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Posts Tagged ‘Guido Leto’


La foto che vedete non vi mostra l’Ucraina, ma la Libia che abbiamo bombardato. La guardo e mi viene in mente di cercare l’Italia democratica.
Cerco, scavo, ricerco e trovo una Repubblica che calpesta da sempre la sua Costituzione. Una Repubblica che amministra la giustizia col Codice Rocco, orgoglio del regime fascista, che affida la formazione tecnica delle forze dell’ordine a Guido Leto, capo della polizia politica fascista, e affida la Corte Costituzionale a Gaetani Azzariti, già Presidente del Tribunale della razza istituito dai fascisti.

Cerco, scavo, ricerco e scopro che tra il 1948 e 1950 la forza pubblica denuncia decine di migliaia di lavoratori e i giudici fascisti, che l’amnistia ha lasciato al loro posto, condannano più di 15.000 «sovversivi» a 7.598 anni di carcere. Da raffronto con i dati dell’Italia fascista emerge che la media degli anni di carcere inflitta ai condannati dal Tribunale Speciale ammonta a 1631, quella inflitta dai tribunali dell’Italia repubblicana ai condannati per reati politici è invece 2533.
Secondo dati ufficiali, dal 1948 al 1952 nell’Italia repubblicana in piazza le forze dell’ordine fecero 65 vittime (82 secondo fonti non ufficiali); in quegli stessi anni, in Francia si ebbero 3 morti, in Gran Bretagna e in Germania 6. Mentre registro questi numeri inquietanti, m’imbatto nell’intramontabile «modello Fiat», varato dal fascista Valletta, passato agevolmente tra le maglie dell’epurazione: reparti-confino (tornarti di moda con Marchionne), schedature politiche e licenziamenti per rappresaglia di lavoratori comunisti, socialisti e anarchici. Nel 1974, una legge riconobbe la qualifica di «perseguitati politici» a 15.099 lavoratori e lavoratrici vessati in ogni modo tra il gennaio 1948 e l’agosto 1966.

Cerco, scavo, ricerco ed ecco una nuova «scoperta»: il numero agghiacciante di vittime delle forze dell’ordine. Non si tratta di «casi» che in qualche modo vivono ancora nella coscienza del Paese. Non mi riferisco a Giuseppe Pinelli, l’anarchico che il 12 dicembre 1969 volò giù dalle finestre della Questura di Milano, affidata a Marcello Guida. già direttore della colonia penale di Ventotene, dove il regime aveva confinato Sandro Pertini e lo stato maggiore dell’antifascismo militante. Mi riferisco a morti dimenticati, uccisi negli anni che vanno dalla caduta del fascismo ai giorni nostri.
E’ un elenco da brividi:
1943:
26 luglio-27 settembre 1943 (caduta del fascismo-Quattro Giornate di Napoli e inizio Resistenza): il governo Badoglio ordina alla forza pubblica di sparare su chi protesta. A Bari, Bologna, Budrione, Canegrate, Colle Val d’Elsa, Cuneo, Desio, Faenza, Genova, Imperia, La Spezia, Laveno Mombello, Lullio, Massalombarda, Milano, Monfalcone, Napoli, Palma di Montechiaro, Pozzuoli, Reggio Emilia, Rieti, Roma, Rufino, San Giovanni di Vigo di Fassa, Sarissola di Busalla, Sassuolo, Sesto Fiorentino, Sestri Ponente, Torino e Urgnano, carabinieri, polizia e reparti dell’esercito in servizio di ordine pubblico fanno almeno 98 morti nelle manifestazioni seguite all’arresto di Mussolini e nelle lotte per carovita, lavoro, pace e libertà dei detenuti politici. In un sol caso, a Torino, durante uno sciopero alla Fiat, gli Alpini rifiutano di sparare.
18 dicembre: a Montesano, (SA), mentre si lotta per la liberazione, le ultime vittime del tragico 1943. Il paesino insorge contro il malgoverno e paga con 8 morti. I carabinieri fascisti, ora badogliani, accusano ovviamente «elementi comunisti». Pochi giorni dopo l’insurrezione di Napoli, buona parte degli ufficiali superiori delle Forze Armate e dei corpi di Polizia, che nei giorni di lotta sanguinosa se l’erano squagliata, lasciando in balia dei nazisti i loro uomini e la città, tornarono tranquillamente al loro posto e i carabinieri stabilirono immediatamente un record insuperabile: l’arresto del primo partigiano, Eduardo Pansini, uno dei capi delle Quattro Giornate, in cui era caduto da eroe il figlio Adolfo.
1944:
con 35 vittime accertate e numerose rimaste ignote, le cose non vanno meglio del 1943. Il 13 gennaio a Montefalcone Sannio e a Torremaggiore esercito e polizia sparano ai contadini in lotta. Un conto preciso dei morti non s’è mai fatto. A Roma un carabiniere uccide un minorenne che manifesta contro gli accaparratori di grano, a Regalbuto i carabinieri uccidono Santi Milisenna, segretario della federazione del Pci. Di lì a poco cade una donna che manifesta per la mancanza di cibo, 3 morti si registrano a Licata, dove polizia e carabinieri sparano contro chi protesta perché all’ufficio del collocamento è tornato il dirigente fascista. A Ortucchio i carabinieri, giunti a sostegno dei principi Torlonia durante un’occupazione di terre, fanno due morti. A Palermo, una protesta per il caropane costa 23 morti. Stavolta sparano i soldati. Seguono due morti a Licata, un morto a Roma, e i tre morti di dicembre tra i separatisti siciliani.

