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Posts Tagged ‘ex OPG occupato’

 

ex opgDall’ “Ex OPG occupato Je so’ pazzo”, in due parti (per ora) e senza bisogno di commenti….

Parte prima:
“NAPOLI SOTTERRANEA”: UN CLAMOROSO CASO DI SFRUTTAMENTO ED EVASIONE!  OGGI I LAVORATORI DENUNCIANO E COMINCIA LA VERTENZA!
DATECI UNA MANO A FAR GIRARE, E’ MOLTO GRAVE!

[Qui trovate la nostra inchiesta, corredata di dati, foto delle lettere di messa in mora e altri materiali: goo.gl/LRUcFP]

Qualche mese fa, portando avanti con la Camera Popolare del Lavoro – Napoli la campagna contro il lavoro nero, ci siamo imbattuti in un gruppo di giovani lavoratori e lavoratrici che denunciava situazioni di sfruttamento disumane. Assenza di contratti, paghe ridicole (anche due euro l’ora), mancanza delle più elementari norme di sicurezza, turni imposti al momento, mansioni di tutti i tipi, nessuna assicurazione, niente ferie, maternità o malattie… Gente cacciata dall’oggi al domani, gente umiliata, un clima di terrore.
Di schifezze ne abbiamo viste tante in questi anni, ma qui si superava ogni limite. Non parliamo di una fabbrica nascosta negli scantinati: parliamo di una realtà sotto gli occhi di tutti, nel centro storico. Si tratta infatti di “Napoli sotterranea”, una delle maggiori realtà della città, una di quelle che sta facendo più soldi in questi anni in cui cresce il turismo ma non i diritti.
Molti di voi avranno pagato ben 10€ per entrare nelle suggestive grotte date in concessione da 30 anni per poco e niente a quest’associazione. Associazione che in teoria sarebbe una ONLUS, e che non potrebbe far “pagare” il biglietto, tantomeno potrebbe fare utili, ma che invece vende, fra le altre cose, souvenir e somministra bevande. Al suo Presidente, Enzo Albertini, sono riconducibili diverse attività commerciali: una pizzeria, un B&B, un bar, nelle quali, sempre a nero, vengono impiegati in condizioni terribili gli stessi lavoratori di “Napoli Sotterranea”…
Ci chiediamo: Ma perché Napoli deve essere sempre umiliata dagli imbrogli? Perché da noi un giovane deve essere sfruttato in questo modo barbaro? E’ giusto che mentre noi veniamo pagati 2 o 3 euro all’ora c’è chi sulle nostre spalle si porta a casa migliaia di euro? E’ possibile che nessuno in 30 anni abbia controllato ed evitato questi danni alla comunità?
Noi quando abbiamo sentito queste storie ci siamo incazzati. Ci siamo documentati, abbiamo fatto un percorso con i lavoratori, che hanno vinto la “naturale” paura e hanno denunciato…
Ora non lasciamoli soli, non lasciateci soli!
Dateci una mano a vincere questa battaglia, estremamente importante… Facciamo girare, pretendiamo giustizia!
Seguiranno a breve aggiornamenti e altre prove…

Parte II:

AVETE SEGUITO LA STORIA DI NAPOLI SOTTERRANEA? I LAVORATORI HANNO AVUTO CORAGGIO, DOMANI TOCCA A NOI NON LASCIARLI SOLI!

A una settimana dall’uscita della nostra inchiesta sulle condizioni di lavoro – o meglio di schiavitù – in cui vengono tenuti i lavoratori in uno dei più importanti siti archeologici della città, non dobbiamo mollare.
In tanti ci avete scritto per sapere come contribuire, come sostenere chi ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente ed esporsi, adesso è il momento di farlo!
Vi invitiamo tutti alle 11 domani mattina, e vi chiediamo, con il cuore in mano perché questa è una battaglia di civiltà, di democrazia, di popolo, di far circolare questo video quanto più è possibile!
Se vincono i lavoratori di “Napoli Sotterranea” contro il padrone furbo e molto potente, vince un’intera città. 


