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Posts Tagged ‘Giambattista Marino’

Il vero modello di Giorgio Napolitano sembra il essere il suo conterraneo Giambattista Marino, poeta che lascia traccia di sé non per i suoi versi, ma per la funzione che attribuisce alla poesia nell’intento testardo e malcerto di rompere con la manierata compostezza della tradizione classica, in cui pure s’è formato, e assecondare le “esigenze nuove”. Lontani secoli tra loro, Napolitano e Marino condividono l’obiettivo:

E’ del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!

Smanioso di stupire, ma proprio per questo fatalmente attratto da una crescente e stucchevole esuberanza formale, Marino guadagna in lucentezza quanto perde in umanità e s’innamora di se stesso, della musica di parole che più cedono al ritmo, più perdono di profondità. Non diversamente Napolitano, messo al suo posto per garantire la Costituzione e ridotto ad essere l’unico italiano che la Costituzione ancora garantisce. L’uno poeta, l’altro politico, i due vedono entrambi ciò che non c’è e ignorano puntualmente ciò che tutti vedono. Marino vede l’arte in un artificio, Napolitano, che non ha visto la crescita clamorosa del movimento di Grillo, vede però in Parlamento una maggioranza politica che non esiste e che gli elettori chiamati a votare hanno implacabilmente bocciato.
Potesse mettere ancora penna in carta, Marino non avrebbe dubbi e coglierebbe certamente al volo l’occasione per stupire i lettori con la “Napolitaneide“, un’ode in centomila strofe tutte dedicate alle traveggole del presidente.

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