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Posts Tagged ‘DemA’

E’ il caso di ricordarlo: non si comprende il senso profondo della storia moderna se non si ha ben chiaro il concetto di rappresentanza politica. In suo nome si è combattuta infatti la battaglia epocale contro la monarchia assoluta e dalla sua vittoria sono nati il superamento dell’ancien régime, il sistema politico costituzionale in età liberale e le democrazie del Novecento.
Oggi, al di là dell’ideale irrealizzato della democrazia diretta e partecipativa, la realizzazione concreta della rappresentanza politica sono le assemblee parlamentari periodicamente elette e i parlamentari che ne costituiscono il “contenuto”. Questo non significa naturalmente che la vicenda storica sia ferma alla Rivoluzione francese. La fine della rappresentanza per ceti, la nascita dei partiti di massa, il suffragio universale, il voto alle donne, per esempio, hanno modificato e affinato il concetto iniziale di rappresentanza.
Benché il contrasto sul significato e sulla funzione dei rappresentanti sia insuperato  ancora insuperato, è indiscutibile: nel processo storico che ci conduce al mondo contemporaneo, il regime politico rappresentativo costituisce l’antitesi dei regimi che non sono soggetti al controllo politico dei cittadini. Benché non cancelli del tutto la distanza tra governanti e governati, la democrazia rappresentativa garantisce a questi ultimi il controllo sul potere politico. In questo senso, il ruolo della minoranza, il rispetto che a essa deve la maggioranza e la distanza netta che divide l’una dall’altra è il carattere costitutivo della nostra repubblica parlamentare.
Quale che sia il ruolo che si voglia assegnare ai parlamentari – quello di delegato, di fiduciario o di “specchio fedele” in un quadro di rappresentatività sociologica – in una democrazia più il numero dei parlamentari è adeguato a quello dei cittadini, più netto è il confine tra maggioranza e minoranza, più reale è la finzione di rappresentanza del Parlamento e non ci sono dubbi: le strutture della democrazia e l’ethos stesso della rappresentanza perdono ogni valore reale quando la minoranza si confonde con la maggioranza, al punto che un parlamentare può essere eletto con il contemporaneo appoggio delle forze di opposizione e di quelle di maggioranza. Quale controllo reale, quale rapporto fiduciario, quale ruolo di delega può assicurare un parlamentare eletto in questo modo? E come si potrà parlare di “regime politico rappresentativo”?
In questo senso, il caso di Sandro Ruotolo – per forza di cose il senatore meno votato nella storia della Repubblica – sostenuto da demA e dal PD, da chi governa e da chi si oppone, da nemici acerrimi come De Luca e De Magistris, dal PD e da chi, come Renzi, ha rotto col PD, non è solo un esempio doloroso del degrado della politica, ma una grave ferita a quella garanzia del “controllo” da cui trae la sua legittimità la nostra democrazia rappresentativa.

 