Noi ci siamo!

Fuoriregistro, 6 novembre 2017

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Le Quattro giornate di Napoli a - CopiaAntonio Salzano, un amico blogger mi chiede una sintetica biografia, una breve scheda sul libro e le date delle presentazioni. Parlare di se stessi non è mai facile e la mia storia, lunga e complicata ha pagine sulle quali è meglio tacere. Dovrà contentarsi perciò di una versione riveduta e corretta di quella che si trova in questo blog dietro la parola About.
Le presentazioni previste per ora sono due: una, certa, il 21 settembre alle 17 all’ex OPG Occupato; un’altra, molto probabile, il 2 ottobre stessa ora alla Biblioteca Croce, a conclusione delle celebrazioni per le Quattro Giornate.
In quanto alla scheda, la riporto qui, perché in fondo spiega meglio e più della quarta di copertina.

Anzitutto ciò che il libro non è, per non ingannare chi pensa di acquistarlo. Come in parte annuncia il sottotitolo, con il suo esplicito cenno agli antifascisti, il lavoro non è – e non vuole essere – una ricostruzione di scontri armati, di cui altri si sono già occupati con una dovizia di particolari spesso in contrasto tra loro. Tranne sporadici cenni, la rivolta “militare” non c’è. Ci sono, invece, sono stati finora i grandi assenti della ricostruzione storiografica, i combattenti antifascisti e la loro lunga lotta contro la dittatura. Ci sono – e anche qui si tratta di un vuoto che andava colmato, le loro idee politiche, i motivi profondi per cui giungono a metter mano alle armi e l’idea di Paese per cui si battono. Un’idea che naturalmente non è uguale per tutti, perché tra i combattenti troviamo non solo comunisti, anarchici e socialisti, subito divisi dopo l’insurrezione, ma monarchici, repubblicani, cattolici, liberali e qualche fascista che salta abilmente sul carro dei vincitori o – sembra incredibile – attacca i nazisti per patriottismo e pensa di regolare poi i  conti con i comunisti. Di lì a qualche tempo alcuni di questi combattenti si ritrovano nelle formazioni paramilitari neofasciste. Ci sono, anch’esse di fatto “dimenticate”, splendide figure femminili, che combattono da protagoniste e una pattuglia di ebrei. A conti fatti e calcolando per difetto, oltre trecento antifascisti; una percentuale significativa sul totale di quanti sono coinvolti nella lotta, che non dura quattro giorni, ma inizia l’8 settembre con l’armistizio, prosegue senza interruzione durante la feroce occupazione della città e non termina l’uno ottobre, con la ritirata dei tedeschi. Una banda partigiana, infatti, non consegna le armi, dà la caccia ai fascisti e si ferma solo quando i carabinieri – ex fascisti, diventati badogliani e futuri “repubblicani” – arrestano il loro capo. In quanto agli altri, non manca chi prosegue la lotta partecipando alla Resistenza.
Con questa impostazione il libro è, di fatto, un andirivieni tra l’Italia prefascista, quella fascista e il Paese che nasce nel dopoguerra. Non è stato facile tenere insieme i fili del ragionamento ma, grazie ai percorsi di vita e alle esperienze politiche dei protagonisti, il libro non solo smantella lo stereotipo  degli “scugnizzi” e della “città di plebe”, ricostruendo il volto politico dell’insurrezione, ma fa luce sulle divisioni spesso aspre tra i combattenti negli anni successivi, su una “epurazione alla rovescia”, che vede la sinistra del Pci e del Psi messa ai margini e spesso cancellata dalla storia e gli squadristi impuniti, che conservano le loro posizioni nei gangli del potere non più fascista ma repubblicano. In questo senso Napoli, in cui si trovano a convivere Togliatti, Croce, De Nicola e Giovanni Leone, diventa il laboratorio politico in cui prende inizialmente corpo la repubblica con le sue luci e le moltissime ombre. Il libro, che restituisce la parola a chi non l’ha avuta, fa giustizia delle ricostruzioni ideologiche e dei luoghi comuni. Non ultimo, quello della celebrata disciplina e correttezza dei tedeschi, che sono invece collusi con i contrabbandieri della borsa nera, responsabili con i fascisti della fame che tormenta una popolazione che prende a disprezzarli ben prima che scoppi la rivolta. Il saggio diventa così anche una secca risposta all’intollerabile retorica sulla “formichina tedesca”, che assegna i “compiti a casa” alle “cicale” meridionali.

