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Posts Tagged ‘Dal Molin’

Non so se l’estremismo sia davvero la malattia infantile dei ceti subordinati e trovi terreno fertile nella rabbia impotente degli oppressi. Val la pena di rifletterci e ci tornerò più avanti. M’interessa per ora una premessa. Cota, Bricolo, Bossi, La Russa, Gelmini e compagnia cantante non lo sanno di certo, ma è così: i tentativi di installare a Napoli tribunali spagnoli del Sant’Uffizio furono spazzati via dalla furia popolare che, nei tumulti di piazza del 1510 e del 1547, si trovò al fianco l’aristocrazia. Erano anni fecondi di studi e di rivalutazione della natura dell’uomo e la superstizione come strumento di potere stentava a perpetuare il governo della barbarie.
Non siamo al Rinascimento, questo è chiaro e, in tema di governo e di barbarie, conviene forse tornare a riflettere sull’estremismo.
Non lo nego. L’idea di Cota, Alemanno e soci – non è chiaro se Veltroni poi abbia provato a rubargliela, o sia maturata spontanea nel suo seno – è stata vincente: per impadronirsi del potere occorreva suscitare fantasmi, cavalcare la tigre della paura e trascinare il Paese sulla china pericolosa di un estremismo di nuovo conio, suscitato dall’alto con tutti gli strumenti della disinformazione. L’integralismo leghista e il populismo berlusconiano hanno così messo le mani sul Paese.
Sul solco tracciato dai leader nazionali, persino una città tollerante come Napoli ha ora le sue ronde. Una sinistra senz’anima e senza identità, accettata la sfida, ormai rilancia: “ronde antipedofilo” è lo slogan dei verdi napoletani, che scavalcano a destra – mi perdoni la destra vera, se ancora c’è verità che sopravvive qui da noi – il verde della lega e il carroccio padano e presentano il loro biglietto da visita in vista dei prossimi comizi elettorali.
Quale che sia la natura clinica dell’estremismo, è davvero difficile dubitare: la malattia è contagiosa. Partita dal Vomero, quartiere di “gente bene”, di “società civile” degli affaristi, arricchiti e parvenus, la caccia all’untore, come scrive sul “Manifesto”, la mia amica Francesca Pilla, ha fatto subito proseliti e qualcuno leverà presto una “colonna infame” in Piazza Mercato, ove salì il patibolo la civiltà nei panni di Eleonora Pimentel Fonseca alla fine della rivoluzione del ’99.
Rinnovando i fasti della “Santa fede” e cancellando d’un sol colpo il magistero e la memoria di Giordano Bruno e del libero pensiero, destra e sinistra unite in uno sconcio assalto al potere fanno entrambe, ciascuna per suo conto, la propria parte nella costruzione di un regime che sarebbe un oltraggio sanguinoso alla nostra storia definire fascista: ci fu nel fascismo una parvenza di dignità di pensiero che oggi non trovi né a destra né a sinistra. Davanti a cinque scuole napoletane sosta da due giorni una ventina di volontari divisi in pattuglie “specializzate” nel sospetto e nella delazione. Un numero verde subito rovente rovescia infamie su cittadini innocenti, alimentando la cultura del sospetto, rafforzando un sistema di delazione che tornerà utilissimo al regime.
