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Posts Tagged ‘Francesca Fornario’

Simon

Sono nel treno di ritorno da Firenze e mi girano nella testa tanti pensieri. Questo grazie a un incontro fortunato.
In questi giorni il mio umore, come credo quello di molti di noi, è andato continuamente su e giù, da un lato la situazione difficilissima nella quale ci troviamo che fa venire la voglia di mollare, di stordirsi (come il traditore di matrix, ve lo ricordate? Quello che dice che sa di vivere in un inganno ma che non ce la fa più, che vuole dimenticare, mangiare una bistecca e credere “che quello sia il suo vero sapore”) dall’altro la consapevolezza di aver intrapreso un percorso necessario ed entusiasmante.
Poco fa mi sono fermata a parlare a lungo con il capotreno, una persona acuta, colta, sensibile che mi ha raccontato un pò della sua storia, del volontariato, del lavoro a vent’anni nelle ferrovie, degli studi in storia. Mi ha detto che, pur non essendo mai stato in un partito o nei movimenti sociali, ci ha votato perché in noi, nel nostro programma ha trovato tanta umanità.
Il lavoro degno, l’antirazzismo, la sanità o l’istruzione garantite non sono solo bisogni, rivendicazioni concrete e sacrosante ma costituiscono un orizzonte complessivo di come dovrebbe essere una comunità e di come dovrebbe vivere l’uomo.
E allora quegli alti e bassi di cui parlavo prima mi sono apparsi per quello che forse sono, non solo un impedimento al pensare razionalmente, ma una vera e propria lotta tra il desiderio di agire e i dubbi, tra la voglia di abbandonarsi e l’entusiasmo.
Parafrasando una citazione della povera Simone Weil 😁, penso che quello che abbiamo e quello che dobbiamo costruire, quell’orizzonte, sia tutto, sia come il grano di senape, il più piccolo dei semi, che però può germogliare e diventare enorme se non ci si ferma alla sua piccolezza ✊

Viola Carofalo
#indietrononsitorna
#restiamoumani

Eravamo circondati da una notte nera e disperata, Viola, ma si sono accese piccole luci di speranza. Non è cosa da poco. Abbiamo attraversato un deserto e lungo le piste polverose sono spuntate pianticelle. E’ molto raro che accada. Nulla di ciò che è stato sarà inutile. Nessuno ci regalerà nulla, ma nessuno ci potrà togliere una ricchezza che solo noi possediamo. Tu l’hai spiegato benissimo mille volte in questi lunghi giorni e Francesca Fornario l’ha detto in maniera fulminante: noi abbiamo ragione.
Io questo lo so bene, ma mi manca il tempo per raggiungere l’obiettivo; tu e tanti come te avete anche quello. Avanti, quindi, la semina è andata molto bene. Quando verrà il tempo del raccolto, sarà la stagione dell’abbondanza.

 

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2 marzo.jpgVENERDI 2 MARZO
PIAZZA DANTE – NAPOLI, Dalle ore 21 alle ore 23:59
Evento di chiusura della campagna elettorale di Potere al popolo!

Presenta la serata
Francesca Fornario (giornalista satirica e blogger de Il Fatto Quotidiano)

Intervengono
– Viola Carofalo, (portavoce nazionale di Potere al Popolo!)
– Sabina Guzzanti
– Candidati napoletani di Potere al Popolo

Suoneranno per noi
– Franco Ricciardi
– Francesco Di Bella e Alfonso Bruno
– Zezi Gruppo Operaio

E a Napoli non potevamo non chiudere questa dura ma coinvolgente e appassionata campagna elettorale di Potere al Popolo che con un grande evento per la nostra città!
Per l’occasione abbiamo scelto di parlare nella piazza cittadina che negli ultimi anni sta ospitando eventi importanti come il 1 Maggio.
Musica, parole immagini per le ultime ore di campagna elettorale prima del silenzio e del momento di recarsi alle urne. Vi aspettiamo dalle ore 20:30 alle ore 23:59. Invitiamo Napoli a riempire e festeggiare questo che per noi è già un grande traguardo.

