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Posts Tagged ‘Draghi’

Del Bassolino «miracoloso» – quello del ’94 – ho esperienza diretta e trovo singolare che la stampa stia zitta quando l’ex sindaco afferma che con la sua elezione la città ridotta al buio si illuminò di lampi inattesi, intercettò la stella polare e uscì dalla sua eterna mezzanotte. Cantando a coro, gli immancabili adulatori ricorrono alle solite mezze verità: la luce ritrovata fece tornare ben presto per le strade deserte i ragazzi che s’erano rintanati. Ed è vero, sì, me lo ricordo anch’io: i ragazzi riempirono le strade, ma non ce li portò Sant’Antonio Bassolino. Si ritrovarono in piazza, spinti da un moto di protesta esploso a buon diritto contro una delle mille riforme confindustriali della scuola e dell’università.
Il coro di adulatori smemorati non ricorda più che i ragazzi, appena tornati in strada, si trovarono a fare i conti con la vocazione autoritaria e repressiva del sindaco «miracoloso», sicché il 14 novembre 1994, la stella polare sparì, tornammo al buio pesto e si giunse allo scontro violento e premonitore. Ricordo con angoscia la sirena della Camera del Lavoro allertare i dirigenti e l’affannosa e inutile corsa verso gli studenti degli istituti superiori di Napoli e Provincia, riuniti in corteo. Giungemmo in tempo, ma la Questura non sentì ragioni e a via Medina si scatenò. Un attimo e il bilancio divenne pesantissimo: un giovane travolto da una volante, studenti fermati in massa e un messaggio che emergeva chiaro: Bassolino non gradiva.
Rifiutato l’ascolto ai ragazzi tornati in strada e respinti con la violenza, dietro il «Rinascimento» si intravide così il rifiuto della vita democratica e la volontà di trincerarsi nell’immagine artificiosa di una  campana di vetro. Invano Jean Nöel Schifano, acuto interprete della natura di uomini e cose, lacerò il manto conformista degli elogi e individuò precocemente le radici del fallimento: l’idea del «salotto buono» conteneva in sé germi reazionari. Napoli, ebbe a dire, «è una città di carne, una città di vita, la sola città in tutta Italia in cui la gente è in simbiosi con le pietre, con le statue, i quadri. Se questa città si museificasse, sarebbe una città-mummia. Mai i napoletani vorrebbero essere […] mummie, dunque la città museo no».
Bassolino lo ignorò. Lui non voleva la gente. Preferiva le mummie.
Dopo il delirio di cariche e inseguimenti, dopo che uno studente, colpevole di essere tornato in strada, fini in Questura trascinato per i capelli come una bestia, dalle vie sparirono i ragazzi. E non solo loro. Per Bassolino il «rinascimento napoletano» era incompatibile con ciò che si muoveva. I movimenti sociali rendevano smossa l’immagine e non permettevano di vendere fumo. Occorreva perciò mummificare, sicché Francesco Festa ha potuto poi scrivere che «la filosofia delle istituzioni locali nei confronti dei movimenti antagonisti era mutata radicalmente». Avendo una formazione comunista deteriore, «Bassolino conosce bene i movimenti di lotta», e gli toglie l’ossigeno per respirare. Il sedicente democratico «smorza qualsiasi forza antagonista, delegando alla Questura la gestione dei rapporti con i disoccupati», con gli studenti e, in genere, con le forze alternative. Di fatto, imbocca così la via che conduce difilato alle violenze del 2001, che, non a caso, ebbero il loro più autentico laboratorio sperimentale nella città di un «Rinascimento» scivolato progressivamente e inesorabilmente nelle sabbie mobili di una nuova «Restaurazione».
Alla tragedia spazzatura non si giunse per caso. Nelle diverse tappe della sua carriera politica nessuno ha saputo incarnare meglio di Bassolino il berlusconismo di sinistra, la mutazione genetica da cui è nata una prassi perniciosa: sottrarsi a ogni tipo di mediazione con quei movimenti che erano e sono l’autentica espressione dei bisogni reali dei ceti subalterni. Rifiutando il colloquio con gli esponenti del dissenso popolare, Bassolino non solo colpì duramente la partecipazione democratica, ma produsse la caligine densa che avvolse e coprì i processi di deindustrializzazione. Grazie a quella nebbia impenetrabile, fu possibile promettere a Bagnoli turismo al posto dell’acciaio e aprire la strada che incanalava i bisogni della povera gente verso l’unico sbocco possibile: quello delle logiche clientelari, anticamera delle pratiche camorristiche.
Inserita in questo contesto, al di là delle inadeguate verità giudiziarie, la vicenda della spazzatura non fu un incidente di percorso, ma l’esito inevitabile di una scelta politica, che aveva fatto propri i disvalori della peggiore destra; non basta scrivere perciò che «Bassolino ha lasciato inevasa tutta una domanda sociale proveniente dai ceti più bassi». Occorre ricavarne la logica conclusione: quella domanda è stata spinta così in braccio alla camorra.
Piaccia o no, questo disastro cadde sulle spalle di De Magistris, che, per quanto possibile, provò a girare pagina, tornando a dialogare con i movimenti. Una scelta che scavò un abisso tra le due esperienze. Non mi avventuro sul terreno di una comparazione, ma una cosa la dico: l’ennesima candidatura di Bassolino, che riporta Napoli al 1993. non solo è anacronistica e fuori dalla storia, ma ripropone formule reazionarie. E’ perciò una sfida pericolosa, cui occorre rispondere rifiutando la tentazione di non votare. La sinistra quella, vera, è oggi rappresentata da Potere al Popolo che non a caso si presenta in una coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Alessandra Clemente. La sfida vera infatti è questa: dignità e futuro contro passato e reazione, contro un blocco di potere in cui tutti fanno il gioco delle tre carte: a Napoli sono avversari e a Roma alleati nell’inaccettabile governo Draghi.

