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Posts Tagged ‘Isaia Sales’


Più l’impasto di trasformismo e opportunismo che sostiene Manfredi e Maresca sconcerta gli elettori, più Antonio Bassolino trova spazio e diventa addirittura una «novità». D’altra parte, perché stupirsi? Se Manfredi mette il diavolo con l’acqua santa e dietro Maresca c’è Salvini, il gioco di Bassolino diventa facile. In una società che non ha memoria storica basta vendere all’elettore i pregi dell’«usato sicuro» e il gioco è fatto. Il suo messaggio, tuttavia, è semplice, chiaro ma, come vedremo, fuorviante. Dopo anni di delusioni – dice ammiccante il nuovo che avanza – sognate un uomo che abbia alle spalle una vita vissuta a sinistra? Bene. Io sono di sinistra e vengo dal PCI. Quella sinistra che vantava la sua «diversità» morale. E, a proposito di «morale», reduce come sono da sedici processi e sedici assoluzioni, non temo smentite: sono stato perseguitato.
Com’è noto, quando i concetti si riducono a slogan e sembrano quasi verità di fede, è necessario controllare. E’ vero, negli anni Settanta Bassolino fu un dirigente del PCI, ma ne rappresentò l’ala destra, fu per il massimo del centralismo e non tollerò dissensi. Un comunista «normalizzatore», mille miglia lontano dalla gente di sinistra, che non si oppose alla liquidazione proposta da Occhetto e lavorò soprattutto per convincere chi non voleva chiudere bottega. Fu così che divenne dirigente di primo piano di quel Partito Democratico della Sinistra che iniziò il disastroso viaggio verso il PD. Alla prova dei fatti, questa è la storia del «comunista» Bassolino.
Quanto ai processi, eviterei di parlarne, ma come tacere se l’«amministratore innocente»fu la condannato per colpa grave della sezione di Appello della Corte dei Conti per una vicenda che riguardava Bassolino come Commissario per l’emergenza idrogeologica? E non basta. Contando sui vuoti di memoria di un mondo che vive alla giornata e sui silenzi inspiegabili dell’informazione, Bassolino tace su un dato significativo: pur essendo personaggio politico di primo piano – sindaco, ex ministro, ex Presidente di Regione – sottoposto a procedimento giudiziario che comportava il rischio di dover metter mano alla tasca, risultò nullatenente. Qui la politica cede il passo alla morale e l’innocenza si colloca in un quadro di valori estraneo alla «diversità» comunista.
E veniamo alla propaganda tranquillizzante del sindaco «usato sicuro», cui la memoria corta del tempo che viviamo consente racconti a dir poco spericolati. La larghezza di mezzi che consentì a Bassolino i primi, effimeri successi è legata a filo doppio all’arrivo nella casse del Comune di cospicui finanziamenti straordinari legati allo svolgimento del G7 a Napoli. Soldi che consentirono interventi di miglioramento urbano e contribuirono a creare il mito del «Risorgimento napoletano». Di fatto, l’amministrazione vera della città iniziò dopo il G7 e fu segnata da operazioni che portano il segno del liberismo e rappresentano i primi esempi di «privatizzazioni».
