chi ha visto la sua vita sconvolta in un luogo che dovrebbe essere di serenità e di impegno verso il futuro.
Ed è al futuro che voglio dunque invitarvi a guardare, oggi nel momento del riposo come domani in quello della ripresa. Tutto il ministero, a cominciare dai direttori e dai dirigenti impegnati negli uffici centrali e periferici, così come con eguale convinzione e sforzo tutti i funzionari e i lavoratori che collaborano con la nostra azione, è infatti dentro questo sforzo da molti mesi. Lo dimostra il successo avuto per esempio dalla modernizzazione delle procedure per la maturità, che per un momento hanno unito nell’orgoglio di essere italiani e parte del mondo della scuola centinaia di migliaia di persone. A tutti voi va la mia personale gratitudine ed un augurio di serene festività, oltre che il ringraziamento dell’Italia.
La ripresa autunnale non sarà del resto priva di sfide. Il nostro programma di azione nei prossimi mesi è quasi temerario, se si pensa alle fragilità del nostro Paese. Eppure sono certo che esso è alla nostra portata. Troppo spesso infatti le fragilità italiane sono invocate come alibi e non, invece, usate come stimolo a fare di più e con maggior impegno. E’ nella storia del nostro Paese sia la prima sia la seconda possibilità. Noi scegliamo la seconda!
Del resto, non partiamo da zero. Alcune azioni sono state già impostate. Per esempio, il nuovo sito Universitaly, che mette a disposizione le informazioni sempre aggiornate su tutti i percorsi di studio in Italia. Così come il sito Scuola in chiaro arricchito di nuove informazioni. Saranno anche disponibili dati sul mercato del lavoro ed in particolare sulla domanda delle aziende in modo da collegare meglio formazione e lavoro. Una accelerazione importante avrà anche il piano di innovazione digitale nella scuola, che vedrà anche un primo passo verso la costruzione di un ambiente assai ambizioso e innovativo: una “nuvola della scuola”. Un ambiente non solo di contenuti digitali ma anche di spazi personali e sociali.
Il processo di innovazione vedrà poi un deciso impulso alla “dematerializzazione” dei processi, eliminando progressivamente la carta e facilitando in questo modo le iscrizioni, che dal prossimo anno si faranno solo online, così come tutti i processi amministrativi, l’archiviazione e la gestione documentale delle scuole e di tutto il Ministero.
Lo possiamo progettare e fare perché i lavoratori pubblici sono una risorsa preziosa del paese e non certo un ramo secco da tagliare, capace – spesso in condizioni di lavoro assai difficili – di grande spirito di servizio e perfino di sacrificio. Per questo ho deciso di programmare molto presto un nuovo concorso per insegnanti: perché è giusto ed anzi necessario per la salute di tutto il sistema formativo che anche le generazioni più giovani possano dare il loro insostituibile ed originale apporto alla formazione dei futuri italiani. Una scelta che ha molto pesato nella mia decisione di sbloccare il sistema di reclutamento anche nel sistema universitario, con il varo qualche settimana fa dell’abilitazione nazionale. Insomma, stiamo lavorando ad una scuola e ad un sistema di formazione e di ricerca al passo con i tempi e capace di primeggiare in Europa e nel mondo, non solo come già accade per casi individuali ma anche per la complessiva forza stessa del sistema.
Si tratta di una sfida ardua ma alla nostra portata. Perché quando siamo capaci di unirci siamo davvero un grande paese. E allora nulla ci è precluso.
Buone ferie
Francesco Profumo”

Troppo, per non provocare risentite risposte. La prima, bella e pienamente condivisibile, è venuta dal precari della scuola. E non poteva mancare.