Il 4 Marzo votiamo Potere al Popolo!

 

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Copertina

Di “Potere al Popolo” vi parlerà quello che trovere in fondo a questo articolo. In quanto a me, non proverò nemmeno a raccontare le emozioni. Non avrei parole. Porterò sempre con me, nella mente e nel cuore, ciò che oggi ho provato, nella mia Napoli e con quelle splendide persone che anni fa, ai tempi dell’Onda, erano i “miei ragazzi”, quelli con cui ho condiviso riflessioni profonde, lotte durissime, cariche, manganellate e scelte coraggiose.
Oggi lo so: nulla s’è perso di quella stagione così ricca di promesse, nulla è andato perduto; da quel passato nasce il presente che oggi dà forma e sostanza a un progetto politico che pare una pazzia ed è invece una realtà e già segna – comunque vada – una di quei tornanti con i quali occorrerà confrontarsi. Chi non ha vissuto quei giorni si meraviglierà di ciò che accade, io no. Io non mi meraviglio. Lo sapevo, io lo so da anni, che qualcosa di grande e di bello, di forte e di significativo sarebbe nato da quei giorni e da questi miei giovani compagni. Mi stupisce, questo sì, mi meraviglia il fatto che giunto ormai sulla soglia dei settandue anni, io mi ritrovi candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio uninominale Vomero_Arenella della mia città, in una lista di base che abbiamo voluto chiamare “Potere al Popolo”. Mi stupisco per la mia storia passata, ma ne sono fiero per quella presente. Fiero di aver trovato il coraggio di accettare le affettuose pressioni. Nella mia lunga vita di lotte e nella mia esperienza di insegnante ho imparato il valore immenso dell’esempio e la necessità della coerenza tra ciò che di dice e ciò che si fa.

———
La cronaca della mattinata così come la trovo sul sito di “Potere al Popolo

Si sono susseguiti più di 20 interventi dei candidati e delle realtà sociali, vertenze e organizzazioni che hanno aderito all’appello dell’Ex Opg Je So Pazzo, tra cui la portavoce nazionale del progetto, Viola Carofalo, ricercatrice precaria all’università di Napoli L’Orientale.
A presentare l’iniziativa Francesca Fornario, giornalista e scrittrice che ha aderito al percorso ricordando l’importanza di avere finalmente un progetto da presentare alle tantissime persone che vivono condizioni di lavoro e di esclusione costante nelle loro vite, che continuamente le scrivono per avere una voce e finalmente potranno avere anche una prospettiva politica che li identifica e li supporta veramente, con i fatti e senza un passato di compromessi e di riforme che hanno peggiorato le loro condizioni di vita.
Napoli-presentazione-lista-Potere-al-Popolo-In-700-al-Modernissimo_I candidati sono stati scelti durante le assemblee territoriali che hanno visto un’incredibile partecipazione e sono l’espressione di anni di lotta e di costruzione di realtà sociali indipendenti. Per il collegio uninominale della Camera del Centro Storico sarà candidata Chiara Capretti, studentessa di 27 anni e espressione dell’Ex Opg Je so Pazzo; per il collegio uninominale della Camera del Vomero-Arenella sarà candidato lo storico Giuseppe Aragno,  da anni impegnato nella diffusione dei valori dell’antifascismo e a fianco dei movimenti; nel collegio uninominale di Bagnoli ci sarà la candidatura di Salvatore Cosentino, precario dello spettacolo e espressione dei comitati per la riqualificazione dell’area Ex-Ital Sider; per il Collegio Uninominale di Ponticelli-Scampia ci sarà invece la candidatura di Barbara Pierro, fondatrice dell’associazione “Chi Rom e chi No” e da sempre impegnata per l’integrazione nella periferia Nord della città.
“Abbiamo il compito di mostrare quella parte del paese che non si racconta ma che ogni giorno si organizza e costruisce reti di solidarietà, che si impegna sui territori nelle lotte sul lavoro, per la giustizia ambientale per i diritti civili e sociali. Quella parte del paese che non si arrende e a cui non andremo a chiedere semplicemente un voto, ma la diretta partecipazione al progetto per costruire insieme un’orizzonte che ci faccia diventare grandi. Infatti, proprio perchè oggi siamo piccoli dobbiamo pensare più grande degli altri. Facciamo delle nostre differenze una ricchezza e non ci potrà fermare nessuno” ha dichiarato Viola Carofalo, capo politico della lista Potere al popolo!
E’ intervenuto anche lo storico sindacalista ed ex-segretario della Fiom Giorgio Cremaschi, che ha dichiarato: “Finalmente possiamo andare a votare per qualcosa di cui siamo fieri!”

