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Posts Tagged ‘Fuoriegistro’

Se il Dio dei cattolici esiste, ha impedito ai suoi fedeli di consumare un’empietà: strappare alla morte un corpo sventurato che da lunghi anni egli aveva inteso chiamare alla sua presenza. Ha impedito un gesto di ferocia che ricorda da vicino la lucida follia del Sant’Uffizio, che, d’altra parte, trovò compatti chierici e fanatici: era figlio di Dio.
Tanto basterebbe per valutare la differenza profonda che corre tra fede, religione e fanatismo clericale. Tanto basterebbe e la pietà civile, versate lacrime che nessun integralismo sa e può piangere, confinerebbe nella tragedia storica dell’ignoranza, della superstizione e della malafede una vicenda indecorosa e, per certi versi, tutta italiana.
Il punto è che il rigurgito gesuitico e il rinnovato e ossessivo “Dio lo vuole” non c’entravano e non c’entrano davvero nulla con la vita e la morte. Il punto è che la Linguadoca di nuovo bruciata e l’inferno chiamato in causa a difesa del paradiso, non avevano e non hanno nulla a che spartire con la difesa della vita, col sacro rispetto per la morte e con quel “mistero del dolore“, cui s’erano appellati, bestemmiando, le supreme gerachie Vaticane. Il punto è che dietro il nero delle tonache, il baluginare delle candele, le croci sollevate a mo’ di spada, i grani di rosario consumati e una furia sanfedista alimentata ad arte da chierici e politici s’intravedeva e s’intravede, lucida e agghiacciante, la condanna a morte della nostra democrazia. Il punto è che indietro non si torna e ciò ch’è accaduto lascia un segno profondo. Un Parlamento delegittimato, nato servo e mai delegato, un Parlamento “nominato” che non ha maggior legittimità e rappresentatività della “Camera dei Fasci e delle Corporazioni“, è stato colto sul fatto dal Dio al quale s’appellava, sorpreso nel momento in cui, in suo nome, in nome del Dio dei cattolici, poneva mano a una legge voluta da un uomo che nulla sa di fede, di speranza e carità. Una legge pensata solo per cancellare in un sol colpo la divisione tra i poteri, che fu il vanto della democrazia borghese, e la dignità di quelle che un tempo erano assemblee elettive. Una legge che apre la via al tentativo di dar vita a un nuovo totalitarismo, a uno Stato etico, padrone assoluto della vita, della morte e della volontà di cittadino ritornati sudditi.
La morte pietosa e la mano di non so quale dio, stanco di bestemmie e di menzogne, chiudono la vicenda umana. Vive, ci resta dentro come un grande insegnamento, l’esempio di dignità di un piccolo, grande eroe: Beppino Englaro, che sta lì a mostraci tutta intera la miseria morale di buona parte della nostra classe dirigente. Rimane aperta, è oscura, inquieta e tiene sospese le coscienze democratiche, la vicenda politica. Domani potremmo celebrare non uno, ma due terribili cerimonie funebri: quella d’una donna sventurata, che un’oscena sete di potere meditava di tener prigioniera della morte in nome della vita, e quello della nostra democrazia, della vita civile di noi tutti, che si medita di pugnalare alla schiena in nome della democrazia. Noi però lo sappiamo, noi l’abbiamo imparato: fu seguendo la via della democrazia che Hitler e Mussolini celebrarono i funerali della libertà. Gridiamolo, perciò, rompiamo il silenzio e sia ben chiaro a Berlusconi e ai suoi accoliti: di qui non si passa. La storia non si ripete.

Uscito su “Fuoriregistro” il 10 febbraio 2009

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