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Posts Tagged ‘De Luca’

Pensando di essere acuto e spiritoso, un tizio, probabile elettore del sedicente centrosinistra, mi scrive che «gli analisti politici di fb non hanno colto il risultato innovativo di Pap. Passa da un tot per cento ad un tot per mille, poi a un tot per diecimila e così via. Questa è l’essenza dell’ omeopatia, che molti ritengono l’unico rimedio alle malattie. Ma attenzione al numero di Avogadro».
Poiché lo vedo ingenuo e seriamente esposto a mille pericoli, decido di andargli in soccorso e lo metto sull’avviso:
«I medici preparati sanno da tempo che i bacilli più pericolosi per la salute della democrazia sono gli elettori del partito di De Luca. Purtroppo non hanno trovato ancora un rimedio e com’è sotto gli occhi di tutti il male finora risulta incurabile».

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weqfwefewq-kChH-U46080227864914UAI-798x604@CorriereMezzogiorno-Web-MezzogiornoSandro Ruotolo, l’immacolato candidato di De Luca, Minniti, Zingaretti e Renzi, che nella foto viene presentato agli elettori da Marco Sarracino, segretario del PD napoletano, sentendosi in contraddizione con se stesso, ha fatto la sua scelta: se sarà eletto al Senato, siederà nel gruppo misto. Dalla foto non si direbbe, ma evidentemente si vergogna di andare nel gruppo di chi lo candida. C’è da credere, quindi, che, da uomo intellettualmente onesto, ogni volta che chiederà il voto, lo dirà chiaramente agli elettori: io sono il candidato di partiti dei quali mi vergogno.

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26757853_1886597478036443_3139990535953268339_oPochi lo sanno, ma il 23 febbraio a Napoli si vota per sostituire un senatore deceduto. Tra chi è a conoscenza della cosa, i più non andranno a votare. La ragione c’è e non è banale: mai come in questi ultimi anni, purtroppo i politici e la politica sono stati così lontani dalla gente, che non è facile trovare risposta alla domanda che un elettore si pone: anche a voler superare l’amarezza e la nausea, a chi dovrebbe affidare le scelte che riguardano il suo futuro? Da un po’ i partiti, sempre più squalificati, si nascondono dietro un «bel nome» della cosiddetta società civile e chiamano al voto in nome della sua storia più o meno presentabile. Chi in passato ha abboccato all’amo, ha poi scoperto di essersi fatto abbindolare, perché il «bel nome», entrato in Parlamento, ha appoggiato le scelte scellerate di chi lo ha candidato. Ed è naturale: se ti candida il PD, è evidente che tu sei vicino al partito.
Del Siani, fratello del giornalista ucciso dalla camorra e voluto dal PD in Parlamento, per fare un esempio, si sono perse le tracce e non risulta che abbia mai contrastato le scelte dei suoi sponsor. Questo per non parlare di Pietro Barlolo, medico di Lampedusa sostenitore dell’accoglienza di immigrati e richiedenti asilo, che, eletto col PD al Parlamento Europeo, ha votato esattamente come il PD, approvando anche la delibera sull’equiparazione del comunismo col nazifascismo.
Per le elezioni suppletive del Collegio n. 7 di Napoli, oggi va in scena il «Siani due», che ha per protagonista stavolta Sandro Ruotolo, il «bel nome» candidato dal PD di Zingaretti e De Luca, distributore di fritture di pesce e distruttore di tutto quanto si poteva distruggere in Campania. A questi impresentabili sponsor, si è unito purtroppo il sindaco di Napoli, ex nemico giurato del PD. A mettere assieme diavolo e acqua santa ha pensato lo sbandierato «pericolo fascista», che incredibile a dirsi, dovrebbero contrastare gli improbabili «antifascisti alla Minniti», l’uomo che ha stracciato la Costituzione, consentendo a «Casapound» e ai suoi fascisti del 3° millennio di partecipare alle elezioni politiche del 2018. Per intenderci, il boia degli immigrati consegnati ai carnefici libici, che ha firmato un decreto sul decoro urbano fotocopia di un decreto fascista del 1934.
A dar retta alla stampa, quindi, l’elettore non ha scampo: è costretto a scegliere tra il candidato delle due destre: quello della destra targata PD o l’uomo proposto dal solito trio Berlusconi-Meloni- Salvini.
Una finta alternativa offrono i 5Stelle, che però negli ultimi due anni sono stati alleati di governo delle due destre, prima con Salvini, poi con Zingaretti. C’è, tenuta nell’ombra dalla stampa, una candidatura «anomala»: antiliberlista, nemica delle due destre e della reazionaria meteora grillina, presentata da una formazione politica giovane e non compromessa col sistema. Potere al Popolo candida infatti lo storico dell’antifascismo popolare, Giuseppe Aragno, che ha lottato per tutta la vita per la povera gente. Non un «bel nome», ma un uomo che riporterà in Parlamento temi e valori della sinistra: solidarietà, lavoro, diritti calpestati, a partire da quelli allo studio e alla salute – una legalità che non faccia a pugni con la giustizia sociale, un sistema fiscale diretto, calibrato sul reddito, la forte riduzione, se non l’abolizione, delle spese militari, una politica di pace, la questione femminile, quella meridionale, la fine delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Una candidatura che riporterà nei luoghi delle istituzioni la sofferenza e il dolore dei deboli e degli emarginati.
Per impedire che trionfino ancora il neoliberismo, il trasformismo dei politicanti che si nascondono dietro il «bel nome» per ingannare gli elettori, non serve disertare le urne o scegliere il male minore.  Occorre il coraggio di votare contro gli uomini del sistema e le loro foglie di fico, votare cioè Giuseppe Aragno, che forse non conoscete, ma che, se volete, potrete incontrare all’ex OPG, a Materdei, venerdì 24 alle 17, per costruire un calendario di incontri e la campagna elettorale con associazioni e reti di cittadini.