Questo è il nostro programma
https://poterealpopolo.org/potere-al-popolo/programma/

“Potere al Popolo” è presente su tutto il territorio nazionale. Questa la prima uscita dei candidati di Napoli (il mio intervento comincia più o meno dopo il minuto 23):
https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/1316757588430901/

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Teatro Italia

Ne ho già parlato, ma ci torno per far girare notizie e rendere pubblica la mia posizione.
Tutto è nato da un’idea dell’Ex Opg il so’ pazze.

Abbiamo parlato di elezioni… ne è venuta fuori un’idea da pazzi e abbiamo registrato questo video messaggio: chi ci sta a realizzarla?

Ieri al Teatro Italia di Roma c’è stata una prima assemblea per la costruzione di una lista popolare alle prossime elezioni. La stampa naturalmente ha ignorato l’evento, ma a me fa piacere poter scrivere che è andata benissimo e riportare qui il messaggio inviato ai miei giovani amici e compagni da Francesca Fornario, scrittrice, giornalista e compagna che ieri ho potuto salutare dopo quasi un anno e con la quale ho condiviso qualche firma in calce a due o tre appelli e una bellissima assemblea subito dopo il referendum. E’ lungo, ma vale la pena leggere.

“Compagni belli, voglio ringraziarvi e dirvi che mi sono sentita nel posto che nella vita, troppo spesso, sono due: quello dove bisogna stare e quello dove si sta bene. In classe e a ricreazione, a scuola e al lavoro.
Da essere umano spesso rifletto sulla fortuna che ho. La contemplo per poterla rimettere in circolo.
Da donna, medito ogni giorno sulla fortuna che ho pensando alle mie sorelle che quasi sempre, nella storia e nel mondo, sono costrette a sposare l’uomo che le famiglie scelgono per loro. Rifletto su quante poche hanno potuto conoscere l’amore e viverlo: 
«Sono stata innamorata di un solo uomo», ci raccontava durante un’intervista una mondina che aveva sognato di fare la sarta ed era sposata da sessant’anni: «Avevo quindici anni, lui mi faceva battere il cuore!» «E Poi?» «Poi ho sposato Giovanni».
Sono tanti gli elettori rassegnati a sposare Giovanni.
Ieri, al Teatro Italia, ci è battuto forte il cuore. Confido sia stato così per quelli che sono accorsi e per i molti che arriveranno.
Voi siete stati meravigliosi: Viola, Manuela, Saso. Avete tutti trasmesso il senso di urgenza e di responsablità, dato voce alla protesta e alla visione. Lo avete fatto con passione e non con rabbia, con intelligenza e non con sarcasmo, con fermezza e (senza perdere la) tenerezza. Avete rovesciato la retorica velenosa di Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, D’Alema: il sarcasmo, la supponenza, l’allusione maligna, il distacco, il disprezzo per chi non ce la fa e per chi viene sconfitto. 
È già questa una vittoria: il popolo non si comanda e non si combatte, non si ignora e non si sfotte. Del popolo, delle persone, bisogna avere cura. Avere considerazione e compassione. Nel senso etimologico del patire insieme, del farsi carico del dolore e del disagio gli uni degli altri come vi ho visto fare ogni giorno in questi anni. Per questo vi viene facile il comunismo: sortire soli dal bisogno è avarizia, sortirne insieme è politica, diceva Don Milani.
Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi. Un censimento dei bisogni e dei desideri, delle lotte e degli slanci. Ora bisogna mettere i presidi a sistema, collegarsi agli altri, avanzare proposte di cambiamento, spiegare come intendiamo rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di essere ugualmente libere e felici.
