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Posts Tagged ‘manganellate’

10417641_745006022259474_4035144759249105902_nOggi a Napoli operai e studenti sono andati alla stazione marittima, alla Conferenza del FEMIP dove è intervenuto Pier Carlo Padoan. Volevamo esporre uno striscione in solidarietà con i lavoratori di Terni, ma polizia e carabinieri prima li hanno caricato e poi hanno sbarrato l’ingresso.
Ma che fanno i nostri ragazzi e i nostri operai quotidianamente massacrati di botte? Nulla. Guardano lontano, vedono la Grecia sempre più vicina e urlano il loro no.
E’ perciò che lottano, lavoratori, studenti, precari e disoccupati: per se stessi e per i diritti che i nostri nonni conquistarono a costo di sanguinose lotte. E noi? Noi che facciamo, dopo le violenze della sbirraglia contro gli operai di Terni? Una giovane generazione senza futuro, i padri di famiglia colpiti nella dignità e privati di ogni tutela, i lavoratori schiavizzati, i precari ignorati, le regole calpestate, la scuola distrutta, l’università in ginocchio, la ricerca avvilita, i sindacati disprezzati e chi si azzarda a protestare, è assalito con i gas, gli idranti e le manganellate. E se questo non basta, ogni tanto da una pistola parte un colpo. “Accidentale”, s’intende, ma assassino.
Non si può più stare a guardare. E’ ora di affiancare chi lotta!