Candidato di Potere al Popolo

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Presentandosi al «Mattino» nei panni chi «la sa lunga», Bassolino ha fatto tutto facile: per risolvere il problema del debito che ci soffoca, bastano due telefonate e meno vittimismo napoletano. Il vittimismo napoletano, sì.
Una battuta? No e nemmeno un momento di smarrimento.
E’ che lui la politica la concepisce così: chiacchiere, battute a effetto e il colpo di bastone, che funziona meglio della carota. Pensate che sia scemo? Guardate che Bassolino è convinto che gli scemi siete voi. Lui è un volpone, sa come, quando e a chi bussare.
Chiama Mattarella e glielo dice: «Presidé, senza soldi, non si cantano messe».
E il presidente non ci pensa due volte, straccia la Costituzione, cancella il pareggio di bilancio, convince Salvini, Meloni, Letta, Zaia e tutti quelli che aspettano impazienti l’autonomia differenziata, stampa qualche miliardo e il gioco è fatto.
Draghi? Certo che lo chiama. Ma per dovere istituzionale, tanto quello non ricorda più la lettera firmata con Trichet. Che vuole, Bassolino? Che il neoliberista non lo tratti come la Grecia? E che ci vuole? Due parole come si deve e Draghi resuscita Keynes.
Votatelo questo capolavoro, scegliete l’usato sicuro. E stato un disastro? Ma no, la colpa fu tutta di Bertolaso…

