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Posts Tagged ‘De Luca’


Notizia: A Napoli non si è rinnovato il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Quando l’ampolla con le reliquie del martire patrono della città è stata estratta dalla cassaforte, il sangue era solido. I miracoli di dicembre e maggio, spiegano gli esperti, a volte non si ripetono, ma secondo la tradizione popolare non è di favorevole auspicio. (TGCOM24)

Commento: Ha fatto bene. Troppi voti napoletani a gentaglia come De Luca. Senza contare quelli andati a Salvini. (Giuseppe Aragno)

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Lo dico per la Storia: «scripta manent». Ed è una fortuna, perché la memoria è normalmente corta e c’è chi l’accorcia ulteriormente per inconfessabili scopi. Capita però che ad accorciare troppo, non resta nulla e la Storia diventa storiella.
Nella losca faccenda del mancato commissariamento del Comune di Napoli, chiesto da chi, eletto con Tizio è passato poi a Caio, ci sono, a mio avviso, fatti dimenticati che vanno ricordati. Cominciamo da De Luca: non è uscito allo scoperto, ma è stato il suo PD a dirigere il penoso attacco. Chi ha un briciolo di dignità se ne ricordi.
A proposito di memoria, nessuno lo dice, ma Napoli è l’unica Città italiana che paga un contributo sul trasporto pubblico pari a quello della Regione. Appena due anni fa – e teniamolo a mente – dopo che nel 2014 c’era stato un tentativo di far fuori il Sindaco, ricorrendo strumentalmente alla legge Severino, sui conti del nostro Comune, già bloccati da vincoli finanziari e gabbie normative e falcidiati da tagli per oltre 1.500 milioni di euro, precipitarono con effetti distruttivi debiti dello Stato a gestione commissariale. Uno ammontava a circa 100 milioni ed era legato al dopo terremoto del 1980. Ne chiedeva il pagamento un non meglio identificato e molto sospetto «Consorzio CR8». L’altro, di circa 50 milioni, era un debito legato all’emergenza rifiuti.
Il colmo dei colmi, se si pensa che era chiamato a pagarlo un’Amministrazione che quella emergenza ha provato a superarla e in parte ci è riuscita, affrontando coraggiosamente ciò che l’aveva determinata: gli osceni rapporti tra politica, affari e camorra. Un debito ingiusto e vergognoso caduto di fatto sulle spalle di una città che, per gli anni dell’emergenza, già pagava  una tassa sui rifiuti altissima.
Oggi nessuno se ne ricorda più, ma Napoli e la sua Amministrazione furono chiamate a pagare i lavori della ricostruzione, un debito che avrebbe dovuto pagare lo Stato, ma non l’aveva fatto. E poiché nel mondo capitalista il privato creditore si risarcisce mettendo le mani sui soldi della collettività, ci andarono per lo mezzo le casse del Comune prontamente pignorate.
Su questi binari e in queste condizioni si è andati avanti sin dall’inizio, ma non si sono viste aziende messe in liquidazione e non si sono ceduti i gioielli della Città. Si poteva far meglio? Si può sempre far meglio, ma non basta dirlo, occorre dimostrarlo, farsi eleggere e mettersi alla prova.  
Intanto che questo accada, per chi ha memoria corta, è bene ricordarlo: la vicenda dell’ultimo bilancio è l’ultimo atto di scelte scellerate, che sembrano economiche, ma sono politiche. Per carità, si può essere critici e duri nei confronti di De Magistris, ma non si può far finta d’ignorare che per anni la città e la sua Amministrazione, legalmente eletta per due volte, sono state attaccate strumentalmente da quei settori della politica che non hanno mai digerito le porte di Palazzo San Giacomo sbattute in faccia al malaffare.
De Magistris è un pessimo sindaco? Bene, le opposizioni avevano e hanno gli strumenti per conquistare il consenso degli elettori in una battaglia politica, ma non l’hanno mai fatto. Si sono affidate a mezzucci, armi moralmente proibite, cambi di casacca e veri e propri tradimenti. Sono state battute. C’è da meravigliarsi?
Per ora i fatti sono questi e c’è da temere per il futuro: se i candidati alla successione verranno dalle file di chi voleva il commissariamento, non ci sono dubbi: molti rimpiangeranno il sindaco che oggi criticano.   