Signor Ministro,

I Precari della Scuola, docenti, amministrativi, ausiliari e anche studenti, visto che il loro iter educativo è stato vieppiù precarizzato dall'”epocale” controriforma basata sulla falcidie di posti di lavoro e materie portanti che è stata attuata dall’arrogante e incompetente Gelmini, da Ella molto ammirata, sono spiazzati e si sentono francamente insultati dal Suo impudente e incredibile “augurio” di buone vacanze, ulteriore contrassegno della siderale distanza esistente tra la percezione ministeriale, deamicisianamente stucchevole ed irenistica, della vita scolastica attuale e prefigurabile, e la percezione drammaticamente sofferta e conflittuale che della Scuola hanno i precari, che da anni ci lavorano con passione in condizioni estreme, e che stanno profondendo tutte le loro energie nello sforzo di scongiurare la deriva privatistica e la rifunzionalizzazione antidemocratica di una Istituzione cruciale per i destini del paese, che gli ultimi governi, del tutto indifferenti ai valori della cultura e incapaci di riconoscerne la peculiare “produttività”, hanno avuto l’ardire di degradare a “servizio”.
Controbattere alle Sue affermazioni allegramente parenetiche e alle Sue rosee prospettazioni significherebbe costringerLa ad uno sforzo troppo prolungato e articolato di analisi e di meditazione, se non altro in ragione del fatto che parlare di futuro come se il passato non concorresse a ispirarne e condizionarne la costruzione è già di per sé un assurdo storico e teoretico.
Ci limitiamo, perciò, alla sola intestazione della sua surreale letterina, che a noi suona già come una provocazione. Vorremmo infatti sapere a quali studenti Ella si rivolga quando dice “Cari studenti “: forse a quelli che l’hanno contestata in diverse sedi e che sono scesi in piazza cento volte, sfidando i Suoi manganelli, per protestare contro l’azzeramento del diritto allo studio? O a quelli che quest’anno si sono visti aumentare le tasse regionali del 120% e che Ella ha insultato e ferito, in Sicilia, pochi giorni fa, attribuendo esclusivamente a loro, in quanto “fuoricorso”, il tracollo di un’Università piagata dal baronato, vergognosamente depauperata, ridotta ad un laureificio seriale e vanificata, nella sua azione, da una società sempre meno disposta ad accogliere personale altamente qualificato, trovando più comodo e funzionale brutalizzare i lavoratori e farli morire precari?
E a quali insegnanti e professori si rivolge quando dice “Cari insegnanti e professori”, di grazia? A quelli di ruolo, che rischiano di tornare, a settembre, in una scuola violentata e balcanizzata dalla Legge “ex Aprea”, il cui passaggio proditorio abbiamo scongiurato con le nostre recentissime proteste, che si configura come strumento-cardine della dissoluzione di quell’unità d’Italia tanto celebrata a chiacchiere e che esautora i docenti, riducendoli a burattini ricattabili da presidi-padroni e da privati finanziatori abilitati anche ad espropriarli della dignità professionale, stabilendo quali argomenti trattare e quali no, allo scopo di creare non più cittadini consapevoli, ma perfette macchine da sfruttamento aziendale?
Oppure si rivolge a noi precari, decrepiti quarantenni da spazzar via per far posto a quei “giovani” tenuti tuttavia con tracotanza e per prudenza fuori da tutti i palazzi del potere; a noi, che siamo inseriti in Graduatorie faticosamente scalate che Ella vuole capricciosamente e irresponsabilmente “sparigliare” con un concorso che violerebbe qualunque norma giuridica sui diritti acquisiti e che cozza contro il più elementare buon senso?
Noi siamo sgomenti e restiamo davvero basiti, non solo nel constatare l’illegittimità, la pericolosità e l’inconsistenza delle motivazioni che La inducono ad annunciare, nelle condizioni in cui i governi dal ’97 ad oggi ci hanno messo, un nuovo concorso (troviamo sia permeato di pericolosissimo razzismo eugenetico l’assioma assurdo che un “giovane” sia necessariamente portatore di valori e metodi “innovativi”!), ma anche nel rilevare l’assoluta strafottenza che Ella ostenta rispetto alle tremende falle e ai feroci limiti che hanno caratterizzato i sistemi di reclutamento fin qui posti in essere per “fare cassa” sulla precarietà, di cui non dobbiamo essere e non saremo certo noi (questo glielo promettiamo senz’altro!), a pagare definitivamente lo scotto, facendoci da parte in silenzio dopo anni e anni di attesa, di esperienza maturata, di dolore patito nel lasciare in sospeso, per violenza istituzionale, il dialogo appena instaurato con i nostri studenti e di furto legalizzato delle nostre spettanze.