Parlando semplice, come ha raccomandato Viola. è semplice spiegare che la scuola pubblica è motore di uguaglianza. A scuola si entra uguali e si esce diversi, disse Renzi: chi è più bravo passa avanti, la scuola premia il merito. Noi sappiamo che è il contrario: a scuola si entra diversi, chi con i libri già sfogliati e chi no, chi con i verbi coniugati già in bocca e chi no e, dalla scuola, grazie alla scuola, si deve uscire uguali. È semplice, perché è vero.
E allora deve essere gratuita e libera la scuola di ogni ordine e grado, gratuita l’università, gratuiti i libri di testo. Si può fare, servono meno soldi dei 18 miliardi regalati alle imprese attraverso gli sgravi per le assunzioni.
È semplice spiegare che il lavoro, meno e per tutti, è la battaglia da recuperare ma quella contro il lavoro gratuito e sottopagato la prima lotta da ingaggiare: la Costituzione stabilisce che il lavoratore ha diritto in ogni caso a una retribuzione che assicuri un’esistenza libera e dignitosa per sé e per propria famiglia. Le riforme che hanno reso legale il lavoro sottopagato sono quindi incostituzionali e incostutuzionale è la condotta delle pubbliche amministrazioni che bandiscono gare al massimo ribasso – è il cuore della vertenza Almaviva che abbiamo raccontato ieri – e che sfruttano gli stagisti, gli studenti in alternanza, i finti volontari pagati con gli scontrini, i richiedenti asilo che svolgono lavori socialmente utili.
«Quando c’era Berlusconi il sindacato ci chiedeva di non far rivendicazioni perché non eravamo in una fase acquisitiva – raccontava ieri Stefania, lavoratrice Almaviva. Poi è arrivato il governo amico di Renzi ed è stato anche peggio». Oggi un giudice ha dato ragione a quei lavoratori che nonostante la fase, nonostante fossero pochi, soli, descritti come irresponsabili e velleitari, hanno avuto la forza di lottare per il loro diritto, che poi è il nostro. Quei lavoratori ci indicano il metodo e la strada da seguire. Ci diranno che siamo pazzi, noi diremo una cosa semplice: i pazzi sono quelli che per risolvere lo squilibrio tra i lavoratori tutelati e quelli che no hanno tolto le tutele a chi le aveva. Ci capiranno, perché è vero.
È semplice e spiegare il diritto e il dovere alle ferie, alla maternità alla malattia, alla pensione per tutte le categorie di lavoratori anche per le (sempre più spesso false) partite iva sfruttate, come gli ordinisti, grazie alla riforma Fornero che non solo va abolita come il Jobs Act ma come il il Jobs Act sostituita con una riforma equa. È semplice perché quei lavoratori sono affaticati e hanno bisogno e voglia di andare in vacanza, di stare con i propri figli la domenica e con i propri compagni la notte invece di essere costretti agli straordinari e al lavoro notturno.
L’elenco è lungo, non lo faccio adesso, sono tutti temi che abbiamo tante volte affrontato e studiato nelle nostre assemblee, nelle università nelle piazze dove siamo andati insieme a batterci contro le riforme costituzionali di Matteo Renzi. Spiegavamo allora che non era il bicameralismo perfetto a starci a cuore ma lo spazio della democrazia che i partigiani hanno liberato e la Costituzione difeso perché quello è lo spazio dove da allora si lotta per affermare la giustizia e non la legalità. Quello spazio è stato aggredito dentro e fuori dalle istituzioni e ci è stato sottratto con le riforme che limitano la rappresentanza, i decreti Minniti-Orlando che imbavagliano le piazze e il dissenso, con le limitazioni alla libertà sindacale, gli sgomberi, i licenziamenti disciplinari, la scuola che addestra all’obbedienza e le leggi elettorali che premiano chi si piega e non chi lotta.
