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Posts Tagged ‘Gilet Gialli’

logo-potere-al-popolo-29446.660x368Tra il 6 e il 12 gennaio torneremo a votare. C’è una struttura organizzativa da completare, ma soprattutto un tema su cui riflettere: l’Unione Europea e il suo peso decisivo e schiacciante sulla nostra vita quotidiana.
Decidere se partecipare o meno significherà scegliere tra elettoralismo e pratica militante? Possiamo liquidare così semplicemente e semplicisticamente una scelta complessa che peserà moltissimo sul futuro?
Che faremo? Staremo fuori? E’ una possibile scelta, ma bisognerebbe trovare risposta a una domanda cruciale: senza “Potere al Popolo!”, chi rappresenterà la convinzione che l’Unione Europea sia un mostro giuridico, creato dal capitalismo, fondato su una menzogna che dà valore costituente a trattati piovuti dall’alto e rifiutati dai popoli con i referendum tenuti in Francia e nei Paesi Bassi?
Stare fuori, del resto, ci consentirà davvero di parlare alla gente, spiegare che di mille sofferenze sopportate in questi ultimi anni, novecentonovantanove ce le ha donate l’Unione Europea? Senza esserci, potremo davvero battere sul chiodo della disperazione prodotta proprio da questa Unione, che unisce le banche e divide le classi subalterne per ridurle una a una in servitù? E c’è una domanda ancora su cui riflettere: stare fuori non significherà lasciare soli i Gilet Gialli francesi, che agitano nelle piazze mille temi che sono nostri? Alla fine del percorso, avremo rafforzato la dimensione internazionalista di Pap o l’avremo indebolita?
Parteciperemo? Lo faremo da soli, con il nostro simbolo, le nostre convinzioni sull’Unione Europea e quindi, consapevoli della posta in palio, ci mobiliteremo tutti senza riserve, o decideremo di partecipare alle elezioni, perché prevarrà la tesi che occorre contrastare il neofascismo di Salvini e Di Maio? Se non saremo soli, riusciremo a segnare confini per evitare di fare il gioco dei fascisti alla Minniti, senza dei quali Salvini navigherebbe senza futuro nei fumosi confini della Padania?
Esistono davvero differenze sostanziali tra le pagliacciate euroscettiche dei ducetti gialloverdi e l’europeismo da operetta dei servi sciocchi di Bruxelles? I fatti dimostrano che il massacro della povera gente, in Italia come in Francia e in ogni altro Paese dell’Unione, prosegue indisturbato, governi chi governi, il sedicente “europeista” Macron, come il nazionalista Salvini. Ovunque licenziamenti facili, precarietà, attacco ai diritti dei lavoratori, riduzione dei salari, sfruttamento, attacco alle pensioni, razzismo e chi più ne ha più ne metta. Non ci sono tre campi, questo bisognerà ricordarlo. Ci sono liberisti e antiliberisti.
Che senso avrebbe dissolversi in un cartello che ci chieda di rinunciare non solo al nostro simbolo, ma anche alla nostra identità? Un cartello che si pone per obiettivo “più Europa” – vale a dire più disperazione – e mette assieme le anime pie di un improvvisato e improvviso campo antiliberista, che sono state e sono alleate del PD ovunque sia possibile? Avrebbe senso combattere il neofascismo, andando con gli amici del fascista Minniti, l’uomo del daspo, del decoro urbano e del macello nordafricano?
L’inizio dell’anno che sta per cominciare non ci consente una rassegnazione travestita da pragmatismo, né sottovalutazioni e compromessi con se stessi. E’ un anno che ci chiede uno sforzo immediato di riflessione. Potrebbe darsi infatti che non si senta ancora chiaro, ma il cannone già tuona. E’ la vigilia di una battaglia cruciale. Quale che sia il tempo che ci resta e quanti che siamo, è necessaria una discussione franca, intellettualmente onesta che si esaurisca nei brevi dati. Subito dopo, ci vorrà una grande compattezza. Piaccia  o no, siamo in trincea.

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