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milano45A Strasburgo, nel 1985, Sandro Pertini spiegò al mondo qual era il  ruolo dell’Italia nell’Europa e quale Europa unita volessero gli italiani: “L’Italia, ebbe a dire, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
Mentre stravolgono la Costituzione e si rimangiano una dietro l’altra le loro solenni promesse, Renzi e la Boschi. che moltiplicati per cento non basterebbero a restituirci Pertini, sfilano grossolanamente quattrini dalle tasche dei contribuenti e li passano ai generali…
Nel religioso silenzio dei media, il 23 luglio il Consiglio dei ministri del sedicente Governo Renzi, non s’è occupato di pensioni bloccate e fabbriche che chiudono, tanto chi se ne frega? Sono affari della povera gente. Tra una barzelletta toscana, una comparsata più o meno cinematografica della Madia e un’esibizione da “Madonna del presepe” della ministra Boschi, Renzi ha sfilato 450 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti e li ha utilizzate per spese di guerra.
Gli ospedali sono in ginocchio, le scuole agonizzano, le università non sanno come andare avanti? E chi se ne frega? Senza quel mezzo miliardo come si potrebbero fare esercitazioni con i criminali israeliani? Come si manderebbero in giro tiratori scelti ad ammazzare pescatori? Come si farebba la guerra per la pace in Afghanistan e in giro per il mondo?
Dieci milioni di italiani vivono ormai al di sotto della soglia di sopravvivenza e che ti fa il nuovissimo Renzi? Quello che avrebbe fatto al suo posto un qualunque Matusalemme: tira fuori un fiume di soldi per finanziare la “proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”! I soldati possono dormire soldi tranquilli: il furto con destrezza è riuscito perfettamente e fino al 31 dicembre l’Italia guerriera scialerà. La spartizione della torta non delude nessuno.
Per la sola Europa, 336 milioni di euro sono andati al personale militare che ha messo radici nella Jugoslavia squartata; 3 milioni e mezzo se ne sono andati per l’incredibile presenza delle nostre Forze di polizia in Albania e nei Paesi dell’area balcanica (da noi evidentemente la criminalità organizzata l’abbiamo debellata); 133.921 euro c’è costata la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite a Cipro e 7.732.311 euro quella del personale militare addetto alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour.
Non è finita. Per tenere in piedi la baracca in Libano, Afghanistan e nelle missioni inviate negli Emirati Arabi, n Bahrain, Qatar, in Palestina, al valico di Rafah e in Georgia, invece di aiutare i milioni di sventurati creati dal neoliberismo, abbiamo finanziato il personale militare, quello appartenente al Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e della Polizia di Stato con la bellezza di 262.214.956 euro. Più “economica” l’Africa, dove teniamo uomini e mezzi in Libia, nei mari per il contrasto della pirateria, in Somalia, nel Corno d’Africa, nell’Oceano indiano occidentale, nella Repubblica di Gibuti, in Mali e nella Repubblica Centrafricana per la “modica” spesa di 42. 843.003 euro.
Mezzo miliardo, euro più euro, in meno, che il pupo fiorentino ha tolto di bocca alla povera gente, Poi verranno i cacciabombardieri. Andrà avanti così, finché la gente non capirà che aveva ragione Pertini: “Libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’uno presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. La libertà non integrata da una politica che s’ispiri al principio della giustizia sociale, si risolve spesso nella libertà di morire di fame”. Pertini era quello che oggi si definirebbe un estremista. Bene. E’ tempo che tutti lo diventiamo. Non possiamo lasciare il futuro dei nostri figli in mano a questa gente.

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