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La malattia è sofferenza e talvolta morte. Sia l’una che l’altra possono talora essere evitate dalla tempestività dell’intervento medico. La «lista d’attesa» è un prolungamento più o meno indefinito della sofferenza e per il cittadino povero significa in molti caso tortura e qualche volta morte.
In «lista di attesa» naturalmente finisce quella parte della popolazione, da anni ormai in crescita costante, che non può far ricorso all’assistenza privata. Non è un paradosso: secondo il rapporto Rbm-Censis 2019 le popolazioni dei territori più poveri sono quelle che, in proporzione al reddito, spendono di più per curarsi. Più deboli o assenti, infatti, sono le strutture pubbliche, più la tortura diventa feroce e più il torturato è costretto a pagare per colpe che non ha commesso.
L’anno scorso il 44 % della popolazione italiana, dopo lunghe e dolorose attese, è stato costretto a sottrarre al suo magro bilancio i soldi necessari a pagarsi una prestazione sanitaria.
Diversamente da De Luca e Caldoro, i pilastri su cui poggia in Campania la Sanità privata, Giuliano Granato, candidato di Potere al Popolo! alla Presidenza della Regione, qualora dovesse vincere, destinerebbe ogni possibile risorsa al potenziamento della Sanità pubblica, riaprirebbe gli ospedali e i presidi sanitari chiusi da Caldoro e De Luca e farebbe di tutto per cancellare le «liste di attesa», che significano solo tortura e rischio di morte.     

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primo_congressoAgoravox ha memoria lunga e ricorda bene: un chilo di spaghetti e uno di linguine formano due chili di pasta, ma non saranno mai due chili di linguine o due di spaghetti. Benché le maestre d’un tempo si fermassero a lungo su questo concetto, non mancava la testa di rapa che trovava correttamente la somma  tra i chili, ma rimaneva a bocca aperta quando si trattava di rispondere alla domanda assassina: “due chili di che? Linguine o spaghetti?
Gentaglia come De Luca massacra l’aritmetica e mette assieme un chilo di candidati della vecchia sinistra squalificata, mezzo chilo di uomini e donne di destra riciclati, qualche ettogrammo di qualunquisti ed ecco i suoi due chili e mezzo di candidati compatti, coerenti ed omogenei. Da tempo purtroppo anche l’agonizzante sinistra militante si presenta alle elezioni sommando patate, fagioli e zucchine. Si sono visti così storici astensionisti associarsi a inveterati elettoralisti e liste di riformisti fare causa comune con sedicenti rivoluzionari, esaltando contemporaneamente la bandiera del marxismo e le dottrine neoliberiste. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma puntualmente si insiste sull’unità: patate, fagioli, zucchine e se necessario, garofani e crisantemi.
Guai a consigliare una maestra e qualche lezione di recupero: passi per arrogante, spocchioso, divisivo, autoreferenziale e settario.

https://www.agoravox.it/La-sala-dei-Carabinieri-genovesi.html

Agoravox 1 luglio 2020

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5287855_2350_whatsapp_image_2020_06_14_at_22.31.04Ieri sera a Napoli camorristi e malfattori di ogni tipo hanno avuto via libera e la delinquenza ha festeggiato. Influenzata probabilmente dal presidente De Luca, per il quale il problema della città è l’uso del “lanciafiamme” contro una popolazione stanca delle sue tragicomiche disposizioni sul coronavirus, la polizia ha impegnato cospicue forze in un esperimento di operazione perditempo per il controllo dei documenti nel microscopico perimetro di Piazza Bellini.
La minuscola piazza è diventata così l’epicentro di un terremoto. A pochi metri da lì, ladri, scippatori, spacciatori e tutto quanto mette in campo la delinquenza spicciola e organizzata ieri sera circolava tranquillamente e impunemente, libera di svolgere le proprie attività senza significativi ostacoli. Per il geniale questore di Napoli, insomma, garantire la sicurezza dei napoletani nel centro storico ieri ha voluto dire scatenare un putiferio a Piazza Bellini e trascinare in Questura tre di quei giovani che nei giorni più bui del Covid  la gente ha visto portare soccorso alle famiglie in difficoltà, abbandonate al proprio destino dalle Istituzioni assenti.
Speriamo che, dopo la notturna sbornia cilena della Questura, Pietro, Fabio e Diego tornino liberi e la polizia, invece di fare campagna elettorale per De Luca, si occupi seriamente di criminalità e criminali.