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dscn4545Un occhio solo, ma non mi lamento: la cataratta è uno dei tanti regali della vecchiaia, però tutto cambia. A mia madre andò male e perse un occhio, a me un chirurgo, veloce come il lampo, ha risolto il problema in venti minuti. Luci di ogni colore, un traffico fastidioso nell’occhio violato, qualche comando secco – “guardi la lucetta!!” – poi, mentre pensi ai bambini dei reparti oncologici e ti chiedi che senso ha la vita, sei già in piedi. Bendato. Dopo una lista di attesa lunga quanto vuole la Regione del “governatore” De Luca, è il momento delle precauzioni noiose, dei colliri non “mutuabili” – chi non può comprarli che fa, perde l’occhio? – e di un farmaco in commercio da tre giorni, che non è facile trovare e puzza maledettamente di accordo tra medici e case farmaceutiche.
A casa, la televisione parla come sempre di Napolitano, uno che vivrà in eterno perché la morte non vuole averci a che fare, e mi domando chi sia davvero questo vecchio senza pudore, questo cumulo di privilegi incartapecoriti, questa montagna di quattrini e titoli ottenuti senza il sudore della fronte, la forza dell’intelletto e opere che abbiano dato lustro a una Repubblica che, in quasi settant’anni di Parlamento, ha premurosamente accompagnato al suicidio, prestando sia l’arma, che i colpi.
Così, con un occhio bendato, con la consapevolezza che Napolitano non lo troverai mai con te in una lista di attesa, la tenerezza per i nove anziani che hanno fatto come me i conti con le piccole e le grandi ingiustizie in cui affondiamo, mi sono sentito in pace con me stesso. Finché potrò, lotterò perché qualcosa cambi, farò le mie scelte, anche quelle inusuali e difficili, com’è accaduto e accade, negli ultimi tempi e riconoscerò, come ho sempre fatto, un solo, inappellabile giudice: la mia coscienza.