Agoravox, 13 settembre 2021

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Mi chiamo Giuseppe Aragno e ho di che vivere: ho insegnato nelle scuole dello Stato e di mestiere faccio lo storico.
Sono candidato al Consiglio Comunale e alla Municipalità Vomero Arenella con «Potere al Popolo!». Non sono più giovane, ma non sono nemmeno uno dei tanti «giovanilisti» che riducono la complessità della politica a un dato anagrafico. D’altra parte «Potere al Popolo» si presenta con tanti giovani candidati, che la presenza di qualche vecchio può essere più utile di quanto sembri. E vi risparmio qui uno sproloquio sugli antichi Romani, maestri di amministrazione e governo, che fondarono la loro grandezza anche sul ruolo degli anziani, riuniti nel «Senatus», un organismo di grande peso politico.
Vivo da cinquant’anni nella II municipalità e sono nato a Napoli, una città che da bambino ho visto rinascere dalle rovine dei bombardamenti Alleati. Ho lottato per tutta la vita per un mondo migliore e giunto alla fine del percorso non ho paura di dirlo: contro «Potere al Popolo» – che sostiene la candidata sindaca Alessandra Clemente – è schierata la peggiore classe dirigente che abbiamo avuto nella storia della Repubblica. La peggiore destra – quella di Salvini – che si nasconde invano dietro Maresca: tutti voi sapete che è stata ed è una vostra feroce nemica. Una nemica di Napoli. C’è poi il PD, un partito che ha rinnegato la sua origine democratica e di sinistra ed è diventato il peggior nemico della povera gente; questo PD vi chiede di votare Gaetano Manfredi, che ha accettato la poltrona di ministro dell’Università, dopo che altri l’avevano rifiutata, perché non c’era un soldo per farla funzionare.
Questa gente si finge avversaria, ma è alleata del governo neoliberista guidato da un banchiere figlio della fallita Unione Europea. Di fatto, questa gente è alleata e lotta per spartirsi il potere.
Nemica di «Potere al Popolo» e della coalizione che appoggia Alessandra Clemente, questa classe dirigente finge di voler fare il bene di Napoli, ma mente spudoratamente, perché si è messa d’accordo da tempo sulla cosiddetta «autonomia differenziata». Non sapete cos’è? Per spiegarlo, bastano poche parole. I sedicenti «amici di Napoli e del Sud» non ve lo diranno mai, ma l’accordo è chiarissimo: terranno per sé l’80 % delle tasse riscosse nelle regioni del Centro-Nord e lasceranno Napoli e il Sud nella miseria più nera.
Noi di «Potere al Popolo», schierati nella coalizione della Clemente, possiamo dirlo chiaro: se ci voterete non riconosceremo questo accordo, non pagheremo debiti che non abbiamo fatto, disobbediremo e pretenderemo il rispetto della Costituzione. Siamo il solo schieramento che lotta per una città che abbia ciò che le spetta, una città giusta in un Paese giusto e solidale, un Paese in cui la lotta per l’ambiente non sia affidata ai padroni, ai venditori d’armi e di fumo, come fa il governo che Salvini, il PD e i 5 Stelle sostengono. Forse non lo sapete, ma quest’anno hanno speso 25 miliardi di euro per comprare armi, un miliardo per la vostra salute che non gli interessa e meno di un miliardo per la formazione. Se siete vecchi, vi dovete togliere dai piedi, perché costate troppo. Vi vogliono ignorati, perché siate pecore rassegnate, che non capiscono ciò che accade  e si lasciano portare al macello.
«Chiacchiere», direte voi, giustamente diffidenti. Lo direte, ma sbaglierete. «Potere al Popolo» ha dimostrato coi fatti che esistono altri modi di amministrare e governare.  Ha realizzato e realizza ogni giorno un modello più giusto e solidale. Noi veniamo dall’«ex OPG je so’ pazzo», una realtà strutturata, in cui vive una comunità che ha dimostrato coi fatti cosa significhi difendere i diritti che ci stanno negando e la giustizia sociale sempre più calpestata. Da anni offriamo gratis a migliaia di persone attività solidali, assistiamo legalmente lavoratori e immigrati colpiti dalle leggi di Salvini, Draghi e compagnia cantante, da anni facciamo funzionare doposcuola, ambulatori medici, attività sportive e dai tempi del lockdown distribuiamo pacchi spesa a chi ne ha bisogno.
Questo è il nostro modello di riferimento e questo faremo se ci voterete. Sarà più facile, perché avremo strumenti più efficaci e una più ampia possibilità di conoscere problemi e intervenire.
Gli altri che vi chiedono il voto li avete sperimentati e sapete che vi aspetta. Non avete perciò nulla da perdere: votateci, metteteci alla prova e non ve ne pentirete.

