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Posts Tagged ‘Ippocrate’

Foto x sito Bruno 5Voglio segnalarlo. E’ un caso di severissima miopia, incurabile per lo storico, che invita i discepoli di Ippocrate a cercare però rimedi, in nome di quella umana compassione che il giuramento impone giustamente ai medici: preoccuparsi del bene dei malati, secondo le forze e il giudizio. Dei malati, aggiungo di mio, con il dovuto rispetto, e di quanti dalla cattiva salute del malato in qualche modo dipendono, perché da questa terribile miopia, ostinata fin quasi alla cecità, possono ricevere – e in questo caso hanno ricevuto – danni seri, morali e materiali.
C’è un luogo comune da sfatare: la storia non si ripete, si dice spesso, e qualcuno ci aggiunge un codicillo da saputello, per informarci che nelle rare circostanze in cui si ripete, l’evento muta genere letterario e da tragedia ch’è stato, diventa farsa. Gli addetti ai lavori lo sanno e gli archivi, con i loro polverosi documenti, confermano: la storia ha variabili e costanti, eventi che si puntualmente si ripetono e alla prova dei fatti confermano l’esito degli esperimenti di laboratorio. Una costante, una di quelle più solide scientificamente e, di conseguenza, più capace di tutte di indurre alla riflessione – ecco il caso che intendo segnalare – è la stupida miopia dei realisti più realisti del re. Un caso recentissimo e lampante s’è verificato pochi anni fa con un Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica, di così dubbia legittimità che a molti è parso solo un proconsole dell’Europa. Questo signore scriveva i comunicati del suo governo in lingua inglese, invece che nell’italiano di Manzoni e giustificava la decisione con un’affermazione che, a distanza di pochi anni, pare ad un tempo tragedia e farsa: è l’inglese la lingua ufficiale dell’Unione Europea.
Colto dalla gravissima forma di miopia, quest’uomo dallo sguardo annebbiato, vedeva nell’italiano la lingua di una colonia e riteneva giusto per la sua dignità di statista, parlare la lingua dell’Impero. Per tutto il tempo che è stato in carica, i cittadini della repubblica, soprattutto quelli che non conoscono l’inglese, sono stati di fatto offesi e discriminati e hanno dovuto arrangiarsi. Il popolo, che a dar retta alla Costituzione è sovrano, in genere non capiva un bel nulla e chi l’inglese non lo conosceva era declassato a sovrano di seconda scelta, subiva la discriminazione, ma aveva altro cui pensare perché ogni comunicato anglosassone celebrava i funerali di un diritto e il lavoro su cui si fonda la Costituzione stava diventando l’araba fenice. Ogni giorno erano botte da orbi e i suicidi non si contavano, ma subito entrarono in azione i «ministeriali di ferro»: pennivendoli, velinari  servi del potere non persero occasione per cantarne le lodi. Politologi d’ogni colore, editorialisti e osservatori politici, andarono tutti in brodo di giuggiole, quando il proconsole segnò sul calendario della nostra vita politica un nuovo insuperabile record, una svolta epocale: per la prima volta nella storia degli Esecutivi italiani, sul sito web istituzionale apparve un comunicato stampa nella lingua di quella che fu la «perfida Albione». Chiunque si fosse preso la briga di dare uno sguardo, sarebbe rimasto stupito. Ora non tutto è stato accuratamente cancellato, ma la prima informativa nella lingua imperiale era indiscutibilmente affascinante: «Italian economy picks up in 2013; structural balance remains on track». Una musica deliziosa per timpani educati. C’era della poesia in quel governo tecnico.
Come musulmani giunti alla Mecca, in una sorta di trance, i «ministerialisimi» si affrettarono a spiegarci con invidiabile tempismo che quel comunicato tecnico di due pagine web, pieno zeppo di dati esposti con perizia grammaticale e lessico di livello superiore, era figlio di un’accorta strategia: fornire messaggi subito comprensibili e, ciò che più conta, rassicuranti agli immancabili investitori esteri. Un progetto spregiudicato e lungimirante, si disse in un delirio internazionalista, però le ciambelle non riescono tutte col buco, si dice da noi nel provinciale idioma di Dante e Manzoni, e non tutto andò per il verso giusto. In Francia, ove, si sa, gli investitori sono una manica d’ignoranti, non solo non capirono nulla della nuova «comunicazione istituzionale in Italia» e non seppero cogliere il grande sforzo di attirare capitali dall’estero, ma in un provincialissimo francese la Fnac manifestò addirittura l’intento di lasciare l’Italia.
Che dire? Forse la rivoluzione era stata troppo radicale, forse il Governo avrebbe dovuto scrivere  comunicati anche in francese, perché da quelle parti sono tutti piuttosto nazionalisti. Non è facile capire, pareva una Torre di Babele e sta di fatto che a Parigi, abituati forse a leggere in Italiano i nostri comunicati, si confusero e ci presero per inglesi. Può darsi, poi, che gli “ombrosi mercati” si allarmassero: «l’Italia è messa così male, che il suo governo ha rinunciato a farsi capire dai cittadini e parla esclusivamente agli “investitori esteri!», si pensò. In fondo, i mercati non lo sanno che qui da noi i cittadini non contano più nulla…
Va bene così, sostennero i malati di miopia severa vicini alla cecità: la Fnac se ne va, ma il governo ci ha provato e i «tecnici» sono innovativi. E’ accaduto, poi, che non se n’è andata solo la Fnac. Se n’è andato addirittura il Regno Unito. A corto d’idiomi, abbiamo fatto ricorso alla neolingua di Orwell e s’è parlato di Brexit. Intanto non abbiamo una lingua e forse il massacro della Grecia ci indurrà ad adottare il tedesco ma, in attesa che i discepoli d’Ippocrate giungano in soccorso dei miopi ormai quasi ciechi, in vista del referendum istituzionale, sarà il caso di ricorrere all’italiano, per capire cos’è accaduto. Soprattutto essere certi che la miopia serissima non abbia attaccato le meningi e non sia diventata contagiosa, perché chi ha deciso di scrivere rottamare la Costituzione, bene certamente non sta.

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