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Posts Tagged ‘Liberi e Uguali’

tsunami isole salomone-2Dopo mesi di impegno elettorale e un risultato che non si può valutare esclusivamente in termini quantitativi, leggo sulla Stampa  uno sconcertante giudizio di Tomaso Montanari e mi pare di doverlo dire: non sono pentito, rifarei la battaglia e mi pare necessario ricordare alcuni momenti chiave, che serviranno a ricostruire la storia di questi ultimi mesi.
Intanto un dato: dietro la valanga di voti ai 5Stelle c’è un imperdonabile errore. Dopo l’esito del referendum del dicembre 2016, che inchiodava il PD e i suoi alleati alle loro gravi responsabilità politiche, le Camere non furono sciolte, ma Tomaso Montanari, che oggi inspiegabilmente ci definisce settari, Anna Falcone che si è poi candidata con Grasso in Liberi e Uguali e Luigi De Magistris che si è poi tenuto fuori dalla battaglia elettorale, molto superficialmente deposero le armi. La collera che ha trasformato il voto del 4 marzo in un plebiscito per i 5Stelle ha le sue radici anche in quel duplice ceffone assestato agli elettori.
Il messaggio che venne in quei giorni dal PD fu violento: Gentiloni e la fotocopia del Governo Renzi, la Boschi, che si era intestata la riforma istituzionale, promossa a un incarico di maggiore responsabilità, la sequela di scandali impuniti, i soldi regalati alle banche, Minniti e le sue leggi fasciste e Renzi che, imperterrito, comandava le danze.
“Del vostro voto ce ne freghiamo”, questo è il messaggio che ha percorso il Paese in lungo e in largo fino al 4 marzo, alimentando lo sdegno per il PD  e per il silenzio complice dei leader di una sedicente sinistra. Per quattordici lunghi mesi, ogni volta che Renzi e Boschi hanno aperto la bocca l’imminente tsumani elettorale ha aumentato la sua potenza e portato acqua ai grillini.
A giugno scorso, finalmente un argine: al Brancaccio, i redivivi Falcone e Montanari lanciano la sfida. La gente di sinistra, però, non fa in tempo a muoversi, che già la polemica infuria: Anna Falcone e Tomaso Montanari vogliono davvero ricostruire la sinistra dal basso o, ha ragione Viola Carofalo quando punta il dito e dice che c’è già un accordo con D’Alema e soci? I fatti hanno dimostrato che la nostra “capa tosta” aveva visto giusto, anche se Montanari non ne sapeva nulla e si era lasciato ingenuamente ingannare. Tutto compromesso? No. Il Brancaccio, in realtà, aveva offerto a De Magistris la leadership del nascente movimento e la presenza attiva del sindaco di Napoli avrebbe potuto facilmente tenere a bada i partiti e impedire che rompessero il giocattolo; De Magistris, però, non volle lasciare a metà percorso il lavoro di sindaco. Una scelta legittima, che assegnava però a demA, il suo movimento politico, il compito di seguire la faccenda, in base a un principio elementare: occupare spazi per impedire l’accesso ai malintenzionati e bloccare le manovre dei partiti. Senza voler fare polemiche ormai inutili, è evidente che qualora demA si fosse veramente impegnata, Liberi e Uguali non sarebbe nata e in ogni caso non avrebbe mai trovato una base. Purtroppo le cose non sono andate così.
Potere al Popolo è nato da una necessità storica e dall’intuito politico dei giovani dell’ex OPG, che, dopo l’inspiegabile ritirata di Montanari e l’inerzia di demA, hanno coraggiosamente seguito la via aperta dal Brancaccio. E’ stata una fragile, ma preziosa e necessaria risposta all’attendismo; è vero, il maremoto grillino l’ha penalizzata, ma ha dato frutti concreti, ha creato una comunità, una rete di relazioni ed è più viva che mai, tant’è che il 18 riunirà le sue componenti al teatro Italia di Roma e riprenderà il suo percorso.
Non c’è dubbio – e qui è uno dei nodi di fondo di questa nostra bella esperienza elettorale – al 4 marzo siamo giunti senza poter saldare la frattura causata dalle scelte ambigue dei promotori del Brancaccio e questo ha impedito che la base di consenso dell’iniziativa fosse quella che esiste realmente nel Paese. Come mostra l’esito delle urne, infatti, la somma di consensi di PaP e LeU corrisponde al 4,5% dei voti. Un risultato raggiunto senza De Magistris e Montanari e nonostante la zavorra costituita da Anna Falcone, Grasso e compagni. Se il sindaco di Napoli e Montanari avessero sostenuto l’iniziativa, com’era possibile e come chiedeva il momento storico che attraversiamo, dove sarebbe giunta una lista di resistenza, comprendente la sinistra alternativa e quella moderata? Esagero se penso al 6% e suppongo che una sinistra di base, formata da gente credibile, sarebbe entrata in Parlamento con una forza significativa?
E’ vero, la rabbia travolgente che ha condotto i grillini alla vittoria non si sarebbe potuta arginare, ma l’avrebbe parzialmente ridimensionata, offrendo un riferimento in grado di andare oltre lo sbarramento, togliendo ai grillini voti di sinistra e portando dalla nostra parte quegli elettori di sinistra che non hanno mai conosciuto il nostro simbolo. La verità è che ha sbagliato chi è stato a guardare, così come oggi sbaglierebbe chi decidesse di abbandonare la partita. Potere al popolo è un movimento vivo e attivo, una risposta di resistenza in un gelido inverno della storia: parte da una base concreta, per ora è il solo credibile riferimento politico per chi lotta contro il neoliberismo, l’autoritarismo strisciante e le sue tragiche conseguenze e ha dalla sua la forza di un modello sperimentato ogni giorno nell’ex OPG e nelle lotte nei territori. Avanti, quindi, senza badare a chi, come Montanari, è stato alla finestra, ha contribuito alla sconfitta e ora strizza l’occhio ai 5Stelle, sputa sentenze e spera di rientrare nella partita. Il treno della storia non passa due volte.

