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Posts Tagged ‘facebook’

a4182cdc0aPremessa.
Non cerco mai il consenso a scapito della coerenza e non ho paura di dire quel che penso, anche se può dare fastidio o risultare impopolare.

Constatazione
Su Facebook ho 1960 amici. Questo il dato virtuale. Non sono in grado di verificare se nella vita reale è così. Una cosa però posso farla. Io sono convinto che Erri De Luca commetta un errore grave e inaccettabile, quando sottovaluta la tragedia palestinese e difende Israele. Per quello che mi riguarda, Israele è colpevole di crimini contro l’umanità. Non penso, però, che Erri De Luca sia un infame e un uomo di merda.

Conclusione
Ecco quello che posso fare per capire chi è veramente mio amico su facebook. Se la pensa così, se ritiene di potere scrivere sul mio diario che Erri De Luca è un uomo di merda e un infame, per favore, si cancelli.

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slide_3Sto cercando di tirare le somme e valutare se i miei duecento antifascisti dimenticati che fecero le Quattro Giornate meritano di essere raccontati; soprattutto mi sto interrogando: te la senti di mettere penna su carta e cominciare? Non sarà fatica di poco conto.
Il mondo ovviamente corre e non aspetta me. Ci mancherebbe. A Napoli prima si è deciso di organizzare una manifestazione nazionale contro la guerra e poi ci si è riusciti. Nunc est bibendum, mi sono detto, benché da quasi trent’anni son diventato santo e non bevo più. Come accade però sempre più spesso, anche su questo tema prima ci sono state discussioni e poi i dissensi sono degenerati. Così funziona da tempo ormai e non s’è ancora spenta l’eco dei litigi per la faccenda greca. Alla manifestazione c’è stato chi ha spinto e chi è stato spinto, chi ha allontanato dal corteo e chi è stato allontanato e ora c’è chi la racconta cotta e chi cruda e siamo tutti fascisti. Tu per lui, lui per te e tutti contro tutti.
Io non c’ero. Ero a Roma da mio figlio che vedo molto raramente, ma se ci fossi stato mi sarei sentito come un pesce fuori dall’acqua. Anche questo accade da tempo ormai. In questi giorni ho scoperto che, chiunque parli di Siria, il più ignorante della compagnia sono io. Ho scoperto anche che devo stare attento a ciò che dico, perché basta una sfumatura e subito c’è chi pensa che, quando nessuno mi vede naturalmente, metto una sciarpa littoria e mi pavoneggio. Succedeva così anche quando ero giovane e si discuteva tra stalinisti, autonomi, trotzkisti e compagnia cantante.
Non ho difficoltà a riconoscerlo: come di centomila altre faccende, sulla Siria non ho informazioni sicure e stento a capire che accada davvero da quelle parti. Di conseguenza, faccio fatica a dire la mia. Non mi fido dei giornali e delle televisioni e non riesco a verificare le centomila notizie giornaliere e le reciproche accuse tra le parti che la gente mi posta su facebook. Non scherzo, lo giuro solennemente: vorrei avere almeno una delle certezze che dimostrano di avere tutti quelli che inondano la mia bacheca, sostenendo tutto e il contrario di tutto. Tutti quelli che mi spiegano quotidianamente che Assad è un governante lungimirante e la Siria un modello di tolleranza. Per quello che ne so, la Siria è governata da un dittatore e sono in molti a volerlo morto. Per carità, lo so, questo non basta a schierarsi e alla fine non sono del tutto scemo: mi ricordo bene ciò che è accaduto in Irak, in Libia e in mille altre parti del mondo. Me lo ricordo e ho anche scritto più volte in questi anni che i paesi capitalisti, di qualunque religione e credo politico, sono una piaga per l’umanità. Questo però mi pare sufficiente per convincermi a schierarmi contro UE, USA, Russia e Israele e cialtroni col turbante, ma non basta a farmi indossare una maglietta con la faccia di Assad. Sono un ignorante che è in grado di elaborare solo pensieri semplici.
Di una cosa sono sicuro e non cambio idea: non sto con chi bombarda la Siria per attaccare Assad, non sto con chi la bombarda per difenderlo e non sto nemmeno con i piloti dei suoi bombardieri. Tutti – lui, i suoi difensori e i suoi nemici – stanno ammazzando tantissima povera gente inerme. Gente che mi fa una pena immensa.
Nella mia ignoranza, semplice fino al semplicismo, trovo incomprensibile che si dica di non volere la guerra e poi si scelga di stare dalla parte di uno che la fa.

