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Posts Tagged ‘Josè Sramago’

Il partito dell’astevoto_elettorale_fondo-magazinensione chiese al partito del voto che il risultato del non voto fosse calcolato tra i voti dati. «Se non voto, ho votato per il partito del non voto», gridavano i leader astensionisti, ma urtavano contro la resistenza del premier uscente che a muso duro, aspramente replicava: «questo partito non esiste, perciò chi non vota non può essere e non sarà calcolato tra gli elettori votanti».
Tutto in fondo sembrava estremamente logico, ma il brutto imbroglio, che sapeva maledettamente di broglio morale, perché nessuno avrebbe mai potuto dimostrare che qualcuno l’avesse materialmente organizzato, prese ad un certo punto corpo e da dubbio ch’era, diventò certezza, quando si giunse all’esito della competizione. Lo scrutinio si fece e i voti si contarono dopo una stranissima campagna elettorale, durante la quale il premier uscente aveva parlato e tenuto banco, chiedendo ripetutamente al Paese un «voto per il cambiamento», mentre gli avversari avevano chiesto ai cittadini di non recarsi alle urne, perché da cambiare c’era solo quel deficiente del Presidente in carica.
Non si muore due volte e perciò Josè Saramago non morì d’invidia: se n’era andato per sempre prima del risultato elettorale, che non era costato complicati conteggi e verifiche attente. Il premier, infatti, aveva vinto e il voto che aveva chiesto, a rigor di legge, l’aveva avuto. Dai seggi infatti, il responso delle urne era giunto chiarissimo: tutto il Paese s’era astenuto, tranne un elettore. Non c’erano dubbi: un avente diritto aveva votato. Poiché si trattava di un solo voto, l’unico espresso in tutto il Paese e un solo elettore, il premier uscente, s’era presentato alle urne di buon mattino, capirono tutti e non era difficile: quel voto l’aveva dato a se stesso l’uomo più odiato del Paese: il premier del partito del voto, che aveva così sbaragliato il campo degli avversari. La sera il leader vittorioso, si presentò alla televisione per un messaggio diffuso a reti unificate. «Forse – dichiarò – oggi non ha vinto la democrazia e la maggioranza di governo che io legittimamente rappresenterò, poi vedrò se da solo, farà le sue riflessioni. Devo dire però che a me della democrazia non interessa sinceramente nulla e ciò che volevo l’ho ottenuto: un voto per il cambiamento. E’ un voto che nella migliore tradizione del Paese, promette di cambiare tutto, per non cambiare niente».

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