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«Barack Obama mantiene le promesse». Così il 23 gennaio 2009 scriveva l’«Unità». enfatizzando il cambio di rotta annunciato dal nuovo presidente.
guantanamo1 Sono trascorsi cinque anni ma sembra un secolo: il giornale di Gramsci è sparito e non esiste più nemmeno l’uomo che, due giorni dopo l’insediamento, incarnando l’«American Dream», apre il suo «New Deal», firmando «davanti alle telecamere, nello Studio ovale, l’ordine di chiusura del carcere di Guantanamo, la revisione dei casi dei 250 presunti terroristi che vi sono detenuti e la sospensione dei processi militari».
Insediando Obama, i vertici USA confessavano al mondo che il sogno americano era stato per anni un tragico incubo ma, allo stesso tempo, poiché il copione non cambia e se dici USA intendi «bene che vince sul male», ecco il miracolo: «alla Cia e a tutte le agenzie coinvolte nella lotta al terrorismo viene impartito l’ordine di rispettare i metodi di interrogatorio previsti dal manuale delle forze armate, che escludono l’uso della tortura». Basta con Bush, quindi, basta con la ferocia di un presidente «che ancora nel 2007 aveva esentato la Cia dall’obbligo di rispettare quelle norme». Un messaggio chiaro: è vero anche gli USA possono sbagliare, ma c’è sempre un eroe che rimette le cose a posto e fa trionfare la giustizia.
Guantanamo, ordina Obama «dovrà serrare i battenti entro un anno. Intanto, nel giro di un mese, una task force proporrà al presidente varie opzioni sui luoghi in cui trasferire le persone che vi sono recluse, ed esprimerà pareri sul modo in cui gestire in futuro la prigionia di eventuali altri sospetti terroristi». Obama e la sua «squadra» lo sanno bene: la fiducia del mondo vacilla di fronte a una vergogna senza fine. Ora, però, tutto è cambiato. Ora alla Casa Bianca c’è l’uomo di colore buono e si finge di non ricordare che un «bad black power» è già stato alla Casa Bianca: Condoleezza Rice, prima donna afroamericana e seconda persona di colore a ricoprire la carica di Sottosegretario di Stato degli USA, dopo Colin Powell, primo afroamericano in assoluto in quel delicato ruolo, non hanno insegnato nulla e il mondo ci giura: non c’è più spazio per la cattiva politica alla Casa Bianca. Obama, il nuovo che avanza, ha immediatamente «ordinato di liquidare la rete di prigioni segrete della Cia all’estero. Molte di queste si trovano in Europa, dove presunti terroristi sono transitati clandestinamente e illegalmente prima di essere trasferiti a Paesi terzi in cui la tortura viene ammessa o tollerata. Una vergogna tripla: per il Paese destinatario, per quello che si è prestato a fare da tramite e per gli Stati Uniti».
E’ difficile dire se l’«Unità» abbia chiuso anche perché raccontava ai lettori la favola di Cenerentola, ma è certo che, a rileggerla ora la storia dell’uomo di colore che fa fa trionfare il bene, non sai se ridere o piangere. Subito dopo la firma, il giornale, vero e proprio portavoce di Obama, spiegava il significato «rivoluzionario» dei provvedimenti riportando pari pari le parole del Presidente: «il messaggio che stiamo mandando in giro per il mondo è che gli Stati uniti intendono proseguire la lotta in corso contro la violenza ed il terrorismo. Lo faremo mantenendoci vigili. Lo faremo efficacemente. Lo faremo in un modo che è compatibile con il nostri valori e i nostri ideali». A fianco dell’uomo di colore, Hillary Clinton che, prendendo servizio al Dipartimento di Stato, non esitava ad affermare: «è iniziata una nuova era per l’America» e si appellava al «potere dell’intelligenza», per raggiungere i propri obiettivi, «ristabilire l’immagine dell’America nel mondo e rafforzare la sicurezza degli Stati Uniti». Non a caso, aggiungeva il giornale, «una delle prime iniziative della nuova responsabile degli Esteri, è stato un colloquio telefonico con il presidente palestinese Abu Mazen», al quale la Clinton promette «di lavorare per una pace durevole in Medio Oriente».
Il tempo è giudice implacabile. Guantanamo è ancora lì, uguale a se stessa, incubo medievale e rovescio della medaglia del sogno americano. La vergogna continua, a dimostrazione che il problema non era Bush; in quanto alla pace, la situazione è sotto gli occhi di tutti, ma – quel che è peggio – anche la pace sociale è a rischio nel cuore dell’impero e gli USA guidati dal presidente afroamericano, trattano da terroristi i paria di colore, com’è nella tradizione del razzismo a stelle e strisce. In fondo il Paese non è mai cambiato: una pallottola in canna è sempre pronta per Martin Luther king, ma gli USA continuano a proclamarsi poliziotti del mondo. Senza parlare, però, il video dell’ultima sparatoria della polizia di Saint Louis racconta a quanti fingono di non saperlo chi sono davvero i custodi della civiltà occidentale.

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