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Posts Tagged ‘maggiominoranza’

Da oggi la maggiominoranza può controllare i nostri conti, così non perderà tempo quando vorrà derubarci. Intanto, pare che nello scontro tra gruppi di potere e ceti borghesi, l’Europa delle banche stia mettendo sotto la parte che sta con un vecchio cialtrone. In giro c’è aria di festa grande. Controllino pure quello che vogliono, oggi si fa festa perché qualcuno fa tintinnare le manette – un tempo dicevamo forcaioli – e a nessuno viene in mente che, piaccia o no, sia furbizia o populismo, perde la parte che sta provato a dire un qualche no agli strozzini di Bruxelles. Nessuno ricorda che a novembre del 2011, mentre si cantava “bella ciao”, festeggiando la nuova Liberazione, una lettere dell’Europa di Trichet. ci imponeva Monti e Fornero che ci hanno massacrati.

Ormai siamo controllati come muoviamo un passo – telecamere, cellulari, pc, facebook e chissà quali altre diavolerie – eppure si fa festa per una galera minacciata dopo un processo strano che stuzzica pruriti e abbaglia. Un processo in cui dovrebbe esserci un omicidio, ma il morto è un testimone che si dichiara vivo. A me di Berlusconi non interessa nulla. E’ un cialtrone che ha fatto il bello e il cattivo tempo grazie a milioni di voti liberamente dati, a parlamentari venduti, opposizioni complici e leggi ignorate. Se fa schifo lui, non sono meglio gli altri e si vede chiaro: stiamo assistendo a un imbroglio colossale, c’è un governo che tradisce il voto degli elettori, un presidente che non se n’è andato, un Parlamento che non abbiamo eletto; non c’è nessuno che possa dirsi innocente, nemmeno la magistratura, ma sono in tanti a stare coi giudici  perché così vuole il lavaggio del cervello che dura da decenni.

Andando aventi di questo passo, applauso dopo applauso, controllo dopo controllo, verrà la censura sulla posta, verrà l’obbligo di firma al tramonto prima di chiudersi in casa. Verrà tutto questo, ma noi applaudiremo i giudici perché in questa sorta di immensa galera in cui ci stanno chiudendo, se non daremo troppo fastidio, ci consentiranno l’ora d’aria e un colloquio mensile con la famiglia.

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Zanonato, ministro del governo della maggiominoranza, s’è fatto un nome cantando una litania alla moda: «Non ci sono soldi e non possiamo fare nulla. Fra 16 giorni, senza che il governo si muova, perché il provvedimento l’ha già deciso Monti, l’Iva aumenterà dal 21 al 22%. Non vorrei che accadesse, ma in questo momento soldi per evitare l’aumento dell’Iva nel bilancio dello Stato proprio non ce ne sono». Naturalmente i soldi per il suo stipendio il ministro li prende ogni mese regolarmente.
D’accordo, ministro, i soldi non ci sono, però le parole non costano niente, tu ne hai ancora e ci sono due cose semplici da fare che tu sai, ma non fai. Sei andato al governo, hai scoperto che non puoi fare nulla se non ripetere che non puoi far nulla, perché i cialtroni che t’hanno preceduto hanno ceduto la sovranità popolare all’Europa? Bene. Fa la tua scelta, ministro: dichiarati impotente e dimettiti. La seconda è più facile della prima. Tu sai bene, ministro, che i soldi per gli aerei da guerra ci sono e sono tanti. Puoi fare perciò due cose: prima chiedi che gli aerei non si comprimo, poi coi soldi risparmiati vedi cosa fare per la povera gente. Ti dicono di no? E allora ti dimetti!
Poiché, invece, tu non fai nulla, se non ripetere la tua litania sui soldi che non ci sono e che non sai dove prendere, tu ministro, non solo sei un uomo inutile, ma ti fai pagare lo stipendio e non fai nulla. Un tempo quelli così li chiamavano mangiapane a tradimento.

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L’esaltazione dei “giovani docenti” da assumere come rimedio all’inefficienza biologica dei vecchi ha le tinte fosche di un occulto razzismo. Forse per questo ho ascoltato con rabbia impotente le parole che desidero condividere con chi avrà voglia di leggere e ascoltare. E’ un messaggio che non giungerà certo ai “tecnici scienziati politici” cui sono rivolte, ma questo è il male minore. Monti, Profumo e compagni sono figli di una sorta di impalpabile sospensione della democrazia, realizata grazie a un ex comunista, ormai sacerdote del neoliberismo, e ad un patto scellerato tra maggioranza e opposizione, apertamente fuse in maggiominoranza nel tradimento del mandato elettorale. Condividendole, dirò fino in fondo ciò che penso: credo che un paese – e scrivo apposta con la minuscola – un paese che non sente la gravità dei colpi inferti alla scuola, estremo baluardo di civiltà contro la barbarie che incombe, meriti il peggio. Sì, credo proprio che meriti il peggio e lo scrivo a futura memoria. Credo anche che l’assenza dei mille movimenti che rappresentano poco più di se stessi dal terreno su cui i precari della scuola lottano da anni assuma, a questo punto, la dimensione sciagurata della diserzione o peggio ancora, della complicità. Attorno agli insegnanti cacciati dalla scuola con motivazioni che assumono toni da propaganda totalitaria, si sarebbe dovuto far quadrato subito. E’ accaduto il contrario, i docenti precari, come del resto gli studenti, hanno portato in ogni lotta la loro bandiera, ma sono stati sempre lasciati soli. Troppo borghesi, forse, per i rivoluzionarissimi che attendono le barricate per mostrare chi sono. Vorrei sbagliarmi, ma temo che quella dei docenti sia una solitudine che pagheremo tutti. Battuta la scuola, ogni partita sarà persa. Un popolo di ignoranti non solo si lascia ridurre in servitù, ma ringrazia i padroni.
Il messaggio di Marcella Raiola merita una rispettosa lettura e un attento ascolto. Chi è interessato, clicchi e leggerà:

