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Posts Tagged ‘leggi speciali’

84204757_3124969030865942_254877180549398528_nLa vicenda Whirpoool rientra perfettamente nella storia dell’Italia liberista. Ai primi del secolo scorso, quando due leggi speciali di Giolitti tentarono di dare una spinta all’industrializzazione della Campania, si assicurarono a spese dello Stato forti vantaggi agli imprenditori che aprissero fabbriche nel Sud. Il concetto era più o meno quello di oggi: stendere tappeti di velluto ai piedi dei padroni e invitarli a investire nel Sud. Abituati ad approfittare dei favori dello Stato, gli imprenditori del Nord non esitarono a partecipare al banchetto. Lo Stato si impegnò a pagare per anni la materia prima e a non imporre tasse per un lungo, allettante periodo di pacchia, reso più appetibile da una mano d’opera specializzata pagata la metà di quelle settentrionale.
Com’era naturale, fu un fiorire di fabbriche. Scaduti i termini, quando e i padroni avrebbero dovuto proseguire assumendosi i rischi d’impresa, iniziò il fuggi fuggi. Intascati i profitti e scansate le tasse, i padroni del vapore, invertirono la rotta e tutto tornò com’era.
Avremmo dovuto imparare la lezione, capire che la soluzione non è quella liberista e invece di regalare quattrini della collettività a sciacalli e speculatori, creare forti aziende di Stato e nazionalizzare. Noi invece continuiamo a offrire ponti d’oro a mariuoli travestiti da imprenditori – stavolta sciacalli e vampiri vengono dall’estero, continuiamo a sopportare che un padronato rapace e senza scrupoli, si comporti come i padroni della Whirpool: prendono i nostri soldi, fanno profitto e se trovano chi gli consente di schiavizzare meglio i lavoratori, chiudono i battenti, gettano sul lastrico i lavoratori e chi s’è visto s’è visto.
In alcuni Paesi dell’UE i governi hanno messo mano alla legge e hanno provveduto a difendere i loro lavoratori. Qui da noi, dove tutti gridano “prima gli italiani”, i governi si dichiarano impotenti: non possiamo impedire a un’azienda di chiudere. Così, come dimostra il caso Whirpool, siamo diventati terra di conquista. Tu pensi che la gente dovrebbe votare soprattutto preoccupandosi di queste cose e invece no. Grazie ai media sottomessi e monopolizzati dai padroni, la gente, ipnotizzata da fuorvianti campagne di stampa su un inesistente fascismo che avanza, vota partiti e uomini responsabili della tragedia di centinaia di migliaia di lavoratori.
In questo senso, l’amara vicenda della Whirlpool è emblematica. Una grande multinazionale, con cuore e cervello negli Stati Uniti, decide di chiudere e di cancellare il futuro di 420 lavoratori e lavoratrici e delle loto famiglie in un territorio già martoriato dalla crisi. Un governo disarmato, ma sarebbe meglio dire complice dei padroni, non sa fare altro che alzare bandiera bianca di fronte ai padroni. Agli uomini e ai partiti di questo governo, però, un popolo disinformato, sempre più ignorante e ormai disperato. si affida perché, così come ce la presentano opinionisti e televisioni al soldo dei padroni, il vero, grande problema dell’Italia è il pericolo di un ritorno al fascismo.
Per fortuna, però, nuclei di resistenza si vanno formando e, come dimostra questo filmato, Potere al Popolo è in prima linea:

https://www.facebook.com/poterealpopolo.org/videos/185871316108251/

Contropiano, 31 gennaio 2020

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Date retta a Maroni, il galantuomo verde bottiglia che diventerà santo per i miracoli nordafricani: sono anni ormai che le anime pie in divisa da tutori dell’ordine soffrono di un crescente timore psicologico. La gente, in genere, non se ne accorge perché non può guardarli in viso, bardati come sono da controfigure di robocop ma, da Genova 2001 in poi, va sempre peggio. Ogni volta è un crescendo di paura: rompere teste e, se occorre, ammazzare qualcuno in una manifestazione è ancora un po’  pericoloso. Terminata la pacchia del ventennio, messi in naftalina i giorni felici vissuti dai celerini di Scelba, in questa repubblica parlamentare senza Parlamento, vive o, per dir meglio, sopravvive a se stessa – e ha i colpi di coda dell’animale ferito a morte – l’eredità funesta della guerra partigiana: quel capolavoro di comunismo consociativo che si chiama Costituzione. In attesa che il distratto Napolitano ne firmi l’atto di morte, per i più disordinati tra i tutori dell’ordine ci sono ancora rare probabilità di trovarsi nei guai. Nessuno li porterà mai in gattabuia, questo si sa, ma ci sono le versioni ufficiali da concordare, gli avvisi di garanzia, le incriminazioni le sospensioni e i processi. Grattacapi, insomma, che il verde bucolico Maroni è deciso ad evitare agli uomini che in passato ha preso a calci e a morsi – s’è difeso con le unghie e con i denti scrissero i giornali – ma ora sono diventati il suo più grande amore, la vera passione della sua vita. Ed eccolo alla carica. E’ vero, manifestare è un diritto costituzionalmente garantito, ma cosa c’è di più serio di poliziotti impuniti? Il Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) non sarà costituzionale, non basta una semplice denuncia per privare di un diritto un cittadino, prima che arrivi almeno una condanna ma, quando si tratta di repressione, i “nominati” sono tutti d’accordo: si tratta di prevenzione e si può tranquillamente procedere nonostante manchino processo e sentenza sia d’obbligo la presunzione d’innocenza. Se il “daspato”, si dice, verrà l’ assoluzione. Quanto ci vorrà nessuno lo sa, perché in Italia un processo può durare anche molti anni, ma questo conta poco. Né serve invocare misura di sicurezza che tutelino i manifestanti dai frequenti eccessi dei sempre più nervosi robocop. Nulla da fare. Per i manifestati si stringe la morsa: introduzione dei reati di possesso e lancio di materiale pericoloso. divieto di portare maschere antigas e caschi protettivi nelle manifestazione pubbliche, sicché le teste siano inermi di fronte allo strapotere dei manganelli, estensione alle manifestazione pubbliche dell’arresto differito entro le quarantotto ore dal fatto. Una galleria degli orrori, insomma, mentre da anni si chiede inutilmente di rendere riconoscibili i robocp con giacche o pettorine che ne consentano “l’immediata identificazione“. Il ministro dei campi d’internamento, però, non ne vuole sapere. Per il galantuomo verde bottiglia, non ce n’è alcun bisogno. Per lui è un dogma: come il papa non può sbagliare quando parla ex cathedra, o per essere chiari, quando si esprime come dottore universale della Chiesa, i robocop sono infallibili ex platea. Insomma, se picchiano e ammazzano hanno certamente ragione.

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