1945: 38 morti, tra cui Vincenzo Lobaccaro, bracciante, scambiato per un ex confinato politico;
1946: 42 morti (7 cadono tra le forze di polizia);
1947: 8 morti (6 sono i militi uccisi);
1948: 35 vittime (ci sono anche 7 agenti caduti);
1949: 22 morti;
1950: 19 caduti;
1951: 4 morti;
1952: 2 vittime;
1953: 12 uccisi;
1954: 6 morti;
1955: non si spara e c’è tempo per un bilancio che non riguarda i morti. Secondo dati incompleti e parziali dal 1 gennaio 1948 al 31 dicembre 1954 ci furono 5.104 feriti e 148.269 arrestati.
1956: 7 morti;
1957: 4 vittime;
1959: 2 caduti;
1960: 11 morti ;
1961: 1 caduto;
1962: 2 vittime.
Una pausa la trovo in coincidenza con l’esperienza del centro-sinistra, poi la contestazione giovanile e il triste elenco che si allunga:
1968: 3 morti;
1969: 5 caduti (1 poliziotto ucciso), cui si aggiungono Giuseppe Pinelli e Domenico Criscuolo, tassista incarcerato a Napoli durante una manifestazione sindacale. L’uomo si uccide dopo un colloquio con la moglie, che gli confessa di non sapere come procurarsi il denaro per vivere e dar da mangiare ai 5 figli. Strage di Stato e Servizi Segreti fanno i 17 morti del 12 dicembre a Milano uccisi da una bomba esplosa alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. E’ la cosiddetta “strategia della tensione“, che consentirà la repressione dei movimenti di massa di quegli anni. Per la strage di matrice fascista furono accusati senza alcuna prova gli anarchici, tra cui l’ex partigiano Pino Pinelli e Pietro Valpeda.

Cerco, scavo, ricerco e decido di non fermarmi sui cosiddetti «anni di piombo» Furono anni di guerra civile strisciante e occorrerebbe un discorso a parte.
Il ritorno alla “normalità” si ha con la contestazione della globalizzazione; a Napoli si fanno le prove generali e a Genova la parola passa di nuovo alle armi.
2001: una pistolettata uccide Carlo Giuliani e si registrano le feroci torture alla caserma Bolzaneto e alla scuola Diaz.
Forse l’elenco che segue è incompleto e gli ammazzamenti non sono della stessa natura, ma basta a giustificare il sospetto che cercare l’Italia democratica è una fatica vana, perché non è mai esistita.
11 luglio 2003: Marcello Lonzi, finito nel carcere di Livorno.
5 settembre 2005: Federico Aldovrandi, ucciso mentre viene arrestato.
27 ottobre 2006: Riccardo Rasman, finito per “asfissia da posizione”.
14 ottobre 2007: Aldo Bianzino, trovato morto nel carcere di Perugia.
11 novembre 2007: Gabriele Sandri ucciso come Bifulco da un colpo accidentale.
14 giugno 2008: Giuseppe Uva, morto nella caserma in cui era stato portato.
22 ottobre 2009: Stefano Cucchi, ucciso durante la custodia cautelare.
3 marzo 2014: Riccardo Magherini, morto durante l’arresto.
5 settembre 2014: Davide Bifulco ucciso da un carabiniere.