A chi dice “Cari genitori “, poi? Alle madri-maestre licenziate e rispedite a fare le casalinghe perché surroghino quel welfare che il permanere dei privilegi di pochi speculatori rendono “insostenibile”? Ai genitori che si sono visti tagliare il tempo pieno e che sempre più sono costretti a iscrivere i loro figli nelle costose scuole private del pensiero unico? Alle madri e ai padri degli alunni disabili buttati fuori dall’aula-Taigeto quando vengono “somministrati” alle classi i velenosi e stolidi quiz dell’odioso e odiato Invalsi, rigettati dai loro stessi creatori per la loro inefficacia e da voi adottati a dispetto dell’opposizione strenua di docenti e famiglie?
E a chi si rivolge, ancora, quando dice “Cari impiegati del personale amministrativo, tecnico e ausiliario”? Ha forse dimenticato che la spending review, da Ella certamente approvata con quell’alto senso di responsabilità che vi impegna moralmente a scaricare i costi della crisi sui più deboli e a massacrare il settore pubblico, obbliga i docenti inidonei e i tecnici a svolgere le mansioni degli amministrativi, che restano, così, senza lavoro?
L’avete chiamata “riconversione”… ricorda? E’ quell’infamia con cui si equipara il lavoro di operatori scolastici specializzati a quello di fungibili lavapiatti! 10.000 docenti, “in esubero” per i tagli pregressi, andranno ad insegnare materie che non conoscono e 4000 docenti circa, gravamente ammalati, saranno costretti a improvvisarsi segretari!
E tutto questo mentre si parla, con retorica melensa ed “efficientista”, di merito e di competitività! Quindicimila lavoratori tutelati dalla legge e dalla Costituzione verranno barbaramente umiliati e defunzionalizzati per raggranellare 200 milioni di euro, cioè poco più del costo di un solo maledetto bombardiere F-135!
Non staremo a rimarcare, per noia e per stanchezza, la fallacia e vacuità della Sua puerile fede nella biunivoca corrispondenza tra informatizzazione e “ammodernamento”: Le ricordiamo che anche le immagini pedopornografiche viaggiano, oggi, attraverso i “dematerializzanti” canali telematici, e La sfidiamo a sostenere che anche in questo caso siamo di fronte ad una “modernizzazione”!
Anche noi Le auguriamo buone vacanze, Signor Ministro, senz’ombra di ironia, dal fondo della nostra angoscia crescente. Le auguriamo un periodo di riflessione profonda sulla devastazione e sui molteplici guasti che l’estensione indebita, alla Scuola, del modello produttivo mercantilistico sta generando, compromettendo l’organicità strutturale del sistema scuola e rinnegando la finalizzazione disinteressata, umanistica e civica dei processi educativi, cioè mettendo fortemente a rischio l’unità del paese, l’uguaglianza costituzionalmente sancita tra cittadini e, in prospettiva, la pace nazionale.
Le suggeriamo di fare letture proficue, magari di rileggere i passi in cui Quintiliano, primo professore di “Stato”, elogia la scuola pubblica e ne illustra i vantaggi rispetto alla privata, o di rileggere quel passo del Siddharta di Herman Hesse in cui il protagonista dimostra concretamente, a un imprenditore, quanto una superiore cultura filosofica e umanistica “implementi” anche il guadagno materiale, consentendo di anticipare intuitivamente le reazioni dei partner d’affari,
oppure ancora di leggere qualche libro-testimonianza di Erri de Luca, scugnizzo assurto al rango di osservatore acuto e geniale delle dinamiche del vivere e dell’essere grazie alla Scuola della Repubblica, a quella Scuola statale che, tra le sue mura, come egli ha scritto, ha fatto “il pari ” dal dopoguerra a oggi, emancipando chi altrimenti sarebbe rimasto eterna vittima del fattuale e brutale “dispari ” economico-sociale.
Noi precari in vacanza non ci andiamo, in massima parte: molti di noi non possono permetterselo; altri non hanno il coraggio né l’animo predisposto ad andarci, pensando che, dopo anni di abnegazione e di insegnamento nonostante tutto gratificante, di aggiornamento a proprie spese e di sacrifici personali e familiari, non riusciranno ad entrare in classe, forse mai più; altri ancora sono alle prese con la pianificazione laboriosa ed estenuante delle necessarie azioni di contrasto al progetto governativo di smantellamento totale della Pubblica Istruzione, surrogando la quasi inesistente opposizione parlamentare.
Auspichiamo che Ella, Signor Ministro, che può godersele senza ansie né timori, torni dalle Sue serene vacanze con un minimo di pudore e con un massimo di dovuta resipiscenza.

