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Posts Tagged ‘elezioni amministrative’

frase-celebre-di-italo-calvino-30705Bassolino, per infinocchiare gli elettori e rassicurare padrini e padroni dice che il sindaco di Napoli, De Magistris isola la città e riduce un serio problema politico a una questione di temperamento. Lui, che è uomo di mondo e politico esperto, farà come vuole Roma e i soldi arriveranno. La città finirà in vendita, la gente non vedrà un centesimo e la speculazione farà soldi a palate.
Ho letto da qualche parte – e sono d’accordo – che le prossime elezioni amministrative si svolgeranno in una condizione di “sovranità limitata”, che stringe in una morsa “l’esercizio democratico a qualunque livello espresso, nazionale e/o territoriale, indipendentemente dalla modalità, elettorale piuttosto che legislativa o referendaria”. Patti di stabilità e costituzionalizzazione dell’obbligo del pareggio di bilancio cancellano l’autonomia della politica. Parlo di Napoli, ma potrei dire la stessa di una qualunque città italiana: in queste condizioni il voto rischia di trasformarsi in un rito, in una rappresentazione teatrale farsesca del diritto di decidere che non esiste più.
In questo senso, le prossime elezioni amministrative hanno quindi valore politico e la costituzione di un fronte comune a sinistra richiede che programma e lista partano, a mio avviso, da due punti fermi da riassumere in un una sorta di preambolo. Anzitutto totale chiusura nei confronti del PD, individuato come pilastro di un nascente regime e peggior nemico delle classi popolari. In secondo luogo, rivendicazione netta, forte e inderogabile di un diritto alla “disobbedienza”, che abbia un fondamento giuridico e risponda a una ineludibile necessità economica. Disobbedienza a tutte le leggi approvate dal giorno successivo alla sentenza della Corte Costituzionale, che rende illegittimi moralmente e politicamente Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica. Disobbedienza all’UE in assenza di un referendum che non è stato mai fatto e che dovrà sancire la nostra volontà di far parte oppure no di questa Unione antipopolare. Gli uomini delle Istituzioni romane potranno assere considerati interlocutori legittimi solo dopo regolari elezioni politiche svolte con la legge che la Consulta ha indicato. A me pare naturale che, così stando le cose, Consiglio Comunale, Giunta e Sindaco assumano il ruolo di una sorta di governo provvisorio, in attesa che le Istituzioni romane regolarizzino la loro condizione di totale incostituzionalità. La disobbedienza come necessità economica, è la naturale conseguenza della illegittimità delle Istituzioni di Governo e significa rottura con tutti gli obblighi illegittimi, a partire dal patto di stabilità per arrivare alla faccenda di Bagnoli, alla tutela dell’ambiente e della salute, per giungere alla destinazione delle tasse.
Sulla condivisone di questa premessa, che guarda anche ai prossimi referendum sulla scuola e sulle cosiddette riforme istituzionali, si costruiscono un programma e una lista della sinistra che sia quanto più aperta possibile alle realtà territoriali di lotta e lasci ampio spazio alla base.

Agoravox, 28 febbraio 2016

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imagesA Roma il governo ha “fatto fuori” Marino, bombardando la Costituzione ben prima che Holland bombardasse i civili siriani per ritorsione; a Milano si decidono candidati sulla pelle degli elettori e a Napoli si candidano incandidabili, mentre si tagliano sistematicamente i fondi a De Magistris, che governa legittimamente. E’ una violenza istituzionale inaudita, ma in primavera a tenere banco non saranno i diritti massacrati dal governo. Le prossime elezioni amministrative si svolgeranno nel segno di Parigi. Sulle urne i kalašnikov peseranno come macigni e nelle grandi città le elezioni amministrative diverranno autentici laboratori politici, condizionati soprattutto dal contesto nazionale e internazionale.
Prima ancora di fare programmi, quindi, sarà bene capire in quale clima si voterà. Anzitutto quello della “sicurezza”, che, tuttavia, non catalizzerà l’attenzione sulla violenza delle città, vittime del rapporto tra partiti e criminalità organizzata. Significherà “ordine pubblico”, con il corollario di “terroristi”, che il circo mediatico descrive come “fondamentalisti islamici” e sembrano, invece, cretini feroci con una singolare vocazione per il suicidio. Gente che uccide e si fa ammazzare, imbottigliandosi nelle nostre munite metropoli, pur avendo a disposizione “obiettivi facili”.  Nel mondo occidentale, la “sicurezza” è ormai scienza occulta, lavoro per rabdomanti e medium, in cui un Alfano mago Merlino, vende fumo ai check-in degli aeroporti e affida al benvolere dei numi i porti di mare, di cui l’integralismo maomettano sembra ignorare non solo l’evidente vulnerabilità, ma addirittura l’esistenza. Eppure, negli affollati e indifesi traghetti che uniscono le isole alla terraferma, si imbarcano ogni giorno innumerevoli, potenziali autobombe che nessuno controlla.
A questo mistero glorioso – io non sorveglio, tu non colpisci e ti fai saltare solo dove poi ti uccido – vanno aggiunti i dati sconvolgenti della realtà nazionale, caratterizzata da un’incalzante “eversione dall’alto”, condotta con sistematica ferocia. Sullo sfondo, classi dirigenti di cui l’esempio migliore sono deputati e senatori che non formano semplicemente la “casta” contro cui lottano i “Cinque Stelle”, ma una banda di clandestini, eletti con una legge incostituzionale e fuorilegge. Clandestini che, a loro volta, hanno eletto un presidente della Repubblica capace di tradire se stesso, accettando il voto di quelle Camere che, da giudice costituzionale, aveva ritenuto moralmente e politicamente illegittime. Un’eversione condotta da un presidente del Consiglio dei Ministri nominato con proceduta illegale, che ha messo la scuola pubblica al servizio della Fondazione Agnelli, ha venduto i lavoratori a Confindustria e utilizza il suo ruolo di governo per far guerra agli avversari politici del partito di cui è segretario. E’ così che a Roma, in barba agli elettori, Renzi ha “tagliato il sindaco” e nominato una giunta comunale composta di commissari governativi, a Napoli chiude il rubinetto dei  fondi e commissaria Bagnoli e ovunque impone scelte che fanno a pugni con la legalità repubblicana e con i principi della Costituzione.
Inutile girarci attorno. Per vincere, in primavera, ci vorrà il coraggio di accettare la sfida di una battaglia sull’ultima spiaggia; il coraggio di chiedere un voto anche e soprattutto politico, di mettere in programma la rottura del patto di stabilità e la disobbedienza civile, come risposta al golpe realizzato da Giorgio Napolitano. Insomma, scelte di consapevole  e piena autonomia da un quadro politico nazionale apertamente illegittimo e nemico del popolo, unico titolare di quella sovranità che Renzi e i suoi non riconoscono e da cui non hanno mai ricevuto alcuna delega.
Solo così, giocando una partita anzitutto politica, si potrà chiedere il voto alla gente di sinistra, che esiste, è numerosa, ma non vota più, perché non si sente rappresentata. Un voto giustificato da un programma consapevole dei suoi limiti, ma anche della sua forza dirompente: quella di poter essere realizzato solo assieme alla gente, rifiutando il modello economico e politico dominante. Perché ciò accada, programma e campagna elettorale non possono limitarsi a puntare solo alla conquista di un Comune, ma devono avere l’ambizione di voltare pagina, costruire un modello alternativo e avviare finalmente la rottamazione del pupo rottamatore.

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