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Posts Tagged ‘lode al dubbio’

Invano ci ammonisce Brecht: “Sia lode al dubbio”. Prima di lui, con l’ironia tagliente tipica di un tempo che s’apre al nuovo e volta pagina alla storia, Voltaire metteva in guardia dai rischi terribili delle “certezze”: «Quanti anni ha il vostro amico Christophe?» «Ventotto; ho visto il suo contratto di matrimonio, il suo certificato di battesimo; lo conosco fin dall’infanzia ne sono certo». […] Venti altri confermano la cosa, allorché vengo a sapere che il certificato di battesimo di Christophe, per segrete ragioni e per un intrigo singolare, è stato retrodatato. Quelli con cui avevo parlato non ne sanno ancora niente; tuttavia hanno sempre la certezza di ciò che non è».
Forse perché l’originale aveva un aspetto più alterato della copia manomessa, in quest’ambiguo e irrimediabile novembre c’è un’inflazione di certificati falsi che passano facilmente per documenti autentici della democrazia e giurano in tanti: tutto va bene, madama la marchesa. Non ci torno su per il gusto d’una polemica retrospettiva e nemmeno per la tentazione sciocca di marcare il confine e vincere poi l’inutile partita dei rimpianti, quando verrà il momento della soddisfazione amara e si ricorderà che “qualcuno, però, l’aveva detto”.
No. C’è dell’altro e non è cosa da poco. C’è che se n’è andato a casa un governo ch’era una vergogna nazionale e si saluta come vittoria della latitante democrazia parlamentare la nomina di un manipolo di sfingi, che ha la fiducia di un Parlamento di nominati, ma non ha mai presentato uno straccio di programma. C’è che siamo passati da un’inaccettabile vergogna a un tragico paradosso, e chi dubita della legalità costituzionale dell’oscura faccenda tocca un nervo scoperto.
“Imbecilli”, sibila Scalfari, brandendo la Costituzione come fosse una clava, però s’impappina e per quanto cavilli non cava un ragno dal buco. E’ vero, Monti guida un governo tenuto in piedi da una maggioranza predeterminata e questo, di per sé, non è un oltraggio allo Statuto. Un governo che avesse chiesto e ottenuto la fiducia per varare alcune norme spiegate a chiare lettere al Parlamento vivrebbe del voto di una sorta di “maggiominoranza”, ma sarebbe legittimo e pazienza per chi ha votato nero e finisce così rappresentato dal bianco. Il fatto è, però, che Monti, chiamato da Napolitano a guidare un governo tutto banche, banchieri e università private non ha mai comunicato cosa intende fare, sicché la “fiducia” s’è ridotta alla firma d’una cambiale in bianco. Non poteva essere diversamente. Il programma gliel’ha dettato la Banca Centrale Europea e Monti non poteva sottoporlo al Parlamento: sarebbe tornato a casa senza remissione di peccato, perché nessun partito è obbligato per Statuto ad avere vocazioni suicide.
Le divinazioni, i sortilegi, le ossessioni, sono stati per secoli la cosa più certa al mondo agli occhi dei popoli e il meccanismo, purtroppo funziona ancora. In un paese berlusconiano ben prima di Berlusconi, perché stupirsi se la pretesa vittoria ci abbaglia e non vediamo quanto berlusconismo c’è nella maniera in cui è caduto il suo governo? Ossessionati da Berlusconi, tutto ciò che ci è parso penoso, quando veniva dalla sua politica, ora ci va bene, perché viene da sedicenti “tecnici” e fingiamo di non sapere che da tempo ormai sono i “tecnici” a governare la politica. I “tecnici” sì, che invece lo sanno bene: la storia del capitalismo è la storia della pirateria organizzata da pochi che s’appropriano del lavoro di molti. Per anni, chi è sceso in piazza contro un governo che smantellava il sistema formativo in un paese che di formazione ha più bisogno che di pane, ha fatto i conti con i tecnici che sostenevano la Gelmini. Per anni, chi attaccava l’ispirazione apertamente reazionaria che spinge Marchionne a incunearsi nella condizione di profonda sofferenza della classe lavoratrice, per giocare con le vite, dividerle e sottometterle, s’è trovato contro i “tecnici” pronti a difendere la ferocia del capitale. Ora tutto è tornato a posto e non ci sono problemi. Monti riparte dalla riforma Gelmini, Marchionne prosegue nella sua cieca offensiva e dei conflitti d’interesse non parla più nessuno. Se t’azzardi a dubitare e non ti allinei non hai scampo: diventi un imbecille.
Christophe, intanto, se la ride. Lui l’ha capito, Voltaire ha perso la partita e i “lumi” sono spenti. E’ il sonno della ragione.

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