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Posts Tagged ‘Istituto Italiano per gli Studi Filosofici’

In archivio, chi scava per capire qualcosa della storia della Repubblica, trova chiare tracce del “Gruppo Gramsci”. Scopre che il comunista Guido Piegari, era un’intelligenza politica fine che puntò il dito su Giorgio Amendola accusando: hai fatto del partito comunista qui da noi una macchina che raccoglie voti. Non aveva torto e meglio sarebbe stato ascoltarlo, ma Amendola brigò a Roma e Piegari fu cancellato dalla storia. Al giovanissimo socialista Gaetano Arfè, forse perché era stato un partigiano combattente, si riservava una cura particolare e non a caso dall’Archivio di Stato di Napoli fu trasferito d’ufficio a quello di Firenze e poi finì schedato dalla CIA in quanto direttore del sovversivo “Avanti!”. Di Gerardo Marotta si sente che sin da quei tempi era spirito profondamente libero e si capisce anche bene che, alla resa dei conti, il caso meno preoccupante era quello di Giorgio Napolitano, aò quale invano zelanti wikipediani inventano un passato da cuor di leone, che “durante l’occupazione tedesca con il gruppo formatosi all’interno del GUF prende parte alle azioni della Resistenza in Campania”. La verità è che l’antifascismo di Napolitano non è mai uscito dalla porta di casa e, in quanto alla CIA, l’ha sempre ritenuto un amico cui concedere visti e passaporti. Napolitano ben si guardò dal muovere un dito contro i tedeschi, così come non aprì bocca quando Amendola pose fine all’esperienza del “Gruppo Gramsci” e gli ingiunse di separare la sua via da quella di Piegari. Era in gioco la carriera.

Di tutto ciò si conservano ingiallite carte d’archivio, ostinati silenzi di rari sopravvissuti e l’amicizia che, nonostante tutto, ha legato per una vita Napolitano a Marotta, che nessuno, però, ha nominato senatore a vita, benché abbia illustrato la patria ben più che Monti e Napolitano.
Oggi il prestigioso “Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”, che Marotta ha il merito incancellabile di aver creato, e con l’Istituto Napoli e i napoletani, sventurati e colpevoli, che se stanno a guardare, perdono i 300.000, preziosi volumi della biblioteca. Napolitano, Presidente della Repubblica, non muove un dito per salvarli. Alla collana dei silenzi del mancato partigiano, che non fiatò su Piegari, che silenziosamente si acconciò all’invasione dell’Ungheria e, di silenzio in silenzio, oggi prova a silenziare la Procura di Palermo, si unisce anche questa perla.
Di che meravigliarsi? Politica e cultura hanno divorziato da ormai molto tempo e, quel ch’è peggio,  politicanti zotici impazzano nell’accademia, che esprime un governo come quello Monti, sicché il silenzio s’è fatto ormai assordante.
Ho vissuto di persona la vicenda sconcia dei dodicimila preziosi volumi donati da Gaetano Arfè all’Università Federico II. Ricordo bene la sua amarezza, quando fu costretto a  recuperarli e smistarli a Firenze perché il “tempio della cultura” partenopea non intendeva tirar fuori un centesimo per pagare un bibliotecario che catalogasse i volumi. Sin da allora sospettai che dietro il motivo economico ci fosse altro. Incuria, forse, disinteresse probabilmente, ignoranza soprattutto, ma un’ignoranza cosciente di sé e perciò paurosa, intimorita da ogni strumento di crescita popolare. Marotta me ne dà conferma: l’Istituto in questo nostro sventurato Paese incute timore. I libri suoi perciò vanno impacchettati e tolti rapidamente dalla circolazione. Un Paese che legge non si rassegna. Scende in piazza.

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