I Precari Uniti contro i tagli.

Se è probabile che il ministro dei quiz non abbia capito molto della colta, appassionata e politicamente articolata risposta dei precari, non ci sono dubbi che l’anonimo commento dedicato da Tuttoscuola all’intervento dei precari somigli molto alle infauste veline del Minculpop:

L’ottica è quella della corporazione che si difende
Quei contro-auguri dei precari al ministro
.

Una lunghissima lettera aperta, genericamente firmata ‘I precari uniti contro i tagli’, fa i contro-auguri di Ferragosto al ministro Francesco Profumo facendo la summa di tutte le critiche mosse all’attuale titolare del Miur dall’ala più militante e ideologizzata del mondo del precariato scolastico.
Il ministro è intanto accusato di aver implementato la “epocale controriforma” attuata dalla “arrogante e incompetente Gelmini, da Ella molto ammirata”, ragione per cui i precari “sono spiazzati e si sentono francamente insultati dal Suo impudente e incredibile augurio di buone vacanze, ulteriore contrassegno della siderale distanza esistente tra la percezione ministeriale, deamicisianamente stucchevole ed irenistica, della vita scolastica attuale e prefigurabile, e la percezione drammaticamente sofferta e conflittuale che della Scuola hanno i precari, che da anni ci lavorano con passione in condizioni estreme”.
Ma fin qui, se si prescinde dal carattere colto-ridondante del linguaggio (le affermazioni del ministro sono definite ‘parenetiche’, ‘surreali’, e compaiono citazioni di Erri De Luca e di Siddharta), non si è lontani dalle critiche che anche altre organizzazioni muovono alla linea del governo. In più i ‘precari uniti contro i tagli’ mettono una visione del ruolo della scuola pubblica totalizzante, ostile a ogni innovazione di carattere organizzativo-amministrativo (il ddl Aprea è definito “strumento-cardine della dissoluzione di quella ‘unità d’Italia’ tanto celebrata a chiacchiere e che esautora i docenti, riducendoli a burattini ricattabili da presidi-padroni e da privati finanziatori”), e frontalmente avversa alla valutazione di sistema che attraverso i “velenosi e stolidi quiz dell’odioso e odiato Invalsi” pretende di sostituirsi alla valutazione dei docenti.
Ma soprattutto i precari, o almeno quelli che si riconoscono nelle posizioni espresse in questa lettera di contro-auguri, sono assolutamente contrari ai concorsi aperti ai giovani aspiranti insegnanti: a chi si rivolge il ministro quando scrive ‘cari insegnanti’? Forse “a noi precari, decrepiti quarantenni da spazzar via” per far posto ai giovani? “A noi, che siamo inseriti in Graduatorie faticosamente scalate che Ella vuole capricciosamente e irresponsabilmente ‘sparigliare’ con un concorso che violerebbe qualunque norma giuridica sui diritti acquisiti e che cozza contro il più elementare buon senso?”
Per le argomentazioni addotte, come si vede, questo movimento non può che essere definito ‘corporativo’ in senso tecnico: ostile alle innovazioni, al mercato, all’ingresso di nuove leve (e nuove idee), come lo furono altre corporazioni nella storia. Ma per fortuna, vorremmo aggiungere, persero tutte.

