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Archeologia-Prometheus-3Il furto del fuoco rubato a Prometeo si narra in mille modi, però, comunque lo racconti, ricorda l’antichissimo e innato bisogno di emancipazione dell’uomo. E’ un tema universale: la lotta per il progresso, che è soprattutto lotta per la conoscenza e il possesso del sapere. Il fuoco non scalda i corpi diversamente da quanto la conoscenza riscalda l’animo dell’uomo e lo rende ribelle di fronte alla prepotenza del potere. Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranza dei molti. Prometeo non ha un suo tempo, perché il nostro passato è stato presente e il futuro domani diventerà un nuovo presente e poi ancora passato. Su tutto, dai primordi, quel conflitto senza il quale – ci ammonisce Eraclito – non ci sarebbe vita.
A fine Ottocento, Prometeo fu l’operaio in lotta per la scuola gratuita, aperta a tutti e per la refezione scolastica. Fu l’operaio che impose con le lotte ai falsi «vati» del liberalismo una legge di riscatto, smascherando l’inganno: non era onesto e non rispondeva ai bisogni reali della gente l’incitamento rivolto al legislatore da Carducci che, dall’alto della sua cultura diventata potere, scriveva con toni di padre e intenti patrigni: «sottraete il figlio del lavoratore alla sofferenza dell’alfabeto». L’operaio voleva soffrire di quella pena, perché ogni parola che imparava a leggere lo rendeva Prometeo e lo spingeva a rubare la scienza dei padroni. arma possente di liberazione. Si videro così cortei con le bandiere rosse attraversare i «corsi» e i «rettifili» di città, rifatte a misura di ricchi, pronte a mettere ai margini le «classi pericolose», facendo ricorso allo sfruttamento del lavoro. Ogni parola svelava il segreto che Prometeo aveva  carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.
Il fuoco esiste per riscaldare tutti e tutti hanno diritto all’alfabeto: chi lo userà per sfruttare e chi si approprierà del sapere per lottare.
Il futuro che seguì quelle lotte oggi è il nostro passato. Qualcuno l’ha chiamato «secolo dei lavoratori» e tutti i padroni lo sanno, benché non lo dica nessuno, perché ci sono verità che il potere nasconde come segreti di Stato: la generazione dei rivoluzionari bolscevichi nacque dall’improvvido regalo di uno zar narcisista più che riformatore: la scuola per tutti, gratuita e libera produsse il populismo russo e quest’ultimo i rivoluzionari. Quando si corse ai ripari, si fece la scuola di Renzi, ma era ormai tardi e cadeva il Palazzo d’inverno, per merito dell’alfabetizzazione più che dei fucili.
Contro Prometeo, i padroni d’oggi hanno rovesciato la storia e rubato il fuoco, che lasciano deperire, riducendo in cenere le scuole e le università languenti. A chi vuole ravvivarlo si oppone la forza di titani maligni nemici del genere umano: dirigenti del nulla, che hanno il compito di spegnere intelligenze critiche e trasformare le scuole in fabbriche di sfruttati consenzienti, costringendo i docenti a rinnegare Prometeo. Per realizzare il progetto di questo governo liberticida, i dirigenti scolastici hanno scelto un nuovo modo di assumere docenti: un filmato in cui si veda per intero la figura di chi si «candida». E’ sempre più evidente: la nuova filosofia della conoscenza ha cancellato dalla storia l’apologo di Menenio Agrippa e il suo irrinunciabile insegnamento. Essa ci riconduce ai primordi dell’umanità, all’eterna lotta per la libertà contro il potere.
Prometeo però è immortale e il fuoco non può avere padroni. Sarebbe ora che Abravanel, Giavazzi, Ichino e tutti i sacerdoti del neoiberismo se ne ricordassero, invece d’inseguire fantasmi che hanno prodotto disastri: Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia, si rompe le ali contro le gabbie per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideologia di annientamento della sua libertà di scelta. Hai voglia di giocare con le parole. Se hai riconosciuto che la conoscenza è «un bene della vita», è inutile ricordare che costa, come costano le polizze assicurative, sicché i giovani che non possono permetterselo devono rassegnarsi, perché la scuola per tutti ha un prezzo troppo alto. Non c’è prezzo troppo alto quando si parla di vita e perciò, finché c’è tempo, giù le mani dalla scuola. Sebbene a lunga combustione, una miccia giunge a innescare la carica esplosiva per cui è stata accesa. Qualcosa dovrebbe pur dircela la barbarie che monta ogni giorno di più. Da troppo tempo il potere ha rovesciato con la forza il corso della storia, rubando a Prometeo quel fuoco che filosofia della storia e leggi del progresso umano gli avevano imposto di rubare. E’ tempo di restituire il fuoco al legittimo proprietario. Per il bene di tutti, padroni compresi.

