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Posts Tagged ‘Giletti’

BossiBasta chiedere per capire e tutto diventa chiaro. Napoli ora sa a chi dovrà chiedere i danni per gli incidenti di sabato. Sa che sono serviti a giustificare il linciaggio stile Marino e Raggi che si sta tentando di mettere in atto ai danni del suo primo cittadino. Sa che gli incidenti si sono orchestrati per colpire Luigi De Magistris, che, non sarà male ricordarlo, è stato rieletto a giugno scorso con una legge elettorale pienamente legale e con un risultato che il PD non ha mai digerito.
Il Prefetto scavalcato e umiliato, il Questore mandato allo sbaraglio, la sicurezza dei poliziotti e dei manifestanti ignorata e la città venduta agli interessi del PD: questi gli inconfessabili retroscena che hanno condotto agli scontri, voluti soprattutto da Marco Minniti, ministro di polizia di un governo che ha cancellato la volontà popolare, ha ignorato il referendum e tiene in scacco il Paese, grazie a un Parlamento eletto con una legge che la Consulta ha dichiarato incostituzionale, ma è ancora lì, accampato nell’aula sorda e grigia di sempre più mussoliniana memoria.
La successione degli eventi è allo stesso tempo rivelatrice e agghiacciante.
Venerdì 10 marzo, i giovani del movimento “mai con Salvini” occupano i locali nei quali vorrebbe parlare Salvini. Com’è naturale, i responsabili dell’ordine pubblico si riuniscono per esaminare il caso. Il Comune, cui fa capo l’Ente che gestisce i locali, è preoccupato per le imprevedibili conseguenze che la vicenda potrebbe avere; una preoccupazione condivisa dal Prefetto e dal Questore, soprattutto quando emerge chiaro il carattere privatistico dell’iniziativa. La richiesta dei locali, infatti, ha una natura totalmente privata. L’ha avanzata Gianluca Cantalamessa, 47 anni, assicuratore e figlio di quel Tonino, che ha speso la sua vita tra gli uomini del fascista Almiramte. L’Ente mostra non ha alcun obbligo costituzionale di dare al primo che passa locali che, tra l’altro, sono stati promessi alle scuole della città per una mostra sui droni. La questione si risolve così con un pieno accordo istituzionale. L’Ente rescinde il contratto e il caso è chiuso. Salvini paghi un locale che lo ospiti e nessuno si opporrà. Gli occupanti sgombrano, dopo aver incontrato le Autorità, Prefetto e Questore, compresi e il “modello Napoli” si ripropone al Paese con il suo altissimo valore rivoluzionario. Una rivoluzione che, però, tiene ai principi della Costituzione molto più del Governo in carica, che di fatto le calpesta.
Il lavoro fatto è stato egregio e quando il Prefetto comunica al Ministro le scelte concordate Minniti si congratula con il Sindaco per il contributo estremamente positivo dato alla soluzione di una questione davvero spinosa. Di lì a poco, però, in pubblico, con una decisione proditoria, legata agli interessi del PD, che ormai vede in De Magistris un pericoloso nemico, Minniti dichiara che il Sindaco di Napoli sta violando la Costituzione. E’ un gesto gravissimo.
Quando la requisizione dei locali della Mostra d’Oltremare è comunicata alle autorità competenti, è ormai l’11 di marzo. Tutto quanto si poteva fare per provocare incidenti Minniti l’ha fatto e, mentre Salvini sta per arrivare a Napoli, gli studenti, i droni e la mostra sono liquidati. I locali spettano a Cantalamessa e al razzista Salvini. Così ha deciso il ministro, che, guarda caso, è uno dei politici coinvolti nell’inchiesta a suo tempo sottratta a De Magistris. E’ un’infamia che non ha precedenti nella storia della Repubblica. A Napoli, però, è bene che Minniti lo sappia, l’operazione Marino non riuscirà. I napoletani non lo permetteranno e sin da ora chiedono di sapere a quali interessi sono stati venduti e per chi lavora il ministro Minniti: per se stesso o per il suo partito? Di una cosa essi sono certi: non lavora per la Repubblica, non lavora per il Sud, non lavora per Napoli e non lavora nemmeno per gli uomini che dipendono da lui.
In un Paese normale sarebbe costretto a dimettersi, ma l’Italia non è un Paese normale.
E’ il Paese di Bruno Vespa, Minniti, Giletti e Salvini. Per questo Napoli si ribella e fa quadrato attorno a De Magistris.