Nemmeno il tempo di rimediare e due risposte, una diretta e l’altra indiretta sono giunte al ministro e ai suoi difensori d’ufficio:

Gent.mi Operatori del sito Tuttoscuola

Sono Marcella Ràiola, docente di Lettere classiche (classe di conc. A052, latino e greco al triennio di quel che resta del liceo classico e materie letterarie, latino e greco al ginnasio), precaria da dieci anni e in servizio come supplente dal 2002 nei licei della provincia di Napoli.
Sono l’autrice della risposta agli auguri del Ministro Profumo, firmata, per sintesi, “Precari Uniti contro i tagli” – che non è il nome di una “corporazione” ma di uno dei tanti gruppi facebook creato dai precari e dai docenti per dibattere di quelle riforme che ci cadono addosso di continuo e che stanno devastando la scuola – in quanto i colleghi in lotta e in piazza con me da cinque anni, condividendone tono e contenuti, hanno espresso la volontà di aderire al documento, corroborandone, così, le tesi e le posizioni.
Il Vs. commento alla mia lettera, astioso e accusatorio, palesa lo stesso fastidio per la cultura “alta” e per l’argomentazione retoricamente curata e logicamente serrata che si riscontra negli appartenenti a certe sétte i quali vedono (e giustamente) nella cultura e nell’emancipazione un pericolo mortale per la sussistenza e l’accettazione acritica dei propri dogmi, sicché direi che proprio il Vs. atteggiamento può essere a buon diritto definito, “tecnicamente”, come piace a Voi, “corporativo”!
Che reato si commette, poi, nel servirsi della cultura, della letteratura, della grande arte, insomma, come puntelli del proprio discorso? Non voglio credere, dato che svolgete una delicata funzione, sia pure in una posizione antitetica rispetto alla mia, che apparteniate a quella cerchia di persone semplicistiche, allergiche al dubbio e al confronto che considerano la cultura una dotazione da saccenti, un prodotto del temibile demone rosso dell’ideologizzazione oppure una frivola chiacchiera da salotto… Sarebbe assai triste, in verità!
I docenti precari non sono un partito né difendono interessi personali e privati, ma un bene comune e valori costituzionali quali la libertà d’insegnamento sancita dall’art. 33 della Cost., la laicità, il pluralismo delle posizioni e le pari opportunità, parimenti previste e difese da quella stessa Carta fondativa che i “modernizzatori” del sistema a Voi tanto graditi stanno trasformando in carta straccia, accanendosi in particolare sull’istituzione che ha garantito, appunto, quel po’ di mobilità sociale che l’Italia, malgrado tanti ostracismi corporativi veramente nocivi alla vita democratica, ha potuto e voluto sperimentare.
Quanto al misoneismo (Oh! Scusi: ho usato un altro parolone! E’ che quando andavo a scuola mi hanno persuaso che avere tante parole significa avere tante risorse in più e che le parole sono tutte uguali: basta usarle nei contesti giusti!) che ci imputate, con riferimento al concorso, Vi invito serenamente a considerare quanto vecchia e usurata sia la formula ministeriale del concorso, che apre la via a giochi clientelari, a nepotismi e ingiustizie di ogni genere, come dimostra la recente clamorosa vicenda del