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copAnni fa, in un romanzo che non sarebbe male leggere – «Tempi di malafede» – Sandro Gerbi ci raccontò un’Italia che pareva sepolta ed è tornata invece di sconcertante attualità: quella in cui, di fronte al consolidarsi del regime fascista, anche la gente civile e colta si convertì al culto della malafede.
Perché accadde? E’ una costante della storia: di fronte al potere, molti si piegano. Servilismo, viltà, conformismo istintivo, calcolo senza passione, opportunismo. Quale che sia la ragione, il risultato è una comoda auto assoluzione che ha la meglio sul senso morale, perché «tutti ripugnano dal conoscersi a fondo e ognuno capisce se stesso solo quanto gli occorre». Come annotò in una splendida recensione Gaetano Arfè, ha ragione Gerbi: chi si adatta ai tempi «leva la malafede all’altezza di un ineluttabile fato che ispira e regola la condotta degli umani». Insomma, una sorta di oscura, intima dialettica diplomatica tra bene e male, che produce un comportamento tipico della malafede, «un’arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza».
Tempi di malafede sono oggi quelli della politica e dei suoi protagonisti. La malafede, infatti, scrive Gerbi, «non è uno stato dell’animo, è una sua qualità» che consente a chi punta al successo, costi quel che costi, di dare il peggio di sé e venderlo come bene prezioso. Perché tutto questo funzioni, occorrono naturalmente un contesto – un sistema di potere autoritario – e gli acquirenti che in ogni tempo fornisce il mercato. Tempi di malafede sono quelli in cui c’è una crisi così profonda della politica, che chi vuole può ignorare ogni confine di natura etica e persino l’impossibilità di mettere assieme termini inconciliabili tra loro, come accade oggi con «sinistra» e «destra», che esprimono sistemi di valori antitetici e riguardano le coscienze. Può ignorarlo, però, solo chi, per dirla con Gerbi, decide di scegliere in base al tornaconto. Scegliere, insomma, come si fa in tempi di malafede, nei quali un De Luca qualunque può disprezzare le regole di cui dovrebbe essere garante. A lui la legge Severino fa un baffo, lui se ne frega e lancia la sua sfida: «Me ne andrò quando lo decideranno i cittadini elettori».
Che strano Paese è l’Italia! Le leggi non contano nulla e gli elettori meritano rispetto solo quando le ignorano o se le mettono sotto i piedi. Dopo il Parlamento dei «nominati», eletti contro la Costituzione e diventati subito «padri costituenti», ora c’è il presidente di Regione ineleggibile per legge, che si appella al voto di chi non doveva votarlo e invece l’ha eletto.
«Quante chiacchiere!», esclama la malafede. «Non lo sai che ha stravinto?».
Facciamo i conti. Metà degli elettori gliel’ha detto papale papale che non lo vuole, ma gli amici di De Luca – così si chiama l’ultimo campione – sostengono che chi non vota è qualunquista. Come dire: io ti rifilo un pacco e tu hai l’obbligo di comprarlo. E invece no: tenetevelo caro il capolavoro, perché la stragrande maggioranza di coloro che non votano lo fanno perché non si sentono rappresentati e non si capisce perché dovrebbero avere, per i diritti degli elettori di Luca, quel rispetto che il loro candidato non ha per le regole del gioco. Ognuno si prende la responsabilità delle sue scelte e – fatta salva la sempre più rara buonafede – quando si tratta di codici morali non siamo tutti uguali.
Tra le stranezze più strane che si sentono in giro, una riguarda Luigi De Magistris, al quale qualche «amico» molto al passo coi tempi vorrebbe cucire addosso un vestito che è un’autentica camicia di forza. A dar retta, infatti, a taluni cervelli fini vicini al PD, la peggior destra del Paese, lui, che la malafede l’ha sempre combattuta pagando di persona, che è e si dichiara onestamente uomo di sinistra, se vorrà ripresentarsi, farà bene a stare alla larga dalla sinistra e a lasciare perdere chi non vota perché non si sente rappresentato. Tutto ciò che potrà fare, quindi, è sgomitare a centro per farsi spazio nell’affollatissima area dei sedicenti «moderati» e – perché no? – per «fare l’occhiolino» al nobiluomini alla De Luca.
Insomma, il modo migliore per costruire un suicidio politico.