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E’ un dato di fatto su cui riflettere attentamente, perché non riguarda solo «Potere al popolo» e nemmeno semplicemente le elezioni politiche di marzo. Molto probabilmente l’accostamento a Corbin e al suo movimento nasce da una lettura della realtà politica italiana che passa attraverso il filtro dell’esperienza britannica e contiene quindi una inconsapevole forzatura, tuttavia non c’è dubbio: quando un giornale inglese del livello dell’«Indipendent»  tenta un’analisi seria del movimento nato a Roma nel novembre scorso, è impossibile ignorare la miseria morale che caratterizza ormai la nostra stampa e, di conseguenza, la condizione di coma profondo in cui versano la democrazia e la vita politica nel nostro Paese.
Alla vigilia di elezioni che giungono dopo l’approvazione di una legge elettorale passata con ripetuti voti di fiducia e ancora una volta inconciliabile con la Costituzione, questa condizione va segnalata, perché se ne prenda coscienza prima di scegliere per chi votare o decidere per l’astensione. Il dato è di per sé clamoroso: non solo in Spagna, Francia e Portogallo, ma ora anche nel Regno Unito la partecipazione alla battaglia politica e alla competizione elettorale di un nuovo e significativo movimento, suscita l’attenzione dei giornali. Non ci sarebbe nulla di eccezionale, se qui la stampa non ignorasse la vicenda o non ne parlasse solo per darne un’immagine deformata. Così stando le cose, l’articolo del giornale inglese diventa di fatto una nuova, indiretta ma significativa conferma dei dati rivelatori emersi dalla classifica sulla libertà di stampa stilata da «Reporter senza frontiere», che vede l’Italia al 52° posto.
E’ difficile dire se questa indecente posizione sia determinata solo dal fatto che i nostri giornalisti sono intimiditi e minacciati, o sia anche – e forse soprattutto – la conseguenza di politiche scellerate che hanno consentito una inaccettabile concentrazione di potere in un settore vitale per la vita di una democrazia. Sta di fatto che – a parte eccezioni sempre più rare – l’informazione nel nostro Paese è in mano a pennivendoli e velinari, sicché, per conoscere ciò che anima la nostra vita politica, bisogna armarsi di pazienza e andare a cercare le notizie fuori dai nostri confini. Chi più chi meno, tutti i partiti che si accingono a chiederci il voto si sono compromessi con governi che hanno epurato giornalisti, ignorato gravissimi conflitti di interesse e agevolato un innaturale ed estremo intreccio tra informazione e gruppi di potere economico e politico. Se oggi si può parlare di «anomalia italiana», è perché chi ci ha governato ha consentito una inaccettabile concentrazione dei media, il conflitto di interesse di cui è figlio il polo mediatico berlusconiano e ha reso ferreo il controllo politico esercitato dal governo in carica sulla televisione pubblica.
Stavolta non solo è importante votare, ma occorre recarsi alle urne ricordandolo bene: è per colpa di chi ci ha governati e chiede di tornare a farlo, se l’Italia per libertà di stampa è situata agli ultimi posti tra i Paesi dell’Unione Europea. Le ragioni sono molteplici e profonde, ma risalgono tutte alle scelte dei partiti che ci chiedono il voto. E poiché siamo convinti che la libertà di espressione sia un diritto di tutti, è necessario lottare contro chi ha deciso che l’informazione sia, com’è stato scritto«una pratica disinformata».
L’articolo dell’«Indipendent» non affronta direttamente il problema, ma per il fatto stesso che è stato scritto è un inconsapevole invito a votare la lista di «Potere al popolo». Un voto necessario, per chi vuole evitare che il nostro Paese conquisti il primo posto nella classifica di quella disinformazione che di fatto aiuterebbe neoliberismo e finanza a imporci il sistema politico più adatto alle esigenze del capitale finanziario: il nuovo e più pericoloso fascismo di cui ci sono mille e sempre più preoccupanti segnali. Bisogna perciò averlo chiaro: nel lungo processo di disfacimento della repubblica nata dall’antifascismo, gli esponenti della sedicente sinistra, raccolta sotto le insegne di «Liberi e Uguali», Grasso, D’Alema, Bersani e a quanto pare persino don Antonio Bassolino, hanno tutti gravissime responsabilità per la lunga agonia della nostra democrazia.

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