concorso a preside e, insieme, a valutare con obiettività la nostra posizione: siamo vincitori di più di un concorso e, nel 90% dei casi, detentori di titoli post-lauream (dottorati di ricerca, corsi di perfezionamento, masters); siamo nel pieno della maturità esistenziale e professionale; abbiamo garantito il funzionamento della scuola per più e più anni, in attesa della stabilizzazione; abbiamo consentito allo Stato di risparmiare, sulla nostra pelle e su quella degli alunni, privati della continuità didattica, migliaia di euro all’anno.
Vi pare decente costringere dei 40enni umiliati da anni e anni di precariato a “rigiocarsi” alla lotteria del concorso il posto che spetta loro di diritto e per legge, adducendo come giustificazione la sola, opinabile e assurda idea che bisogna “svecchiare” una scuola che intanto, paradossalmente, trattiene fino a 67 anni i docenti sulla cattedra, per non pagare loro la pensione?
Non hanno dunque alcun valore, per Voi, di fronte alle presunte “magnifiche sorti e progressive” additate da un ministero che ha tagliato 8 miliardi all’istruzione, i diritti acquisiti, la Giustizia, la coerenza logica e morale?
Qualcuno chiederebbe mai a un chirurgo con 10 anni di attività di rifare l’esame di anatomia e un test per stabilire quali siano le sue “attitudini” a stare in corsia? Come mai l’esperienza è un valore per tutte le categorie ed è un deterrente per i professori? Ve lo siete chiesti? Vi siete chiesti come mai solo per i prof. valga la “presunzione di ignoranza”? Vi siete chiesti come mai sugli scranni di questi signori politici che postulano lo “svecchiamento” della scuola non siede quasi nessuno che sia sotto i 55-60 anni?
Tra i “Precari uniti contro i tagli” ci sono moltissimi docenti “giovani”; Vi assicuro, che aborrono l’idea di salire in cattedra scavalcando colleghi illusi per anni e che, fortunatamente, sono tanto intelligenti da capire che la “giovinezza” non è affatto una garanzia di maggiore entusiasmo o preparazione a livello didattico, perché ci sono giovani retrivi e pigri e, viceversa, “anziani” dinamicissimi e sempre pronti ad aggiornare le proprie metodologie!
Quanto all’Invalsi e alla Legge Aprea, non ho bisogno di diffondermi, perché l’articolato della legge e il boicottaggio attuato da migliaia di docenti e studenti che quest’anno hanno rifiutato i quizzetti (pieni di errori) propinati loro, bastano a denunciarne la pericolosità e l’intento snaturante e destrutturante per la Scuola così come vogliamo continuare a percepirla e concepirla.
Nella “chiusa” del Vs. articolo avete auspicato che la nostra “corporazione” perda le sue battaglie. Non so come finirà la dura lotta che stiamo conducendo contro i mistificatori del senso dell’educazione, contro questi finti modernizzatori che fanno coincidere il progresso con uno sviluppo meramente economico e che chiamano “merito” la traduzione in modelli pedagogici asimmetrici e meccanizzanti dell’egoismo delle privilegiate èlites produttive; so per certo, però, che che la nostra eventuale sconfitta sarebbe una grave sconfitta per la vera “autonomia” e per la democrazia.
Grazie per l’attenzione riservata a me e ai Precari Uniti.

