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Posts Tagged ‘Macerata’

giovanni-santone-il-giorno-della-morte-di-giorgiana-masi-897481Diciamolo chiaro, così ognuno si assume le sue responsabilità: i fascisti candidati a governare il Paese non ce li ha messi la mano di Dio e nemmeno quella del diavolo. E’ che da tempo le cosiddette classi dirigenti conoscono bene la situazione: la gente per lo più le odia e il Paese è una pentola a pressione. Che decide di fare in una simile condizione un ministro cresciuto alla scuola di Cossiga? La risposta è semplice e chiara: prepara la trappola, gioca lucidamente le sue carte e si affida alla sorte. In fondo non gioca d’azzardo e il rischio è calcolato: a pescare pazientemente nella rabbia cieca e disperata, vuoi che non si trovi qualcuno che abbocchi all’amo?
Figlio di buona scuola, Minniti lo sa, Cossiga l’ha ricordato urbi et orbi prima di salutare la compagnia ai tempi dell’Onda degli studenti, quando apertamente suggerì a Maroni la via migliore per chiudere i conti. Occorrerebbe fare, scrisse per l’occasione, senza mezze parole,

quel che feci io […]. Ritirare le forze di Polizia dalle strade […], infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio“.

Pensiamoci bene e con un po’ di calma mettiamo in ordine i fatti.
Nella palude della politica, mentre Di Maio normalizza i grillini, nasce d’un tratto, inatteso e immediatamente fastidioso, Potere al Popolo, un movimento di sinistra. Piacere non fa a nessuno, anche perché presto diventa chiaro che non è una bolla di sapone e non c’è tempo per cucirgli subito addosso il vestitino dell’estremismo becero e violento. Con una scelta grave e apparentemente inspiegabile, ecco allora che il ministro mette in gioco l’estrema destra e consente a forze dichiaratamente fasciste di presentarsi alle elezioni.
E’ a dir poco strano – la Costituzione lo proibirebbe – ma un senso la cosa ce l’ha e presto diventerà chiaro. A Macerata, infatti, un provvidenziale “squilibrato” fascioleghista compie indisturbato un attentato terroristico. Guarda caso, ferisce ma non uccide, si fa prendere senza colpo ferire e indossa una bandiera tricolore che i carabinieri non gli tolgono di dosso. Il gioco a questo punto è fatto. A Macerata però va male: si voleva ci andassero solo i centri sociali, ma la base della CGIL e membri dell’ANPI aderiscono nonostante la ritirata delle loro organizzazioni. E’ l’ora del coltello e dei pestaggi. Il clima giusto ora si è creato e basta restare alla finestra ad aspettare.
Vogliamo fare un regalo a chi ci sta massacrando? Vogliamo aiutare Minniti e i suoi amici fascisti? Abbocchiamo all’amo, facciamoci portare dove vogliono loro e la partita è persa.

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Alla televisione il ministro Delrio recita la parte dell’antifascista, però lo sa: se un musulmano avesse sparato nel mucchio per strada, ci avrebbe bombardato con le accuse all’Isis e al terrorismo. Quello che il ministro targato PD non dice e non dirà mai è che il macellaio fascileghista di Macerata è figlio legittimo della dottrina Salvini che volutamente confonde il terrorismo con lo scontro sociale.
Minniti, ministro dell’Interno nello stesso governo di Delrio e suo compagno di partito, se ne sta zitto, copre la Lega, lascia i fascisti nelle piazze negate agli antifascisti e consente a quelli di Casa Pound di partecipare alle elezioni.
Perché meravigliarsi? Marco Rossi Doria, guarda caso anche lui candidato a Napoli dal PD, è stato ed è il principale sostenitore del colloquio con Casa Pound, il fascismo del terzo millennio.
Lo sanno tutti, ma nessuno lo dice: il pilastro della reazione nel nostro Paese è il partito di Renzi, pronto alla grande coalizione con Forza Italia, guidata da Berlusconi, principale alleato di Salvini, pregiudicato incandidabile, cacciato dal Senato, privato del titolo di cavaliere e affidato ai  servizi sociali per essere recuperato.

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