Fuoriregistro, 2 agosto 2016; Agoravox, Psicoanimismo e la Sinistra Quotidiana, 3 agosto 2016

 

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1360250089689.jpg--Mi distraggo per un attimo da quello che per me è il dato centrale di questo mese cruciale e vi rassicuro: non intendo portare altrove il vostro interesse. I ballottaggi ormai imminenti, però, non sono estranei all’ennesimo attacco ai diritti e alla ferocia con cui esso è condotto da alcuni vassalli, valvassini e valvassori del PD.
Sul Manifesto, Piero Bevilacqua ha già lucidamente risposto a Boeri, agli Ichino e al «nuovo che avanza» con loro. Questi signori, guarda caso tutti legati al PD o al suo sistema di potere, hanno scoperto che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è una insostenibile «iniquità», una «gabbia salariale» all’inverso, dannosa per il Sud (e anche per il Nord). Naturalmente i galoppini di Renzi non si esimono dal proporre un improponibile confronto tra l’esperienza tedesca di differenziazione degli standard retributivi e quella italiana di uno standard unico per l’intero territorio nazionale.
Qualcuno, poi, fa il processo alla Triplice sindacale. Non cercherò certo di difendere Camusso e soci, ma mi pare chiaro: se per tornare a esistere, i sindacatoni devono liquidare quel tanto che resta di unità tra i lavoratori e colpire chi è già più debole, facendo il gioco degli imprenditori, beh, meglio che chiudano i battenti. Bevilacqua dice una cosa semplice e inconfutabile: al Sud un euro guadagnato da un lavoratore deve sfamarne altri 100. Al Nord quell’euro basta per 50. Se invece di un euro al Sud arrivano 50 centesimi, ci sono 50 persone che moriranno di fame. Che, aggiungo io, potrebbero bussare alla porta della camorra, imbarbarendo ulteriormente un Paese che nel suo insieme, in tema di civiltà, è già all’anno zero. E’ questo meccanismo che rafforza le destre, aiuta il malaffare e produce guerre tra poveri. Proprio come fa una inaccettabile Europa delle banche, che produce antieuropeismo. Probabilmente qualche leghista alla rovescia risponderà a Boeri rimproverando a lui e a tutti i neoliberisti la scelta di non fare un ragionamento identico, partendo da un altro dato e dirà che si poteva iniziare dal reddito pro capite del Nord e del Sud, per esempio, per scoprire che al Nord è il doppio di quello del Sud, o  partire dall’evasione fiscale. Al Nord, per quantità di soldi sottratti, c’è il doppio dell’evasione fiscale del Sud. I meridionali, quindi, ricevono la metà dei servizi che si potrebbero avere se il Nord pagasse quello che deve. I contribuenti del Nord, paghino allora il doppio delle tasse e il Sud la metà… Ecco, questi sono i meccanismi prodotti volutamente da Ichino e così tutto si imbarbarisce.

Ne discutevo oggi con alcuni testardi difensori del PD. Piero Bevilacqua – e con lui tanti altri – parlando della Raggi e dei 5Stelle, ha posto un problema ormai ineludibile: si può continuare a ignorare, in nome di una presunta identità di sinistra del PD, quello che è sotto gli occhi di tutti?
Come dargli torto? Una sentenza della Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge da cui nasce questo Parlamento. E’ questo Parlamento, però, politicamente e moralmente delegittimato, che dà la fiducia a un governo nato fuori dalle sue aule, questo Parlamento costituzionalmente illegittimo, che cancella lo Statuto dei Lavoratori  e consegna il Paese alla speculazione con un provvedimento come lo Sblocca Italia, che qui a Napoli piace solo alla camorra. Non bastasse, è questo Parlamento che stravolge la Costituzione antifascista, mettendo assieme un combinato disposto fatto apposta per sostenere una svolta autoritaria. Non c’è passaggio di questa tragedia in cui il PD, alleato o finto avversario della destra, non sia protagonista principale e negativo.

Si dice: questi fanno pena, ma che facciamo, ci mettiamo in mano alle destre razziste e antieuropeiste? Sembra un’obiezione sensata, ma ignora un dato fondamentale: è l’Unione così com’è fatta che produce guerra tra poveri, disparità e odio. Dopo il massacro della Grecia, questa Unione non la vorrebbero più nemmeno Spinelli e compagni.  Le destre antieuropeiste non esisterebbero, se l’Europa non fosse il mostro che le ha generate e le alimenta. Dove sono i referendum previsti? Dov’è la Costituzione dei popoli? Che poteri ha il Parlamento Europeo?
Qui da noi i partiti di fatto non ci sono più. Il PD è un comitato di affari per lo più illeciti. A Napoli, contro De Magistris stanno insieme Verdini e un PD che conta più inquisiti che persone pulite. Qui nessuno tratta con i vertici dei 5Stelle. Si parla alla base. A quella del PD e ai militanti di Grillo, molti dei quali sono molto più a sinistra del PD, e la gente, quella che paga i costi di un golpe bianco, si coalizza. Per votare Grillo? No. Per fermare il PD,  principale pilastro della reazione, prima che sia tardi. Se il PD perdesse a Torino, a Roma e a Napoli, ne uscirebbero rafforzati sia i giovani del PD che sono stati traditi, sia il laboratorio politico che vive e opera nella capitale del Sud, sia un modello alternativo, al quale lavoro con tanti movimenti e associazioni da due anni. E sono felice di farlo, alla fine del mio percorso, mentre mi avvio al tramonto. Felice di contribuire a far nascere un primo baluardo in vista di un referendum decisivo per il futuro della democrazia.

A settembre, se ce ne saranno i presupposti, qui da noi, a Napoli, potrebbe nascere un avamposto nella lotta per la Costituzione, in difesa della democrazia di cui sono nemici sia Renzi, sia il suo PD, sia questa Europa finanziatrice di Erdogan e massacratrice di immigrati. Sarebbe il punto di partenza di un esperimento politico ben più che locale. Mille città Mediterranee pagano prezzi insostenibili alle politiche del PD, servo sciocco di quella inaccettabile dittatura del capitale finanziaro, che i più ingenui si ostinano a chiamare Unione Europea

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