Giuseppe Aragno

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Aderisco pienamente convinto alla manifestazione indetta autonomamente dai docenti per il 30 agosto a Roma e sento il bisogno di motivare la mia scelta solidale.
E’ storia antica: quando la crisi della democrazia apre la porta all’autoritarismo, nel laboratorio sperimentale della repressione la scuola diventa immediatamente la provetta più preziosa, quella da cui il potere si aspetta i risultati migliori. Sarà che, per quanto la massacri, come s’è fatto da Berlinguer a Renzi, non puoi cancellare del tutto la sua funzione di fucina del pensiero critico e la sua natura geneticamente «sovversiva»; sarà che annichilire la scuola, per il «migliore» di turno significa poter contare su un popolo di «senzastoria» ridotto a gregge elettorale; sarà quel che sarà, ecco che ci risiamo: fatte le debite proporzioni, l’esperimento repressivo in atto ricorda le pagine più buie della nostra storia, i tempi in cui qualcuno aveva «sempre ragione» e chi non era d’accordo pagava con lo stipendio e il posto di lavoro. Non è previsto ancora il manicomio, perché nei brevi anni di un vichiano «corso positivo» sono stati chiusi. Draghi incarna però il «corso negativo».
Qualcuno dirà che esagero, ma l’obiezione, più che demoralizzarmi, mi spinge a entrare nel dettaglio della mia posizione favorevole agli insegnanti non vaccinati e radicalmente ostile alla scelte vessatorie e illegali del cosiddetto Governo Draghi. Cominciamo da una domanda: vaccinarsi è diventato un obbligo? Quando? Dov’è la legge che lo impone? Esistono circolari, disposizioni con valore di legge, ordini di servizio ignorati? No, non c’è nulla di tutto questo. Ci è stato detto che vaccinarsi è una libera scelta e noi abbiamo liberamente scelto. In democrazia le opinioni hanno pari valore e non è scritto da nessuna parte che io debba essere d’accordo con le vili cretinate di Draghi.
Dirò di più. Mi sono vaccinato due volte con un vaccino che ha diviso il sedicente «mondo scientifico», che l’ha prima bloccato, poi riabilitato e gli ha attribuito miracoli in relazione a un’età che non era mai la stessa. L’ho fatto, accettando di firmare un documento vergognoso, in cui mi assumevo le responsabilità dei guai presenti e futuri che me ne sarebbero derivati. Anche di quelli ignoti che potrebbero capitarmi di qui a qualche anno. Draghi ha pensato così di evitare di risarcire le vittime del vaccino. L’ho fatto perché a parole era in piedi un patto di reciproco rispetto: da un lato la mia libertà di scelta, dall’altro le difficoltà del momento e la collaborazione Istituzioni – cittadini in un momento difficile della nostra storia.
Mettere in campo discriminazioni, lasciapassare, sospensioni di stipendi, licenziamenti e altre scelte vergognose e campate per aria rompe quel patto e il governo diventa così la caricatura di un esecutivo mussoliniano: si muove nell’illegalità, sperpera quattrini in armamenti, se ne infischia della formazione e della salute e poi, consapevole delle sue infinite responsabilità, colpisce non a caso la scuola. Tutti i regimi autoritari partono di là. Invece di colpire gli insegnanti, Draghi e i suoi ministri – faccio fatica a usare queste parole per certa gente – dovrebbero avere il coraggio di dimettersi. Quest’anno, nonostante l’infuriare della pandemia, il signor nessuno, descritto come un padreterno, ha messo in bilancio quasi 25 miliardi di euro per la Difesa, soprattutto per sistemi d’arma. Non è da escludere: geniale com’è, il banchiere che capisce solo di soldi e in tutto il resto è semianalfabeta, pensava forse di far guerra al Covid a colpi di cannone.
Quanto ha speso per la salute? Un miliardo e mezzo, che lascia tutto com’era. E per la formazione? Venticinque volte meno che per le armi. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere. Mentre tutto resta com’era – classi pollaio, strutture fatiscenti e giù, giù, persino carenza di carta igienica – che si fa? Si va all’attacco degli insegnanti. Tutti i cialtroni investiti di potere sanno bene che se non intimiditi pesantemente, i docenti spiegheranno agli studenti le ragioni del disastro e indicheranno i nomi di chi l’ha causato.
Un senatore romano consiglierebbe a Draghi moderazione, motivando il suo consiglio con la scienza della politica: «ne cives ad arma ruant». Draghi però non capirebbe. La sua scienza è prigioniera di una tragica ignoranza: quella dei mercanti: Il rischio è perciò concreto: ridotti spalle al muro, i cittadini metteranno mano alle armi in difesa della libertà. I prepotenti non ci credono mai, però succede.
E’ una costante della Storia.