Contropiano, 12 settembre 2017

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ImmagineE’ un ritornello: la violenza! Che orrore! esclama il padrone, mentre colloca in Borsa i milioni accumulati sfruttando lavoratori. La violenza! Ma che significa violenza? Mettere le mani addosso? Solo questo è violenza? E guardare dall’alto in basso, provocare, umiliare, disprezzare, cos’è? Decidere con un tratto di penna che tu domani mangerai e chi ti sta di fronte morirà di fame, cos’è? Non è violenza? Sconvolgere l’esistenza di 2000 famiglie, ridurre sul lastrico persone che con il loro lavoro e i loro sacrifici ti hanno reso la vita comoda e ricca di agi, non è forse una violenza che istiga alla violenza?
Non sopporto gli ipocriti e odio i saputelli che parlano per parlare, tanto non gli costa niente e fanno bella figura. Questa è la borghesia benpensante: ci sono le regole, ripetono questi galantuomini, ci sono le regole e bisogna accettarle. Lo dicono perché le regole se le sono fatte su misura e non gli costano nulla. Se poi gli si volgono conto, le regole, se per caso il giocattolo s’inceppa, la regola gli sale sui piedi pesantemente e gli calpesta i calli, ecco che tutto cambia. Prima ti chiedono di essere elastico, ti guardano con l’aria furba, ti fanno l’occhiolino e ti ricordano che sì, le regole ci sono, è vero, ma si sa, ogni regola ha le sue eccezioni, poi voilà, con un gioco di prestigio, cancellano la regola che li frega e se ne fanno un’altra che fotte te.
La violenza! Ma cos’è la violenza, che significa violenza?
I miei amici dell’Ex OPG Je so’ pazze che hanno sempre le antenne drizzate e non perdono l’occasione per fare controinformazione, hanno messo in circolazione un video che è girato pochissimo. Consigliano a tutti di vederlo e io sostengo la loro proposta: “sono i momenti precedenti alla fuga dei manager di Air France”, scrivono, e per essere chiari traducono “le parole dell’hostess, davvero toccanti”, anche se, annotano, “non c’è bisogno di sapere il francese per capire cosa ha fatto tanto incazzare i lavoratori: guardate i manager come se la ridono, come non gli rispondono, come sono freddi mentre stanno per firmare una tragedia per 2.000 famiglie!”. Poi la dedica sacrosanta “a tutte le ‘anime belle’ che sono rimaste ‘sconvolte’ dalla ‘violenza’ dei lavoratori (ricordiamo: nemmeno uno schiaffo a questi signori, solo le camicie scippate di dosso)”…
Ecco che dice l’hostess ai manager: “Ci avete chiesto di fare i sacrifici, e noi li abbiamo fatto i sacrifici, noi. Sono 4 anni che i nostri salari sono bloccati. e vi domandiamo oggi di essere gentili e di capire… abbiamo il diritto di dialogare, di parlare?… Non siamo venuti a cercare il conflitto, vi domandiamo solo un dialogo coerente, è tutto. Voi dite di essere trasparenti con i clienti, ma voi siete trasparenti con noi? Bisogna prendere i clienti in considerazione: e noi? E’ normale che apprendiamo dalla stampa quanti di noi salteranno? Secondo voi è normale? E’ considerazione questa? dopo che vi abbiamo portato in alto con il nostro lavoro è così che ci ringraziate? Non è grazie a voi che Air France va bene… non siamo venuti per essere violenti o per mancarvi di rispetto, solo per avere risposte. Per avere il sentimento, l’impressione, di essere presi in considerazione. solo questo. Ma voi nemmeno questo ci potete dare”.
Altro che violenza. La verità è che da troppo tempo lasciamo che regole costruite apposta per fregarci distruggano le nostre vite. Ecco il video: https://www.facebook.com/video.php?v=721287091311290

