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Posts Tagged ‘Francesco Profumo’

Mentre il malessere e l’indignazione del mondo della scuola crescono di giorno in giorno da un capo all’altro del Paese, i docenti, che non sanno di spread, ma di scuola s’intendono, registrano i danni del terremoto e lanciano l’allarme: la cura da cavallo ammazzerà il paziente, occorre far presto, la scuola è stramazzata e c’è il rischio che da presunta malata diventi autentica carcassa e infine carogna. Come il proverbiale “asino in mezzi ai suoni“, Profumo, però, naviga a vista, si porta a traino Rossi Doria, Ugolini e il costoso baraccone ministeriale e prova a quadrare il cerchio con un patetico minuetto di dichiarazioni che dicono tutto e il contrario di tutto.
Sul Parlamento è inutile contare. Schiacciata tra il prepotere di un governo arrogante quanto inetto e il suicidio dei partiti, la Commissione Bilancio si muove con la tattica del “gattopardo”: tutto cambia, perché nulla cambi di ciò che s’è deciso fuori del Parlamento, in chissà quale barbara conventicola di banchieri e speculatori. E’ vero, il disegno di legge di stabilità giunto dal Consiglio dei Ministri il 16 ottobre è stato modificato a tambur battente già il 18 in base a indicazioni della V Commissione, che, però, probabilmente non l’ha nemmeno letto e si è limitata a eseguire gli ordini di Monti. In questa condizione di tragicomico stallo, i cambiamenti sono tutti di carattere puramente tecnico e lasciano immutato il disegno “politico” del governo, se di politica si può parlare di fronte a una massacro fatto a colpi di forbice e conti da ragioniere, che hanno un solo squalificante obiettivo: i famigerati “saldi”.
Si cambia, quindi, o per dir meglio si vende fumo e si dice ch’è un incendio, ma nessuno pensa di porre freno alla quotidiana rapina di risorse trasferite dalla scuola pubblica a quella privata o dilapidate per sostenere le nostre folli spese militari. Le “disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013” sono ora prive di alcuni insignificanti dettagli stralciati e non si conosce bene la sorte dei docenti dichiarati inidoneo – saranno anch’essi trattati da choosy, come comanda la dottrina dell’inglese Fornero? – e non si sa che fine faranno gli alunni disabili e i precari. Sullo sfondo, last but not least per rimanere all’altezza, stelle polari sulla rotta del disastro, a rappresentare la tracotanza d’un governo di non eletti, rimangono il ceffone mollato al contratto nazionale e lo sputo sul viso di professionisti esposti in piazza alla pubblica vergogna come mangiapane a tradimento.
La stampa, addomesticata, minimizza naturalmente, ma sabato 27, contro Monti e il governo delle banche, a Roma la gente scende in piazza. Tra esodati, disoccupati, cassintegrati, pensionati ridotti alla fame e giovani scippati del futuro, ci sarà senza dubbio gente di scuola. E mai protesta fu più sacrosanta.