Pensavano che ci saremmo accontentati di protestare e resistere fuori dal Palazzo, come sempre abbiamo fatto e continueremo a fare, con i cortei e il mutualismo, i picchetti e le occupazioni. Si sbagliavano: non vogliamo più limitarci a disobbedire e contestare chi governa negli interessi di pochi ma vogliamo governare nell’interesse dei molti.
Ho sempre fatto, nel mio piccolo, con tanti altri piccoli, tutte e due le cose. Votando e sostenendo chi prometteva di battersi nelle istituzioni – e spesso lo ha fatto, con convinzione e capacità – e impegnandomi tra le persone e con le persone nell’accoglienza, la difesa dei diritti, il racconto delle lotte.
Negli ultimi mesi mi sono sentita monca, in tutti e due i contesti. Monca a sostenere politicamente i compagni che inseguivano chi abbiamo combattuto insieme: a inseguire invece di combattere chi ha fatto la guerra, allungato l’età pensionabile, inserito il pareggio di bilancio in costituzione, regalato i soldi alle imprese e alle banche togliendoli ai poveri e impoverendo i lavoratori. Conosco e stimo la loro buona fede ma non ho condiviso la loro strategia e l’ho detto e scritto in ogni sede, tipo qui.
Sarà che faccio ragionamenti poco tattici e troppo semplici: come possiamo difendere i lavoratori e farci votare dai lavoratori con chi ha abolito l’articolo 18?! Come possiamo difendere i pensionati e farci votare dai pensionati con chi ha votato a favore dell’allungamento dell’età pensionabile?! Come possiamo unificare la sinistra che ha votato No alle riforme di Renzi con chi incorona leader chi ha votato Sì alle riforme di Renzi?! Con chi, solo quando Pisapia si tira indietro, incorona leader del quarto polo alternativo al Pd Piero Grasso, che fino al giorno prima stava nel Pd?! Come facciamo a fare la sinistra con chi ancora oggi invoca il centrosinistra?! Come facciamo a spiegarlo agli elettori, se non ci credono nemmeno i militanti?!
Mi spiegavano che non c’era lo spazio politico perché lo aveva ocupato Grillo, che non c’era tempo, che bisognava mettere insieme le forze. Rispondevo che così si mettevano insieme le debolezze, che Melanchon e Corbyn hanno raddoppiato i consensi in poche settimane con una proposta radicale e grazie alla credibilità delle loro storie, che i voti non si sommano ma si conquistano, come abbiamo lasciato fare in solitudine a Grillo e Salvini.
So che questi ragionamenti semplici non appartengono solo a me ma a moltissimi di quelli che non vanno a votare e a molti – dunque pochi – di quelli che si disponevano a sposare Giovanni: a votare per la lista unica a sinistra, destinata per come si è posta a dar vita una lista unica di sinistra e a una o due di centrosinistra.
Mi sono sentita monca, in questi mesi, anche sul fronte che più frequento: non quello elettorale ma quello quel dell’impegno diretto nelle lotte e del loro racconto. La denuncia degli sgomberi di Piazza Indipendenza, dei licenziamenti all’Hitachi, dello sfruttamento degli studenti in alternanza o dei lavoratori a nero. Monca, perché mentre scrivevo e sfilavo in corteo vedevo lo spazio della lotta e della denuncia restringersi per volontà di chi è al potere. Quel potere che ieri abbiamo deciso di restituire al popolo.