Vale la pena ricordare, citando a memoria, l’emissione dei BOC, i Buoni Comunali Ordinari, ai quali dobbiamo una parte del debito che soffoca la città. La gente ormai non se ne ricorda più, ma la città produceva a prezzo popolare un alimento essenziale come il latte. Grazie a Bassolino, la Centrale del latte non esiste più. In nome delle politiche liberiste, il «comunista» ex sindaco aprì il porto a multinazionali le cui attività inquinanti fanno danni gravi all’ambiente, realizzano scempi architettonici e urbanistici e diventano uno dei primi esempi di un modello di organizzazione del lavoro fondato su due pilastri negativi: da un lato la nebulosa delle finte cooperative, degli appalti e dei subappalti, dall’altro un lavoro «malato» fatto di cottimo e paghe da fame. Primo esempio in Italia di privatizzazione di una infrastruttura di rilevo strategico, la Napoli di Bassolino cedette a una multinazionale l’Aeroporto Capodichino.
Mentre queste scelte liberiste causavano i primi tagli del welfare, la logica dell’aziendalizzazione in funzione capitalista dell’organizzazione e del funzionamento del Comune, comportava fatalmente la torbida crescita di spartizioni e logiche clientelari; erano i primi segnali dell’affermazione del pensiero unico, in cui un ruolo fondamentale rivestono la subordinazione del pubblico al privato, i tagli e l’impoverimento del sistema formativo e della Sanità. Senza fermarsi oltre sui limiti e le responsabilità di un’esperienza che si concluse con un naufragio personale e politico, val la pena di ricordare che persino i più stretti collaboratori di Bassolino hanno poi riconosciuto il disastro. Significativo, in questo senso, ciò che ebbe a scrivere sul «Corriere del Mezzogiorno» del 21 settembre 2008, Isaia Sales:
«È inutile negarlo, non ce l’abbiamo fatta a migliorare strutturalmente la città di Napoli, non ce l’abbiamo fatta a trasformare la Regione in un’istituzione autorevole e competitiva nei confronti delle migliori esperienze regionali, non ce l’abbiamo fatta a far vincere un modello alternativo alla pratica discrezionale di governo, relegando la clientela ad una eccezione e non ad una prassi corrente e abituale, non ce l’abbiamo fatta a rendere la politica e i partiti strumenti di grandi passioni civili dopo la fine di quelle ideologiche».
Di fronte allo sfascio finale, del resto, è stato Bassolino stesso a riconoscere il fallimento, quando ha ripetutamente vantato il solo suo grande «successo»: non ha mai ceduto il governo della Campania e della città al centro destra. La verità è che a Napoli per anni il vero centro destra sono stati Bassolino, i suoi uomini e le sue politiche.
Naturalmente la propaganda elettorale non lo dice, ma l’«usato sicuro» di un falso comunista e di un autentico liberista regalò alla Campania una serie di numeri negativi, che non sarà male ricordare: quasi sempre agli ultimi posti nelle classifiche regionali, il PIL, in decrescita costante rispetto alle altre regioni, crollò a livelli negativi ben prima del fatale 2008; un’anemia perniciosa che mise in ginocchio il tessuto produttivo, aggravando l’annoso problema della disoccupazione, consentendo delocalizzazioni devastanti, riducendo gli investimenti a speculazione ed elemosina. Di scuola e formazione, meglio non parlare. Alla fine, i cumuli di immondizia, prova tangibile d’un degrado inenarrabile, chiusero il cerchio.
Poiché con questa storia alle spalle Bassolino vorrebbe tornare a Palazzo San Giacomo, la domanda sorge spontanea: la sua candidatura è la giusta ambizione di un vecchio politico, o una prova d’arroganza che diventa uno schiaffo alla città?

