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Posts Tagged ‘Luca Zaia’


Vi chiederete perché, parlando di elezioni amministrative, tiri fuori l’articolo 116 della Costituzione che riguarda le regioni e la loro autonomia. Un po’ di pazienza e mi direte poi se sono fuori tema.
Prima della sciagurata riforma del Titolo V, voluta da Massimo D’Alema, in tema di potere delle Regioni, la Costituzione era chiarissima: «Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali». L’on. Meuccio Ruini, antifascista, perseguitato politico e padre Costituente, nella  sua relazione al progetto, aveva spiegato la scelta, precisando che «la Regione non sorge federalisticamente. Anche quando adotta con una legge lo statuto di una Regione, lo Stato fa atto di propria sovranità». Pur non potendo sapere che alcuni decenni dopo ci saremmo trovati di fronte alle folli richieste leghiste, Meucci e i padri Costituenti pensavano di porre così un argine a ogni egoismo locale e all’avventurismo di gente come Salvini e i suoi camerati leghisti.
Contro questa impostazione storicamente fondata nelle radici di un Paese ridotto a «una espressione geografica» dalla lunga vicenda degli Stati regionali, lo sguardo corto di D’Alema e degli uomini che oggi formano il PD, modificarono l’articolo 116, sicché oggi la legge ordinaria può attribuire alle regioni «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Unico limite – di fatto formale – un’intesa fra lo Stato e la regione interessata. Com’era prevedibile, quando la bibbia neoliberista ha scatenato una dietro l’altra le crisi disgreganti che attraversiamo, per fare pressioni sullo Stato, alcune delle Regioni che, dall’Unità a oggi, più hanno preso e meno hanno dato a un processo di armonico sviluppo sociale ed economico della Repubblica, hanno assunto iniziative che fanno a pugni con lo spirito Costituente chiarito da Ruini all’alba della nostra storia repubblicana.  
E qui il legame tra la cosiddetta «autonomia differenziata» e le imminenti elezioni amministrative di Napoli diventa chiaro. Tranne la Clemente, che ha apertamente dichiarato la sua totale avversità a questo scellerato cambiamento, i candidati che chiedono un voto perché «amano Napoli» provengono tutti da partiti o aree politiche che sono invece favorevoli. Promettono di dare un futuro alla città, ma sanno che chi li presenta e li sostiene non glielo consentirà.
Prendete Maresca, a parole tutto cuore e passione napoletana, nei fatti sostenuto dalla Lega di Matteo Salvini e Luca Zaia presidente della Regione Veneto, così interessato alla sorte dei napoletani, del Sud e in generale dell’Italia, che nel 2014 ha addirittura tentato di indire un referendum dichiarato illegittimo dalla Consulta. Di che si trattava? dell’indipendenza del Veneto. E’ inutile tornare a leggere. Non avete sbagliato. L’amante di Napoli, ci ha riprovato nel 2017, quando ha chiesto ai veneti di votare sì o no a un nuovo referendum, rivelatore dei rapporti che i ricchi autonomisti intendono instaurare con i poveri napoletani: il Veneto vuole tenere per sé una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai suoi cittadini all’amministrazione centrale in modo che venga utilizzata nel territorio regionale in termini di beni e servizi; vuole che la Regione mantenga almeno l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale e, «dulcis in fundo», pretende che il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non sia soggetto a vincoli di destinazione.
Lo Stato immaginato dagli amici di Maresca, quindi, non può e non deve attuare il principio costituzionale che consente di destinare alle autonomie territoriali risorse aggiuntive per promuovere lo sviluppo economico e a fini di coesione e solidarietà sociale. Gli squilibri economici e sociali? L’esercizio concreto dei diritti della persona? La formazione? La salute? Il Veneto e la Lombardia, che l’ha seguito a ruota, se ne infischiano. Gli amici e sostenitori di Maresca con la loro « autonomia differenziata » sono una dichiarazione di guerra a Napoli e al Sud.
Si può sperare sul rettore ed ex ministro Gaetano Manfredi? Purtroppo no. Il PD di Manfredi è d’accordo con la Lega di Salvini e il referendum non l’ha nemmeno fatto. In Emilia Romagna, infatti, sono stati più spicciativi e l’Assemblea legislativa ha incaricato di avviare il negoziato con il Governo il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini, un trasformista passato da Bersani a Renzi, collocabile senza forzature nelle file della destra del PD, il principale responsabile dello sfascio del Paese e del Sud in particolare. Ho dimenticato Bassolino? No. Rientra perfettamente nel gruppo dei distruttori.
Di fronte a questa situazione, le elezioni amministrative non sono mai state così politiche e su questo tema Alessandra Clemente e la sua coalizione hanno la possibilità di fare a pezzi i candidati avversari, chiamandoli a un confronto serrato e ricordando ogni giorno agli elettori la loro funzione di cavalli di Troia, che si presentano in pace, ma sono pronti a massacrare la città.

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