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Posts Tagged ‘Mara Iovene’


Non è un’invasione di campo. Ho raccontato storie per tutta la vita, ma erano prigioniere del cosiddetto «apparato scientifico». Per anni le mie parole scritte hanno lottato con note, abbreviazioni, fonti, finché alla fine l’ha spuntata il loro bisogno di libertà. «Parole d’uomini e sassi» è un libro di racconti popolati da quella umanità che ho incrociato nel mio ormai lungo percorso. Meglio di me certamente vi parlerà di lui la quarta di copertina, che ha un pregio impagabile: per la prima volta nella mia vita la Valtrend, una piccola ma splendida casa editrice, non mi ha chiesto di scriverla e l’ha scritta per me. Leggetela e poi venite alla presentazione che si terrà al Vomero, alla libreria “Io ci sto” il 9 novembre alle 18. Troverete con me due splendide amiche: Enza Alfano, scrittrice di gran talento e Anita Pavone, valorosa attrice e scrittrice di testi teatrali ricchi di umanità. Non so ancora, ma spero ci sia l’impagabile Mara Jovene, che gestisce la Valtrend con Mario Marotta. Ecco la quarta di copertina:

«Le Parole d’uomini e sassi nascono da un bisogno profondo: passare dalla ricostruzione dei grandi eventi alla narrazione della vita quotidiana, per dar voce ai suoi sconosciuti protagonisti. Una scrittura narrativa in cui il dato biografico, spesso presente, è solo l’occasione per penetrare l’animo di donne e uomini e disegnare personaggi vivi, attuali che interrogano e spingono a riflettere.
Sullo sfondo, il tempo vissuto dall’autore, il Novecento, con i suoi sogni e le sue sconfitte, che scivola lentamente, ma inesorabilmente, verso un tempo diverso, un secolo nuovo, più duro e più cupo. Un tempo che in uno dei racconti, unendo il passato al presente, induce Seneca il vecchio e mai nominato maestro a scrivere al suo discepolo che vive ora nel nostro difficile mondo: «Il male, Lucilio, la peste di questo tempo nostro, sta in un atroce e tragico paradosso: si pensa che possa essere felice chi fa il mondo infelice. Questa pazzia, Lucilio, va certamente curata. La pazzia di un potere che chiede il consenso dei servi e opprime gli animi liberi». Sembrerebbe una resa, ma non lo è. Il messaggio è chiaro: le ragioni della forza non riusciranno mai a sottomettere per sempre la forza della ragione».

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