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Posts Tagged ‘Dìvide et impera’

Bruciano i bambini rom. Non è fumo di camino, ma razzismo, e le parole del lutto diventano miseria e complicità morale. Gli storici domani documenteranno ciò che oggi fingiamo d’ignorare. Nei libri il capitolo s’aprirà col titolo prevedibile: L’Italia di nuovo razzista. Altro esito politico non poteva avere la serie di menzogne che i moderati chiamano revisionismo storico e non è una polemica tra studiosi, ma un crimine compiuto in nome del profitto.

C’è da aspettarselo. Molti storceranno il naso, altri si fingeranno scandalizzati, qualcuno protesterà, ma diciamolo: questi morti hanno mandanti morali. Li hanno uccisi anzitutto i tanti storici che hanno taciuto o disertato, se gli italiani sono ancora “brava gente”. Tanti storici e, di conseguenza, la storia male appresa e peggio insegnata per decenni nelle scuole e nelle università della repubblica. E qui sì, qui, ben più che in matematica e scienze, il sistema formativo ha fatto i suoi danni, perché, occorrerà pur dirselo, là si sono formati Gelmini, Carfagna, Brambilla, Maroni e compagnia cantante.
Molti protesteranno scandalizzati, ma è così. Li ha uccisi una consapevole manomissione della verità storica a fini di eversione politica. Li hanno uccisi – e altri ne uccideranno – le “verità” ingigantite o mai provate, versate come ondate di fango sulla Resistenza, il “sangue dei vinti” che non fu nemmeno goccia nell’oceano dimenticato di quello versato dai 60.000 milioni di morti causati dagli aggressori nazifascisti. Li hanno uccisi i giorni della memoria falsificata e la volontà politica di ingigantire mediaticamente la tragedia delle foibe per rivalutare il vecchio nazionalismo fascista, col suo corteo impunito di leggi sulla razza e collaborazione con le SS. Il mandante morale è il neofascismo dilagante, con le sue guerre tra poveri, le sue nuove camicie e le sue rinnovate leggi razziali.

Il fanatismo etnico, come quello religioso, è stato e sarà sempre l’arma segreta dello sfruttamento. “Divide et impera“. E’ antica scienza politica, la stessa che oggi produce Rosarno, i rastrellamenti romani, gli affondamenti mediterranei. Oggi come ieri, ha taciuto o fa poco la scuola annichilita, là dove dovrebbe levare gli scudi, rompere i patti concertativi dei sindacati, denunciare la regolamentazione dello sciopero e aprire uno scontro senza quartiere con un Ministero che s’è fatto e si fa paladino di feroci discriminazioni: il “tetto” del 30 % per gli immigrati, le graduatorie regionali per i docenti, la corsia privilegiata per gli studenti “indigeni” nell’accesso alle borse di studio. La scuola invece tace e si acconcia al tempo nuovo, dopo avere abbandonato al suo destino i precari. Una sola battaglia prende a cuore, quella sulla valutazione, sacrosanta quanto si vuole, ma ricca d’ombre corporative.

Bruciano i bambini rom, nella memoria corta di un Paese di “senzastoria“, in un’Italia tutta escort e Pil, Mibtel e veline, shopping e consumi, Un’Italia di nuovo razzista.
Sono morti che pesano sulla coscienza di tutti“, sento dire. E’ un ritornello. Lo ripetono in tanti e mi ribello. Ognuno si prenda quel che gli compete e smettiamola con questa notte indistinta, in cui le vacche sono solo scure. Non è così. Non è colpa di tutti e anche questo va detto.
Chi ce l’ha messi, chi è che ancora li difende, i Cota alle Regioni, i Borghezio in Europa, i Gasparri e i Quagliariello in Parlamento, i Bossi e i Larussa a governare? Chi l’ha portato Alemanno al governo della capitale? Chi è stato?
Non siamo stati tutti.

Con questa gente non ho nulla a che spartire. Ho protestato, ho scritto parole di fuoco, quando Veltroni ha chiesto l’espulsione di tutti i rom solo perché un rumeno aveva stuprato un’italiana. Non li votati io, questi campioni della democrazia che hanno fatto a gara con la destra nella caccia all’uomo, nelle scelte forcaiole, nelle politiche di discriminazione razziale. Non c’entro nulla con questa gente che, pur di governare, ha fatto causa comune col razzismo leghista.

Da tempo faccio parte per me stesso, e anche in questi mesi, mentre si faceva filosofia morale sulla violenza romana degli studenti, sulle pratiche della lotta e su tutti i distinguo che mettono in pace la coscienza, anche in questi mesi c’era chi stava con gli studenti. E ci sto ancora. Sto con le loro mille ragioni, con la loro rabbia, coi loro diritti, coi loro tentativi di saldare le lotte, con la loro sacrosanta voglia di ribellarsi. Perché non altro resta. Ribellarsi.

Lasciatemelo dire. No, davvero non c’entro nulla con questi poveri morti.

Uscito su “Fuoriregistro” l’8 febbraio 2011.  

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