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Posts Tagged ‘Goldman Sachs’

D’accordo, perdere tempo col calcio è oggi a dir poco eccessivo. Tuttavia, se da piccole vicende è a volta possibile trarre un insegnamento che spiega quelle maggiori, due parole sul «gioco più bello del mondo» vale forse la pena di spenderle. C’è un modo di dire frequente nel linguaggio dei commentatori televisivi, soprattutto di quelli delle reti che fanno profitti milionari col calcio. Per indicare un’eccellenza tecnica e organizzativa o un esempio di moralità sportiva, basta dire «stile Juve» e si è detto tutto. Un po’ come quando, parlando di politica o di economia, si citano come esempio di qualità e moralità il «privato», l’imprenditore, Draghi, Monti e compagnia cantante. Tutti sanno che il meccanismo è omertoso, che dietro ci sono mille magagne, ma nessuno ne parla. Se dici Juve e il presidente Agnelli, o citi Draghi e la Fornero, tutti si tolgono il cappello.
Nel mondo del nostro calcio, che in fondo è un buon ritratto del nostro Paese, un giudice sportivo che stravolge i fatti, condanna il Napoli contro l’evidenza e giunge alla diffamazione, non corre rischi e trova l’unanime consenso dei soliti commentatori: il Napoli non si è presentato a Torino per giocare la sua partita non perché «si è trovato […] nella impossibilità oggettiva di disputare il predetto incontro», ma perché è una società di malfattori che ha invece, fatto carte false per non giocare la partita, «con palese violazione dei fondamentali principi sui quali si basa l’ordinamento sportivo, ovvero la lealtà, la correttezza e la probità».
I commentatori sanno che la sentenza è un’infamia e sarebbero stati pronti a gridare allo scandalo, se un giudice sportivo avesse osato dire una cosa simile della Juve. Lo sanno, ma stanno zitti, perché nel calcio italiano corrono milioni a palate e mettersi contro «lo stile Juve» e il sistema che gli gira attorno non è salutare. Quanta Italia di oggi ci sia dietro un meccanismo di questo genere è a dir poco evidente. D’altra parte, dopo che il CONI, costretto dall’evidenza, ha ribaltato il giudizio di due precedenti «processi», nessuno ha messo alla gogna il giudice diffamatore. Il Napoli non poteva effettivamente muoversi dai confini regionali per cause di forza maggiore (l’aveva fermato l’Asl per tutelare la salute pubblica), ma il mondo del calcio non ha stigmatizzato il giudice che l’aveva condannato e le sue parole sono lì e alimentano nell’immaginario collettivo l’infamante sospetto: la Società Calcio Napoli, ha violato i fondamentali principi sui quali si basa l’ordinamento sportivo, ovvero la lealtà, la correttezza e la probità.
Lo «stile» esemplare continuerà a essere quello Juve, che naturalmente aveva trovato giustissima l’ingiustizia e nessuno ricorderà che gli elementi costitutivi dell’osannato «stile Juve» sono nelle sentenza di tribunali sportivi e penali dal 2015, anno in cui tutti i giudici sportivi e ordinari, ritenuta provata l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, hanno condannato ad anni di carcere alcuni dei suoi dirigenti, revocando alla Juve il titolo di campione d’Italia 2004-2005 e non assegnandole quello del 2005-2006, perché la Juve e il suo stile erano stati retrocessi d’ufficio all’ultimo posto in classifica.
Questa è oggi l’Italia e di «stile Juve» sentiremo parlare ancora, così come ogni volta che si tratterà di tutelare l’interesse dei ricchi a danno dei poveri, nonostante la strage degli esodati, sentiremo invocare la Fornero o quel Mario Draghi, che tra il 2002 e il 2005, come vicepresidente della «Goldman Sachs» per l’Europa, fu incaricato di occuparsi delle «imprese e dei paesi sovrani». Nessuno lo dice, ma in questo ruolo Draghi poté vendere i prodotti finanziari «swap», una pericolosa scommessa che consentì di far sparire quella parte del debito sovrano e truccare i conti greci.

