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191008_slide_800x476-395x237Su “Zapruder” una sintetica, ma bella recensione di Gino Candreva al mio libro sulle Quattro Giornate.

Giuseppe Aragno, Le quattro giornate di Napoli. Storie di antifascisti, Napoli, Intra Moenia, 2017, pp. 344, euro 18,00

In Europa, il primo quartiere a insorgere contro il fascismo, nel settembre del 1943, fu il quartiere Ponticelli di Napoli. Un storia, quella dell’insurrezione napoletana, che spesso è stata rubricata come impeto popolare e ribellione apolitica. Giuseppe Aragno intende sottrarre la narrazione dell’evento, che dal 27 al 30 settembre del 1943 riuscì a sconfiggere e cacciare i tedeschi dalla città partenopea, alla vulgata che parla solo di esplosione spontanea di un popolo eroico quanto spoliticizzato, utilizzando, nel caso della rivolta napoletana, come chiave di lettura gli stereotipi che accompagnano la storia di Napoli: “sanfedismo alla rovescia”, rivolta di scugnizzi e popolani senza coscienza. Come se fosse una rivolta senza nomi e senza storie.
Questi volti e storie mira invece a riconsegnare il saggio, documentatissimo frutto di una ricerca che l’autore persegue da anni e che ha trovato espressione in Antifascismo popolare, del 2009 e Antifascismo e potere. Storia di storie, del 2012. Volti e storie, dunque, restituiti al loro ruolo di antifascisti coscienti. Il testo non costituisce quindi solo la narrazione delle quattro giornate, sono assenti le battaglie e gli scontri di strada, ma ci racconta anche di cosa fosse l’antifascismo sotterraneo, quali istanze incrociasse. E’ impossibile, nel breve spazio di una recensione, ricostruire nel dettaglio l’immenso lavoro di Aragno, che analizza con dovizia di particolari l’intero spettro delle posizioni dell’antifascismo e, in appendice, riporta la biografia di circa 400 antifascisti napoletani.
L’antifascismo napoletano risale già all’opposizione alla Prima guerra mondiale, “sanguinoso sacrario dei valori fascisti”, per trovare una concretizzazione nella semiclandestinità durante gli anni del regime e una saldatura con la Guerra civile spagnola: dai campi di battaglia spagnoli provengono decine di napoletani e campani che parteciparono poi alla Resistenza.
Ma chi sono questi uomini e donne che parteciparono alla liberazione di Napoli? Di quale provenienza politica? Il ventaglio è ampio, e comprende praticamente tutti i partiti antifascisti e non solo: si va dai liberali agli anarchici, passando per i militanti del Pdci, i socialisti, i trotskisti, protagonisti di un’opposizione silenziosa che ha attraversato e a volte sfidato la repressione fascista: si tratta di una “resistenza carsica” (alla quale è dedicato un intero capitolo) finora quasi ignorata dalla storiografia. Storiografia che ha passato sotto silenzio anche lo straordinario ruolo delle donne e dei bambini resistenti, che invece ritrovano il loro posto nel libro di Aragno. Dal primo settembre, si realizza anche la spaccatura nel fascismo partenopeo: fascisti delusi, che non aderirono alla Repubblica di Salò, ma imbracciarono le armi contro il nazista occupante. Ma ci sono anche doppiogiochisti e spie fasciste, che, dopo aver tradito i compagni, passano alla Resistenza.
La resistenza napoletana però non termina con il primo ottobre: un gruppo di resistenti continua la caccia ai fascisti incontrando la repressione dei carabinieri, ex fascisti passati con il Regno del sud, mentre altri partecipanti alla rivolta raggiungeranno le bande partigiane.
Cacciato il fascismo con le armi, la restaurazione postfascista si riprende la rivincita in seguito all’amnistia Togliatti: oltre settemila ex fascisti vengono amnistiati dal Guardasigilli, che ritrovano la loro collocazione nell’apparato repressivo della Repubblica, nella magistratura e nella polizia, stavolta a perseguitare i comunisti e gli ex partigiani. Conclude Aragno: “Chi voglia capire le ragioni per cui l’Italia non si è data una legge sulla tortura, e perché i poliziotti nelle piazze non portano un numero identificativo, deve tornare a questi anni, agli anni in cui poliziotti fascisti, in piena legalità formale, arrestano i partigiani per le azioni di guerra compiute”.

Gino Candreva, “Zapruder”, n. 49, maggio-agosto 2019

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Oggi presento il mio libro e aspetto amici e lettori
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