Dopo aver introdotto l’idea strumentale, demagogica e anticostituzionale che la sicurezza di donne e bambini vada assicurata dalle “ronde”, una classe dirigente di guitti e comprimari, che nessuno conosce e riconosce, tranne complici e sodali nel patto scellerato, nessuno elegge, nessuno vota, sollecita la pancia del Paese, pungola gli istinti più bassi e giunge ad assediare persino le scuole con le sue sconce “trovate” elettorali. Incurante, del danno, decisa a conseguire i suoi luridi scopi in ogni modo e con ogni mezzo. Costi quel che costi
E noi? – mi domando. Noi insegnanti dove siamo, che facciamo, che pensiamo, quale ruolo riteniamo di poter avere per contrastare questo tentativo di reintrodurre, a distanza di secoli, nella coscienza di un popolo che l’ha storicamente rifiutato, il Tribunale del Sant’uffizio. Noi? mi domando. Noi confermeremo ciò che scrisse Gobetti: il fascismo fu l’autobiografia di un popolo, il “consenso” fu reale, il berlusconismo rappresenta l’Italia? Berlusconi e i suoi scialbi imitatori di sinistra rappresentano l’Italia più di quanto non facciano la resistenza di Chiaiano, i Dante De Angelis che si fanno licenziare per attestare la verità, i Comitati no Tav e Dal Molin, i Zanottelli che si battono per la tutela dei beni comuni? Che facciamo? Alziamo bandiera bianca, riteniamo che quello che sta accadendo sia tollerabile? No. Noi non lo consentiremo. Io rimango dell’avviso che l’Italia vera sia un’altra, minoritaria, certo, come minoritaria fu quella che contrastò il fascismo, ma alla fine vinse. Io continuo a credere che l’Italia vera sia quella che lotta, l’Italia di chi si oppone, rischia la libertà personale, la sicurezza della famiglia e il posto di lavoro. Continuo a credere che gli insegnanti si ribelleranno. C’è tempo e modo per farlo: rifiutiamo di fare scuola in queste condizioni, opponiamo dignità di coscienze a leggi che non hanno legittimità costituzionale, opponiamo luce di cultura al buio dell’ignoranza e alla ferocia del potere. E se non abbiamo animo e forza per dare battaglia, allora riconosciamo apertamente la nostra viltà: diciamolo che siamo inferiori a quel popolo che secoli fa rispose all’arroganza coloniale degli spagnoli e all’ignobile tracotanza del Vaticano, rivendicando il proprio diritto a vivere e a pensare.
Mai come oggi è stato così chiaro. Ci sono momenti della storia in cui l’estremismo sta nelle istituzioni, viene dall’alto, nasce dal potere, da una classe dirigente decisa a perpetuare se stessa in ogni modo possibile. In tutti i modi possibili, quindi, è necessario e legittimo reagire. In un momento come questo, nessuno si può illudere di difendere sé stesso disertando. E’ vero, siamo pochi, ma non è meno vero che la scuola assediata non ha scelta: è chiamata alla lotta. Uniamo le forze, mettiamo in campo la ragione, facciamoci sentire, insieme, lavoratori di ogni categoria, cittadini che non intendono ridursi a sudditi, uomini e donne e che hanno cuore e dignità. La reazione non è ancora passata e, quand’anche lo fosse, non ha vinto, non può vincere. La vicenda umana conosce abissi di disperazione, ma il sole è destinato a tornare e l’alba cancella la notte. In quanto a noi insegnanti, non possiamo ignorarlo, sarebbe un crimine: sta a noi far sì che, dopo questo inverno, i nostri studenti siano la nuova primavera della storia.

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20-12-2008
Se ne va. Un’agonia che non nega speranza alla disperazione, un silenzio più eloquente di mille parole, una successione d’eventi che non ci lascia solo le chiacchiere sull’eterna questione morale o l’inganno di luci e sogni artificiali che Natale sublima, facendo di Cristo mercato, consumo, profitto.