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Dipinto del pittore Hypnos

Dipinto del pittore Hypnos

E’ vero, i tagli del governo tecnico producono infine i danni che ci fanno greci, ma questo è vietato raccontarlo. Non si deve sapere. Siamo al punto che a Napoli da giorni si gela, ma a scuola non c’è riscaldamento. Fai fatica a dirlo perché lo sai, non ci vuole molto ad avviare l’inaccettabile scaricabarile: “e i genitori non protestano? Magari gli insegnanti sono contenti”! E tu prova a dire che quelli gelano con gli alunni. “E’ il sindaco Masaniello, sono i soliti napoletani“!
Il governo no. Il governo non c’entra.
Ciò che più colpisce è che la brutta faccenda passa sotto silenzio. La stampa, sempre pronta a lottare contro i “bavagli”, da un po’ s’è zittita da sola e il santino Monti, costruito apposta per abbagliarci, continua a brillare. C’è un dire e non dire che fa paura. Si ammette e si sopporta, perché, divisi in due squadre per vent’anni, tutto ciò che ci resta è tornare a tifare. E si sa, al tifoso non importa nulla di come hai giocato. Conta che vinci. Il meccanismo è semplice e collaudato.
E’ vero, si dice, in tredici mesi la disoccupazione è cresciuta e ai giovani s’è negata la speranza. Prima, però… E qui si tace. Altro non serve e ci si capisce: prima, “quando c’era lui, all’estero ci prendevano in giro! Come se oggi ci portassero ad esempio.
E’ verissimo, in pensione si va ormai dopo morti e chi sopravvive alla Fornero farà i conti con la fame. Certo che è vero, per gli assicuratori è stata manna dal cielo. Sì, però prima… E per quel prima che avremmo colpevolmente voluto, ora accettiamo il poi che ipoteca il futuro quanto e più del passato.
D’accordo, sì, con gli esodati l’errore è stato veramente tragico e sarebbe stupido negarlo, qualcuno s’è ammazzato… E’ vero, sì, lavoro non ce n’è e di tutto si sentiva il bisogno, tranne che d’una legge per licenziare… Certo che è vero, s’erano promesse due regole fisse, il rigore e l’equità, poi, strada facendo, il rigore è diventato macelleria sociale, l’equità è sparita, i ricchi hanno scialato e i poveri hanno pagato. Sì, però prima…
Non c’è dubbio, è così: la violenza delle forze dell’ordine ha toccato punte cilene e in piazza non c’è stato un giorno senza manganellate, lacrimogeni e onesti cittadini trattati come malfattori. Ed è vero, sì, in tredici mesi la scuola è stata rasa al suolo e nessuno ha trovato la cosa contraria ai principi della Costituzione. Le scuole dei preti hanno fatto fortuna e quelle statali sono ridotte in miseria. Per un mistero glorioso, Gelmini, travestita da professore universitario, s’è fatta una e trina e ha potuto governare la scuola passando per Profumo, Rossi Doria e la dott.ssa Ugolini. Il Paese, confuso, ha taciuto e non s’è scosso nemmeno quando Napolitano, sorpreso a telefono con un inquisito, ha denunciato i giudici per lesa maestà.
Abbiamo ministri indagati per frode fiscale e sottosegretari rinviati a giudizio per truffa, ma ci siamo detti che però prima… In quanto ai giornali e alle televisioni, c’è mancato solo che il Papa rivendicasse il suo diritto a nominare i santi. Tutto il governo Monti, persino un sospetto ateo come Polillo, è stato levato alla gloria degli altari.
E’ vero, sì, per tredici mesi non s’è parlato di Berlusconi e dei suoi processi, non s’è avuta notizia di escort, scandali e malgoverno. Era un pilastro del paradiso e bisognava tacere. Ci siamo raccontati di un male necessario per una colpa da espiare: con mille euro al mese, vivevamo sopra le righe e lo sapevamo. Napolitano, Bersani, Casini e Fini sono serviti: non s’è votato quando Berlusconi era davvero finito e si sarebbe potuto ripulire il Paese e questo è il risultato. Si è mentito e si continua a mentire: Berlusconi era d’un tratto diventato uno “statista”, tutto prudenza, saggezza e senso di responsabilità e i tecnici, che hanno saputo solo scodinzolare ai mercati, son diventati d’un tratto comunisti, decisi a far pagare la crisi a chi l’ha prodotta: un ceffone mai visto è pronto per gli evasori, si farà guerra a mafia e corruzione e via di corsa con la patrimoniale. I fatti, però, parlano chiaro: uniti e concordi, Berlusconi e Monti hanno consentito le spese più inutili e vergognose, ci hanno addossato i miliardi per lo sporco affare Tav, per gli F-35 e per le banche degli usurai.
Per tredici mesi è stato il trionfo del buongoverno. Ora che il Paese affonda e il dubbio si fa strada nelle menti ottenebrate, ora che un accenno di polo delle sinistre si va costituendo, ecco il colpo di teatro: c’è il diavolo che torna. E fa paura. Come un gregge impaurito dal lupo che minaccia, ci gettiamo imploranti davanti all’altare dei nuovi santi. Va bene tutto e ci facciano a pezzi governi di brava gente e di incorrotti professori. Sulla stampa torna il baccanale: Ruby è sparita ma ricompare, i fari si accendono sui tribunali, non c’è scandalo su cui non si torni. Avremo tre mesi di fuoco incrociato: da un lato l’inferno, che però sosteneva il paradiso, dall’altro l’incontaminata purezza tecnica affiancata da tutto il nuovo della politica: Casini, Bersani, Vendola e Napolitano. Accadrà di tutto e sembreremo persino liberi: voteremo. Poi ci risveglieremo. La prima immagine che vedremo sarà di una chiarezza veramente olimpica: Monti, beato e santo, nella gloria degli angeli Fornero, Profumo, Catricalà e Polillo e un governo di “larghe intese“. Forse allora qualcuno si ricorderà che San Polillo, quando era solo beato, di mestiere faceva il consulente economico del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà…

Uscito sul “Manifesto” il 15 dicembre del 2012

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La speranza è che la stampa, dopo le mille battaglie sul “bavaglio”, trovi l’animo di concederci la parola. Comincio così, poi chi avrà voglia di leggere capirà:

Un appello di intellettuali napoletani
La gestione dell’ordine pubblico non ha, e non dovrebbe avere, per sua natura, volto politico. È neutrale, e si pone come garanzia di sicurezza materiale e di tutela dei diritti costituzionali anche e soprattutto nel conflitto sociale. Da mesi la città di Napoli è costretta a subire una gestione della questione sicurezza che forza la dinamica democratica. Una gestione che sembra assumere un ruolo politico di braccio armato del Governo. Lo lasciano credere la vicenda di Terzigno e la gestione della questione-rifiuti, la maniera di affrontare in piazza il dramma della disoccupazione e, da ultimo, l’attacco gratuito e portato all’interno del San Carlo contro gli studenti, gli artisti e i lavoratori del teatro.
In una città come Napoli trattare il dissenso a suon di manganellate e fermi ingiustificati fa pensare a intenti intimidatori e rischia di innescare una escalation della tensione di cui la Questura porterebbe una responsabilità.
È il caso che le autorità riflettano a fondo e tengano conto delle esigenze democraticamente espresse dai movimenti sociali di questa città che ha già troppi problemi e che chiede soluzioni politiche e non una gestione da Stato di polizia.