Dopo esserci convocati e impegnati a farlo bisognerà da subito entrare nel merito non solo delle riforme da abolire, più volte evocate ieri, dal pacchetto Treu al Jobs act, la buona scuola, lo sblocca Italia… ma anche dei rimedi e delle cure: come disobbedire ai trattati europei, fermare il consumo di suolo, tagliare le spese militari, modificare a monte il modello di produzione e non solo mitigare a valle le ingiustizie che produce.
Tornando a casa ho pensato che sarebbe utile un comitato scientifico, anche informale, per fornire a tutti i compagni gli strumenti per capire come uscire dalla crisi, come ribaltare il tavolo. Costituzionalisti, economisti, sociologi che spieghino le soluzioni da adottare. Farne dei video, delle brevi dispense: i libri ci sono già, non tutti hanno il tempo di leggerli e i soldi per comprarli, nessuno quello di leggerli tutti, ma molti di quelli che li hanno scritti sono compagni generosi e competenti che certamente si presterebbero a insegnare: mi ha colpito quel che ha detto Marina Boscaino, insegnante in lotta contro la Buona Scuola: «Mi dispiace non essere stata insegnante di nessuno di questi ragazzi, perché io intendo l’insegnamento come militanza politica».
Vi guardava ammirata pensando, certo, ai vostri insegnanti, che sono stati i suoi.
Abbiamo tanti buoni maestri, e non mi è mai piaciuto il detto “Se uno ha fame insegnagli a pescare” perché non si impara a stomaco vuoto. Se uno ha fame sfamalo, come voi fate a Napoli, nutrendo chi ha bisogno di cibo e cure, e poi insegnagli a sfamare gli altri affamati. Insegnagli a lottare. 
Perdonatemi se procedo alla rinfusa, se cito la scuola e non le migrazioni – chiudere gli hostspot, aprire i corridoi umanitari… – ogni tema è urgente, ogni urgenza è un tema che merita approfondimento: i diritti civili, la tutela dell’ambiente, il diritto alla salute, la disobbedienza dei tratti europei.
Qui mi premeva soltanto dirvi che di questo – e solo di questo – ho avvertito la mancanza. No, anzi, l’assenza: mancare non mi è mancato nulla, che l’assemblea serviva a trovarsi, accogliersi, partire.
Ho ricevuto decine di messaggi da parte di compagni che sarebbero andati al Brancaccio e che volevano sapere come era andata oggi, che impressione avevo avuto. Sono incuriositi, speranzosi, entusiasti, dubbiosi, critici, avviliti dalle divisioni, incazzati con noi.
Tra loro una compagna che mi ha detto più volte che l’alleanza con Mdp era necessaria e che non c’era bisogno di persuadere Rifondazione, che tanto Rifondazione avrebbe aderito comunque alla lista con Mdp, pur con Bersani e D’Alema, poiché realisticamente non aveva altra possibilità: «Non c’è né lo spazio né il tempo per una lista della sola sinistra radicale», dicevano in tanti.
Avevano ragione. C’è infatti lo spazio per una sola lista della sinistra radicale.
Le ho risposto così:
«Poiché siete convinti che una lista di sinistra radicale sia irrealizzabile andate avanti a farne una moderata, senza ostacolare chi una lista radicale la sta realizzando».
Così è la vita, con chi è in buona fede ci ritroveremo pur militando in progetti diversi, perché non si sta insieme nelle liste, si sta insieme nelle lotte. Teniamoci stretti.”.

