Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘crisi’

 

imagesCondivido la tua analisi“, mi dice un amico. La verità è che la mia analisi è soprattutto inutile purtroppo. Ci sono momenti della storia che non consentono scelte di comodo e mediazioni al ribasso. Momenti in cui o si sta da una parte o dall’altra e sono parti inconciliabili tra loro. Gli omicidi nel Mediterraneo, il razzismo, la cancellazione dei diritti costituzionali, la violenza come strumento di lotta politica, il feroce dominio dell’impresa sul lavoro, il fanatismo religioso dell’Europa convertita alla fede neoliberista, tutto ci dice che la democrazia sta morendo. Tutti, però, nessuno escluso purtroppo, corrono per se stessi.
Si parla tanto di “beni comuni” poi, quando in discussione c’è il primo di questi beni, la libertà, presupposto alla comunanza di ogni altro bene, nessuno guarda un centimetro più in là della punta del suo naso.
Non c’è dubbio perciò, è indiscutibilmente vero: ogni popolo ha il governo che merita.

Fuoriregistro, 14 novembre 2017

Read Full Post »

Se provassimo a dare alle cose il loro nome? Dietro la “crisi” c’è un problema politico. E’ probabile che la faccenda incuta timore anche solo a darle un nome, per questo ci giriamo attorno e parliamo di “democrazia autoritaria” o di “deriva antidemocratica”. A dirla fuori dai denti, però, è evidente che una élite ha instaurato una dittatura che si va consolidando. Non si tratta di aree geografiche o di popolazioni, ma di classi sociali. Non la Grecia e i greci, la Spagna e gli spagnoli, l’Italia e gli italiani, ma una ristretta cerchia di borghesi europei e masse sterminate di lavoratori di tutti i Paesi dell’Unione. Lo squilibrio nei rapporti di forza non riguarda gli Stati, ma i ceti sociali. C’è una élite borghese che ormai mette apertamente in mora Montesquieu. Sembrerà delirio, ma in una situazione come questa è difficile immaginare che libertà e diritti si possano difendere votando e trattando.

Read Full Post »

All’alba di un infangato 25 aprile il rifiuto apposto dall’Università Orientale di Napoli alla richiesta degli studenti di onorare con una targa Vittorio Arrigoni, merita una riflessione.

Umano sei, non giusto“, scriveva, ribellandosi al potere che si fingeva umano, un animo mite come quello di Parini nel 1775. Ce l’aveva con l’aristocrazia che, sorda e cieca, non ascoltò né lui né altri. Il poeta non era un rivoluzionario, ma i tempi in cui viveva preparavano la rivoluzione e nessuno poté sottrarsi al corso della storia. Non fu la ferocia di chi chiedeva, ma l’ignobile insensibilità di quanti avrebbero dovuto ascoltare a decidere della sorte di chi pensava che il potere imbriglia la volontà dei popoli sicché il mondo non cambia. Cambiò, il mondo, cambiò com’era chiaro che sarebbe accaduto e teste a migliaia caddero sui patiboli, nelle piazze e sui campi di battaglia. Non lascio mai ai sogni e alle feritli utopie più spazio di quanto non sembri giusto alla mia ragione e alla mia onestà intellettuale e, quindi, non sosterrò che il cambiamento fu definitivo e la violenza produsse il regno della giustizia sociale. E’ una cosa alla quale l’orgogliosa – o, se volete, superba – difesa della mia indipendenza di pensiero mi impedisce di credere fino in fondo. Cambiò, il mondo, però, e fu migliore di quello precedente. Non me lo nascondo: non c’è certezza che il gioco delle forze economiche e le debolezze dell’umano sentire rendano duraturo e intangibile un progresso, e nel corso del tempo vichianamente credo che le conquiste della civiltà possano cedere il passo alla barbarie in un succedersi di primavere e inverni della storia; così andrà, finché uomini vivranno e mi basta la consapevolezza – ce l’ho, ma non saprei dimostrare che ho ragione – che senza lottare si perde la sola vera ricchezza nostra, l’umanità, e perciò non si vive. Per favore, fatela la vostra battaglia e non pensate che sia piccola. Non è piccola cosa quella per cui balzano in luce meridiana la rozzezza e l’insensibilità di chi governa un’istituzione millenaria come l’università. L’univeritas, che da millenni, sia pure tra mille contraddizioni, è fabbrica di pensiero critico e immagina un uomo capace di seguire le sue inclinazioni con la consapevolezza che il presente è il passato di chi ci seguirà ed ha, perciò, natura squisitamente storica. Piaccia o no a chi siede nel Senato accademico, la trincea in cui si sono ridotti rinnega la funzione per cui esistono. Arrigoni e il suo messaggio non parlano evidentemente al popolo militante, ma invitano tutti a una riflessione critica sulla storia e a una così naturale inclinazione dell’uomo che, volendola fuori dalle sue mura, l’«universitas» contraddice la sua ragion d’essere: fare del sapere un patrimonio pubblico comune, ricordando che ogni scienza è tale, solo se ricorda d’essere umana. Il vostro Senato accademico, chiuso nell’ostinato silenzio di chi non ha altre ragioni da opporre a chi gli chiede ascolto, se non quelle del potere, è fermo a una concezione del mondo che nacque a Trento con la Controriforma e impose l’abiura a Galilei, torturò e mise a morte col fuoco Giordano Bruno e creò l’indice dei libri proibiti. Eccolo il vostro reato: avete portato un libro dannato al rogo nelle vostre aule. Arrigoni, da vivo, era un militante, oggi è un dito puntato contro il potere. E’ vita del pensiero contro la morte per “ragion di Stato” e voi siete colpevoli di  lesa maestà. La targa ad Arrigoni è il libero pensiero che pretende spazio. Siatene orgogliosi e non arretrate. Se il Senato Accademico dissente, abbia l’animo di lasciare testimonianza di sé: consenta che la targa stia dov’è e l’affianchi con un’altra che manifesti le ragioni della contrarietà. Giudicherà la storia se a un cittadino del mondo l’università possa negare la cittadinanza.

La crisi del nostro mondo non è tragica per ragioni semplicemente economiche, come ci vogliono far credere i cialtroni che l’hanno provocata e ora intendono farla pagare alla povera gente. E’ una crisi assai più acuta, radicale e pericolosa: è crisi culturale. Questa scelta dell’università ne è la prova più tangibile e dolorosa. Quando il perno di una civiltà si riduce a riconoscersi nelle innovazioni del mondo economico e pretende di formare disciplinati soldati del capitale, invece che libere coscienze, non c’è altra via che la lotta. Siamo tornati molto più indietro di Parini e del suo 1775. “Umano sei non giusto”, egli scriveva allora, ma non è umano oltre che ingiusto quello che ci accade alla vigilia di un 25 aprile infangato. Tornano in mente i versi desolati di chi ha visto il volto della barbarie: “Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, / oscillavano lievi al triste vento“.

Il tempo della lotta non ha limiti e confini. Vive anche oggi e prima o poi trionfa. Strapperemo ai salici le cetre. S’è promesso per voto.

Read Full Post »