Fuoriregistro, 22 agosto 2021; Agoravox, 26 agosto 2021

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Non so se delinquenza comune e manovalanza mafiosa ne abbiano profittato, ma il ministro dell’Interno del «governo dei migliori» l’occasione gliel’ha offerta. Martedì 8 giugno, infatti, agenti di tre diversi servizi della Polizia di Stato – Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, Digos e Polizia postale – non hanno trovato altro da fare che perder tempo nel sequestro di documenti raccolti in anni di ricerca da Paolo Persichetti, ricercatore storico che si occupa degli anni Settanta. Per un intero giorno, i custodi del quotidiano disordine pubblico hanno ritenuto l’archivio di uno storico più pericoloso del malaffare; hanno fatto così il primo passo verso quello che potrebbe diventare il processo politico a una maniera di leggere la storia che non collima con la “verità” del Potere.
Nel Paese in cui il Presidente del Consiglio non sbaglia mai e se necessario cammina sulle acque e  moltiplica i pani e i pesci, le cose vanno purtroppo così: se vuol vivere tranquillo, un ricercatore storico non deve occuparsi di argomenti ormai prigionieri d‘una qualche verità di Stato. A me anni fa capitò di finire sul Corsera in un piccolo ma vergognoso elenco di “negazionisti”, perché m’ero azzardato a ricostruire la vicenda delle foibe e del confine orientale fuori dai canoni della verità di Stato. Non contenta, l’onorevole Frassinetti presentò una risoluzione rivolta contro gli studiosi che non raccontavano i tragici fatti delle foibe così come voleva la sua verità e propose l’istituzione presso il Ministero dell’Istruzione di un albo degli enti e degli studiosi “autorizzati a recarsi nelle scuole per ricordare i fatti accaduti”. La lista degli abilitati a parlare non si fece, ma si decise – all’unanimità! – che fossero i presidi a valutare (?) la serietà e la serenità dei conferenzieri.
Hai ragione Paolo: da tempo ormai la ricerca storica è sotto minaccia. Io però non mi meraviglio. Qui da noi si fa ancora giustizia col codice del fascista Rocco e abbiamo una Magistratura figlia dell’amnistia Togliatti. Per chi non lo sapesse, quell’amnistia fu scritta da Gaetano Azzariti, Presiedente del Tribunale fascista della razza e poi della Corte Costituzionale! E’ la Magistratura dei Palamara, dei giudici che hanno appioppato 14 anni di carcere a Francesco Puglisi, condannato per aver messo fuori uso un bancomat, secondo regole fissate dai fascisti nel 1930: “devastazione e saccheggio”! Gli stessi giudici che non toccano i padroni, quando ammazzano i lavoratori negandogli la sicurezza. Quelli che hanno incarcerato l’ultrasettantenne Nicoletta Dosio, esponente dei NO Tav, per un danno erariale di poche centinaia di euro e applicano il principio fascista della “pericolosità sociale” a Eddi Marcucci, tenuta sotto stretta sorveglianza e sottoposta a mille privazioni di libertà perché, armi in pugno, ha difeso dai turchi di Erdogan la libertà dei Curdi. Il beato Draghi, che si avvia a diventare santo, l’ha detto chiaramente, del resto: a noi i dittatori servono. Non l’ha detto, ma è chiaro: ci dà invece molto fastidio chi li combatte e lotta per la libertà.
Tu, caro Paolo, hai chiesto a giusta ragione a chi ama la storia una risposta civile, ferma, forte e indignata. Che – aggiungo io – non si limiti alle parole di circostanza e al bla bla sulla solidarietà.
Per quanto mi riguarda ho un archivio pieno zeppo di malefatte di giudici servi del potere e ci ho scritto libri: Crispi che chiede ai giudici di imbastire un processo farsa per far fuori i socialisti e il processo si fa; un magistrato che si contenta della dichiarazione congiunta e bugiarda di un pool di Commissari di P.S. che raccontano Biancaneve e i sette nani su un omicidio di Stato, commesso nei giorni di fuoco della settimana Rossa e via di questo passo. Mettiamo insieme qualche libero ricercatore. Ognuno ricostruisce, in ordine più o meno cronologico, una o due pagine «nobili» di questa storia infame e facciamone un libro. Raccontiamo alla gente cosa contengono le nostre carte e vediamo quanti sequestri e quanti processi i camerati di Palamara avranno l’ardire di organizzare.

