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Posts Tagged ‘Forza Italia’

Quando la tempesta sarà passata, non basterà piangere i  morti e calcolare il prezzo atroce che stiamo pagando e pagheremo. La sera, quando le televisioni ci comunicano le cifre aggiornate di questa mortale traversata del deserto, ricordiamoli, teniamoli bene a mente i criminali della banda del caminetto, i soci d’affari sporchi del patto del Nazareno e il pianto omicida della ministra. Non dimentichiamo nemmeno per un momento le sigle che hanno firmato il disastro, scavando la fossa alla Sanità pubblica, per arricchirsi e arricchire parenti, amici e conoscenti del settore privato: Prodi, D’Alema, Veltroni, Bersani, Renzi, Casini, Berlusconi, Meloni, Salvini, la Lega, il PD, Fratelli d’Italia, Forza Italia. Ricordiamo con loro i bancarottieri, i capitani d’industria e gli uomini della finanza.
Ogni sera, a mano a mano che sale il conto dei morti e il bilancio si fa più terribile e disumano, teniamoli bene  a mente e giuriamolo a noi stessi: li faremo sparire per sempre dalla vita politica ed economica del nostro Paese.   

Agoravox e Zazoom, 12 aprile 2020 

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mattino 12-02-2018 - Copia (2)

Per quanto tagliata e ridotta all’osso, l’intervista uscita sul “Mattino” di stamattina  dimostra chiaramente che Potere al Popolo è l’unico partito che parla di politica e ha un programma alternativo alla feroce ricetta neoliberista.
Assieme alla foto del giornale con l’intervista tagliata pubblico qui il testo integrale inviato al giornale.

Potere al Popolo. Aragno: ridurre le spese militari e dirottare i fondi su enti locali

Giuseppe Aragno è candidato con Potere al Popolo

1) Qual è la prima cosa che farà in caso di elezione?
Se sarò eletto, dovrò interrompere il mio lavoro di ricercatore. Andrò all’Archivio di Stato ringrazierò commessi e archivisti e dedicherò tempo ed energie all’attività parlamentare. In quanto alla mia prima iniziativa, non intendo vendere fumo: i problemi locali si risolvono solo se inseriti nel quadro politico nazionale. In caso di elezione, quindi, chiederei anzitutto una drastica riduzione delle spese militari – parliamo di decine di miliardi all’anno – e la distribuzione dei cospicui risparmi agli Enti Locali. Stesso discorso per il “patto di stabilità” che soffoca i Comuni e a Napoli, per esempio, impedisce di utilizzare i risparmi accumulati nelle casse della Città Metropolitana. Inutile dire che la richiesta sarebbe avversata dal PD e da Forza Italia, la “maggiominoranza” che si alterna o si associa al governo da anni, senza un contrasto efficace dei 5Stelle, intenti alla battaglia morale contro la casta e in viaggio dal ribellismo al neoliberismo.

2) Dall’invasione alla fuga: Vomero e Arenella tra crisi produttiva e perdita di identità. La sua strategia.
Il nodo centrale è il lavoro. O meglio la sua assenza in città come ovunque le Paese. I commercianti del Vomero hanno ragione, quando lamentano una forte diminuzione dei consumi. Se pensano che i consumi possono aumentare, mentre ogni giorno ci sono famiglie che sprofondano nella povertà, che il lavoro si crei colpendo il reddito, rendendo sempre più precaria l’occupazione, impedendo agli anziani di andare in pensione e consegnando tutti noi alla ferocia del mercato senza regole, non cambino orientamento: votino PD, Forza Italia, 5Stelle, Grasso che ha accettato senza fiatare tutte le scelte che ci hanno condotto dove siamo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. votino come sempre e poi però non si lamentino, perché così non si crea lavoro, ma si produce disperazione. Noi riteniamo che occorra cancellare il Jobs Act, la legge Fornero sul lavoro, e tutte le leggi che negano il diritto a un lavoro e sicuro e a tempo indeterminato, il ripristino dell’articolo 18 esteso anche alle aziende con meno di 15 e 32 ore lavorative per tutti a parità di salario.

