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Posts Tagged ‘legge elettorale’

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Non chiedetemi che c’entra la foto

Riemergo. L’editore stampa! Amen o alleluia? Non so.
Ritrovo il mondo che avevo lasciato. Era in pessime condizioni, ma è messo anche peggio. Non me lo dicono solo la guerra, Trump, l’Eurotragedia, l’Artico liquefatto e il Mediterraneo che pare un cimitero liquido targato “civiltà occidentale”. Me lo dice più semplicemente e più direttamente uno scienziato della tuttologia, che si inalbera per una mia osservazione sulla violenza del liberale Pelloux a fine Ottocento. Una violenza consentita da una legge elettorale che rendeva maggioranza una classe dirigente di fatto minoranza nel Paese.
Non l’avessi mai detto! Lo scienziato è pronto a rimbeccarmi: “E qual era all’epoca, di grazia, la legge elettorale iniqua e autoritaria che produceva squilibri tra governabilità e rappresentanza e dava una immagine deformata del Paese in Parlamento?” – mi chiede ironico e tagliente, e alla domanda fa seguire la risposta: “non tutti lo sanno. Era il maggioritario a doppio turno , quello che ci ha dato il nuovo sistema di elezione dei sindaci che abbiamo applicato al sistema di elezione del Parlamento”.
Non spreco parole. Gli dico solo che “dal 1882 al 1912 in Italia si votò secondo le regole fissate dalla legge n. 593/1882 che, pur riducendo significativamente i requisiti di censo, consentiva un rapporto tra elettori e popolazione che non andava oltre il 7 per cento”.
Lo studioso di leggi elettorali ora tace, ma tornerà alla carica alla prima occasione. Le cose ormai vanno così: l’ignorante è sempre più saccente.

Ultima Voce, 5 aprile 2017

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Stupore, consensi, proteste e un Paese che va allo sbando, ma non si ferma a pensare: Berlusconi assolto perché il fatto non sussiste. Il concussore non ha un concusso e la minore stuprata nega lo stupro. I processi si fanno sui fatti e le condanne richiedono prove inconfutabili. Ci sono state invece, ma processi non se ne fanno, infamie senza nome, consultazioni con Monti quando il governo di centro destra era solido in Parlamento, la speculazione telecomandata sui titoli di Stato, tre governi illegittimi e in ultimo Renzi, un signor nessuno che stupra la Carta costituzionale e scrive una legge elettorale che nemmeno il fascista Acerbo avrebbe osato proporre. Berlusconi assolto perché il fatto non sussiste. E allora? Molto  probabilmente è vero ma siamo comunque fuori tempo massimo. Tocca badare a se stessi, perché il regime mette radici e non se ne esce senza una nuova Resistenza.
Pensatela come volete, destra, sinistra, centro, nordici, sudici e tutte le varianti della nebulosa pentastellata: c’è un solo problema, grande, gigantesco, decisivo e definitivo. Vive al Quirinale e si chiama Giorgio Napolitano, stalinista ai tempi della tragedia ungherese, liberista nell’Europa di Draghi, sponsor di Renzi ai tempi della democrazia autoritaria.

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ImmagineL’eroico Presidente del Senato Pietro Grasso, ha comunicato al mondo, lasciandolo stupefatto, la sua irrevocabile decisione: il Senato si costituirà parte civile nell’ennesimo processo in cui è imputato l’ex Presidente del Consiglio. Andrebbe quasi tutto bene, se Grasso non fosse stato nominato senatore grazie a una legge voluta da Berlusconi e dichiarata da qualche settimana incostituzionale; andrebbe, anzi, tutto benissimo se proprio in questi giorni il PD, il partito di Pietro Grasso, non avesse raggiunto un accordo proprio con Berlusconi, presentando alle Camere una legge elettorale scandalosa firmata da Renzi e dal pregiudicato.
Rebus sic stantibus, il mondo, in verità piuttosto sconcertato, si aspettava che, per coerenza, il coraggioso e incorruttibile Grasso avesse posto al suo partito l’inevitabile aut aut: caro PD, o ti rimangi la legge contrattata col detenuto a piede libero, o non ci penso due volte e mi dimetto seduta stante.
Finora, però, non è successo nulla: non è giunta alcuna comunicazione sul ritiro della legge elettorale e Grasso, il miles gloriosus, non s’è dimesso.
A questo punto, sorge, legittimo, un tragicomico dubbio: non è che l’eroico Presidente Grasso ci sta prendendo tutti per i fondelli?