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Leggo che Mario Draghi, uomo di punta del governo Mattarella, s’è messo d’accordo con Macron e salto dalla sedia. A prima vista pare che, per una volta, il banchiere si stia occupando di questioni che sembrano umanitarie e mi sorge un dubbio che mette in crisi la coscienza: non è che sul diavolo fatto santo ho davvero sbagliato tutto? 
Leggete con me ciò che dice il nemico-amico dei dittatori:
«La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani. […] A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime».
Sta parlando ai genitori di Regeni? Pensa a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin? S’è accordato per mettere fuori gioco gli aguzzini e si riferisce ai morti del Mediterraneo? Continuo a leggere e capisco tutto: il salvatore della patria non cammina più sulle acque, ma affonda nel fango.
Ci si può non credere, ma è così: fa riferimento a uomini e cose che trovi ormai nei libri di storia. Il «governo dei migliori», infatti, ha chiesto a Macron l’estradizione di alcuni anziani rifugiati italiani, protetti dalla dottrina Mitterrand. Un monito barbaro per chi non ne può più, ma anche un gesto che sa di paura. Poiché odio gli ipocriti, non posso far altro che dirlo: questo governo di mezze calzette, fatte passare per capolavori, spaccia per giustizia una voglia di vendetta che ci disonora tutti.
Disprezzatemi, se vi pare, adoratori del santo, come io disprezzo la vostra ipocrisia, ma spiegatemi perché non avete rotto con la Francia quando Sarkozy, in nome della destra francese, v’ha sbattuto la porta in faccia e s’è tenuto Marina Petrella. Avete forse avuto paura della risposta? Avete temuto che vi dicesse chiaro che non siete attendibili, che la democrazia vi tiene in profondo sospetto, sinistri o destri che vi dipingiate?
La mia posizione la presi tempo fa. Molto o poco che conti, è quella di chi si vergogna della classe dirigente del suo Paese e glielo dice chiaro: il fascismo fu più credibile. La lettera che segue l’ho scritta tredici anni fa, nel 2008, in tempi non sospetti. Non era indirizzata a Macron, ma a Sarkozy. Sono trascorsi tredici anni e la riscriverei:

