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Posts Tagged ‘Ignazio La Russa’

Ancora uno. Un altro sventurato soldato nostro è morto oggi in Afghanistan. Quanti  siano finora i disgraziati caduti dall’altra parte probabilmente non lo sapremo mai, ma questo è fatale, va messo nel conto e non sarà reato dirlo: da qualunque parte cadano, prima si fermano le armi e meglio sarà. D’altra parte, si sa che la guerra è cinica e spietata: quando si va a farla e addirittura si pretende che sia pace, le cose vanno così. Come in ogni mistero ammantato di bandiere al vento per coprire interessi oscuri, retorica d’accatto e menzogne di rito, finisce così: con tanti sventurati più o meno innocenti, cadono per prime la verità e la pietà.

Come sempre, a informarci è stato, puntuale, ma non sempre preciso, quel gioiello di Ignazio La Russa, il nostro eroico ministro della Difesa, che si è distinto finora nelle pericolosissime chiacchiere post mortem, nelle scaramucce mortali dei salotti buoni dei conflitti televisivi, nelle sparate biliose riservate a malcapitati, innocui e disarmati  giornalisti e per quel coraggioso e impunito “vigliacco” sputato in faccia, giorni fa da Santoro, a uno studente che provava a parlare. Va beh, gli crediamo a La Russa: cancellata la fede fascista, s’è innamorato della democrazia e vuole difenderla con le unghie e coi denti. In divisa, però, lo vedi solo nelle protettissime retrovie, quando fa il “miles gloriosus” e, da indomito Capitan Fracassa, esibisce le sue brave e imbarazzate tute mimetiche. Forse, da moderno eroe dell’armiamoci e andate, il nostro Spaccamontagne pensa di essere indispensabile al Ministero, o s’è convinto che cadrebbe il governo se, in nome dei suoi nuovi ideali, lasciasse l’amata poltrona, per prendere il posto del caduto? Stia tranquillo, avvocato, di ministri come lei se ne trovano a milioni. Parta tranquillo, vada. Se invece non se la sente e con lei preferiscono stare a casa la famiglia e gli amici suoi parlamentari interventisti, se ne stia almeno zitto per una volta e ci risparmi sue tirate. Faccia le valigie e vada a difendere la democrazia afghana che tanto ne ha bisogno, ministro. Vada, per favore, accorra, e resti tutto il tempo che le occorre per dar prova del suo amore. Lei non sarà d’accordo, ma ci sono molti e fondati motivi per crederlo: ne ricaverebbe benefici soprattutto la traballante democrazia di casa nostra.

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Le ragioni profonde del suo crescente nervosismo, dott. Berlusconi, si possono anche capire: l’ei s’è illuso.
Un governo formato da ministri evanescenti, l’acquiescenza dell’opposizione, un Parlamento costruito su misura da una legge elettorale liberticida, un Presidente della Repubblica che non ha la tempra del combattente, il dominio pressoché incontrastato su giornali e televisioni, il momentaneo consenso di larghi strati della popolazione, stanca della politica e intossicata dalla spazzatura televisiva: ce n’era a sufficienza per ritenere di avere in pugno il Paese. Ci ha creduto, dott. Berlusconi e per mesi non s’è accorto che, ingannando la gente, lei ingannava se stesso. “Qualunque grandezza – insegna Montesquieu – qualunque forza, qualunque potenza è relativa. Bisogna far ben attenzione che cercando d’aumentare la grandezza reale non si diminuisca la grandezza relativa“.
Mi creda, dott. Berlusconi, la mediocrità di cui si circondano i capi assoluti sfalsa irrimediabilmente la realtà e, vecchio com’è, per quanto messo a nuovo più volte dai miliardi spesi in plastica e chirurghi, lei s’è trovato a far i conti col rapporto difficile che alla sua età si instaura spesso tra miopia e presbiopia; tutto le si è così confuso davanti, quando ha provato a guardare da vicino, e poco o nulla ha potuto vedere quando gli occhi hanno cercato la verità complessiva oltre la punta del suo naso. Ubriacato dall’ubriacatura del Paese, fuorviato dalle veline abilmente confezionate per Vespa e compagni, lei ha cominciato a credere che l’Italia fosse davvero quella che le raccontano Bondi e Cicchitto.
Quando la verità, che nulla ha da spartire coi sondaggi, è venuta a bussare fino ad Arcore, dove ha sede la repubblica dei sogni, il risveglio è stato terribilmente brusco: i giudici, che credeva schiacciati dalle intemerate del suo Alfano, sono in rivolta e la Corte Costituzionale ha buttato giù in un sol colpo il castello di carta che doveva sottrarla al legittimo giudizio della Magistratura. Il tremito che da un po’ le agita impercettibile la mano, ha avuto episodi convulsi e un’ansia senza nome ha preso a divorarla. Come non bastasse, tesori di deferenza e miracoli fiscali assicurati alla Chiesa non sono bastati a piegare i cattolici militanti e invano il papa tedesco ha sconfessato la sua stessa stampa. Come un tarlo micidiale che scava e rode senza mai fermarsi, “Famiglia Cristiana” è giunta ad evocare il fantasma di quel fascismo che l’otto settembre Ignazio La Russa, uno che di Istituzioni Repubblicane capisce quanto lei – ha portato sugli scudi sino al Milite Ignoto.
Le ragioni profonde del suo crescente nervosismo, dott. Berlusconi, si possono davvero capire e ci sono giorni in cui fa persino pena vederla recitare, come un disco incantato, la cantilena dei comunisti che le fanno la guerra. E’ vero, Bondi e Cicchitto continuano a raccontarle un’Italia che esiste solo nei suoi sogni e, tuttavia, più il tempo passa, più tutto diventa un incubo e i comunisti che si era inventati crescono come funghi, sembrano in ogni dove e più la sua polizia li manganella, più il Paese si scuote.
Consigliato male da uomini d’azienda, eroi da burletta abituati ad esercitare potere senza contraddittorio, a vincere col ricatto del licenziamento una guerra che non combattono mai, lei s’è avventurato su un campo minato e, ad ogni passo che muove, dentro le cresce la paura. Trema ogni giorno di più, presa da un’ira impotente, la sua bella voce padronale e invano Feltri e Belpietro intossicano l’aria. Lei non può non vederle le piazze, le famiglie, gli insegnanti, gli studenti, i lavoratori, i precari, in una parola il Paese vero, che si levano sdegnati dalla Sicilia alle Alpi, emergono dal suo difficile rapporto tra miopia e presbiopia, tagliano a fette la nebbia dei sogni di Bondi e Cicchitto e la raggiungono ovunque, la incalzano e le fanno paura. Lei, dott. Berlusconi, pallido, teso, sfida il Paese che pretende di governare e, usando Bossi, suo squallido proconsole, minaccia di ricorrere alla forza. Può farlo signor capo del peggior governo della nostra storia. Nessuno può impedirglielo. E’ un dramma antico quello che lei vive. Antico e tragico. Contro la paura dei diritti rivendicati dalla ragione, ogni anima autoritaria cerca tremando rifugio nella forza. E, tuttavia, più ne fa uso, più suscita coraggio. E più coraggio gli si para avanti, più dentro gli cresce la paura. Faccia, dott. Berlusconi. E’ una condanna che non può evitare. Noi questa storia la conosciamo bene e gliela raccontiamo con poche parole che hanno la forza devastante di un uragano: lei lo sa, non vinceremo subito, ma vinceremo.

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