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Posts Tagged ‘Elogio della disobbedienza a Dio’

Nuremberg_chronicles_-_f_5vLo trovi dove meno te l’aspetti. Ieri pomeriggio, per dirne una, l’ho incrociato alla Guida Editori; c’ero andato per la presentazione di un volumetto prezioso, l’Elogio della disobbedienza a Dio, firmato dal mio amico Gianni Lamagna, ma la sala era occupata proprio da Bassolino, che vendeva i suoi prodotti a prezzo di liquidazione. Come un disco incantato, l’uomo del passato girava attorno a un ritornello: rifiutando di trattare con Renzi, De Magistris condanna la città all’isolamento e alla morte per fame. La tesi centrale, facile e irrazionale, quella che mira alla pancia della gente è tagliente come una lama di Toledo: un politico vero si siede a tutti i tavoli e qualcosa la porta a casa. Se invece non accetta di trattare, non si lamenti quando i pullman si rompono e non passano, le strade sono piene di buchi e la città va a carte e quarantotto.
Tutti i tavoli, quindi, quali che siano e pazienza se il gioco non ha regole e la partita è truccata. Per vent’anni, ti verrebbe da dire, trucco dopo trucco, tavolo dopo tavolo, regola dopo regola, così ci hai portati al disastro. Il cenno negativo della mia testa bianca, però, non sfugge a una specie di gorilla che mi fulmina, come fossi un provocatore: se non sei d’accordo, te ne puoi anche andare. Sto per rispondergli per le rime, ma mi disarma un tizio che mormora estasiato: non c’è che fare, questo è l’ultimo politico che abbiamo. Gli chiederei se per “ultimo” intende unico o peggiore, ma non faccio in tempo. Dopo una buona mezz’ora sottratta al libro del mio amico, Bassolino se ne va, prontamente incrociato dal sostenitore in estasi che marca la presenza e rende sobriamente il suo omaggio. Un cenno del capo e due parole: “Don Antonio”. Più che saluto, pare segno di rispetto, come s’usa con i “don”.
Mentre la presentazione finalmente comincia, la domanda che non ho potuto rivolgere a “Don Antonio” mi sta sullo stomaco: ma tu che idea hai della politica, Bassolino? Per te, c’è un limite ai compromessi possibili? C’è un segno oltre quale non si va, si rifiuta il ricatto e si dà battaglia, costi quel che costi, o pensi che il politico vero sia quello che regala un quartiere a speculazione e camorra e, per salvare la poltrona, lascia ammazzare la città che governa? E’ stata questa confusione tra interesse personale e destino della gente a produrre il disastro cui hai condotto prima Napoli e poi la Campania. Se avessimo una libera stampa, qualcuno ti chiederebbe in nome di che ti azzardi a giudicare gli altri. Ma una libera stampa non c’è e occorrerà contare sull’intelligenza della popolazione, sulla memoria storica e sulla battaglia nelle vie e nelle piazze, dove la gente è vera e viva e il guardaspalle non ti mette a tacere.
L’ultimo politico, il peggiore di tutti, se n’è appena andato, quando mi decido a occuparmi del libro. E’ un attimo, il tempo di mettere a fuoco i relatori in fondo alla sala e poi sobbalzo. Che mi combini, Gianni, amico e compagno di tante battaglie? Che ci fa lì, seduto al tuo fianco, tra i relatori, l’uomo dell’estasi, amico di Don Antonio? Ma che ne sa di disobbedienza uno che si sarebbe accordato con Renzi e avrebbe consegnato Napoli alla speculazione? Com’è possibile che io venga a sentir parlare dell’elogio della disobbedienza e mi trovi di fronte ai teorici dell’ubbidienza a Renzi e alle sue trame oscure?
Il tuo elogio, caro Giovanni, va ripresentato; occorre dire alla gente che dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, nemmeno Dio può chiedergli di essere servo, perché servo sarebbe allora egli stesso. Occorre insistere su questo tema: se Dio non può chiedere all’uomo un’obbedienza servile, come può uno che ha la storia di Bassolino chiedere alla città il voto, in cambio di una cieca obbedienza? E come può la città consegnarsi di nuovo in mano a questa sorta di tirannello? Che peccato, amico mio, che peccato che la tua bella disobbedienza sia finita in mani come queste. Diamoci da fare, su, portiamole in giro queste tue riflessioni. La gente. lo sai, è migliore dei suoi sedicenti leader e di tanti intellettuali che sanno di lucerna, perché vivono chiusi nell’invisibile gabbia del potere.

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