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L’uomo nuovo della sedicente sinistra europea, fu protagonista della favola bella nel 1994: bandiere rosse al vento, lavoratori galvanizzati, il liberista Dini che invano aggrediva le pensioni e mille assemblee in cui mettevi la faccia: “no pasaran” promettevi. E non passarono.
Cofferati, che oggi pretende di rappresentare quella sinistra che ha pugnalato, fu l’uomo del tradimento nel 1995: Dini alla testa di un governo tecnico, le bandiere rosse ammainate, le pensioni azzannate e i lavoratori che nelle assemblee che ti chiamavano venduto.
Passato alla politica, Cofferati fu il sindaco “sceriffo” di Bologna e anticipò la stagione di Minniti e Salvini. Per Sinistra Italiana la storia tuttavia non conta e non ha dubbi: l’uomo del cambiamento è lui, Cofferati, che naturalmente non delude le aspettative e s’è messo d’impegno a costruire un’insalata russa di “europeisti convinti”. Non allievi di Rosselli e Spinelli, ma complici e servi di Merkell e Macron. Venuto fuori dall’ombra alle spalle di De Magistris, punta a riunire in una lista rossoverde il redivivo Bonelli, i liberisti di Diem 25 e Possibile di Civati, uno di cui tutto ciò che ricordi sono Renzi e la “Leopolda”. Benché si tenti di trascinarla in fondo al baratro, Rifondazione giustamente non c’è: non vuole tradire se stessa e non può dimenticare l’area di Essere Sindacato e le tante battaglie fatte contro Cofferati.
Non so se tra i generali senza esercito reclutati dall’ex sindaco “sceriffo” qualcuno pensi di poter veramente ingannare di nuovo i delusi elettori dei 5 Stelle in fuga, o intercettare chi si sente smarrito e non ha più riferimenti. Di certo c’è che il castello di carta poggia su una sola speranza, malaccortamente spacciata per certezza: Luigi De Magistris ha alzato bandiera bianca.
Ognuno racconti ciò che gli pare. I fatti di norma riportano poi con i piedi per terra i venditori di fumo. Chi può escludere che nei prossimi giorni la notizia che De Magistris è in campo con demA, Rifondazione e Potere al Popolo non farà in un sol colpo giustizia di una finta sinistra e dell’ambiguo progetto degli europeisti alla Cofferati?
Per gli elettori ingannati dai grillini, traditi dal PD e seriamente preoccupati per l’onda montante di una destra estrema e pericolosa, emergerebbe infine quel riferimento che aspettano invano da tempo: il primo passo di una forza politica nuova, in grado di parlare a milioni di italiani. Tanti sono infatti, milioni, gli elettori che, senza essere antieuropeisti o nazionalisti, vogliono semplicemente la fine dell’Europa delle banche e la nascita di quella dei popoli. Un’Europa unita, che, stracciati trattati mai approvati, sia figlia infine di un processo Costituente. Tutti sanno che questo sarebbe per il nostro Paese il primo indispensabile passo verso politiche economiche e sociali favorevoli alle classi più colpite dalla crisi.
Se questo riferimento dovesse apparire – e non è detto che non accada –  il problema del chi governerebbe l’Unione e come intenderebbe farlo non sarebbe all’ordine del giorno. Bisognerebbe prima vederla nascere. Per questo, quindi, non solo si potrebbe, ma probabilmente si dovrebbe stare insieme anche solo in nome dell’antiliberismo.
Sinistra Italiana e Cofferati sanno bene che le cose stanno così e per questo lavorano contro Luigi De Magistris e un’alleanza tra demA, Potere al Popolo e Rifondazione.

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Credo di poterlo dire senza temere smentite: mi sono battuto a viso aperto perché «Potere al Popolo!» diventasse quello che è e tornerei a farlo. Quando si è trattato di scegliere tra due concezioni della politica, sono stato tra i più duri con la vecchia sinistra, ho attaccato senza mezze parole Rifondazione e non ho avuto dubbi nemmeno quando si è trattato di rompere i rapporti politici con Luigi De Magistris, un amico, un uomo che stimo e che, tuttavia, provava a costruire una coalizione estranea alla sua storia e inconciliabile con la visione della politica da cui siamo nati.
Per ragioni di coerenza, pur essendo convinto che l’isolamento sarebbe stato un peso estremamente gravoso, ho ritenuto che nelle condizioni in cui versa il Paese, ci toccasse l’obbligo morale di presentarci alle elezioni: eravamo l’unica forza che affrontava la battaglia dal punto di vista delle classi subalterne con la capacità di assumere una posizione propositiva.
Sarei rimasto di quest’avviso, se sul filo di lana una trattativa avviata e condotta dal nostro Coordinamento con demA e in prima persona con De Magistris, non avesse dato risultati inattesi e soprattutto estremamente positivi. A demA abbiamo posto quattro condizioni che riassumono il punto di vista di «Potere al Popolo!» sull’Europa, indicano i suoi riferimenti e le sue ricette. Tutt’e quattro le condizioni sono state accettate e questo per me ha un valore enorme. Dimostra che una sinistra autentica, che sa cosa vuole e ha il coraggio di osare, non solo è in grado di spostare equilibri, ma ha spazi da occupare.
Conosco De Magistris, è mio amico, lo stimo e gli credo. Per quanto mi riguarda la sua scelta cancella d’un sol colpo le ragioni per cui eravamo giunti alla conclusione di presentarci da soli e ci consente di prendere posizione là dove le nostre idee possono parlare non solo ai militanti. Si apre un processo, si creano occasioni e le nostre proposte diventano strumenti di egemonia.
Per essere coerenti ci vuole coraggio e a noi non è mancato. Abbiamo messo in campo un’organizzazione autonoma, nuova e adeguata agli obiettivi che si propone. Ora ci vuole di nuovo coraggio: quello di fare alleanze. A me questo coraggio non manca, perciò, nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente, darò il mio voto all’alleanza con Luigi De Magistris.  E lasciatemelo dire: questa scelta allontana per ora un’immagine che farebbe bene solo alle destre: un dibattito tra due trincee nemiche, una con Viola Carofalo e  l’altra con Luigi De Magistris.