Uscito su “Fuoriregistro” il 25 ottobre 2012

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Non sappiamo e non sapremo mai se, in Paradiso, Gabriele sia l’angelo meglio riuscito alla divina fabbrica del Creatore. Se la maiuscola sia d’obbligo, chiedetelo a bruciapelo al ministro Profumo e alla sua scienza dell’ortografia, ma si lasci a chi pensa il diritto del dubbio, perché non c’è rimedio: non ci sono certezze, se non permangono dubbi. Se gli angeli siano uguali tra loro, se l’impegno lavorativo del Padreterno abbia tenuto costante il livello della produzione nei fatidici “sei giorni” in cui s’è generata questa “valle di lacrime“, non siamo in grado di dire. Come un indocile ribelle, ognuno nella vita una volta almeno s’ostina a capire ciò che capire non può e, di fronte ai suoi mille dubbi, sta lì, a rovesciare invano col secchiello in un buco scavato sulla sabbia tutto l’Oceano mare. Più acqua rovescia, più vana è l’impresa, ma non per questo s’arrende la voglia di capire. Per quanto difficile sia l’impresa e disperato l’esito finale, noi scaveremo sempre, nei secoli dei secoli; fino a quando uomini e donne vivranno, questo conflitto indomabile si perpetuerà di generazione in generazione. Corpi di Pubblica Sicurezza e apparati repressivi, di cui le migliori democrazie non sanno fare a meno, vedranno in questo sforzo di progresso vene di sedizione, ma Dio ci scampi se la tesi della certezza l’avrà vinta sulla lungimiranza dell’utopia.
Nessuno sa se il sommo, infallibile artefice abbia commesso errori o battuto la fiacca, sta di fatto che tra gli angeli forgiati dalla sua mano si sono registrate immense differenze e non solo il migliore dei demoni, Lucifero, è il peggiore degli angeli ma, ciò che più conta, dal punto di vista del Male – senza del quale non si trova Bene – l’opera più perfetta è la peggiore di tutte. Sarà una divina pazzia, ma la perfezione del Creato aveva da passare per questa incomprensibile imperfezione.
Il ministro Profumo ora giura su un’idea di università che sposi le regole del mercato e, a suo modo di vedere, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, con la creazione di un clima concorrenziale tra atenei – è questo il dogma che ispira il creatore – indurrà le università a migliorare la propria offerta e finalmente si vedranno trionfare il merito e la competenza. Quando il miracolo sarà compiuto – anche Profumo il settimo giorno dovrà riposare – l’angelo ribelle, che l’irato Creatore invano sprofondò nell’inferno, seminerà i suoi dubbi: domanderà com’è che all’estero ci rubano i giovani senza difficoltà, nonostante Profumo, Gelmini, Moratti e Berlinguer; vorrà sapere se, con i ficchi secchi, s’hanno da fare matrimoni regali, indagherà sui criteri informatori della scelta dei ricercatori e dei docenti, sulla regolarità dei concorsi, siederà nei laboratori deprivati, inseguirà cervelli in fuga provenienti da buone scuole che spesso danno più incollature all’eccellenza, ascolterà, le mani nei capelli, incomprensibili lezioni dei sacerdoti della scienza nuova e, maligno com’è, concluderà che la ricetta sbagliata ha già sfasciato troppo un mondo nato male e governato peggio. Politica di classe, borbotterà, velenoso; una filosofia della storia che si fa scienza esatta non ha fondamento. Vivono ancora, però, Lucifero lo sa bene, armi efficaci come strumenti di guerra in mano a buoni maestri, che insegnano molto meglio di un accademico ciò che la peggiore delle università non riuscirà a distruggere: i giovani sanno che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù. Sanno che ormai non c’è molto rischio di peggiorare il mondo, qualunque cosa si faccia, sicché un po’ di ribellione, se venisse, sarebbe solo la fine di un ordine così disordinato.
Gliel’ha insegnato, e aveva ragione, Don Milani, angelo e diavolo, che – c’è da stupirsi? – non aveva certo studiato alla Bocconi.

Uscito su “Fuoriregistro” il 27 gennaio 2012

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La bandiera subito alzata dal governo politico dei “tecnici” è di quelle che fanno un grandisimo effetto in questi giorni di crisi trionfante: favorire la concorrenza economica nel mercato interno. Per quel che riguarda la formazione, però, alle chiacchiere degli esordi piagnucolosi non corrispondono i fatti e pare quasi che il concetto stesso di “concorrenza” abbia assunto significati decisamente fuorvianti. Che senso ha, infatti, chiedono i precari, voler fare concorsi per aprire ai giovani, quando migliaia di validi professionisti della formazione, che giovani sono pur stati, risultano abbandonati così al loro destino? Concorrenza per il Ministero significa forse mettere l’uno contro l’altro i giovani e i meno giovani, in modo gli uni tolgano il pane agli altri e tutti insieme facciano la fame? E da un punto di vista puramente “tecnico“, poi, dov’è mai scritto che più si è giovani e più si vale? E un mistero glorioso.