Monsieur le Président,

Pardonnez avant tout mon français. Je suis italien, je ne connais pas beaucoup votre belle langue, et pour me faire comprendre j’utilise mon petit dictionnaire Larousse. C’est ainsi que je m’adresse à vous, Monsieur le Président, pour lancer un appel à l’homme, ainsi qu’à l’homme d’État, que vous êtes. Je suis de gauche et, par conséquent, je suis conscient du fait que nous avons des opinions politiques différentes. Mais vous êtes français et ce mot, pour moi et pour beaucoup de ceux qui connaissent l’histoire et l’évolution de la pensée politique, signifie civilisation et humanité. Autrefois, on disait que « chaque homme libre a deux patries: la sienne et la France ». Au nom donc de ce que je considère être l’histoire de votre peuple, que vous gouvernez et représentez dans le monde entier, au nom des raisons humanitaires que vous avez reconnues le mois dernier à Tokyo, je pense pouvoir vous demander de revenir sur la décision – la vôtre et celle de votre Premier Ministre – concernant le cas douloureux de Marina Petrella.
Je sais qu’il est en votre pouvoir – et en celui de votre Premier Ministre – de suspendre le décret qui avait été signé. Si vous le faites, vous ne prendrez pas seulement une décision noble et digne de votre grand Pays, mais vous écrirez aussi une belle page de votre propre histoire politique. Permettez-moi de croire que vous serez d’accord : un choix effectué à but humanitaire ne peut offenser ni l’Europe ni sa partie italienne ; par contre, il peut représenter un exemple de bonne gouvernance.Vous, Monsieur le Président, vous avez écrit à Berlusconi et, par son truchement, à Napolitano en demandant qu’à la femme que – vous disiez – vous n’auriez pas pu éviter d’extrader par respect envers un «Pays ami» soit octroyée par le Président de la République italienne une grâce. Puis-je croire que cette demande naît de votre sens de l’humanité?
Dans ce cas, croyez-moi, Monsieur le Président, aucune grâce ne sera considérée concevable par les hommes politiques italiens, donc accordée par le chef de l’Etat. Cette «société politique», sur cela unanime, n’a pas hésité, Monsieur Sarkozy, à vous mettre dans la difficile et amère nécessité de prendre une décision d’extradition pour des faits remontant à plus de 25 ans, en oubliant ainsi l’engagement de la France de ne pas extrader des réfugiés Italiens, passant par-dessus, comme s’ils étaient nuls et non avenus, quinze ans de vie d’une personne. Non, Monsieur le Président, aucune grâce ne sera accordée. En Italie, personne ne s’occupera, au niveau institutionnel et décisionnel, de la terrible détérioration de l’état de santé de Marina Petrella. Vous avez fait votre part, mais les autorités italiennes n’ont certainement pas l’intention de jouer un rôle « humanitaire » en écoutant votre sollicitation d’une mesure de grâce. Vous faites appel au sens de la justice, ils désirent de la vengeance.
Permettez-moi enfin, Monsieur, de m’adresser à vous d’une façon directe: dans leur jeu cruel, ils ne donnent aucune importance ni à la vie de Petrella, ni aux difficultés qu’ils vous ont consciemment créées et aux prévisibles effets négatifs que cette affaire pourra avoir sur votre image. Montrez-leur, Monsieur le Président, que vous avez un sens différent et profond de ce qu’on appelle «humanité», et ne permettez pas que Marina Petrella soit enterrée vivante dans une prison. Vous pouvez le faire. Vous êtes – j’en suis sûr – un homme politique qui par intelligence et sensibilité saura garder une distance par rapport à un enjeu – je vous l’assure – interne à la politique politicienne en Italie. Ne livrez donc pas Petrella aux autorités italiennes, ne le faites pas, puisqu’elles ne veulent pas entendre votre sollicitation d’une grâce. Je ne crois pas être dans l’erreur: en allant dans ce sens, vous serez digne de votre peuple, et la partie la meilleure du peuple français sera fière de vous.

Avec espoir,
Giuseppe Aragno
Chercheur Historien

Non sarà stata certo merito mio, ma Sarkozy in Italia non ve l’ha rimandata Marina Petrella. Si vergognò di farlo. Possibile che a Draghi e Macron manchi persino la capacità di vergognarsi?