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Dopo il rifiuto di Potere al Popolo di partecipare all’assemblea convocata a Roma da demA, aumentano di ora in ora i sapientoni che, commentando la decisione, chiedono ripetutamente con toni perentori una obbligatoria unità nelle scelte e nei giudizi.
Voglio rispondere a tutti in una sola volta e chiudere qui la questione: questa richiesta assillante non solo ignora differenze che sono nei fatti, ma tende a imporre a soggetti diversi tra loro l’adozione di un modello che non appartiene a tutti. In questo modo, non si giunge all’unità e non si fa fronte a un pericolo, talvolta reale, spesso presunto e non di rado evocato a fini strumentali. Se ne crea semplicemente un altro, immediato e rovinoso: si cancella il pluralismo e si giunge all’integralismo. La richiesta di unità sfocia così nell’intolleranza, nella negazione del diritto alla critica e, in ultima analisi, nella rinuncia alla democrazia. Così non si combatte il fascismo, si apre la porta alla faziosità e al settarismo.

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kaiser-geppimo-copertina-1-802x499Le mie ragioni vengono da lontano. Una data? Tanto tempo fa, almeno dicembre dell’anno scorso, quando, in un’assemblea alla Domus Ars, si disse agli iscritti di demA che non avremmo partecipato alle elezioni e non volevamo influenzare il voto. DemA, insomma, sceglieva di essere equidistante tra LEU e Potere al Popolo.
Avevo fatto di tutto per convincere demA a sostenere quella battaglia, avevo ripetuto invano che da quelle elezioni sarebbe uscita trionfante l’estrema destra. Non ci fu mai una vera discussione. Si disse di no e basta. L’onda nera, che oggi diventa la ragione per cui ci si schiera, non interessava a nessuno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Voglio ricordare che, benché la scelta di aderire a PaP  fosse convinta, la mia candidatura fu  suggerita dal Sindaco all’ex OPG; quando lo seppi, gli feci notare che così rischiava di rompere equilibri all’interno del Coordinamento; il Sindaco però mi rassicurò: sarebbe stato lui a informare demA.
In realtà non lo fece; a parole elogiò Potere al Popolo, ma lasciò che nel Coordinamento fossi “processato” e alla Domus Ars presentò la candidatura come una mia scelta personale. Che pensai? Mi sentii tradito, ma non volli smentirlo pubblicamente e mi assunsi la responsabilità della scelta. Quella sera, però, fui seriamente tentato di salutare e andare via. Me lo impedirono l’affetto e la stima che, nonostante tutto, nutrivo e nutro per de Magistris e il momento che vivevamo: a ridosso delle elezioni, con quel clima, avrei creato mille problemi e non me la sentivo. Rivoluzionario non significa incosciente o avventurista. Assorbii il colpo e andai avanti ma non ero più convinto“.

Con queste parole comincia una mia lunga intervista. Me l’ha chiesta “Canto Libre”, me la sarei risparmiata volentieri, ma non sarebbe stato giusto e ho accettato. Se qualcuno pensa che ne valga la pena, può continuare a leggere, utilizzando il link che segue:

https://www.cantolibre.it/aragno-perche-ho-lasciato-dema/

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The_Woman_With_the_Iron_Mask_by_MeisterDesZirkuss