All’università, come oggi s’usa, in nome come della immancabile “qualità“, il ministro dell’Istruzione ha deciso di assegnare i fondi per la ricerca di base a gruppi di almeno cinque “unità di ricerca” che facciano parte di dipartimenti l’uno diverso dall’altro. Secondo Profumo, è questa la via per indurre le singole università a stabilire rapporti di collaborazione su progetti aperti a più larghi orizzonti, in modo da aumentare la qualità media della ricerca italiana e impedire che tutto vada alle punte di eccellenza. Qualità ed eccellenza! Non c’è un ministro che non sia obbligato a recitare questa commedia tre volte al giorno, assieme alle dieci Ave Maria e ai venti Pater Noster prescritti dal confessore subito dopo la quotidiana messa mattutina. A chiedere in giro, però, con laica diffidenza, sembra che in questo modo si vadano a colpire i gruppi più piccoli, quelli che, in realtà, sono il vero motore di una ricerca che, qui da noi, è fondata appunto sulle “eccellenze” e sui piccoli gruppi, che andrebbero, a quanto pare, sostenuti in ben altra maniera. A conferma di questa critica ci sono i numeri: nel 2005, in Italia, su 51 progetti finanziati in campo economico, ad accaparrarsi le risorse sono stati 54 atenei. In pratica, la quasi totalità delle Università.

Il ministro, nato e cresciuto nell’università, sui precari tace, prende tempo, balbetta e si direbbe quasi che non sappia di che parli. Sui fondi universitari, invece, un terreno su cui evidentemente si muove molto meglio, risponde con una punta di arroganza: occorre semplificare le procedure perché il numero delle domande è elevato per l’entità dei finanziamenti. Un’osservazione acuta, se la lentezza delle procedure non dipendesse proprio dal suo Ministero.

Sull’entità dei fondi, meglio tacere. Di tagli alla formazione l’Italia ormai muore, ma il governo dei tecnici non se n’è ancora accorto e tutto quello che ha saputo fare finora è seguire le tracce dei predecessori. La scuola del Mezzogiorno attende il miracolo dell’immancabile “progetto pilota” fondato sul prolungamento dell’obbligo in uno stretto e ambiguo rapporto con gli istituti professionali regionali (che si fa, si va dal padrone e poi si dice che si è andati a scuola?), sui concorsi per “giovani docenti”, coi “vecchi” messi alla porta dalla Gelmini o costretti dalla Fornero a lavorare fino a settant’anni, trovando in classe, magari, i nipoti dei nipoti dei loro primi studenti.

Si va avanti così: miracoli o scommesse, come quella di trasformare edifici scolastici che dovrebbero essere da tempo in pensione e nessuno sa come stiano in piedi, in centri di aggregazione, oltre che, se ci sono tempo, voglia e possibilità, centri “anche” di formazione a buon mercato, con i docenti sempre peggio pagati. Soldi naturalmente non ce ne sono, ma si fa affidamento sull’Europa. Quale Europa, nessuno sa, nemmeno Profumo, al quale Unicredit evidentemente non ha fatto in tempo a mandare il suo avviso alla clientela: “Le preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei paesi dell’area euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più paesi dell’area euro di valute nazionali o, in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono dell’Euro“. Testuale. Non sarà la banca di Profumo, ma non c’è dubbio: la faccenda riguarda anche lui. Lui e la fantasia che i “tecnici” hanno saputo portare al potere, come fossero giovani e scapigliati sessantottini. Con il rispetto dovuto a Capanna.

