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14 aprileI NAPOLETANI NON INTENDONO PAGARE UN DEBITO CHE NON HANNO MAI FATTO!
E’ questo il messaggio coraggioso e fortissimo che la città partenopea lancia al Paese e all’Unione Europea, schierandosi in prima linea nella lotta alla barbarie neoliberista.
A Piazza Municipio, davanti al Municipio tra due ore i napoletani scriveranno una nuova, splendida pagina dello loro millenaria storia e risponderanno così, con la mobilitazione al PD e ai suoi camerati fascioleghisti che intendono condannarli alla fame.
Io sarò in piazza ad urlare la mia indignazione e lo dico prima che la manifestazione abbia inizio: NAPOLI NON SI PIEGA E NON CALA LA TESTA!

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IlFa_SiamotuttiNon è facile stare appresso a tutte le notizie e spesso, poi, ti rifiuti di leggere le dichiarazioni scandalose di esponenti di partiti che il problema l’hanno creato. Può darsi perciò che mi sbagli e la presa di posizione mi sia sfuggita, ma sulla questione del debito e sull’indecente attacco alla città di Napoli, non mi pare che il M5S abbia fatto finora sentire la sua voce. E’ come se nel suo assieme il Movimento di Grillo non avesse capito o – peggio ancora – fingesse di non capire che in discussione oggi non sono un sindaco o un’Amministrazione, ma la sorte di una popolazione alla quale, in nome dell’austerity – insaziabile divoratore di diritti costituzionali – si chiede di pagare i costi di una tragedia: il terribile terremoto del 1981.
Napoli si va mobilitando e il 14 aprile sarà in piazza per difendere la sua dignità. Il Movimento 5 Stelle, che tantissimi cittadini napoletani il 4 marzo hanno votato, pieni di speranze e fiducia, sarà in piazza? Sarebbe veramente amaro – e forse rivelatore – se di qui a pochi giorni la gente fosse costretta a prendere atto: i problemi della città e il grande tema del cambiamento sono stati solo  propaganda elettorale e come i vecchi, vituperati partiti, il Movimento di Grillo sta facendo i suoi conti e aspetta gli eventi.
Spero che non sia così, ma soprattutto spero che la gente che ha votato Fico e compagni si prepari a fare la sua parte.
Checché ne pensi Di Maio.

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SAM_3053In vista della manifestazione napoletana del 14 aprile, Assieme a un articolo sulla scandalosa vicenda del debito che si vuole far pagare alla città di Napoli, generosamente ospitato da Fuoriregistro, riporto le parole scritte poche ore fa da Luigi De Magistris, che rappresenta e amministra la città.
Lo faccio perché deve esser chiaro che la battaglia in corso non riguarda semplicemente l’Amministrazione, ma è la prova concreta delle conseguenze terribili dell’autoritarsimo neoliberista e allo stesso tempo il segnale forte della resistenza tenace e probabilmente inattesa della popolazione.
Ecco l’articolo di fuoriregistro.
Di seguiito, poi, le parole del sindaco:

Sabato alle 22.30, vigilia di Pasqua, abbiamo approvato in Giunta il bilancio di previsione 2018 del Comune. E’ stato un lavoro durissimo, quasi impossibile. Sui conti del nostro Comune, già falcidiati da tagli per oltre un miliardo di euro, bloccati da gabbie normative e vincoli finanziari, hanno scagliato contro come meteoriti istituzionali due debiti dello Stato a gestione commissariale: uno di circa 100 milioni per un debito post-terremoto 1980 vantato dal consorzio CR8 ed uno di circa 50 milioni per il debito UTA derivante dall’emergenza rifiuti. Quest’ultimo beffardo se si pensa che la nostra amministrazione è quella che ha eliminato subito l’emergenza rifiuti distruggendo anche il sistema fondato sui rapporti tra camorra, affari e politica.La Città già paga la tassa sui rifiuti al massimo per gli anni dell’emergenza rifiuti, ora ci fanno pagare anche il debito del commissariamento. Il debito del terremoto è ancora più clamoroso. Lo Stato non paga il debito per i lavori post-terremoto del 1980, il creditore pignora le casse del Comune e non quelle del Governo, le nostre casse vengono bloccate per un anno, siamo costretti a pagare gli interessi per non morire, la Corte dei Conti applica una sanzione, in maniera infondata ed illogica, pari al valore del debito – circa 100 milioni – non allo Stato, ma al Comune ! Le vittime dell’usura di Stato vengono anche condannate, a pagare due volte + interessi. Ma non è finita qui. Ad appena 48 ore dalla scadenza del termine perentorio per approvare il bilancio in Giunta – pena lo scioglimento del Consiglio Comunale, la decadenza del Sindaco e l’arrivo di un altro Commissario – la Corte dei Conti ci notifica le motivazioni della Sentenza. Ancora una volta con un contenuto senza precedenti. Sempre a Napoli. Non entro ora nel tecnico per non appesantire la lettura, ma già fare un bilancio era impresa assai ardua, dopo la notifica delle motivazioni appare impossibile, o quasi. I vertici amministrativi del Comune, unitamente al mio Capo di Gabinetto, il Colonnello Auricchio, vengono nel mio Ufficio e mi prospettano quattro scenari, uno più drammatico dell’altro. il primo: gli effetti della sentenza sono quelli di provocare lo scioglimento del Consiglio Comunale, il bilancio non si riesce a chiudere, o comunque ci proveremo, mi dicono, ma il prezzo sarà altissimo. Il secondo: dichiarare il dissesto. Si congelano le procedure esecutive dei creditori, ma gli effetti sono devastanti: blocco di tutto, arretramento dello sviluppo della Città. Il terzo: per provare a fare il bilancio dobbiamo tagliare spese fondamentali e vendere gioielli della Città. Tra i tagli, nel foglio lacrime e sangue che mi sottopone il bravissimo Ragioniere del Comune, trovo l’eliminazione della refezione scolastica da settembre, il dimezzamento delle spese per il welfare, la contrazione del salario ai lavoratori, altra sequela di macelleria sociale.Oltre la vendita di beni monumentali ed anche lo stadio San Paolo. Il quarto: per evitare la macelleria sociale l’alternativa è la messa in liquidazione dell’azienda del trasporto pubblico ANM in quanto la funzione spetta alla Regione Campania e data la situazione drammatica non possiamo più sostenere il peso economico del nostro enorme contributo. Il quadro è drammatico. Non si deve perdere lucidità, nè lasciarsi andare alla depressione o alla rabbia, mi assumo, quindi, la responsabilità, da comandante della nave in tempesta forza 10, di far predisporre il bilancio in quanto grida vendetta andare in dissesto per un debito del 1981; di non praticare la macelleria sociale in quanto la Città, il popolo napoletano e, soprattutto, i più deboli non possono subire questa ingiustizia per colpa dello Stato. La soluzione che sembra prefigurarsi, nelle prime ore del countdown, è quella di far espletare alla Regione la funzione del trasporto che per legge le compete. Napoli è l’unica Città italiana che paga un contributo sul trasporto pubblico pari a quello della Regione, quando in Lombardia, Piemonte e Lazio – con capoluoghi ben più ricchi – grava il peso economico soprattutto sulle Regioni. Ma non mi voglio rassegnare, fa rabbia rinunciare alla nostra azienda che stiamo provando, tra mille difficoltà, a rilanciare. Siamo tutti al lavoro, senza un attimo di sosta ed alle 3 del mattino – nella notte tra venerdì e sabato – il miracolo laico. Grazie alla grande squadra che si è formata in questi anni al Comune riusciamo a realizzare il miglior bilancio possibile in condizioni proibitive. Un bilancio per l’anno 2018 senza tagli, senza mettere in liquidazione ANM, senza cedere i gioielli della Città, anche se costretti a mettere a garanzia per l’usura di Stato alcuni immobili che faremo di tutto per non vendere se si creeranno determinate condizioni amministrative, giuridiche e normative alle quali dobbiamo lavorare. E’ ormai evidente che la Città in questi anni è stata attaccata più volte da settori della politica e delle Istituzioni. La politica che il voto popolare ha cacciato dal’amministrazione della Città, dandomi l’onore e l’onere di guidare Napoli che amo senza limiti, non ha mai accettato di non poter più mangiare e fare affari. Ci vogliono fare fuori da sette anni. Fanno ancor più male, però, alcuni proiettili istituzionali, taluni dei quali anche perfidi, particolarmente ingiusti ed inaccettabili. Abbiamo superato il limite della sopportazione istituzionale. L’ingiustizia e la cattiveria con cui si sta attaccando la Città, il suo popolo – in quanto sugli abitanti ricadono gli effetti delle ingiustizie – e chi ha il diritto di amministrarla senza essere costantemente bersaglio di armi non convenzionali, devono trovare immediata riparazione. A chi ci vuol far morire con violenza politica e/o istituzionale senza precedenti in Italia – nessun Comune si tenta di far cadere usando un debito di cento milioni dello Stato del 1980 – risponderemo non con la loro violenza istituzionale e con la loro ingiustizia, ma con l’amore per la nostra Città e con la ribellione democratica alle ingiustizie. La legalità formale del potere costituito intriso di ingiustizia è solo un avvelenamento lento, ma mortale, della democrazia. Con gli arnesi delle officine di un potere formale senza Giustizia e contro Costituzione si è arrivati ad un passo da far crollare istituzionalmente, socialmente ed economicamente la terza Città d’Italia, dopo quello che Napoli – senza soldi – sta facendo per il Paese: dalla lotta alla corruzione e alla mafia, dalla cultura al turismo, dai giovani alla sua economia. La lotta si arresterà appena sarà eliminata questa vergogna senza fine del debito storico che non appartiene a questa Città e che non è stato contratto dal suo Popolo o dai suoi rappresentanti, non appena avremo la certezza che la sanzione non sarà applicata oppure che verranno eliminati tutti gli effetti, solo quando Napoli potrà godere di quelle condizioni di giustizia, parità ed imparzialità di cui finora non ha beneficiato. La pazienza è finita, ora metteremo in campo tutte le azioni necessarie – nessuna esclusa – perchè in queste ore ho visto davanti ai miei occhi sfilare le vittime della macelleria sociale ed economica a cui volevano condannarci per colpe di altri e per distruggere una Città che, finalmente, si sta riscattando con onestà, orgoglio, passione, umanità e forza. Con i suoi errori, ma con le mani pulite. Questa battaglia si vincerà soprattutto grazie all’unità del Popolo napoletano. Sono certo che uniti vinceremo. Abbiamo fatto un lavoro immane in queste ore, siamo stremati, ma sono fiero della nostra squadra. Adesso, tutti insieme, nessuno escluso, per combattere la battaglia democratica per conquistare – presso il Parlamento, il Governo e la Regione – i nostri diritti.