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Dice re Giorgio che è inutile far cadere il governo da lui fortemente voluto. Non scioglierebbe mai le Camere perché la legge elettorale è incostituzionale e non si può votare. 22563_20260_bloglive-81c45c141eae14fbf835ef6818a1bc46_ImageA dirla come si deve, senza girarci attorno con mezze parole che nessuno capisce bene, la legge che ha determinato la formazione delle Camere e l’inconsueta rielezione di Napolitano al Quirinale è una «legge-truffa». Questo, però, non è il linguaggio che usano i re.
Dice Epifani che il Partito democratico sta con Berlusconi perché non può piantare in asso baracca e burattini e, per suo conto, il senatore pericolante ripete pari pari il ragionamento di Epifani: ci vuole una legge elettorale, quella che c’è non va più bene ed è finita nel mirino della Corte Costituzionale. Né l’uno né l’altro, però, ammette apertamente che la legge Calderoli è un vero e proprio imbroglio. Gli «uomini delle Istituzioni» non parlano mai chiaro: c’è il rischio che la gente capisca.
Dice Alfano che se, come pare ormai certo, troverà il coraggio di tradire definitivamente il suo ex padre padrone, avrà un partito vero e finalmente suo, ma non potrà certamente far cadere il governo. Giocando d’anticipo, l’ex delfino del più celebre pregiudicato d’Italia, interroga direttamente gli elettori: si può mandare il popolo a votare, se la legge elettorale è un’autentica vergogna?
A sentirli parlare, con le loro mezze parole, i sottintesi e quel disaccordo totale su tutto, tranne che sulle impossibili elezioni, non si capisce praticamente nulla, ma emerge la verità puntigliosamente negata: questa vituperata legge elettorale, che tutti hanno voluto e nessuno ha mai fatto qualcosa per cambiare, ha un’importanza fondamentale per re Giorgio, per Epifani, per Berlusconi, per Alfano, per la sgangherata banda Monti, per Casini e la sua malconcia compagnia di ventura. In questo nostro sventurato Paese, per capirci, chiunque prometta cambiamenti che non intende realizzare, si affretta a chiamare in causa la legge elettorale per spiegarci che cambiare vorrebbe ma cambiare non si può. Nel guazzabuglio da Regia Marina – ciò che è vero la sera non vale la mattina – la legge Calderoli è l’alibi per una sporca faccenda, un pasticciaccio tale da fare impallidire Germi e la sua via Merulana. L’inganno più grave, però, l’oltraggio sanguinoso all’intelligenza degli elettori, non va cercato in quello che i galantuomini autonominati ripetono con esasperante monotonia. Il peggio si cela in quello che nessuno dice, ma è sempre più chiaro a tutti: poiché la legge elettorale è fatta apposta per vanificare il voto espresso dal mitico «popolo sovrano», Senato e Camera dei Deputati sono attualmente formati da alcune centinaia di persone elette illegalmente e perciò prive di una autentica legittimità democratica. Sono loro, questa nuova specie di clandestini, che hanno voluto per la seconda volta Napolitano al Colle e sempre loro, i figli di una «legge-truffa», il 23 ottobre, al Senato, hanno votato una gravissima modifica dell’articolo 138 della Costituzione.
Dice re Giorgio che lui non scioglierebbe le Camere perché la legge elettorale è incostituzionale. C’è da chiedersi dove sarebbe Napolitano, Presidente praticamente a vita, se l’Italia fosse un Paese retto da Istituzioni democratiche legalmente elette; molto probabilmente non sarebbe dov’è, in Parlamento non vedremmo accampati deputati e senatori «espropriati» dai segretari di partito e da saggi di nomina regia e nessuno avrebbe osato mettere ai voti una modifica della Costituzione che fa di uno «Statuto rigido», una inutile dichiarazione d’intenti alla mercé di ogni «golpe bianco».
Dice Formigoni che chi si è astenuto sull’articolo 138 intendeva far cadere il governo. La verità è che il Senato ha approvato un ddl costituzionale sul Comitato per le riforme costituzionali, che per soli quattro voti evita anche il ricorso al referendum confermativo. Giulietto Chiesa, giornalista prestato alla politica, è stato invece brutalmente chiaro: «questo Senato non ci rappresenta», ha detto, «ha una maggioranza di provocatori, di lanzichenecchi che operano contro l’ordine e la pace sociale. […] Un parlamento di nominati non rappresenta il paese e, tanto meno, può arrogarsi il diritto di cambiarne la carta costituzionale […]. Questo è un golpe bianco, che esegue il piano eversivo della P2. Noi faremo resistenza». Non è facile capire che intenda Chiesa, quando dice «Resistenza», ma a far chiarezza hanno pensato in questi giorni di ottobre le piazze, colme di gente e di rabbia composta, che pacificamente tornavano al monito che in anni ormai lontani, ma molto simili a quelli che viviamo, venne da Giovanni Bovio: «Non fateci dubitare della giustizia. Che ci resterebbe? Temiamo di domandarlo a noi stessi, di noi stessi temiamo e ci volgiamo a chi ci chiama fratelli: noi fummo nati al lavoro e, per carità di dio, non fate noi delinquenti e voi giudici».
Umberto I, il re di quegli anni tragici, non gli diede ascolto. Finì come tutti sanno, coi moti del ’98, la cavalleria accampata nelle piazze e le tragiche cannonate milanesi di Bava Beccaris.

Liberazione e Report on Line , 25 ottobre 2013

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