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La notizia è stata diffusa da giornali e telegiornali nazionali: una docente “non vaccinata” avrebbe dato origine a un focolaio di Covid in una scuola di Bologna. Sul Fatto quotidiano si legge il seguente titolo: “Docente non vaccinata (ma on green pass): focolaio in una scuola a Bologna, 300 studenti tornano in dad”. Sulle pagine bolognesi del Corriere della sera: “Scuola, prof non vaccinata: focolaio a Bologna. Trecento studenti in Dad. La docente insegna all’istituto comprensivo «Farini» con regolare green pass ottenuto con i tamponi: la vicenda riguarda 12 classi sulle 22 che compongono la scuola”. Sinteticamente e icasticamente (la colpevole è senz’altro la professoressa non vaccinata) la notizia veniva presentata il 24 ottobre anche ai telespettatori del TG3.
Va da sé che la certezza che il focolaio sia partito dalla “docente non vaccinata” si classifica tra le idiozie faziose, che sono, fra le cose sciocche, quelle della peggiore specie, poiché tendono ad identificare – senza alcuna prova (altro che habeas corpus!) un colpevole, un reprobo, un reo su cui rovesciare l’indignazione generale. Sul sito della scuola apprendiamo che la secondaria di I grado “Farini” ha 21 classi (una in meno di quelle segnalate dal Corriere): poniamo una media di 20 alunni per classe ed arriviamo a più di quattrocento minori NON VACCINATI.
Ora, in questa massa di ragazzini potenzialmente tutti contagiosi e/o contagiati, individuare nella docente con regolare green pass l’untrice che diffonde il morbo ci sembra deprecabile. Quali prove si possono portare per avallare questa ipotesi? Dov’è finita la tolleranza verso la scelta di non vaccinarsi (e di sottoporsi quindi ad una media di tre tamponi a settimana)? Sono queste le cose che ci parlano di una società profondamente conformista, in cui il dissenso assai discutibile di minoranze no-vax segnate politicamente trova poi terreno fertile ed appoggio anche da parte di persone comuni, stanche di essere criminalizzate per una loro legittima scelta.
A scuola si è fatto ben poco per garantire la sicurezza sanitaria: con la benedizione del CTS, il distanziamento di un metro si pratica soltanto “se possibile”, l’areazione dei locali viene garantita non da appositi sistemi ma dall’apertura (se possibile) di porte e finestre, le classi sono sempre affollate. In queste condizioni scaricare la “colpa” della diffusione del contagio sul 5% scarso di personale non vaccinato (ma regolarmente sottoposto a tampone) ci sembra un deprecabile atto di intolleranza.

Giovanna Lo Presti – portavoce Cub scuola

Fuoriregistro, 27 ottobre 2121

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