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Da oggi la maggiominoranza può controllare i nostri conti, così non perderà tempo quando vorrà derubarci. Intanto, pare che nello scontro tra gruppi di potere e ceti borghesi, l’Europa delle banche stia mettendo sotto la parte che sta con un vecchio cialtrone. In giro c’è aria di festa grande. Controllino pure quello che vogliono, oggi si fa festa perché qualcuno fa tintinnare le manette – un tempo dicevamo forcaioli – e a nessuno viene in mente che, piaccia o no, sia furbizia o populismo, perde la parte che sta provato a dire un qualche no agli strozzini di Bruxelles. Nessuno ricorda che a novembre del 2011, mentre si cantava “bella ciao”, festeggiando la nuova Liberazione, una lettere dell’Europa di Trichet. ci imponeva Monti e Fornero che ci hanno massacrati.

Ormai siamo controllati come muoviamo un passo – telecamere, cellulari, pc, facebook e chissà quali altre diavolerie – eppure si fa festa per una galera minacciata dopo un processo strano che stuzzica pruriti e abbaglia. Un processo in cui dovrebbe esserci un omicidio, ma il morto è un testimone che si dichiara vivo. A me di Berlusconi non interessa nulla. E’ un cialtrone che ha fatto il bello e il cattivo tempo grazie a milioni di voti liberamente dati, a parlamentari venduti, opposizioni complici e leggi ignorate. Se fa schifo lui, non sono meglio gli altri e si vede chiaro: stiamo assistendo a un imbroglio colossale, c’è un governo che tradisce il voto degli elettori, un presidente che non se n’è andato, un Parlamento che non abbiamo eletto; non c’è nessuno che possa dirsi innocente, nemmeno la magistratura, ma sono in tanti a stare coi giudici  perché così vuole il lavaggio del cervello che dura da decenni.

Andando aventi di questo passo, applauso dopo applauso, controllo dopo controllo, verrà la censura sulla posta, verrà l’obbligo di firma al tramonto prima di chiudersi in casa. Verrà tutto questo, ma noi applaudiremo i giudici perché in questa sorta di immensa galera in cui ci stanno chiudendo, se non daremo troppo fastidio, ci consentiranno l’ora d’aria e un colloquio mensile con la famiglia.

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Certo, chi si aspettava i carri armati e l’assalto aereo al Quirinale, come accadde in Cile col palazzo della Moneda, penserà che è tutto normale: questa è solo una grave crisi delle Istituzioni. Io penso che al di là della forma, nella sostanza le cose stiano in modo diverse e la faccenda sia molto più grave di quello che si voglia credere. Lo dico timoroso delle mie parole, ma intimamente convinto di quello che scrivo: in un Parlamento paralizzato, incapace di eleggere il Capo dello Stato, sottomesso a un governo caduto e resuscitato senza fiducia delle Camere, il pellegrinaggio al colle del Quirinale contiene in sé tutti gli elementi che definiscono oggi un moderno colpo di Stato. Cadiamo, anche questo va detto, come meritiamo: incapaci di occupare le piazze e disporci a quadrato a difesa della libertà e dei diritti. Non un gruppo che organizzi la protesta su Facebook, non un cellulare che chiami a raccolta. Inerti di fronte al nemico. Traditori di noi stessi, noi tutti lo confermiamo: ognuno, si dice, è artefice del proprio destino. 

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