Uscito su “Fuoriregistro” l’11 gennaio 2012

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Pare che Monti abbia fatto il castigamatti con Microsoft. Pare anche, però, che il rettorato del neoministro Profumo sia stato caratterizzato, a Torino, dalla forte spinta alla collaborazione con diverse aziende internazionali, prima fra tutte Microsoft. A parole, l’opposizione guidata da Bersani ha sempre sostenuto che la riforma Gelmini fosse un vero disastro. Nei fatti, oggi Bersani appoggia il governo guidato da Monti, che ha sempre sostenuto la Gelmini, e un ministro come Profumo che, sul tema spinoso del rapporto  tra pubblico e privato, si limita a dichiarare “Io credo che la scuola sia la scuola”. Una scoperta che vale l’uovo di Colombo.     

Il teatro comico ha mille volti e si può esser d’accordo: ci sono buffoni seri e tragiche buffonate. Così, se il Parlamento di Pontida è una “comparsata” per comici scalcagnati e le barzellette di Berlusconi danno la misura della miseria morale del Paese che l’ha votato, la commedia a Palazzo Madama ha avuto ieri i toni dell’avanspettacolo. Monti fa offesa alla sua intelligenza, quando ci rassicura sul “complotto” dei poteri forti. Ma chi parla di complotto? Per carità, qui tutto accade alla luce del sole e sono fatti chiari: un Parlamento di nominati vota la fiducia a un governo che nessuno ha votato. Questo è un fatto grave e Monti lascia il tempo che trova con le sue smentite. Se il fatto poi sia di per sé complotto, il problema è di Monti e, con tutto il doveroso rispetto, di Napolitano che l’ha incaricato.

E’ un dato reale: per il ruolo che ha svolto, Monti è tra i responsabili della crescita malata di un organismo politico pensato per i popoli e diventato nemico dei popoli. Che l’Unione Europea sia sull’orlo della catastrofe non è invenzione di fantasie morbose o di un risorto estremismo che se la prende senza ragion veduta con una rinnovata congiura demo-pluto-giudaico-massonica. Questi purtroppo sono fatti concreti, come i percorsi e le carriere di uomini che stanno decidendo del futuro dell’Italia e della Grecia, per limitarsi agli ultimi avvenimenti. Non è colpa dei cittadini e non è una congiura, è un dato di fatto: Mario Monti al governo qui da noi, Luca Papademos in Grecia e Mario Draghi alla Banca Centrale Europea a Buxelles sono giunti tutti, passando prima per la Goldman Sachs, la Commissione Trilaterale di Rochefeller e il Gruppo Bilderberg.

In questo contesto si pone la chiave di lettura di eventi che sarà la storia a ricostruire, ma è un fatto, non un complotto, che solo pochi giorni fa il Passera banchiere, oggi ministro, dichiarava a nome di Banca Intesa: “Come banca […] siamo […] direttamente e indirettamente uno dei più grandi sottoscrittori di debito pubblico italiano”. A noi oggi tocca credere per fede che il Passera ministro, fino e ieri leader di una della più grandi banche italiane, si occuperà degli operai e non farà mai gli interessi del gruppo che ha guidato per dieci anni. Tocca credere, e la fede dovrà essere grande, che il banchiere Passera, che s’è occupato a lungo di trasporti, ha acquistato per la sua banca il 10 % della nuova Alitalia e c’entra molto coi treni privati di Montezemolo e Della Valle, da ministro delle attività produttive e delle infrastrutture, tutelerà dalla concorrenza le Ferrovie dello Stato sui binari dell’alta velocità.  

In quanto all’istruzione, non è certo un complotto: Monti ha sostenuto la Gelmini e il neoministro Profumo è uomo molto vicino al cardinal Bagnasco. Tutto ci tranquillizza, tutto. In tempi di conflitto sociale, un prefetto al Ministero dell’interno era tra i nostri sogni e, mentre si decide chi paga la crisi, un ammiraglio alla Difesa ci rassicura. E s’è visto subito, d’altra parte: Monti parla dell’Ici sulla prima casa. Le spese militari non si toccano. Non fanno debito, no, quelle sono risparmi. 

Uscito sul “Manifesto” del 20 novembre 2011 col titolo Monti & Co, Neoliberismo alla luce del sole

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