Giso Amendola (docente Università di Salerno)
Giuseppe Aragno (Università Federico II)
Giuseppina Buono (ricercatrice Università Orientale)
Silvana Carotenuto (docente Università Orientale)
Iain Chambers (docente Università Orientale)
Alessandro Cimino (precario della ricerca)
Gemma Teresa Colasanti (docente Università Orientale)
Erri De Luca (scrittore)
Michele Fatica (docente Università Orientale)
Carmen Gallo (precaria della ricerca)
Angelo Genovese (docente Università Federico II)
Alexander Höbel (ricercatore Università Federico II)
Giovanni La Guardia (docente Università Orientale)
Gerardo Marotta (presidente Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Maurizio Memoli (docente Università di Cagliari)
Sergio Muzzupappa (ricercatore Università Orientale)
Salvatore Pace (preside del Pansini)
Luigi Parente (docente Università Orientale)
Luca Persico (musicista, 99 Posse)
Antonello Petrillo (docente Università Suor Orsola Benincasa)
Anna Pia Ruoppo (precaria della ricerca)
Consiglia Salvo (attivista movimenti per l’acqua pubblica)
Luca Scafoglio (precario della ricerca)
Daniele Sepe (musicista)
Emilio Surmonte (docente Università di Salerno)
Tiziana Terranova (docente Università Orientale)
Davide Torri (docente Università di Chester, UK)
Aldo Trucchio (docente Università Orientale)
Stefano Vecchio (Direttore Dip.to Farmacodipendenze Asl Napoli 1)
Alex Zanotelli (missionario comboniano)

Perché tanto rumore? Siamo preoccupati per il futuro e c’è un modo solo per spiegare il perché, metter mano alla penna e raccontare.
Giovedì sera, 2 dicembre di quest’anno buio, io c’ero al teatro lirico “San Carlo“. Ero con gli studenti, come da giorni nelle aule dell’università occupata e nelle piazze, dove la loro protesta si salda a quella di ricercatori, precari, disoccupati e lavoratori massacrati da una crisi che non hanno provocato e dovrebbero e pagare. Così hanno deciso il governo e la Confindustria. Loro, i giovani, e con loro, i deboli e gli emarginati. Ancora e sempre gli stessi. I padroni del vapore no. Quelli non pagano.
In piazza, però, la situazione è anomala. La protesta si scontra con forze dell’ordine che, più i giorni passano, più assumono un inaccettabile e pericoloso ruolo politico di braccio armato del governo. In piazza ci si va per difendere la scuola umiliata, il diritto allo studio negato, l’università pubblica privatizzata e il futuro della ricerca cancellato, ma si è costretti a difendersi fisicamente da attacchi violenti, cariche, manganellate e fermi di polizia. Un clima “cileno“, in un momento di evidente crisi delle istituzioni democratiche e mentre un’intera generazione prende coscienza di un dato inoppugnabile e disperante: è stata derubata del futuro.
In piazza si chiede giustizia, si pretende il rispetto di diritti. “Noi la crisi non la paghiamo!“, urlano assieme i giovani, “i diritti non si meritano, si conquistano. Uno slogan immediatamente politico che sfida un sistema, smaschera la ferocia del mercato e incute timore al potere. A chi, inebetito dalle televisioni e scimunito dal pensiero unico, guarda e li lascia inspiegabilmente soli, ai loro docenti, ai genitori silenziosi, rassegnati o complici, i giovani si volgono con rabbia e hanno ragioni da vendere: “Se ci bloccano il futuro , noi blocchiamo la città!“. E’ l’espressione lucida d’una ribellione che parte dal profondo, esprime un disagio reale, ma si sottrae per ora alla violenza. Ed è un miracolo di maturità.
Di questo si trattava giovedì scorso a Napoli: diritto al futuro. Tranquillo e determinato, il corteo è giunto al Teatro lirico “San Carlo”, tempio della cultura, che la settimana prossima aprirà la sua stagione. Fino all’ingresso li ha seguiti e filmati, maldestramente mimetizzato tra i passanti un manipolo di agenti della Digos, cui qualcuno stupidamente ha insegnato che senza divisa si passa inosservato. Ce n’era una, una donna, che portava appresso un cane. L’ho carezzato, per poco non m’ha morso. Ai cani voglio bene e l’ho placato: “senti l’odore della mia Alice?“, gli ho chiesto piano, e m’ha fatto le feste, mentre l’agente, con l’aria furba di chi ti prende per scemo, se lo tirava via e si mentiva passante incuriosita. Ai tempi miei, donne non ce n’erano, ma l’idea sbagliata d’essere molto furbi, quella sì, quella me la ricordo e l’ho detto ai ragazzi: “ci scorta la Digos“. Quasi faceva pena. Che strano mestiere: studenti e docenti sono i loro “delinquenti
All’ingresso del teatro gli studenti hanno parlato con i lavoratori: intendevano esporre uno striscione e raccogliere la solidarietà degli artisti. I tagli che ha subito l’Università rispondono alla stessa logica politica di quelli effettuati a tutto il settore culturale. Tremonti l’ha detto chiaro: “la cultura non si mangia“. E questa è una classe dirigente che ha costruito buon parte della sua fortuna attorno al verbo “mangiare“, nei suoi mille, e talvolta ignobili, significati. Gente che teme la cultura, perché non ama i cittadini. Vuole servi.
Ma qui conviene lasciare la parola a lavoratori e artisti del “San Carlo”.