Fuoriregistro” 29 agosto 2012

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Si dice – e dev’esserci un fondo di verità – che Iddio acceca chi condanna a perdersi. Si levano da più parti lamenti scandalizzati per il referendum sulla legge elettorale che la Consulta ha giudicato inammissibile e c’è chi si mostra sorpreso per le reazioni degli immancabili “illuminati”. La verità è che da tempo immemorabile ormai, la cosiddetta “società civile” fa danni come si muove e se è onnipresente, quando la discussione si fa sulla “lana caprina”, stupisce per l’ostinato silenzio, se in gioco ci sono le questioni scomode e gli equilibri legati alle formule bieche del “politicamente corretto”. Sono anni che andiamo avanti così ed era fatale: siamo al capolinea. Dopo che Scalfari ha dato dell’imbecille a chi provava ad avanzavare dubbi sulla costituzionalità dell’operazione Monti – e il privilegio della “consacrazione” è toccato anche a me, che sul Manifesto i miei dubbi li ho esposti – appare sempre più probabile che un Dio onnipotente si sia messo all’opera per ridurci al ruolo di oche starnazzanti per la sicurezza del Campidoglio, mentre l’Urbe va a fuoco e non c’è chi provveda. Chi, se non la divina cecità dell’amore, ha spinto “Libertà e Giustizia” a ventilare non so che “sciopero del voto” e indotto, per converso, Flores d’Arcais, a quella sorta di dispetto infantile, che chiama i cittadini a votare, perché c’è una legge con cui non si può… votare?

Un rischio mortale incombe sulla vita della democrazia. Si profila all’orizzonte ogni giorno più chiaro, ma non preoccupa praticamente nessuno, non scatena indignate proteste dell’accecata – o complice? – “società civile”: la maggiominoranza di nominati che siede in un Parlamento ridotto ormai a una sorta di svergognata Camera dei Fasci e delle Corporazioni, tiene in piedi un Governo mai eletto e onnipotente – eccolo il marchingegno fraudolento – pronto a varare una “modifica” costituzionale che inserisce nella Carta il cosiddetto “pareggio di bilancio”. Nella forma tutto ha i crismi della santità, nella sostanza è una pugnalata vibrata al cuore della democrazia, un colpo mortale che cancella ogni possibile autonomia della politica e chiude le vie praticabili a qualunque serio provvedimento di tutela sociale. “Costoso” si dirà domani, eppure sacrosanto.

Quando tutto questo sarà accaduto, un buon ragioniere basterà a governare la repubblica e nessuno potrà più rimediare al danno e far sì che si torni alla situazione attuale. Quale che potrà essere la legge elettorale che avremo, e non c’è da sperare in provvedimenti miracolosi, un dato è certo, e per questo occorre ringraziare il presidente Giorgio Napolitano: non vi sarà mai una maggioranza numericamente sufficiente e politicamente alternative alla maggio-minoranza che sostiene Monti, in grado di cancellare le riforme già approvate alla Camera e al Senato in prima istanza e quelle che in un prossimo futuro Monti intende realizzare. Due terzi del Parlamento e neanche la possibilità  di reagire, raccogliendo firme per un referendum! Non c’è legge elettorale in grado di riproporre questa situazione. Per condurci a questa tragica crisi era necessario che accadesse quello che c’è passato sotto il naso, mentre manipoli di manipolati salutavano il “nuovo 25 aprile”. Gli storici diranno domani cos’è stata davvero questa seconda liberazione. A noi tocca oggi prenderne atto e denunciarlo: sarà impossibile cambiare di nuovo la Costituzione. Una via sola rimane: dar fondo alle energie, mettere assieme le intelligenze, alimentare il dissenso e costruire al più presto una straordinaria mobilitazione che sbarri il passo alla reazione e ponga fine a questa sorte di agonia della Costituzione, che apre la via a un vero e proprio omicidio di quello che un tempo chiamavamo “Stato sociale”.

Uscito su “il Manifesto” del 18 gennaio 2012.

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