3) Violenza minorile, stese, agguati di camorra: Napoli resta una città insicura, cosa propone?
Anche in questo caso, il problema viene da lontano e c’è un errore che non possiamo permetterci: scambiare il sintomo per la malattia. Purtroppo è quello che facciamo ogni giorno con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi venti anni abbiamo visto crescere esponenzialmente la delinquenza e la violenza minorile. L’unica risposta che siamo stati in grado di fornire è di ordine pubblico. La presenza di forze dell’ordine a Napoli è cresciuta però di pari passo alla criminalità. E questo non ha risolto assolutamente nulla. Recentemente per affrontare il problema delle cosiddette babygang qualcuno ha persino proposto l’arresto e la carcerazione dei minori. Sarò brutale: è come spazzare la polvere sotto il tappeto. Non si vede quindi non c’è. La sicurezza non si ottiene con la repressione ma con prevenzione. Occorrono politiche sociale, occorre investire nell’educazione, nell’istruzione, nella formazione, nel tempo libero, offrire lavoro, creare una prospettiva, un futuro. Non ci sono alternative. Questo è l’unico modo per invertire la tendenza e recuperare i giovani alla società civile.

4) Nonostante gli sforzi di parrocchie, comitati civici e associazioni, il rione Sanità resta una zona a rischio. Come aiutarlo a voltare pagina?
Mi ricollego alla domanda precedente. Faccio lo storico, ma ho lavorato per anni nella scuola. A Secondigliano come maestro elementare. Al Corso Malta come insegnante delle scuole medie. L’attuale situazione di degrado l’ho vista nascere e crescere. Con i colleghi andavamo a prendere gli studenti a casa per portarli a scuola. Lentamente non è stato più possibile. Siamo rimasti soli. Così come lo sono oggi gli operatori sociali, i sacerdoti di frontiera e chiunque si batta contro il degrado e la delinquenza. A Napoli in certe zone lo Stato non esiste più. Il volontariato non basta. Bisogna costruire scuole, finanziare l’assistenza sociale, creare le condizioni perché le famiglie svolgano fino in fon do il loro ruolo: reddito e tempo da dedicare al figli. Non ci sono i soldi? Non è vero. Basterebbe ridurre la spesa militare.

5) Perché gli elettori dovrebbero votare per lei?
Credo che le ragioni siano tutte nelle risposte alle domande precedenti. Votare per me significa votare per l’unica forza politica che rifiuta la ricetta neoliberista che vorrebbe curare la crisi con la medicina che l’ha creata.

 

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Napoli-corteo-per-Arturo-768x430Non voglio dare un luogo di nascita e una residenza al giovane Arturo, lo studente accoltellato da un branco di coetanei. Non c’è parte d’Italia in cui la malavita organizzata non faccia causa comune con la corruzione politica e non produca disperazione e barbarie.
Ci sono, questo sì, vittime, esecutori e irraggiungibili mandanti e non c’è dubbio: i responsabili morali di ognuno dei colpi vibrati ad Arturo sono i governi e le maggioranze che da oltre un ventennio hanno preso a distruggere quanto produce civiltà, anzitutto la scuola, ridotta a fabbrica di crumiri e l’università, terreno di caccia per aspiranti vincitori di concorsi puntualmente manipolati.
Cancellato ogni punto fermo, precarizzate le vite dei lavoratori e strappati i genitori ai loro compiti educativi da una concezione del lavoro che produce schiavitù, c’è poco da fare cortei e non serve ripetere la stanca liturgia della protesta.  Cortei e fiaccolate possono tutt’al più pacificare le coscienze dei benpensanti, ma non risolveranno il problema. I Saviano e le anime belle che producono Gomorra, fingono d’ignorare che i giovani deviati godono quando vedono i loro feroci modelli assurgere al ruolo di protagonisti nei giornali, al cinema e in televisione. Per le giovanissime reclute della malavita organizzata lo spazio conquistato dai loro equivoci eroi è un titolo di merito e un motivo in più per imitarli.
Bisogna saperlo: ogni sconto fatto ai responsabili della politica dei tagli voluta dal PD, da Forza Italia e dai loro impresentabili alleati, Lega avanti a tutti, è un regalo fatto alla malavita organizzata. Non ci sono vie di mezzo, è una guerra senza quartiere. O si attaccano e si denunciano incessantemente e con estrema durezza i colpevoli del disatro morale e materiale nel quale siamo finiti, o tutto diventa una tragicomica sceneggiata.
Le vittime hanno certamente bisogno di solidarietà, ma ciò che davvero gli occorre è che mandiamo finalmente a casa gli intoccabili mandanti delle aggressioni. Accordi, toni smorzati e mezze  misure non sono consentiti, perché i mancati assassini di Arturo sono i figli della barbarie di chi ci governa. Da qui bisogna partire per impedire che il pugnale colpisca altri Arturo.