Candidato di Potere al Popolo

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Dopo aver letteralmente distrutto Napoli, voi, Antonio Bassolino, chiedete un voto per tornare a Palazzo San Giacomo. Giorni fa Matteotti s’è offeso, quando nella sua piazza avete radunato clientele e clienti per raccontare la storia del «perseguitato politico». Così vi siete presentato, reduce, a vostro dire, da 16 assoluzioni. La verità è che voi non siete un amministratore innocente. Vi guardate bene dal raccontarlo, però due condanne subite in via definitiva le avete avute: una ve l’ha appioppata la sezione di Appello della Corte dei Conti per una vicenda che vi riguardava come Commissario per l’emergenza idrogeologica, un’altra comportò una pena pecuniaria di oltre 3 milioni di euro.
E non è tutto. Contando sulla memoria corta e sulla complicità d’una stampa squalificata, voi insistete sulla favola dell’innocenza e come lo smemorato di Collegno non ricordate più il record che avete stabilito: personaggio politico di primo piano, ex ministro, ex Presidente di Regione e per due volte sindaco di Napoli,voi siete risultato nullatenente quando, sottoposto a procedimenti giudiziari, avete corso il rischio di dover metter mano alla tasca.
Potrete fare tutti i comizi che vorrete, voi passerete alla storia come l’uomo che ha trasformato Napoli in un immenso immondezzaio, gravato dai debiti per le assunzioni di potenziali elettori. Qui la politica cede il passo alla morale e l’innocenza si colloca in un quadro di valori che lei ignora.
Girateci attorno finché volete, ma la vostra esperienza politica si riduce a una parola semplice e incontestabile: fallimento. Potrete provare a nasconderlo alla gente – di mascheramenti avete vissuto per decenni  – ma le montagne di spazzatura sotto le quali ci avete sepolti hanno dimostrato che persino nell’arte della menzogna siete un guitto che recita da cane. Ora ci riprovate e tornate a giocare la partita in base a un’arte che non è la vostra: voi avete fallito e fallirete, ma continuate a rappresentare l’insuccesso come successo.
D’altra parte, in sede di bilancio del vostro personale naufragio, persino i vostri più stretti collaboratori sono stati costretti a riconoscere il disastro. Alla vostra memoria corta e al tentativo di ridurre la questione al gioco delle tre carte, un consiglio gioverà: andate in un’emeroteca, chiedete una copia del «Corriere del Mezzogiorno» del 21 settembre 2008, leggete l’intervista di Isaia Sales e al prossimo comizio cominciate dalle sue parole:
«È inutile negarlo, non ce l’abbiamo fatta a migliorare strutturalmente la città di Napoli, non ce l’abbiamo fatta a trasformare la Regione in un’istituzione autorevole e competitiva nei confronti delle migliori esperienze regionali, non ce l’abbiamo fatta a far vincere un modello alternativo alla pratica discrezionale di governo, relegando la clientela ad una eccezione e non ad una prassi corrente e abituale, non ce l’abbiamo fatta a rendere la politica e i partiti strumenti di grandi passioni civili dopo la fine di quelle ideologiche».
E se non vi fidate dei vostri collaboratori, date almeno credito a voi stesso. Siete stato voi, Bassolino, a riconoscere il vostro fallimento, quando, non sapendo più a cosa attaccarvi, avete ripetutamente tirato fuori quello che ritenete un vostro grande successo: la chiusura del ciclo è stata forse negativa, avete sibilato, il decollo non c’è stato, però voi non avete mai ceduto il governo della Campania e della città al centro destra. Una verità che equivale a un suicidio. Non l’avete ceduto, infatti, perché per anni il vero centro destra siete stato voi, i vostri uomini e le vostre politiche.
Voi siete un falso comunista e un autentico liberista. Per voi il PIL e tutto quello che riguarda l’economia sono articoli di fede. Invece di raccontare favole in una piazza sacra per la democrazia, dite alla gente quello che sapete: alla fine del vostro disastroso governo, la Campania aveva messo assieme una serie di numeri negativi: quasi sempre agli ultimi posti nelle classifiche regionali, un PIL in decrescita costante rispetto alle altre regioni, crollato a livelli negativi ben prima del fatale 2008. Avete governato per quindici anni vantando successi inesistenti, mentre un’anemia perniciosa metteva in ginocchio il nostro tessuto produttivo e l’annoso problema della disoccupazione di aggravava. Di scuola e formazione, meglio non parlare. Con voi abbiamo raggiunto tassi di dispersione da terzo mondo. Con voi la delocalizzazione si è fatta devastante e gli investimenti si sono ridotti a speculazione ed elemosina.
I cumuli di immondizia con i quali ci avete disonorati sono stati la chiusura del cerchio e la prova tangibile d’un degrado inenarrabile.
Con questa storia alle spalle, voi vorreste tornare a Palazzo San Giacomo?

Agoravox, 28 giugno 2021

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