Cerco, scavo, ricerco e benché la Costituzione ripudi la guerra, mi accorgo che abbiamo bombardato la Serbia e la Libia uccidendo inevitabilmente vecchi donne e bambini, siamo stati complici di tutti i crimini della Nato e abbiamo rapporti diplomatici con tutti i dittatori che ci fanno comodo, persino con quello egiziano, che ci ha ammazzato barbaramente Regeni.

Cerco, scavo, ricerco e non la trovo. Trovo invece un Paese con un governo senza opposizione, che si prepara a ridurre il numero dei parlamentari, va avanti a colpi di decreti governativi privi di qualsivoglia urgenza. In un clima di feroce propaganda bellicista contro la Russia, passa un decreto secretato che lascia mano libera al governo nell’invio di aiuti militari a un Paese che festeggia Banderas, il suo eroe nazista. Un Paese in cui le bandiere della pace alzate al vento nobile della libertà, servono a nascondere scelte decisamente ignobili. Ignobile è infatti la decisione di armare gli ucraini che hanno bombardato per anni il Donbass, di accogliere i loro profughi che fuggono dalla guerra, e di lasciare annegare nel Mediterraneo i neri che, come i bianchi, fuggono dalla guerra.

Diogene cercava l’uomo, io cerco l’Italia democratica.
Cerco, scavo, ricerco e non la trovo. Trovo invece che siamo alleati degli Usa e facciamo parte della Nato. Che c’è di male? Se avrete la pazienza di ascoltarlo, ve lo spiegherà con estrema chiarezza lo storico Daniel Ganser e forse vi chiederete se, invece di criminalizzare ferocemente Putin, non sia il caso di liberarsi della banda di pericolosi neoliberisti che ci sta conducendo a un disastro senza precedenti nella vicenda umana.
Ecco il link:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10227980973738452&id=1496106942&sfnsn=scwspwa

Agoravox, 9 marzo 2022

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Pomigliano 2Ricordiamocelo bene, perché non si scherza: Lavinia Flavia Cassaro, l’insegnante che contestò le forze dell’ordine schierate a protezione dei fascisti del terzo millennio, è stata licenziata. Come capitò a tutti i docenti che si azzardarono a contestare la polizia fascista e com’è capitato in questi giorni maledetti a Mimmo Mignano e ai suoi quattro compagni, licenziati perché hanno osato contestare Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat.
Ora lo sappiamo: come accadeva negli anni più bui della reazione padronale, un reato d’opinione ti condanna alla fame e niente è più efficace, quando si tratta di imbavagliare il dissenso. Prima di aprire bocca, perciò, teniamolo a mente: criticare i padroni o la polizia, costretta dalla politica a difendere i fascisti dei Casapound, vuol dire rovinare se stessi e la propria famiglia.
Prima di proseguire, però, spegniamo l’entusiasmo dei sostenitori dell’Alleanza per la difesa della “democrazia” minacciata dal Governo Conte. I fatti risalgono agli anni dei ministri del PD, il campione della vicenda Casapound è Minniti e Salvini non c’entra. Il PD, quindi, taccia e si tolga dai piedi.
Ciò che purtroppo colpisce di più in questa brutta faccenda non è l’intento apertamente repressivo. Sono anni che andiamo avanti così e non è vero che Salvini ha aggravato la situazione. Salvini, in realtà, ha molto da imparare da Minniti, che a sua volta potrebbe dare lezioni ad Arturo Bocchini e Guido Leto. Per quanto mi riguarda, ciò che veramente colpisce è la solitudine delle vittime, pari solo all’assordante silenzio della debolissima opposizione politica e sociale a questo governo né più, né meno reazionario degli ultimi governi della Repubblica. Un’opposizione che, tranne Potere al Popolo, è attenta a sfruttare tutte le occasioni possibili per parlare di migranti, ma osserva un religioso silenzio, quando di tratta di lavoro e diritti dei lavoratori. Ieri a Pomigliano i lavoratori che hanno manifestato per l’insegnante e gli operai licenziati- non a caso auto organizzati – inutilmente hanno aspettato gli intellettuali e i politici che ogni giorno parlano di pericolo fascista.
Quando capiremo che la democrazia non si difende con accordi elettorali e comunicati stampa contro i fascioleghisti, ma stando nelle piazze e a fianco delle vittime, nei luoghi materiali della sofferenza e dell’ingiustizia sociale, sarà troppo tardi. Chi aspetta, o finge di aspettare il manganello e l’olio di ricino, stia tranquillo comunque: la reazione governa da tempo e non ha certo bisogno di camicie nere.

Fuoriregistro, 24 giugno 2018; Agoravox 25 giugno 2108

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