E io? C’ero, ero con loro, con i “pazzi” dell’Ex OPG, cui sono legato da un affetto profondo, e con centinaia di compagni vecchi e giovani. Ho avuto il privilegio di prendere la parola e ho detto quello che penso, come ho fatto per tutta la vita. Se siete stati così bravi e pazienti da leggere fin qua, fate ancora uno sforzo e andate avanti. Ecco il mio intervento:

https://www.youtube.com/watch?feature=share&v=gwGFCRUpqt0&app=desktop

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ASSEMBLEA PUBBLICA: DOPO LA VITTORIA DEL NO? COSTRUIAMO IL POTERE POPOLARE!
SABATO 10 DICEMBRE – ORE 17.30 – EX OPG Occupato – Je so’ pazzo

2016_12_10_potere_popolare3Dopo mesi di campagna pancia a terra, e dopo la schiacciante vittoria del NO, promuoviamo un momento di dibattito insieme a tutte le realtà, i comitati, i singoli, con cui in questi mesi abbiamo portato avanti la campagna popolare! Per analizzare insieme il risultato, e per trovare insieme le migliori modalità per proseguire la battaglia! Questa non è la vittoria di Grillo o di Salvini, è la vittoria di un popolo che chiede potere, redistribuzione della ricchezza, giustizia sociale. Cerchiamo di organizzare, a partire dai territori e dalle lotte, questa richiesta!

Interverranno: Giuseppe Aragno, Francesca Fornario, Mimmo Mignano, esponenti di associazioni e comitati…
Ci saranno: collegamenti da Bergamo, Mantova e altre parti d’Italia dove il ruolo della sinistra è stato determinante.

A SEGUIRE APERITIVO E FESTICCIOLA!

L’esito del referendum del 4 dicembre ha parlato chiarissimo: oltre 19 milioni di italiani, il 70% dei votanti complessivi, non ha semplicemente bocciato la riforma costituzionale, ma ha mandato un messaggio netto al governo Renzi.

Le classi popolari di questo paese hanno espresso la necessità di una trasformazione radicale delle loro condizioni materiali e delle loro prospettive di vita. Tra tutti un dato, spicca un dato: in nessuna regione del mezzogiorno italiano, di questo Sud bistrattato e utilizzato da sempre come bacino reazionario e volutamente arretrato dai padroni, la percentuale del NO è andata sotto il 60%. A Napoli, dove tra mille difficoltà e scarsissimi mezzi, dalla scorsa estate si è dato vita a un lavoro intenso e partecipato sui territori, il NO ha vinto con il 70% dei voti.

La vittoria del NO, che qualche commentatore da talk show potrebbe facilmente liquidare come semplice “voto di protesta” è tanto altro. È uno schiaffo alle misure d’austerità, alle controriforme renziane, allo smantellamento della sanità e dell’istruzione pubblica, alle guerre mai terminate, alla povertà dilagante, alla disoccupazione. Rappresenta, un’occasione ricompositiva importante per chi negli anni è rimasto ai margini e ha pagato le conseguenze di una crisi economica causata dalla grande impresa, da banche e finanza.
Così anche se Renzi si è dimesso, non ci basta. Non possiamo permettere che il protagonismo che spontaneamente si è attivato e si è articolato in comitati e assemblee popolari, che si è battuto nei luoghi di lavoro e della formazione, vada disperso o frustrato.

Non possiamo permettere che lo straordinario patrimonio di relazioni, capacità organizzative di autogestione e cooperazione sfumino nella “classica” depressione e nell’incertezza del post voto.
Non siamo disposti a regalare questa vittoria alle destre reazionarie o ai populismi beceri, pericolosi, che sbraitano contro i più deboli della società, che ci mettono l’uno contro l’altro, che predicano razzismo e tutelano gli interessi dei più ricchi, e che ci trascinerebbero in un abisso…

Saremo pazzi, ma siamo certi che sia questo il momento in cui la rabbia si debba trasformare in progetto, speranza, soluzioni concrete e percorribili che parlino di diritti per tutti, di redistribuzione della ricchezza, di giustizia sociale, di potere al popolo, di democrazia reale.

Per farlo non conosciamo altro modo che confrontarci e coordinarci, in una grande assemblea pubblica, con tutte e tutti quelli che hanno animato questa campagna popolare, le voci che hanno attraversato piazze e vicoli, a cui il furgoncino poderoso ha dato forza una tappa alla volta. Studenti, operai, artisti, disoccupati, comunità immigrate: l’alternativa riparte dai nostri bisogni, dal nostro desiderio di scrollarci di dosso un potere ingiusto e opprimente!

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