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Pare che Monti abbia fatto il castigamatti con Microsoft. Pare anche, però, che il rettorato del neoministro Profumo sia stato caratterizzato, a Torino, dalla forte spinta alla collaborazione con diverse aziende internazionali, prima fra tutte Microsoft. A parole, l’opposizione guidata da Bersani ha sempre sostenuto che la riforma Gelmini fosse un vero disastro. Nei fatti, oggi Bersani appoggia il governo guidato da Monti, che ha sempre sostenuto la Gelmini, e un ministro come Profumo che, sul tema spinoso del rapporto  tra pubblico e privato, si limita a dichiarare “Io credo che la scuola sia la scuola”. Una scoperta che vale l’uovo di Colombo.     

Il teatro comico ha mille volti e si può esser d’accordo: ci sono buffoni seri e tragiche buffonate. Così, se il Parlamento di Pontida è una “comparsata” per comici scalcagnati e le barzellette di Berlusconi danno la misura della miseria morale del Paese che l’ha votato, la commedia a Palazzo Madama ha avuto ieri i toni dell’avanspettacolo. Monti fa offesa alla sua intelligenza, quando ci rassicura sul “complotto” dei poteri forti. Ma chi parla di complotto? Per carità, qui tutto accade alla luce del sole e sono fatti chiari: un Parlamento di nominati vota la fiducia a un governo che nessuno ha votato. Questo è un fatto grave e Monti lascia il tempo che trova con le sue smentite. Se il fatto poi sia di per sé complotto, il problema è di Monti e, con tutto il doveroso rispetto, di Napolitano che l’ha incaricato.

E’ un dato reale: per il ruolo che ha svolto, Monti è tra i responsabili della crescita malata di un organismo politico pensato per i popoli e diventato nemico dei popoli. Che l’Unione Europea sia sull’orlo della catastrofe non è invenzione di fantasie morbose o di un risorto estremismo che se la prende senza ragion veduta con una rinnovata congiura demo-pluto-giudaico-massonica. Questi purtroppo sono fatti concreti, come i percorsi e le carriere di uomini che stanno decidendo del futuro dell’Italia e della Grecia, per limitarsi agli ultimi avvenimenti. Non è colpa dei cittadini e non è una congiura, è un dato di fatto: Mario Monti al governo qui da noi, Luca Papademos in Grecia e Mario Draghi alla Banca Centrale Europea a Buxelles sono giunti tutti, passando prima per la Goldman Sachs, la Commissione Trilaterale di Rochefeller e il Gruppo Bilderberg.

In questo contesto si pone la chiave di lettura di eventi che sarà la storia a ricostruire, ma è un fatto, non un complotto, che solo pochi giorni fa il Passera banchiere, oggi ministro, dichiarava a nome di Banca Intesa: “Come banca […] siamo […] direttamente e indirettamente uno dei più grandi sottoscrittori di debito pubblico italiano”. A noi oggi tocca credere per fede che il Passera ministro, fino e ieri leader di una della più grandi banche italiane, si occuperà degli operai e non farà mai gli interessi del gruppo che ha guidato per dieci anni. Tocca credere, e la fede dovrà essere grande, che il banchiere Passera, che s’è occupato a lungo di trasporti, ha acquistato per la sua banca il 10 % della nuova Alitalia e c’entra molto coi treni privati di Montezemolo e Della Valle, da ministro delle attività produttive e delle infrastrutture, tutelerà dalla concorrenza le Ferrovie dello Stato sui binari dell’alta velocità.  

In quanto all’istruzione, non è certo un complotto: Monti ha sostenuto la Gelmini e il neoministro Profumo è uomo molto vicino al cardinal Bagnasco. Tutto ci tranquillizza, tutto. In tempi di conflitto sociale, un prefetto al Ministero dell’interno era tra i nostri sogni e, mentre si decide chi paga la crisi, un ammiraglio alla Difesa ci rassicura. E s’è visto subito, d’altra parte: Monti parla dell’Ici sulla prima casa. Le spese militari non si toccano. Non fanno debito, no, quelle sono risparmi. 

Uscito sul “Manifesto” del 20 novembre 2011 col titolo Monti & Co, Neoliberismo alla luce del sole

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