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Pertini_CostituzioneStipendi da fame, pensioni bloccate, leggi contro i lavoratori e una disoccupazione mai vista. Questo il bilancio di partiti ei uomini che si preparano a chiederci il voto per quelle che ritengono semplicemente la consueta occasione per spillarci quattrini: elezioni amministrative. Non c’è un centesimo, ripetono ogni giorno i colpevoli di questo sfascio, però ogni giorno spendiamo milioni e milioni di euro per armi, soldati e guerre e regaliamo miliardi alle banche responsabili del disastro. Abbiamo un Parlamento che occupa abusivamente le Camere grazie a una legge incostituzionale, su cui grava una sentenza definitiva e inappellabile della Consulta, un governo illegittimo, tenuto in vita dalla fiducia di parlamentari che nessuno ha mai eletto, che prende ordini dai proconsoli delle banche: Draghi, il Fondo Monetario Internazionale e la “Commissione”, il vertice, anch’esso mai eletto, di una truffa che chiamiamo Unione Europea. Nessuno tra quanti pensano e votano le leggi che ci affamano ha la legittimità per farlo. Ci governa una banda di golpisti, sostenuti da un Parlamento delegittimato politicamente e moralmente che è responsabile dei mali che ci hanno colpito: l’inquinamento mortale della terra dei fuochi, l’assalto ai beni comuni, lo sfruttamento dei lavoratori, la disoccupazione, il malaffare.
Mai come oggi, mentre la miseria della gente cresce in maniera insopportabile e aumenta, invece, la ricchezza di ladri, maneggioni, faccendieri ed evasori, le elezioni regionali sono l’occasione per esprimere un giudizio politico sugli uomini che, senza alcuna legittimità, ci governano. In questo contesto andiamo al voto per elezioni che hanno un significato politico evidente: in discussione non è la regione, ma la legalità repubblicana, che da troppo tempo e impunemente è stata calpestata. Voterò a  condizione che la sinistra trovi finalmente il coraggio di dirlo forte e chiaro, senza mezze parole: noi non riconosciamo questo Parlamento illegittimo e non siamo più disposti a prendere ordini da un governo nato da una truffa. Non consentiremo più a nessun esponente di partiti che ci hanno sottratto a tradimento la sovranità, di spogliarci, affamarci e umiliarci; lo affermiamo con decisione subito e terremo poi questa linea con estrema durezza: in Campania non riconosciamo i ministri di un governo che ha avuto il coraggio di addebitare al nostro stile di vita i tumori delle martoriate terre dei fuochi. Siamo stanchi di prepotenze e collusioni con la malavita organizzata e ci prenderemo quello che ci spetta. Noi non vogliamo più guerre, leggi contro il lavoro e i lavoratori, tagli alle scuole e alla Sanità. Noi non vogliamo essere strumenti di una macelleria sociale che oggi riguarda i greci e presto toccherà a noi. Non accettiamo più Commissari governativi, cementificazioni e svendite dei nostri diritti e della nostra vita. Basta! Tutte le nostre risorse saranno investite, perciò, anzitutto per salvare l’ambiente e difendere la salute. Non un centesimo dei nostri soldi uscirà dalla Campania, finché il Parlamento dei “nominati” non sarà sciolto e non ci saranno regolari elezioni, deputati eletti direttamente dal popolo e governi che non siano sostenuti da minoranze trasformate in maggioranze da leggi elettorali illegali, illegittime e liberticide.
In attesa che questo accada, agiremo in totale autonomia, estenderemo all’acqua di tutta la regione la tutela che De Magistris ha appena coraggiosamente assicurato alla città di Napoli, inizieremo a bonificare i nostri territori, sperimenteremo modelli economici alternativi e rifiuteremo di avere a che fare con un governo servo dei banditi di Bruxelles.
A queste condizioni voterò: a condizione che il voto abbia i caratteri della disobbedienza di massa e di una vera, dichiarata rivoluzione di popolo. Ne sono certo: con me voterebbe non solo buona parte della sinistra che non vota più, ma persino la destra intellettualmente onesta.

Agoravox“, 12 marzo 2015

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