Prof.ssa Marcella Ràiola (Napoli)

Poco da replicare per il malaccorto anonimo, tanto più che a rincarare la dose è giunta a Profumo una replica che, al di là delle difese d’ufficio di veline e velinari, va agli atti e servirà agli storici domani. Si tratta di una lettera aperta, firmata dal gruppo de “L’università che vogliamo”, autore di un documente intitolato “Carta di Roma”, in cui si delinea un sistema formativo del tutto alternativo a quello promosso da Profumo. La lettera, sottoscritta da un folto gruppo di universitari, rafforzati da una valida pattuglia di docenti delle scuole pubbliche, smantella letteralmente l’accusa di “corporazione” mossa ai precari da “Tuttoscuola” e mostra quanto culturalmente valida e politicamente fondata e condivisibile sia l’opposizione al ministro Profumo e alle politiche per la formazione del governo Monti.

Lettera aperta a Francesco Profumo da “L’Università che vogliamo”

14 agosto 2012

Caro Ministro,
all’inizio della pausa estiva (per chi se la può permettere, e tra noi non tutti possono), vorremmo anche noi condividere alcune riflessioni con Lei.
Prendiamo atto del fatto che Lei abbia “potuto toccare con mano la forza di questa grande comunità” che è il sistema dell’istruzione pubblica italiana. Questa, però, non mostra “la sua centralità” solo in occasione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale, bensì lo fa tutti i giorni, nella sua dimensione ordinaria. Lo fa accogliendo i figli dei migranti che entrano nelle classi senza conoscere una parola di italiano; lo fa aiutando le persone diversamente abili; lo fa divulgando il sapere senza alcuna distinzione di classe, religione, sesso e lingua; lo fa all’interno di poche e sovente vetuste strutture, con poco personale, in condizioni di lavoro sempre più difficili, con stipendi inadeguati e tra l’indifferenza generale della politica.
Non è il caso, Ministro, di riempirsi la bocca con la retorica della patria. Una retorica ingannevole volta a rappresentare un’unità di intenti indotta la quale cozza con l’immagine che oggi l’Italia dà di se stessa: un paese iniquo che discrimina i suoi cittadini in base alla loro condizione di partenza; un paese che costringe quotidianamente chi fa parte del nostro mondo a una concorrenza deteriore cui riesce a fare fronte solo chi ha più le spalle coperte per adeguare le proprie speranze a un presente improbo.
Di fronte all’immagine di una pubblica istruzione vilipesa dalla chiusura degli istituti scolastici, offesa dalla perdita progressiva di importanza e di investimenti che il sistema del sapere pubblico subisce ciclicamente, noi non ci sentiamo in dovere di celebrare l’unità armonica della patria, quanto semmai di ripensarla. E non per quella che le potrebbe sembrare una malintesa volontà antinazionale, ma perché abbiamo la piena consapevolezza che non in questa armonia, bensì nella rivendicazione costante e puntuale dei nostri diritti – campo in cui Lei ci sembra debole – si cementano le migliori democrazie nazionali e le “patrie” più robuste. Gli intenti comuni, signor Ministro, non esistono per mera buona volontà, né per quella virtù taumaturgica della retorica cui Lei – con una punta di cattivo gusto – fa ricorso citando l’atroce delitto di una ragazzina per dipingere ai nostri occhi il mondo dell’istruzione pubblica come idilliaco ed entusiasta.
Il mondo dell’istruzione pubblica è quello delle scuole con organici insufficienti, con classi sovradimensionate, con i muri scrostati e i banchi spaccati. È il mondo degli studenti “meritevoli”, usando un vacuo termine di cui tanto si è usi riempirsi la bocca, e che però vivono il diritto allo studio come un miraggio, come l’ennesimo riflesso di una concorrenza che non sta allenando i corpi ma li sta uccidendo. Studenti costretti, signor Ministro, ad attacchinare manifesti sui muri delle città o a lavorare sera per sera non per desiderio di autonomia, ma per costrizione che toglie loro possibilità altrimenti concesse a chi, agiato, può concedersi il lusso dell’istruzione.
Sì, signor Ministro, nella patria dei cui destini noi dovremmo essere partecipi, l’istruzione è un lusso, come sanno bene i ricercatori precari, inquadrati dentro Università dagli enormi deficit. Donne e uomini spesso costretti a lavorare gratis, che riescono a sopravvivere solo grazie a introiti esterni a quelli ottenibili con la propria professione e che per questo o la vedono dequalificata oppure sono costretti ad abbandonarla.
Il mondo dell’istruzione pubblica è fatto di docenti oberati da pratiche amministrative e impossibilitati a svolgere le loro attività didattiche e di ricerca.
E quale futuro ci prospetta Lei? Un futuro in cui l’istruzione pubblica torni a essere il fulcro del progresso morale e materiale dell’Italia, spereremmo tutti.
Tuttavia si può garantire tale futuro se le notizie che riguardano questo settore ci riferiscono con dolorosa regolarità di tagli e di provvedimenti che devono tradursi in realtà “con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”?
Si può garantire tale futuro se alla parola “docenti” si associa sempre e comunque il concetto di “esubero”?