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elezioniDomenica prossima si vota in sei capoluoghi regionali – Roma, Torino, Napoli, Milano, Bologna e Trieste – quattordici capoluoghi di quelle che un tempo erano Provincie e un centinaio di città e cittadine. Basta un piccolo calcolo per misurare il valore politico dei ballottaggi.
Un equivoco ingombra il campo e bisogna liberare la via. Qualcuno dice: non sarà il mio voto a far vincere i razzisti. Giusto. E qualche altro aggiunge: a me Grillo non piace. Va bene. Pochi pensano, però, che basterà un voto a far vincere la prima battaglia a golpisti e killer della Costituzione, che intendono cancellare quanto resta dei diritti che essa sancisce. No al razzismo, quindi, ma no anche a candidati dei golpisti.

Socialismo o barbarie si diceva un tempo. Oggi non si dice più. Abbiamo cancellato l’idea socialista e s’è presentata la barbarie. D’accordo, se hai da fare con cervelli educati dalla televisione commerciale è forse meglio lasciare momentaneamente da parte il primo corno del dilemma. Resta il fatto, però, che il dilemma esiste e sta lì ad indicare una battaglia da ultima spiaggia. Da un lato la civiltà, dall’altro il neoliberismo, che è sinonimo di barbarie, come dimostrano le condizioni della sacra Grecia e  il Mediterraneo ridotto a un equivalente liquido dei camini di Auschwitz .

Se ragioniamo come si fa quando si sceglie tra i partiti e i loro gruppi dirigenti, non c’è via di uscita. I partiti, se così si possono chiamare comitati d’affari, lobby e gruppi d’interesse privato che si nascondono dietro Renzi, Berlusconi e Salvini, i partiti non c’entrano nulla con i ballottaggi e meno che mai c’entrano i loro sedicenti dirigenti, pupi in mano a invisibili e pericolosi pupari. In campo ci sta la gente; due schieramenti ben diversi tra loro e un tema che nello stesso tempo aggrega forze dal basso e segna con chiarezza il confine tra i due campi contrapposti. Il primo è quello di quanti, cittadini comuni, lavoratori, precari e disoccupati, sono così accecati da venticinque anni di manipolazione della realtà, che pensano di appoggiare sindaci favorevoli al sì ai referendum, i quali non ti dicono che poi ti massacreranno con la cieca ubbidienza al neoliberismo. Chi ha intenzione di votarli, ci pensi: fiancheggerà, senza rendersene conto, un golpe strisciante e si porterà in casa il boia che gli stringerà un cappio alla gola. L’altro schieramento è formato da quanti invece pensano che dietro le sedicenti riforme si nascondano un nuovo feroce autoritarismo, una filosofia del potere di ispirazione totalitaria che, nei confronti degli immigrati, degli anziani, dei deboli e dei Paesi in difficoltà giunge al genocidio ed evoca lo spettro del nazismo. Un mondo che va ben oltre il terrificante «1984» immaginato da Orwell.

In questo contesto, l’idea che attorno a un sindaco democratico il 5 giugno si sia raccolta la borghesia, oppure la plebe, serve solo a confondere gli elettori per dividerli. Il 19 i candidati sindaci vanno scelti avendo presente un dato di fondo: non bastano un programma di buone intenzioni e la capacità di amministrare. Occorre valutare anche – e alla fine soprattutto – le posizioni che i candidati hanno assunto rispetto ai referendum. Ognuno nella sua città, tutti dovremo appoggiare i sindaci del no, a meno che non siamo dichiaratamente razzisti, per dare all’esito delle elezioni il doppio significato di voto amministrativo per le città e voto politico per il no. Al referendum si potrà giungere così con pezzi significativi delle Istituzioni, legalmente eletti, uniti e in campo contro un governo mai eletto e contro parlamentari nominati e illegittimi che hanno fatto carta straccia della sovranità popolare. Un fronte del no, ampio, ampiamente legittimo e deciso a impedire una vergogna che, si badi bene, dovesse vincere il sì, cancellerebbe il voto popolare, come – tranne a Napoli – è già accaduto con l’acqua. Il PD, Forza Italia e la Lega di Salvini sono il cancro che minaccia il Paese. I loro elettori ci pensino.

Il 19 non voteremo solo per i sindaci, ma impugneremo un bisturi per cominciare a estirpare il tumore, prima che sia troppo tardi. Dopo, solo dopo, quando avremo debellato la malattia, ci divideremo in base alle nostre convinzioni politiche e si deciderà con un voto democratico, chi governa e chi va all’opposizione.

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