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Chi erano gli sponsor e quali obiettivi aveva il “rinnovatore della politica” lo sapevano tutti.
Tutti, nessuno escluso, sapevano che “l’uomo nuovo”, candidato con Ingroia contro Zingaretti, da buon trasformista, era passato improvvisamente col segretario del PD – il partito di De Luca – accettandone la candidatura. Lo sapevano tutti che con quella scelta svendeva la sua storia per un posto in Senato.
Tutti sapevano, nessuno escluso, che a sostenerlo c’erano, tra gli altri, il PD e Renzi, con la sua Italia Nuova e con Graziella Pagano: alcuni tra i principali carnefici della povera gente.
Si sapeva anche – lo sapevano tutti – che se il “rinnovatore” avesse vinto, non avrebbe fatto nulla di ciò che prometteva; sarebbe immediatamente finito tra i galoppini di De Luca, l’uomo della trasparenza e delle “fritture di pesce”.
Lo sapevano tutti, insomma, che votarlo era un’autentica vergogna, eppure quasi tutti scelsero di comportarsi vergognosamente. Perché?
Perché odiavano Potere al Popolo e speravano di affondarlo. Per questo nobile motivo votarono un amico dei peggiori nemici della gente di sinistra. Poi, come spesso accade, la storia presenta il conto.

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Pensando di essere acuto e spiritoso, un tizio, probabile elettore del sedicente centrosinistra, mi scrive che «gli analisti politici di fb non hanno colto il risultato innovativo di Pap. Passa da un tot per cento ad un tot per mille, poi a un tot per diecimila e così via. Questa è l’essenza dell’ omeopatia, che molti ritengono l’unico rimedio alle malattie. Ma attenzione al numero di Avogadro».
Poiché lo vedo ingenuo e seriamente esposto a mille pericoli, decido di andargli in soccorso e lo metto sull’avviso:
«I medici preparati sanno da tempo che i bacilli più pericolosi per la salute della democrazia sono gli elettori del partito di De Luca. Purtroppo non hanno trovato ancora un rimedio e com’è sotto gli occhi di tutti il male finora risulta incurabile».

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weqfwefewq-kChH-U46080227864914UAI-798x604@CorriereMezzogiorno-Web-MezzogiornoSandro Ruotolo, l’immacolato candidato di De Luca, Minniti, Zingaretti e Renzi, che nella foto viene presentato agli elettori da Marco Sarracino, segretario del PD napoletano, sentendosi in contraddizione con se stesso, ha fatto la sua scelta: se sarà eletto al Senato, siederà nel gruppo misto. Dalla foto non si direbbe, ma evidentemente si vergogna di andare nel gruppo di chi lo candida. C’è da credere, quindi, che, da uomo intellettualmente onesto, ogni volta che chiederà il voto, lo dirà chiaramente agli elettori: io sono il candidato di partiti dei quali mi vergogno.