Si può garantire tale futuro se ai recenti test di ammissione al cosiddetto Tfa si è assistito a una pagina che definire vergognosa è dire poco, con le commissioni ministeriali che hanno mostrato la loro completa non-conoscenza delle materie sulle quali avrebbero dovuto essere specializzati? Come è possibile che nelle classi di concorso relative alle scienze naturali, all’elettronica e al francese oltre il 40% dei quesiti fosse errato? Come è possibile che nella classe di concorso relativa alla filosofia fossero errate le domande relative a Hume, Pascal, Feuerbach, Descartes e Leopardi (solo per dirne alcune)?
Non si può garantire un futuro all’istruzione se i meccanismi selettivi del futuro corpo insegnante sono modellati sul modello dei quiz a premi, svilendo anni di educazione critica alla complessità del sapere che è così ridotto a un offensivo e inutile nozionismo, figlio di una cultura, i cui risultati bene oggi stiamo vedendo, che annichilisce il pensiero critico, e con esso il fondamento del pensiero scientifico, ossia la continua revisione delle nozioni apprese.
Signor Ministro, prima ancora che ricercatori e studiosi, noi siamo uomini, non automi. Come tali vogliamo essere trattati e pretendiamo rispetto. Altrimenti la Sua patria è un dato a priori, una nozione come le tante, inutili e spesso anche sbagliate, su cui siete arrivati a richiedere anche un offensivo obolo, dopo anni di studio non garantito e sempre più costoso, ad alcune delle migliori generazioni di studiosi mai nate nel nostro Paese.
Non è possibile garantire un futuro in cui l’istruzione pubblica torni a essere il fulcro del progresso morale e materiale dell’Italia se ogni anno agli studenti universitari viene proposto un aumento delle tasse di iscrizione in una escalation che, di fatto, costituisce una lesione al diritto di studio universale così come viene riconosciuto e garantito alla Costituzione Repubblicana.
Non esiste futuro per l’istruzione se il mondo della docenza universitaria è precluso ai ricercatori trenta-quarantenni, se il nuovo concorso per le abilitazioni alle docenze universitarie si basa su bizantinismi astrusi (le cosiddette mediane) e non su una valutazione quantitativa e organica del percorso scientifico dei singoli candidati.
Non esiste futuro per la pubblica istruzione se non si procede a quella che oggi è la primaria esigenza della istruzione in Italia: un investimento decente, che inverta la consolidata e fallimentare tradizione dei tagli, per consentire un futuro non tanto ai tanti e preparati ricercatori giovani cresciuti grazie al sapere pubblico, ma per consentire che, attraverso la salvaguardia e la riproduzione di quel sapere l’Italia tutta possa quantomeno vivere una stagione di decenza che da anni le manca.
Questo cerchiamo e questo vediamo mancare, stupiti dal propagandismo con cui si eludono i problemi concreti del sapere per giocare con dei semplici palliativi quali il tentativo di imporre lezioni universitarie solo in lingua inglese, cancellando con singolare spirito provinciale e omologazionista non solo quell’identità nazionale che a parole tanto si dice di voler difendere, ma secoli e secoli di storia.
Il mondo dell’istruzione pubblica non è, come qualcuno vorrebbe far credere, un luogo improduttivo e parassitario. Dall’istruzione primaria all’università, esso concentra le migliori intelligenze di questo paese, donne e uomini su cui qualsiasi governo mediamente illuminato punterebbe per tentare di farci uscire da una crisi che non è solo economica, ma è anche morale e intellettuale. Un paese che volesse rilanciarsi fornirebbe a queste persone motivazioni e risorse, in assoluta discontinuità con gli esecutivi che hanno preceduto quello di cui Lei fa parte. Invece assistiamo a provvedimenti di facciata quali le pagelle elettroniche, i portali internet che non servono a nulla e a nessuno.
Non servono, caro Ministro, novità difficilmente definibili come la “nuvola della scuola” da Lei promessa, bensì elementi tangibili che servano a risollevare l’istruzione pubblica dalla polvere in cui è stata fatta precipitare.
Servono investimenti, serve considerazione, serve una ridefinizione dell’istruzione pubblica che svincoli quest’ultima dalla sudditanza al mercato.
Non serve un “programma di azione… temerario”, bensì certezze, se non vogliamo affondare definitivamente.
Senza una radicale inversione di tendenza rispetto al passato, il momento della ripresa si tradurrà nella più significativa opposizione del mondo della scuola e dell’università che si sia registrato in questi anni.
Buone ferie anche a Lei.

L’Università che vogliamo

Non basta. Ai malaccorti auguri del ministro hanno replicato il professor Luciano Canfora, un’autorità nel campo della Filologia Classica, che ha stroncato i test, defindoli «antieducativi» e la “rivolta” dei 27 decani della cultura umanistica, che hanno scritto a Napolitano, per chiedere l’abolizione dei quiz per l’abilitazione all’insegnamento, definiti senza mezzi termini avvilenti, “degradanti, buoni per i cretini” e ‘“nozionismo di bassa lega“.
Chissà se al ministro Profumo comincia a sorgere il dubbio che ad aver bisogno di auguri siano soprattutto lui e i suoi due ineffabili sottosegretari.

Uscito su “Fuoriregistro” il 20 agosto 2012

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