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Posts Tagged ‘legge Fornero’

Tutte le elezioni, anche quelle amministrative in un piccolo centro, hanno significato e valore politico. Politico, a maggior ragione, è il voto in elezioni regionali che non solo coincidono con un referendum sull’ennesimo tentativo di stravolgere la Costituzione repubblicana, ma capita nel momento di un’offensiva padronale così violenta, da voler svincolare il salario dall’orario di lavoro.  Un’offensiva scandalosa, che si potrà anche leggere come prova di una forza che non teme lo scontro, a condizione però che sia valutata per quello che è: forza della disperazione, di fronte a una crisi che il capitale ha provocato e non sa come gestire, se non con la forza.
Bonomi, sa bene che la soluzione della crisi passa per una politica di programmazione pianificata e per un salario che non cala di fronte alla necessità di abbassare l’orario di lavoro per creare occupazione. Se finge di non saperlo e parte all’attacco, nonostante le crescenti diseguaglianze nate dalle recenti vittorie dei padroni – Jobs Act, Buona Scuola, legge Fornero, abolizione dell’art. 18 e chi più ne ha più ne metta – la ragione è semplice: sa che di fronte non ha forze politiche intenzionate a intimargli lo stop, né sindacati pronti a organizzare la lotta nelle piazze.
In questo senso, un esito elettorale particolarmente positivo di Potere al popolo! e l’ingresso di un’autentica sinistra di classe nei luoghi del governo della  Regione Campania, avrebbe un enorme valore politico. Per la prima volta dopo decenni, i grandi evasori fiscali, gli speculatori, i predatori dell’ambiente, i garanti dell’intreccio devastante tra politica e malavita organizzata, gli sfruttatori del lavoro umano, i creatori di precarietà, in altre parole la “forza” di Bonomi, avrebbero da fare i conti con una proposta politica alternativa che essi conoscono e della quale negano l’esistenza. Allo stesso tempo milioni di sventurati, privati di diritti e costretti a vivere in condizioni disperate – molto degli italiani che Salvini mette al “primo posto” delle sue inesistenti politiche sociali, ma nei fatti consegna a Bonomi con le mani e i piedi legati, troverebbero un riferimento e la musica cambierebbe.
La Campania è piccola ed è solo una parte del Paese? Certo, ma la vittoria avrebbe un chiaro valore nazionale e favorirebbe un processo di unificazione che spinge Bonomi impaurito ad affannarsi in una continua e dissennata corsa in avanti.
Il voto non è lontano, ma il tempo per riflettere non manca. Confindustria sa che si è aperta una nuova terribile fase della nostra storia e pensa di dominarla partendo dalla “rivoluzione “ di Bonomi, che così chiama la lotta di classe condotta dai padroni. Se sfruttati e precari coglieranno il segnale e voteranno per Giuliano Granato e i candidati di Pap! le parole torneranno ad avere il loro reale significato e tutto sarà più chiaro: Bonomi non c’entra nulla con la rivoluzione. E’ un reazionario poco intelligente e terribilmente disperato.

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