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26757853_1886597478036443_3139990535953268339_oPochi lo sanno, ma il 23 febbraio a Napoli si vota per sostituire un senatore deceduto. Tra chi è a conoscenza della cosa, i più non andranno a votare. La ragione c’è e non è banale: mai come in questi ultimi anni, purtroppo i politici e la politica sono stati così lontani dalla gente, che non è facile trovare risposta alla domanda che un elettore si pone: anche a voler superare l’amarezza e la nausea, a chi dovrebbe affidare le scelte che riguardano il suo futuro? Da un po’ i partiti, sempre più squalificati, si nascondono dietro un «bel nome» della cosiddetta società civile e chiamano al voto in nome della sua storia più o meno presentabile. Chi in passato ha abboccato all’amo, ha poi scoperto di essersi fatto abbindolare, perché il «bel nome», entrato in Parlamento, ha appoggiato le scelte scellerate di chi lo ha candidato. Ed è naturale: se ti candida il PD, è evidente che tu sei vicino al partito.
Del Siani, fratello del giornalista ucciso dalla camorra e voluto dal PD in Parlamento, per fare un esempio, si sono perse le tracce e non risulta che abbia mai contrastato le scelte dei suoi sponsor. Questo per non parlare di Pietro Barlolo, medico di Lampedusa sostenitore dell’accoglienza di immigrati e richiedenti asilo, che, eletto col PD al Parlamento Europeo, ha votato esattamente come il PD, approvando anche la delibera sull’equiparazione del comunismo col nazifascismo.
Per le elezioni suppletive del Collegio n. 7 di Napoli, oggi va in scena il «Siani due», che ha per protagonista stavolta Sandro Ruotolo, il «bel nome» candidato dal PD di Zingaretti e De Luca, distributore di fritture di pesce e distruttore di tutto quanto si poteva distruggere in Campania. A questi impresentabili sponsor, si è unito purtroppo il sindaco di Napoli, ex nemico giurato del PD. A mettere assieme diavolo e acqua santa ha pensato lo sbandierato «pericolo fascista», che incredibile a dirsi, dovrebbero contrastare gli improbabili «antifascisti alla Minniti», l’uomo che ha stracciato la Costituzione, consentendo a «Casapound» e ai suoi fascisti del 3° millennio di partecipare alle elezioni politiche del 2018. Per intenderci, il boia degli immigrati consegnati ai carnefici libici, che ha firmato un decreto sul decoro urbano fotocopia di un decreto fascista del 1934.
A dar retta alla stampa, quindi, l’elettore non ha scampo: è costretto a scegliere tra il candidato delle due destre: quello della destra targata PD o l’uomo proposto dal solito trio Berlusconi-Meloni- Salvini.
Una finta alternativa offrono i 5Stelle, che però negli ultimi due anni sono stati alleati di governo delle due destre, prima con Salvini, poi con Zingaretti. C’è, tenuta nell’ombra dalla stampa, una candidatura «anomala»: antiliberlista, nemica delle due destre e della reazionaria meteora grillina, presentata da una formazione politica giovane e non compromessa col sistema. Potere al Popolo candida infatti lo storico dell’antifascismo popolare, Giuseppe Aragno, che ha lottato per tutta la vita per la povera gente. Non un «bel nome», ma un uomo che riporterà in Parlamento temi e valori della sinistra: solidarietà, lavoro, diritti calpestati, a partire da quelli allo studio e alla salute – una legalità che non faccia a pugni con la giustizia sociale, un sistema fiscale diretto, calibrato sul reddito, la forte riduzione, se non l’abolizione, delle spese militari, una politica di pace, la questione femminile, quella meridionale, la fine delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Una candidatura che riporterà nei luoghi delle istituzioni la sofferenza e il dolore dei deboli e degli emarginati.
Per impedire che trionfino ancora il neoliberismo, il trasformismo dei politicanti che si nascondono dietro il «bel nome» per ingannare gli elettori, non serve disertare le urne o scegliere il male minore.  Occorre il coraggio di votare contro gli uomini del sistema e le loro foglie di fico, votare cioè Giuseppe Aragno, che forse non conoscete, ma che, se volete, potrete incontrare all’ex OPG, a Materdei, venerdì 24 alle 17, per costruire un calendario di incontri e la campagna elettorale con associazioni e reti di cittadini.

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dscn4545Un occhio solo, ma non mi lamento: la cataratta è uno dei tanti regali della vecchiaia, però tutto cambia. A mia madre andò male e perse un occhio, a me un chirurgo, veloce come il lampo, ha risolto il problema in venti minuti. Luci di ogni colore, un traffico fastidioso nell’occhio violato, qualche comando secco – “guardi la lucetta!!” – poi, mentre pensi ai bambini dei reparti oncologici e ti chiedi che senso ha la vita, sei già in piedi. Bendato. Dopo una lista di attesa lunga quanto vuole la Regione del “governatore” De Luca, è il momento delle precauzioni noiose, dei colliri non “mutuabili” – chi non può comprarli che fa, perde l’occhio? – e di un farmaco in commercio da tre giorni, che non è facile trovare e puzza maledettamente di accordo tra medici e case farmaceutiche.
A casa, la televisione parla come sempre di Napolitano, uno che vivrà in eterno perché la morte non vuole averci a che fare, e mi domando chi sia davvero questo vecchio senza pudore, questo cumulo di privilegi incartapecoriti, questa montagna di quattrini e titoli ottenuti senza il sudore della fronte, la forza dell’intelletto e opere che abbiano dato lustro a una Repubblica che, in quasi settant’anni di Parlamento, ha premurosamente accompagnato al suicidio, prestando sia l’arma, che i colpi.
Così, con un occhio bendato, con la consapevolezza che Napolitano non lo troverai mai con te in una lista di attesa, la tenerezza per i nove anziani che hanno fatto come me i conti con le piccole e le grandi ingiustizie in cui affondiamo, mi sono sentito in pace con me stesso. Finché potrò, lotterò perché qualcosa cambi, farò le mie scelte, anche quelle inusuali e difficili, com’è accaduto e accade, negli ultimi tempi e riconoscerò, come ho sempre fatto, un solo, inappellabile giudice: la mia coscienza.

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