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Qualcuno dice che il Governo ha deciso senza informarli ed è giusto chiederselo: le riaperture decise da Draghi in base a fantomatici dati scientifici, sono condivise dagli scienziati? Proviamo a capirlo, partendo da Gianni Rezza, capo della Prevenzione del ministero della Salute e membro del Comitato tecnico scientifico. Chiamato in causa, Rezza balbetta: «abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è». Bravo Rezza. Draghi quindi è un criminale? E’ probabile che Rezza lo pensi, ma si guarda bene dal dirlo e si lava la coscienza con una miserabile conclusione: «il rischio accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 10». L’intervista si chiude qui, ma non c’è dubbio: se fosse un epidemiologo che ha a cuore la salute della gente, mollerebbe il politico assassino e manifesterebbe apertamente il suo dissenso.
Per Matteo Bassetti,  dell’ospedale San Martino di Genova, la scelta di riaprire «è di buon senso e si attendeva, anche perché non viene detto che da domani si apre tutto indiscriminatamente». Pur essendo uno scienziato, Bassetti afferma che «è giusto iniziare dalle aree esterne dei ristoranti e dei bar», perché – assicura – «sappiamo che il contagio all’aria aperta è pari a zero». Una stupidaggine che non gli fa onore, perché gli assembramenti all’aria aperta hanno fatto strage.
Quanto al virologo Roberto Burioni, sia pure sommessamente, smentisce Draghi e il suo «rischio calcolato» figlio di inesistenti dati scientifici: «la decisione di riaprire» – afferma infatti – è «politica e non scientifica ». Non lo dice, ma è sottinteso: se il sistema collassa, sapete con chi prendervela.
Più deciso di Burioni, Roberto Crisanti, dell’Università di Padova, mette Draghi sul banco degli imputati: «l’espressione ‘rischio ragionato’ è vuota e decisamente politica e non scientifica. Il rischio è dato da due componenti: la probabilità e l’intensità del rischio. Per la prima sappiamo già che i contagi aumenteranno e non è una probabilità. […] Servirebbe un programma di vaccinazioni a tamburo battente per evitarlo. L’intensità è la gravità del fenomeno e i nostri dati sono ancora alti, con le aperture aumenteranno e dovremo chiudere proprio in estate, quando invece gli altri Paesi saranno fuori dal tunnel».
Per il virologo Fabrizio Pregliasco – Università Statale di Milano – che ha arbitrariamente sostituito al «rischio calcolato» un «rischio accettato» chissà da chi, «ci sarà un prezzo da pagare e […] i morti ci saranno».
Le parole di Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano, sono sassi. Dopo quanto ha detto lo scienziato, in un Paese normale Draghi avrebbe dovuto fare subito le valigie. La situazione, ha dichiarato infatti Galli, non consente dubbi: «Le riaperture sono un rischio calcolato male. Mi sembra scontato che invece di vedere la flessione» della curva di nuovi contagi, «che è appena accennata, finiremo per avere il processo opposto. A meno che non si riesca a vaccinare a tamburo battente tanta gente, ma non mi pare il caso». Galli smaschera Draghi e i suoi inesistenti dati: «abbiamo ancora più di 500 mila casi ufficiali di infezione in corso», ricorda su Adnkronos, e «questo significa averne il doppio. Quelli che ci sono sfuggiti sono sicuramente molti. Alla fine del lockdown dell’anno scorso ce n’erano 100 mila ufficiali, anche se non erano meno di 400 mila o 500 mila. Abbiamo fatto 23,5 dosi di vaccino ogni 100 abitanti e abbiamo ancora una parte rilevante di 70enni, 80enni e 90enni che non sono vaccinati».
Molto probabilmente è vero: Draghi ha fatto tutto da solo. Per l’uomo della finanza quello che conta è l’economia. La gente morirà? Tutti dobbiamo morire!
La domanda a questo punto è una e urgente: ci lasceremo uccidere senza reagire?

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Spero sinceramente che sia una bufala perché, se fosse vero, stavolta non sarebbe cosa da poco.
Secondo «La Stampa» e «QuiFinanza», Draghi ha tagliato la testa al toro. Nel 2022 – avrebbe dichiarato – utilizzeremo solo Pfizer e Moderna. Del resto, specifica «QuiFinanza» Draghi «lo aveva detto: l’Ue non replicherà l’errore di firmare contratti senza vere garanzie » , specificando che «i prossimi saranno fatti meglio”».
Una domanda me la deve consentire, signor presidente: Si rende conto di quello che ha combinato? Dopo questa sua dichiarazione, con quale animo pensa che andrà a vaccinarsi – se ci andrà – chi quest’anno dovrà ricorrere ai vaccini che lei ha cestinato per il 2022?

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Con quale diabolico cinismo quest’uomo parla di coscienza, mentre spiega la sua feroce filosofia della storia? Con un dittatore – dice – si può anche essere franchi, però poi occorre cooperare.
Com’è possibile che nessun giornalista gli chieda se il suo pragmatico magistero preveda un limite, o comprenda la cooperazione con Hitler e le sue bestie scatenate.
Con quale coscienza un Presidente della Repubblica antifascista può affidare la sorte dei nostri giovani a un ragioniere senza ragioni, cui la Storia non ha potuto insegnare che dalle nozze incestuose tra finte condanne e reali cooperazioni sono nate le pagine più nere della vicenda umana?

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, /nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!»

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Dove vivi? Vivo nella terra dei giovani vaccinati e dei vecchi messi a morte. La terra dei giornalisti cicisbei del governo.
La salute fa i capricci. L’ago della pressione segna 210 e può capitare. Nel mio Paese, però, il medico di base è introvabile. gli ospedali sono regno del Covid e non c’è chi ti curi.
Dove vivo? In un Paese che muore per mano di Draghi e nessuno ha il coraggio di dirlo.

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