Comunicato di solidarietà del San Carlo
Napoli, Teatro San Carlo, ore 20:30

Alle ore 18:15 una manifestazione pacifica di studenti degli atenei napoletani stava manifestando contro la riforma Gelmini dell’università. Arrivati all’altezza dell’aentrata principale, gli studenti sono entrati nell’atrio del lirico napoletano per tentare di incontrare i lavoratori, in quel momento impegnato in una prova della Tosca.
In quel momento la polizia e i carabinieri, non chiamati dal San Carlo, sono sopraggiunti caricando gli studenti mentre stavano dialogando con una rappresentanza delle maestranze artistiche, rimasta coinvolte nella carica.

Domenico Di Dato, della produzione Sancarliana, Leopoldo Passero, dei Servizi Trasporti, il primo violino Giuseppe Carotenuto, Giuseppe Benedetto (corno inglese), Vittorio Guarino (trombone), Maria De Simone (cantante): sono solo alcuni dei lavoratori del San Carlo colpiti senza motivo dalle forze dell’ordine.
Altri studenti sono stati poi prelevati e allontanati di forza.
I lavoratori del San Carlo e gli studenti tutti, che hanno partecipato alla manifestazione

DENUNCIANO CON FORZA

l’atto di violenza gratuita delle forze dell’ordine e chiedono il rilascio immediato dei ragazzi fermati di cui ad ora non si hanno notizie.

Laura Valente
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa.

Stavolta è andata male ai tutori del… disordine. Ci avevano inseguiti e caricati più volte con furia. Una caccia all’uomo. Io me l’ero cavata con un micidiale spintone regalatomi da un brav’uomo in borghese al quale nessuno ha spiegato che un poliziotto che non ha divisa e ti mette le mani addosso senza nemmeno qualificarsi, quando per giunta non ha nulla da contestarti, si comporta come i delinquenti dai quali dovrebbe tutelarti. Intanto circolava, messa in giro ad arte, la voce che uno dei due fermati aveva in tasca l’immancabile coltello… Gli artisti, gente libera, hanno “rotto le uova nel paniere. Ma la frittata era ormai fatta. Assolutamente indigesta. A spiegare meglio che accade nel Paese ci ha pensato poi il Prefetto, che ha subito emesso un’ordinanza per mettere un po’… d’ordine:

niente sit-in («manifestazioni statiche», traduce la nota della Prefettura) e raduni simili che blocchino la viabilità; le proteste «dovranno svolgersi senza intralciare o rendere difficile l’accesso» nel palazzo regionale e anche nelle case private della zona di Santa Lucia; ancora, una sorta di coprifuoco che vieta cortei notturni e troppo mattinieri dalle 22 alle 10.

Un modo come un altro per riesumare la cosiddetta “adunata sediziosa“. I “benpensanti” naturalmente applaudono e, strano a dirisi, c’è ancora chi teme che si stia costruendo un regime. Come si fa a non vederlo? Questa è una vera democrazia.

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