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11073567_10204956110834960_7140279662398393408_nPrima un filmato che vale più di mille parole, per cogliere il senso di una lotta e il “valore” dei “combattenti”: sarebbe un crimine sgombrare l’ex OPG:

Tra le tante iniziative, oggi c’è stata questa, a cui sono orgoglioso di aver partecipato:

Merc 25 – ore 17:30 – Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

Ricostruiamo la storia delle Quattro Giornate di Napoli, la storia della partigiana, operaia e antifascista di Materdei, Maddalena Cerasuolo, la storia della Nostra Resistenza!

Con: – Gaetana Morgese, figlia di Maddalena Cerasuolo, autrice del libro Dalla parte sbagliata
– Giuseppe Aragno, storico dell’antifascismo popolare
—–

Nel lessico scarno degli storici non si trova traccia dello strazio e della paura di chi, arrivato alla disperazione, riuscì a difendere i propri cari dalla deportazione e la propria città dalla distruzione e dall’essere ridotta in cenere e fango per ordine di Hitler. Durante quelle che sarebbero diventate famose come le Quattro giornate di Napoli, si snoda la vicenda reale di una giovane donna, Maddalena Cerasuolo, che diventa suo malgrado un’eroina. Figlia della protagonista di questa storia, l’autrice ha voluto scrivere quei racconti ascoltati tante volte dalla madre per poter trasmettere e custodire la memoria di un simbolo della Resistenza. Il libro contiene un secondo racconto, “Dalla parte sbagliata”. Lo sfondo è sempre Napoli all’alba dell’insurrezione. Attraverso gli occhi del protagonista, l’autrice descrive la sofferenza della gente e tutto ciò che fu costretta a subire in quel lungo maledetto 1943. Un racconto basato sulle testimonianze autentiche di chi ha vissuto l’orrore di quei momenti, con lo scopo di dar voce a chi non ne ha avuta“.

E per finire ecco una documentazione visiva, dovuta in buonissima parte ai miracoli fotografici di Ferdinando Kaiser: 11081058_10204956111074966_8165390683474938054_n 0001 Napoli 25 marzo 2015 ex OPG occupato Presentazione del libro di Gaetana Morgese 0002 Napoli 25 marzo 2015 ex OPG occupato Presentazione del libro di Gaetana Morgese 0003 Napoli 25 marzo 2015 ex OPG occupato Presentazione del libro di Gaetana Morgese 13224_10204956106394849_8607641915099273274_n 21141_10204956107194869_5160288963665887711_n 21221_10204956109074916_1614060847085389753_n 1619419_10204956106594854_5205792029759051548_n 1797318_10204956099114667_8699093398005679700_n 10152534_10204956108634905_7536632105803960565_n 10347566_10204956106714857_4012831262581825930_n 10384147_10204956109514927_7824836063975293692_n 10391427_10204956098554653_6555521107942242660_n 10422439_10204956106794859_978258210215854126_n 10426243_10204956103154768_1133420165238444228_n 10606404_10204956107994889_3337261092553285662_n 10649616_10204956109994939_5962966312171994510_n 10690050_10204956099914687_6747157554575932669_n 10850013_10204956109434925_4984415590590142052_n 10957136_10204956106194844_6742956912149125411_n 10995631_10204956110754958_3733827147132276564_n 11011086_10204956101234720_5234695396414108933_n 11014814_10204956106154843_5034014904383385956_n 11045492_10204956097154618_5233013400954255258_n 11045492_10204956097154618_5233013400954255258_n (1) 11069875_10204956105874836_8123818360740273805_n 11073305_10204956108594904_1799555314307982054_n (1)

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