Agoravox, Canto Libre, Contropiano, 14 marzo 2017

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massimo_giletti_e_lapo_elkann_65e2Ho dovuto ascoltare l’indecorosa farsa di Giletti, scatenato contro Napoli, come impone il copione scritto apposta per gli Interlandi del nostro tempo. Ci sono stato quasi costretto dalla polemica che monta, ma confesso il peccato: ero partito dal minuto 32 del filmato, come consigliavano gli amici, però non ce l’ho fatta e ho chiuso quasi subito.
D’accordo, è un agguato. Mi stupisce, però, lo stupore. Lo leggo come un segnale pericoloso, molto più pericoloso dell’attacco, tutto sommato banale e così apertamente avventuroso, che non può aver fatto danni seri a nessuno, tranne a chi e stato cacciato a tradimento nel tritacarne, a cominciare dall’ottimo assessore Sandro Fucito.
Siamo così ingenui, quindi? Dopo Letta, dopo Marino, dopo la Costituzione stracciata, mentre il Parlamento ci accoltella il Senato per mano dei senatori, mentre le navi da guerra puntano i cannoni sulla Libia e i marinai mostrano i muscoli, ci si può ancora stupire? E si può ancora sperare nelle querele, nei giudici, nella Consulta? No. Io non ci spero e lo dico col più grande rispetto: mettiamo i piedi a terra e ragioniamo. Sperare in chi o in che cosa? Ma ce ne siamo accorti o no, che la Corte Costituzionale ha messo fuorilegge la legge elettorale e quelli sono tutti lì, pentastellati compresi? L’abbiamo sentita la Consulta spiegare a chiare lettere che il trattamento riservato ai pensionati è una rapina? E che cosa è successo dopo? Nulla. I rapinatori hanno fatto finta di non sentire e non hanno nemmeno restituito il bottino!
Spero di sbagliare, ma viviamo una crisi istituzionale peggiore di quella scoppiata nel primo dopoguerra. Una crisi tremenda, che non viene dopo un conflitto, ma lo scatena anche se nel mirino il bersaglio non cambia: guerra ai diritti, guerra ai lavoratori, guerra ai più deboli, guerra al Sud, la più debole delle tre aree del Paese. Il Sud, di cui Napoli era ed è la capitale. Anche l’Europa è in guerra. Una guerra feroce, le cui prime vittime sono state Montesquieu, l’ideologo della democrazia borghese e la divisione dei poteri. E diciamocelo, non ci farà male: i padroni non sanno più che farsene dei Parlamenti eletti. Basterebbe guardare attentamente la Grecia, per capire quale guerra si è scatenata. Non ci hanno lasciato scegliere nemmeno il terreno su cui dare battaglia.
La battaglia per la democrazia si combatte ormai sull’ultima spiaggia, secondo i modi che derivano dalla nostra storia. Sia pure in una forma “moderata”, adatta ai tempi, ma forte di strumenti che il fascismo storico non poteva nemmeno sognare di avere, abbiamo di fronte un’ondata reazionaria che fa tremare i polsi. Certo, non si vede scorrere il sangue, non ci hanno ucciso Matteotti e Amendola, ma il manganello l’abbiamo visto in azione. Cos’è quella che ha subito Marino, se non una “bastonatura” in pena regola? Chi sono i Giletti di turno, se non i moderni squadristi? Intimidatori, violenti, ma senza che si veda. Se non cominciamo ad aprire gli occhi, rischiamo di andare allo sbaraglio e ci faranno bere litri e litri di olio di ricino. Marino docet.
De Magistris è nel mirino. Certo. Lui nel mirino ci sta da tempo, ma stavolta gliel’hanno giurata perché non è solo e lo sanno. Stavolta c’è una città che si muove, riflette e si accinge a costituire il primo nucleo di quell’armata che darà la battaglia decisiva. Non uso le parole a caso. Guerra. Anche lui, De Magistris, lo dice spesso, ed è vero: è solo un sindaco, ma rappresenta il classico granello di sabbia che può inceppare meccanismi studiati per stritolare. E i meccanismi li abbiamo davanti, sono sotto i nostri occhi. Terribili, sperimentati, lustri e bene oleati. Li manovra gente feroce.
Che penso? Non faccio fatica a dirlo: non sono mai stato così nemico della violenza, da negare persino la legittima difesa. E non sto dicendo che bisogna mettere mano alle armi. Dico solo che persino Gandhi sapeva che la disobbedienza è una forma di combattimento. Non ne usciremo, senza praticarla e senza farlo in maniera da lasciare il segno. A chi ci spara addosso, dovremo rispondere almeno chiudendo le vie dei rifornimenti. Rompere il patto di stabilità, dichiarare formalmente illegittimo questo governo, sostenuto da una maggioranza di nominati e organizzare la disobbedienza fiscale, finché la ferita non sarà risanata. Di qui si parte, di qui potrebbe partire il Sud, non solo Napoli, e forse il Paese. Prima però occorre vincere la battaglia preliminare di questa guerra: quella elettorale, necessaria soprattutto per opporre istituzioni legittime a due Istituzioni illegittime, due giganteschi imbrogli collegati tra loro: l’Europa e i suoi governi di proconsoli. Renzi, per cominciare, la mano armata del nuovo fascismo europeo, figlio naturale del capitale finanziario.
Qualcuno dirà che questa è la “rivoluzione dei Masaniello”. Lasciate che parlino. Già una volta i nazisti hanno creduto che a Napoli ci potesse essere al massimo una rissa tra papponi e prostitute. Stanno ancora scappando. In attesa di maggio, non diamo più occasioni per assestare colpi. Degli squadristi come Giletti Napoli può fare tranquillamente a meno. Sono i suoi padroni invece a non poter fare a meno di Napoli e del Sud.

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