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Posts Tagged ‘Indipendenza della Padania’

Che furba la Gelmini!

Il delirio di Pontida è al parossismo e Alberto da Giussano, scudo, elmo, celata, spadone e lancia in resta, ha minacciato: “nessuna festa per l’Unità d’Italia, sennò mandiamo a casa le mezze calzette del Parlamento di Roma ladrona!.
Se questo ritorno al Medio Evo non celasse un pericoloso progetto separatista e il germe d’una tragedia, ci sarebbe da ridere. L’avvocato Gelmini lo sa e ha paura. Il destino di Berlusconi non dipende dalla Procura di Milano. Decide Bossi, filosofo del celodurismo, e l’avvocato tenta di mediare: il prossimo 17 marzo, piuttosto che festeggiare a casa, è «meglio stare in classe e parlare dei 150 anni dell’Unità d’Italia». A ben vedere, l’idea non è malvagia. Articolando meglio l’argomento, la proposta è molto interessante. Fermo restando il tema dell’Unità, bisognerebbe occuparsi dei pericoli che corre l’Italia e spiegare in classe cos’è la Lega, partendo dall’articolo 1 dello statuto che s’è dato: “Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania […] ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania“. La Gelmini sarebbe così accontentata, la “festa” utilmente celebrata e, come chiede l’avarizia avida della Marcegaglia, con poca spesa, faremmo un gran guadagno.

In quanto alla discussione in classe, un insegnante avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.
La Costituzione della Repubblica afferma che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. Borghezio, europarlamentare leghista ci spiega che la Padania, si distingue dall’Italia perché è “bianca e cristiana“.
La Costituzione della Repubblica dichiara solennemente che tutti “hanno pari dignità sociale davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“. Gentilini, dirigente leghista di primo piano, ci informa che la Padania la pensa diversamente. Obiettivi della Lega sono “la rivoluzione contro gli extracomunitari” e “l’eliminazione di tutti i bambini degli zingari“.
La Costituzione della Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo“. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, (Roma ladrona gli paga lo stipendio) s’è inventato un reato incostituzionale e ha messo in piedi vergognosi campi di internamento che richiamano alla mente i lager del nazisti. All’annientamento pensa il dittatore Gheddafi, grande amico del governo che vive solo dei voti della sedicente Padania.

L’Italia, potrà dire senza tema di smentita qualunque docente, è una repubblica democratica nata dalla guerra di liberazione dal nazifascismo. La Lega, al contrario, rinnegati i valori della lotta partigiana, conduce da tempo una sua nuova e vergognosa guerra di “liberazione”. Vuol liberare la sua deliriante Padania dall’Italia Meridionale, da Roma ladrona, dai rom, dai maomettani e da tutti gli stranieri poveri che la ferocia capitalista produce su scala planetaria. Insomma, la Lega Nord, alleata della Gelmini, sogna uno Stato teocratico e razzista.

Ringraziando l’avvocato, festeggiamola a scuola l’Unità d’Italia e spieghiamo bene chi sono e che vogliono Bossi, i crociati leghisti, il delirio di Pontida e il ministro Gelmini, che, nel nostro silenzio complice, il razzismo e la violenza li ha portati a scuola.
Facciamo festa così, poi scendiamo in piazza coi nostri studenti, occupiamole e rimaniamoci finché non avremo sconfitto questa pericolosa pazzia criminale.

Uscito su “Fuoriregistro” il 13 febbraio 2011

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Il polverone che s’è levato attorno alla vicenda Fini, può fa ben sperare per la fine di Berlusconi, ma rischia di coprire la pericolosissima china sulla quale il berlusconismo di destra e di sinistra ha cacciato il Paese. Della crisi della nostra democrazia, checché ne pensino i rivoluzionari da strapazzo e i pasdaran del nuovo che avanza, Fini è responsabile a destra, quanto Veltroni a sinistra e non lo salva il “gran gesto” ora che tutto rischia d’andare a catafascio e persino una nullità come Marchionne fa il maramaldo e sputa nel piatto in cui ha lautamente mangiato.

Non c’è dubbio, se l’ingombrante guitto che confonde la politica con il trono di cartapesta della “Mediaset” chiuderà la sua penosa vicenda impolitica, non solo ci leveremo di torno Cicchitto, Bondi, Gasparri e l’angelico Capezzone – che non è cosa da poco – ma eviteremo, per il momento, il disastro del sistema formativo e daremo un’immediata pedata nel sedere all’italo canadese della Fiat. Magari scopriremo poi che con Bersani e soci gli risarciremo il danno con gli interessi, ma il punto non è questo. Il punto è che manderemo al diavolo Tremonti, Calderoli e la loro sudicia idea di federare la miseria e dividere l’Italia per soddisfare gli egoismi di qualche produttore di latte e di un banda di fanatici in divisa verde. E’ qui, però, che la faccenda pare complicarsi.

Se il governo dei nobiluomini Scajola, Fitto, Brancher, Caliedo, Cosentino e Berlusconi, va gambe all’aria, cade miseramente nel nulla anche l’astuto progetto dei fascio-leghisti. Le cose stanno così, lo sanno tutti, anche se nessuno lo dice: il movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, meglio noto come “Lega Nord” o “Lega Nord – Padania”, ha come prima finalità “il conseguimento dell’indipendenza della Padania”. Così dichiara urbi et orbi lo Statuto del partito, approvato nel marzo 2002 e mai modificato. E’ vero, Maroni e soci dicono di volerci arrivare “attraverso metodi democratici e il […] riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”, ma quel galantuomo di Bossi, che sente puzza di bruciato, spara ormai a pallettoni. L’ha fatto il 31 luglio a Colico, ad una delle adunate in cui si galvanizza la minacciata guerriglia verde. Bossi  non si è limitato, infatti, a rifiutare un Governo tecnico. No. Il ministro della Repubblica l’ha detto chiaro: “Non staranno fermi, cercheranno di puntare su un governo tecnico […]. Ma se questo scenario dovesse profilarsi la Lega non starà ferma. Fortunatamente la Lega ha qualcosa come 20 milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine.

Ci sarebbe devvero da ridere, se non venisse da piangere.

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