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Piazza-del-Municipio-NapoliE’ incredibile, ma vero: quasi quarant’anni dopo il terremoto che nel 1981 mise in ginocchio Napoli e l’Irpinia, la barbarie che ci governa ha presentato il conto, chiedendo ai figli e ai nipoti dei terremotati di restituire con gli interessi i costi dei soccorsi.

Un terremoto è una ferita atroce: devasta e uccide.
Una comunità in lotta per la sopravvivenza risponde mobilitandosi in una gara di solidarietà: volontari, risorse scientifiche, mezzi e strutture di soccorso. Tutto concorre al risanamento e nessuno, per nessuna ragione al mondo, ha il diritto di trasformare questa nobilissima gara di umanità in una ignobile occasione di speculazione.

I Napoletani chiedono di sapere anzitutto chi e a quale titolo vanta questo credito odioso e inaccettabile e rivendicano il diritto costituzionale di rifiutare questo meccanismo usuraio che strangola una città. Essi pretendono di conoscere qual è il barbaro principio per cui dovrebbero chiudere le scuole comunali, distruggere ciò che resta del diritto alla mobilità, negare l’accompagnamento ai disabili e vendere a prezzo di liquidazione i beni della città e cedere al ricatto di ignoti strozzini.

I Napoletani affermano un principio chiaro e inoppugnabile: la solidarietà non è un debito da far pagare mettendo a sacco una città e togliendole tutto, anche l’aria per respirare.

Il 14 aprile perciò saranno tutti in piazza Municipio, pronti a lottare e decisi a non pagare e faranno di Palazzo San Giacomo la roccaforte di una sacrosanta rivolta morale.

E sia ben chiaro: in questa losca vicenda non ci sono parti politiche. Come altre volte nella loro millenaria storia, i Napoletani difendono l’inviolabile confine che separa la civiltà dalla barbarie.

 

Fuoriregistro e Agoravox, 30-3-2018

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debito3.jpgNon sono abituato a difese d’ufficio. Per me parlano la mia storia e la mia vita e non le metto in gioco, se non sono convinto che è giusto e necessario. Non sono in vendita, non lo sono mai stato, non mi batto, se non quando ritengo che vada fatto e se lo faccio, però, non è facile che mi arrenda. So pagare di persona e non mi tiro indietro.
Non sono un tecnico e di bilanci non m’intendo. So che quello che accade però è osceno, so che con questo maledetto debito noi non c’entriamo nulla; so che è ora di finirla con leggi e regolamenti che ammazzano diritti. Questo lo so bene e perciò non lascerò solo un uomo che rappresenta me e la mia città con grandissima dignità. Un uomo perbene e capace, che dopo lo scandalo dei rifiuti, ci ha consentito il riscatto.
Lo dico pubblicamente e me ne assumo ogni responsabilità: se un sistema politico marcio e destinato a crollare intende far pagare a Luigi De Magistris il prezzo della sua dirittura morale, io non ci sto. E’ un prezzo che pagheremo tutti noi e non intendo pagarlo. Contro questa infamia che dura ormai da troppo tempo mi batterò con tutte le mie forze e sia chiaro: lo farei anche se fosse un avversario.
Di Luigi De Magistris condivido lo sdegno e la sofferenza e lo seguirò in questa lotta perché ne sono convinto: nessun napoletano onesto può restare indifferente di fronte a questa miserabile vergogna.

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