Varoufakis e Diem 25 denunciano patti violati, demA, per suo conto, snobba Mélenchon. Si tratta di elezioni europee, ma il principio ispiratore dell’Assemblea convocata al Teatro Italia di Roma è chiarissimo: soccorrere la democrazia italiana pericolante sotto l’urto della reazione neofascista. La cosiddetta «onda nera», incarnata da Salvini e Di Maio.
Probabilmente la scelta di tempo è sbagliata – sarebbe stato molto più giusto schierarsi a marzo e tentare così di limitare l’impatto dell’«onda» – ma indietro non si torna e potrebbe anche andar bene così. Meglio tardi che mai.
Non so dove condurrà stamattina l’assemblea, ma mi pare che le contraddizioni esistano e siano pesanti. Per raccogliere consensi tra associazioni e movimenti, si sono individuati infatti un programma e un metodo fatti apposta per dividere ciò che dovrebbero unire. Cosa si intende fare è scritto nella Costituzione, che di fatto è il programma, ma si è deciso di tenere ben nascosti nell’ombra i partiti politici, che della Costituzione sono uno dei pilastri. Questo non significa che i Partiti non ci saranno, tanto più che qualcuno tra loro eviterà a demA e soci di raccogliere le 150.000 mila e più firme previste dalla legge. Molto più semplicemente avranno un ruolo estremamente defilato. Poiché non vanno per la maggiore e gli elettori non gradirebbero, ai loro segretari si è anzi chiesto chiaro e tondo di non parlare e loro, che hanno certamente a cuore le sorti della democrazia pericolante, si sono sacrificati. Messa da parte la dignità, hanno accettato il bavaglio.
Così stando le cose, tuttavia, un dubbio sorge e qualche domanda chiede invano risposta: siamo proprio certi, per esempio, che nascondere i partiti e censurare i loro segretari significhi difendere la Costituzione e la democrazia? Se è così bisogna riconoscerlo: la difesa delle libertà costituzionali somiglia talvolta ai trucchi dei prestigiatori. E’ vero, negli ultimi anni i gruppi dirigenti dei partiti politici hanno fatto pessima prova. Ma se è così, perché sono invitati?
Nascosti nel cilindro i partiti, ritenuti evidentemente impresentabili, restano le associazioni e i movimenti, per i quali, tuttavia, non si è utilizzato un criterio unico. Enrico Panini, per dirne una, segretario di demA, ha diritto di parola perché rappresenta un movimento. Nel girone infernale è collocato invece Potere al Popolo, che però, come demA, per ora è un movimento. Chiamata a scontare la pena di un passato che non ha vissuto, anche a Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo, si è così potuto imporre il bavaglio e a scanso equivoci si è chiesto che non parlasse in sua vece una qualche voce napoletana. Sono finiti così in castigo tutti i giovani dell’ex Opg che hanno creato Potere al Popolo. E’ difficile dire se a coloro che interverranno si è chiesto di scegliersi un argomento particolare – scuola, giustizia sanità e cose così – ma sul cammino di Potere al Popolo si è voluto piantare anche questo paletto. Si direbbe quasi che chi nelle riunioni preparatorie ha osato manifestare dubbi, chiedendo di sapere con chi si andava e per fare che cosa, sia stato messo di fronte a una scelta: accodarsi o declinare l’invito. Che dire? Probabilmente anche questo è necessario per fermare Salvini: mettere ai margini chi non si allinea.
In questo clima, stamattina al Teatro Italia di Roma si aprirà l’assemblea da cui dovrebbe nascere il “nuovo” baluardo della democrazia. I Partiti ci saranno, i loro segretari staranno zitti, qualcuno parlerà al loro posto e si dirà alla gente che è ora di cambiare. Ci saranno ospiti illustri e una gran passerella. Potere al Popolo non ci sarà.

Agoravox, 3 dicembre 2018 e Contropiano, 4 dicembre 2018

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Quali rischi corra il Paese con questo Governo lo sapevamo, ma in tutta sincerità non pensavamo che la conferma potesse giungere così presto. Le dichiarazioni rilasciate al “Corriere della Sera”  dal neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana sulle “famiglie arcobaleno” e aborto sono inaccettabili, rivelatrici e preoccupanti. Per la prima volta nella storia della Repubblica, infatti, un governo prende una posizione così oscurantista su temi dai quali si misura il grado di civiltà del Paese.

Noi non sappiamo in quale realtà viva Fontana, ma non abbiamo dubbi: non è quella di un Paese civile. Ci chiediamo perciò – e chiediamo a Fontana – come faccia un Ministro della Repubblica a ignorare che il mondo Lgbt esiste e che esistono i figli delle coppie che a quel mondo appartengono. Essi sono parte integrante della nostra società, sia per la qualità dei rapporti umani che intrattengono nelle scuole con i loro coetanei, sia sul piano giuridico, come attestano le sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione.

Le dichiarazioni del Ministro non sono solo un segnale di profonda barbarie, ma appena 24 ore dopo la nascita del Governo Conte ci riconducono  agli anni bui del ventennio fascista, quando Mussolini tentò di negare al mondo Lgbt e ai loro amori persino il diritto di esistere.

demA, esprimendo la sua piena vicinanza umana e politica a quanti sono colpiti dalle gravi parole di Fontana, il quale dovrebbe ricordarsi di essere Ministro di tutti gli italiani e di tutte le italiane, e di aver giurato da poche ore sulla Costituzione antifascista per la quale tutti i cittadini e tutte le cittadine sono uguali nei loro diritti e nei loro doveri. demA è consapevole che questo primo segnale dimostra che il Governo appena nato potrebbe costituire una minaccia per tutti i diritti civili del nostro Paese e chiede pertanto a tutti i Parlamentari, che si rivedono nei valori della nostra Carta Costituzionale,  di bloccare immediatamente le profondissime derive razziste, misogine e omotransfobiche di alcuni neo Ministri della Repubblica. demA, pertanto, è pronta a costruire un fronte democratico e laico nel Paese in difesa dei tanti diritti civili che rischiano di essere messi fortemente in discussione da pericolosissime spinte ideologiche reazionarie”.

Coordinamento demA

 
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