Vada dove gli pare, quest’anno non è venuto invano e ha torto chi dispera. Come in ogni caserma, il rancio è certamente ottimo e abbondante, la truppa marcia in riga e il morale è alle stelle. Faccetta nera non si canta ancora e la politica è sempre più malaffare, ma la Folgore ha in pugno la Campania, al Dal Molin si va come un rullo compressore e il Paese ha ritrovato l’orgoglio nazionale. Questo consegna agli archivi l’Istituto Luce, questo scrive la stampa, questo, sbattendo i tacchi, sostengono impettiti i colonnelli e questo ripetono a comando tamburini, trombettieri, porta ordini e staffette affidate alla strategia di “Porta a Porta”, a Vespa e alla tattica volpina di Riotta. Combattere non serve: per ora basta credere e obbedire e, se la vita fosse davvero ciò che appare, tra fiction, reality e talk show, non avremmo problemi: piegati i comunisti, sequestrate le mele, sterminate le vipere e controllata a dovere la costola di Adamo, l’operazione sicurezza ha messo sotto chiave zingari e prostitute e abbiamo ritrovato, moderno e rinnovato, il paradiso terrestre ormai dimenticato. Al primo posto dell’agenda politica abbiamo la difesa della vita. Qualche barbone, è vero, anarchico e sovversivo, si lascia ancora morire di fame e di freddo, ma lo fa per dispetto, per screditare la carta del pane e guastare l’immagine del ministro della salute e dello stato sociale. E’ vero, c’è chi muore di scuola e chi dopo un calvario, vorrebbe morire per dignità e rispetto di se stesso, ma il ministro ha bandito la crociata e, per difendere a ogni costo l’inferno d’una vita, cestina la Costituzione, ignora la Cassazione, minaccia apertamente i medici e medita di affamare gli ospedali. Anzitutto la vita. Come che sia, quale che sia, come comanda il Pastore tedesco. Per conto suo, la neotitolare del ministero della cultura popolare, moltiplica i pani e i pesci e, per dono celeste, fa funzionare alla perfezione una scuola messa sul lastrico dalla finanza creativa e dalla necessità di finanziare un sistema malato. Meglio davvero non potrebbe andare. E’ vero, non spendiamo un centesimo per la manutenzione, ci sono sabotatori professionali come De Angelis e i ferrovieri, sventati e fannulloni, ci mettono lo zampino con l’errore umano. Tutto vero, ma Trenitalia ci giura e bisognerà crederci: l’alta velocità è la più sicura del mondo. Riotta insiste e Vespa lo conferma: i nostri imprenditori fanno più miracoli dei santi. Il più recente è sotto l’occhio di tutti: producono miseria e disperazione, ma continuano ad arricchirsi e sono sempre più felici e più contenti. In quanto al sistema bancario, il nostro di gran lunga è il più sicuro: tutte le volte che un banchiere ruba, noi paghiamo le spese e, per amor di patria, ci rassegniamo a un aumento d’età per la pensione. Ammortizzati i colpi degli ammortizzatori sociali, siamo un popolo moderno a all’avanguardia: i giovani, tutti più o meno precari, non prenderanno mai la pensione e i vecchi pensionati hanno sacra la vita: ogni pensione costituisce il reddito dei figli e dei nipoti.
Se ne va, se ne sta andando e salutiamolo come merita, quest’anno dai mille volti. Vada dove vuole, è un’agonia che non manca di speranze nella disperazione e chi dispera ha torto. Fuori dalla caserma, è un terremoto. Noi siamo scettici e un poco tardi e lenti, ma non c’è dubbio, fuori della caserma è un terremoto. Una generazione di giovani s’è svegliata e tra i vecchi c’è chi torna a ragionare. Un vento s’è levato e soffia forte. La Grecia, cancellata dai telegiornali, continua a bruciare e non sono solo studenti. A Boston un manipolo d’operai ha aperto lo scontro e il capitale sembra vacillare, a New York gli studenti dalle parole son passati ai fatti e, tra proteste e occupazioni, scrupolosamente oscurate, la solidarietà con la protesta della vecchia Europa cresce veloce nell’ombra e fa pensare. in Spagna e in Francia la gioventù è in fermento e intercetta lungo il filo invisibile del web l’Onda che qui da noi non si acqueta e tiene testa al palazzo. Dall’Irak martoriato dalle bombe e dal fosforo bianco, la dignità, che sembrava sepolta, si leva come un fantasma di fronte a un potere insanguinato e vile e lancia tutto quello che ha, le scarpe persino, contro i potenti del mondo.
Dietro i sorrisi d’occasione, le riunioni di prammatica e l’ottimismo di facciata, tutti lo sanno bene, sfruttatori e sfruttati: i margini per una mediazione sono sempre più stretti e non ci sono minacce o lusinghe che possano cambiare il corso delle cose. La guerra senza quartiere, condotta con spietata ferocia contro i diritti e contro la speranza, non ci trova più inermi: un insopprimibile bisogno di giustizia sociale chiama a raccolta le coscienze libere in ogni angolo del pianeta. La caserma costruita per controllarci è assediata e sotto controllo. La storia non è finita e non si ferma.
Vada dove vuole, quest’anno non è venuto invano e chi dispera ha torto.

Uscito su Fuoriregistro il 27 dicembre 2008

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