Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Durkkheim’

Una Procura della Repubblica che il dottor Berlusconi governa su mandato del popolo – suo sovrano e sovrano di tutte le Procure – ritiene di dovermi processare: ho difeso un senegalese dalla inaccettabile violenza di tre agenti pronti a tutto dopo l’impunita mattanza di Genova e la campagna razzista scatenata dai suoi ministri. Ho difeso un extracomunitario maltrattato e questo, a quanto pare, costituisce reato. E’ un processo all’indignazione, ma lo affronto con animo sereno, senza cercare d’imbrogliar le carte facendomi scudo di un possibile antagonismo tra l’autorità delle regole e la libertà dell’individuo che risponde a un imperativo etico.
In netto dissenso coi miei giudici, sono deciso a far valere le ragioni d’una scelta etica e politica perché sono convinto – l’ho appreso da Durkkheim e ne ho fatto tesoro – che, per essere veramente libero, devo lottare per contribuire alla costruzione di una società in cui nessuno, nemmeno l’ordine costituito, possa conculcare un diritto facendo valere una impunità che proviene dal ruolo rivestito o, ciò che è peggio, dalla forza di un’autorità che ritiene di poter sottrarre se stessa alla regola che impone agli altri. Per impedire che un qualsivoglia potere tenti d’asservirmi, per difendere la mia libertà morale, diversamente da Berlusconi, mi appello alle regole e rischio una condanna che potrebbe privarmi della libertà personale.
Una regola non è, come Berlusconi mostra di credere ogni volta che gli tocca rispettarne una, un insieme di parole scritte alle quali far ricorso quando ci pare comodo e ci torna utile, per ignorarle se ci si rivolgono contro. Fino a quando è in vigore, una regola è una maniera obbligatoria di comportarsi e non è sottoposta all’arbitrio individuale: risponde a criteri, scelte e bisogni collettivi. Berlusconi non può fare leggi e ritenere allo stesso tempo di poterle violare e lo sa bene: è profondamente ingiusto e del tutto immorale che un individuo – Presidente del Consiglio o agente in servizio conta poco – possa sottrarsi al giudizio della collettività nella quale liberamente vive e nel cui nome esercita un potere.
Io e il dottor Berlusconi ci troviamo entrambi nella spiacevole e scomoda condizione di imputati e, tuttavia, siamo schierati su due barricate diverse e contrapposte. Lui produce leggi fatte apposta per limitare la libertà dei giudici chiamati a punire chi viola la legge. Io impegno la mia libertà – e la metto a rischio se occorre – per migliorare il funzionamento della macchina sociale, troppo spesso ingiusta e violenta nei confronti dei ceti subalterni. Se mi accusano perché mi indigno per gli abusi del potere, io cerco un processo politico. Se l’accusano di abuso di potere lui non trova di meglio che accusare i giudici di fargli un processo politico. Io, socialista libertario, non amo la giustizia borghese e mi batto per cambiare le leggi ingiuste che sostengono il sopruso dei più forti; lui, che si dichiara liberale ed è un borghese, lui è in contraddizione con se stesso e finge d’ignorare la lezione di Montesqueiu: “I rischi della giustizia sono il prezzo che ogni cittadino paga per la propria libertà“.

Uscito su “Fuoriregistro” il 21 maggio 2009

Annunci

Read Full Post »